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I Brics preoccupati per l’Euro pensano alla loro banca per lo sviluppo

(Credits: Reuters/Mathur)

(Credits: Reuters/Mathur)

Dilma Roussef ha tuonato contro i paesi sviluppati, accusandoli di aver messo in campo politiche inefficaci contro una crisi che una volta nata ha scatenato enormi “squilibri” nel commercio globale. Da New Delhi, dove i Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) si sono riuniti, la battagliera presidente del Brasile, ha affermato che non si esce dalle secche del Pil con misure di austerità, consolidamento fiscale, depauperamento della forza lavoro, per non parlare degli interventi valutari che hanno scatenato uno “tsunami monetario”. Continua

Dopo la Cina, il Bangladesh: si allarga la rivolta operaia

Manifestazione operaia in Bangladesh

Manifestazione operaia in Bangladesh

Sono gli operai peggio pagati al mondo secondo un’indagine dell’Ituc la confederazione internazionale dei sindacati, e per questo da alcuni giorni oltre centomila lavoratori delle industrie tessili del Bangladesh sono in sciopero.  Vogliono che il loro stipendio di  1600 taka, circa 25 dollari al mese, sia aumentato a 5000 taka, circa 78 dollari al mese. I proprietari di 300 fabbriche che producono vestiti anche per molti campioni del low cost come Wal Mart, H&M, Zara e Carrefour hanno chiuso i portoni a causa delle proteste che stanno diventando violente. La polizia ha riferito di scontri, atti di vandalismo, barricate sulle strade ad Ashulia, non lontano dalla capitale Dacca, cuore dell’industria tessile del poverissimo paese asiatico. Continua

Energia idroelettrica: luce italiana nel Corno d’Africa

Tunnel di Gilgel Gibe II - Etipopia

L’acqua scorre nel ventre della montagna per 26 chilometri, dentro un tunnel largo 7 metri. All’uscita compie un salto che fa girare quattro turbine generando 420 megawatt di energia elettrica che illumina le case di 1 milione di etiopi. L’impianto Gilgel Gibe II è stato costruito sull’omonimo fiume 250 chilometri a sud-ovest di Addis Abeba dalla Salini costruttori di Roma in soli 65 mesi di lavori. Continua

Parla Barilla: “Prezzi alti? Non siamo noi gli untori”

Voiello e la moda all'insegna dell'eccellenza e della qualità italiana

“È una crisi di cui è impossibile comprendere l’impatto. Noi finora non abbiamo subito cali drammatici, ma è difficile fare previsioni”. Guido Barilla, presidente dell’omonima azienda di famiglia, è preoccupato, mentre discute sugli effetti reali dello tsunami finanziario. Anche se, sottolinea, “a soffrire per ora sono altre categorie. Perché in Italia non esistono prodotti meno cari delle paste alimentari”.
Tutti, però, vi accusano di avere alzato i prezzi contribuendo a far impennare l’inflazione, e di mantenerli alti anche ora che il costo del grano è sceso.
Il grano nella primavera del 2007 costava 170 euro alla tonnellata, in poco più di 1 anno è cresciuto fino a toccare i 500 euro alla tonnellata. Il fatto che oggi sia sceso di un centinaio di euro non significa che non ci sia un impatto straordinario sui costi che dobbiamo ancora assorbire. Il prezzo della materia prima, nel nostro caso, incide per il 60 per cento sul prodotto finito. Gli aumenti erano necessari per la sopravvivenza delle imprese. E comunque sono passati 8 mesi dal giorno in cui il costo del grano è schizzato a quando abbiamo fatto il primo ritocco ai prezzi. Il primo dopo 15 anni.
Questi aumenti e la crisi hanno cambiato i consumi degli italiani?
Comprano meno e si rivolgono in parte ai prodotti di primo prezzo. Ma questo non ci farà cambiare il nostro modo di operare. Svolgiamo migliaia di controlli, dal grano al pacco di pasta, e questo ha un costo. Si possono scegliere altri prodotti, ma credo con garanzie inferiori rispetto a quelle dei marchi.
Ci sono stati, però, anche grandi marchi coinvolti in scandali alimentari.
Secondo me si tratta di incidenti, perché solo le grandi industrie con processi collaudati possono offrire sicurezza.
Nel suo intervento al convegno sulla crisi alimentare mondiale, organizzato dal Centro per la pace di Shimon Peres in Israele, ha detto di essere a favore degli ogm. Una posizione non molto condivisa.
Ci sono molti scienziati che invitano a non condannare in modo populistico gli ogm, presentati spesso come terribili mutazioni genetiche dei prodotti. Ma già gli egizi creavano ibridi. Ogni aberrazione è da condannare, ma perché bloccare la creazione di grani di migliore qualità, capaci di resistere ai parassiti? Bisogna fare attenzione a compiere scelte che fra qualche decennio potrebbero avere conseguenze drammatiche. Basti pensare a cosa è successo con il nucleare in Italia, al quale si è detto no sull’onda emotiva e oggi ne paghiamo il prezzo. Dal miglioramento delle tecniche di produzione e delle qualità del grano prodotto può dipendere la sopravvivenza di intere comunità che oggi soffrono per la scarsità di cibo. In questa direzione va anche il nostro progetto di coltivazione di grano duro nel deserto del Negev, in Israele.
Questa crisi segna la fine di un certo tipo di capitalismo?
È finito il cosiddetto turbocapitalismo, quello che ha spinto all’eccesso i consumi. Le imprese sono al centro di un sistema complesso: si chiede loro di ottenere migliori risultati finanziari; offrire migliori condizioni di lavoro; assumersi più responsabilità sociali e ambientali. Tutte cose che hanno un costo e l’azienda per poter offrire questi risultati non può che vendere e vendere sempre di più. Questo meccanismo va rivisto.
L’Europa sta tentando di varare un pacchetto su clima ed energia, però l’Italia lo contesta. È d’accordo?
L’adozione di misure per la salvaguardia dell’ambiente non va procrastinata all’infinito, ma non si possono neppure introdurre regole troppo restrittive d’un colpo. Per alcune aziende è una questione di sopravvivenza.
A proposito di sopravvivenza si parla di nuovo di aiuti alle imprese. Servono?
In Italia deve finire la discriminazione. Per decenni abbiamo rottamato auto, e gli altri? O si applica una politica d’aiuto condivisa o non si dà nulla. Un modo potrebbe essere la detassazione, anche per i lavoratori. Ma in Italia si fatica a trovare le risorse. Lo Stato costa troppo e ogni volta che si prova a ridurre i costi succede un disastro e le piazze si riempiono. Basta vedere cosa accade con la legge Gelmini: non voglio entrare nel merito del provvedimento, però mi pare orientato a migliorare l’efficienza. Se non si fanno tagli il sistema è destinato al crac.
Che progetti ha per la Barilla?
Siamo un’azienda europea, che sta andando bene sul mercato americano, dove lanceremo nuovi prodotti che permettano alle persone di gustare la pasta in modi più semplici. Senza dover mettere la pentola sul fuoco, che in molti posti sembra essere un problema.
Avete in mente di ampliare la presenza in nuovi mercati?
Cina e India per noi sono paesi ostici perché hanno una tradizione culinaria molto diversa dalla nostra. Più interessante è il Medio Oriente, in particolare Dubai, che sta diventando multiculturale. I mercati di casa restano quelli europei, però. Mentre in Italia rilanceremo la linea di prodotti funzionali Alixir, che non è stata completamente compresa, e ha invece enormi potenzialità.
Alcuni imprenditori italiani hanno deciso di diversificare, per esempio investendo nell’Alitalia: che ne pensa?
Io mi sono sempre stupito di chi ha deciso forti diversificazioni e la cordata per l’Alitalia mi lascia perplesso. Ricordo che quando noi ragazzi andavamo da mio padre a proporgli nuove idee e progetti lui rispondeva sempre: «Chi se ne occupa? Lo sa fare? Che competenze ha?». Ecco, lui diceva «faccio gli spaghetti», quello continueremo a fare.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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