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Kublai: prende vita la rete di creativi per lo sviluppo locale

Alitalia in Rete: passeggeri-navigatori divisi tra condanne e commiserazione

Due piloti dell'Alitalia all'aeroporto di Fiumicino

La Compagnia aerea italiana guidata da Roberto Colaninno ha ritirato l’offerta per la compagnia di bandiera. Ma le reazioni nei forum sono contrastanti, dopo mesi di trattative, speranze, delusioni. Che sono state raccontante sulle piazze del web come Alitalia forumcommunity in uno scambio di commenti tra dipendenti del vettore aereo nazionale e il pubblico della rete. Qui, una chat dedicata alla compagnia di bandiera permette di commentare in tempo reale: “A me, cittadina italiana, operaia in un’azienda privata, non va più bene pagare le tasse per mantenere un’azienda in costante perdita e delle categorie di lavoratori privilegiati!” scrive Ale.

Qualcuno, come l’utente con il nickname igcrew, sostiene le scelte di alcuni piloti: “Massima solidarietà e ammirazione per non esservi svenduti, vi auguro di finire in mani migliori. E che siate d’esempio!”. Ma non mancano rabbia e incertezza per i disagi ai clienti in queste settimane, con decine di voli cancellati negli ultimi giorni: “Pensate a tutti quei bei passeggeri ed agenzie di viaggio e t/o che hanno pagato e acquistato i biglietti ed ora non sanno se voleranno o se li lasciate a terra!”.

Eppure alcune voci escono fuori dal coro: “Mi chiedo chissà perché quando una azienda va male danno sempre la colpa ai dipendenti..ma tutto quello che hanno magnato politici e manager?”. E sullo stesso tono l’utente dtexano che ricorda come, tra tutti i dipendenti, siano pochi quelli davvero privilegiati: “La maggior parte del personale Alitalia non guadagna 1000 euro ma ne guadagna 800, non ha permessi ha 22 giorni di ferie e per colpa di chi guadagna 10mila euro al mese e si preoccupa se lo portano a 9mila e vengono tolti ferie e permessi. Se andrà in fallimento bisogna ringraziarli”. Anzi, un’altra utente del forum chiede spiegazioni ai diretti interessati per riuscire a “esprimere un giudizio” sull’intera vicenda. Nessuno, finora, le ha risposto.

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Crac Lehman, gli ex dipendenti si sfogano nei forum online

Disoccupati: è il destino che accomuna la maggior parte dei dipendenti della Lehaman Brothers, istituto di credito fallito nella più grande bancarotta della storia Usa. A nulla sono serviti 160 anni di storia, 18 ore di lavoro giornaliero, la formazione nelle università più note degli Stati Uniti. Alcuni ex LEH, questa la sigla della banca, cercano conforto su Craigslist, una bacheca di annunci online: “Mi sono trasferito dalla Spagna a New York per lavorare con Lehman. Ora mi rilasserò un po’ e finalmente vedrò questa città” scrive un manager. Altri sdrammatizzano: “Ora avrò parecchio denaro e tempo libero”. Oppure: “Penso che farò un po’ di vacanze, ora: mi riposerò dopo aver lavorato direttamente dopo la fine del college, senza riposarmi da tre anni”. E c’è già chi avanza un’offerta di “lavoro” nello stesso forum: “Ex ballerina e modella si assume l’incarico di portare ‘buone vibrazioni’ nella tua vita questo weekend”. Su eBay gli impiegati hanno messo all’asta penne, mazze da golf e altri oggetti appartenuti alla banca fallita: una tazza bianca e nera costa 150 dollari. Ma a qualcuno è andata davvero male: un manager ha lasciato Lehman anni fa, e ora lavora alla Morgan Stanley. Aveva investito sei milioni di dollari nelle azioni della banca fallita: persi tutti in una sola notte. Eppure, nonostante l’imminente bancarotta, Theodore Roosevelt V (nipote dell’omonimo presidente Usa) si è sposato sabato scorso con Serena Clare Torrey: anche lui era un manager della Lehman.

Ieri, poi, un reporter del New York daily news ha fotografato un ex dipendente che ha lasciato il suo ufficio e ha attraversato il centro di New york con un borsone e un cimelio originale, un’ascia da battaglia lunga quasi un metro. I “cacciatori di teste” sono già alla ricerca dei professionisti in fuga dalla banca, magari sperando in un prezzo d’occasione. E si affidano anche a Facebook: “Cerco professionisti di informatica alla Lehaman Brothers. Contattatemi per un’ampia gamma di opportunità. Mi auguro di essere d’aiuto. I miei migliori auguri”.

Dipendenti della Lehman Brothers

Bolletta pesante per l’iPhone

Ragazza al cellulare

IPhone, mi costi. Ma quanto mi costi? Non sono pochi gli italiani che hanno scelto di comprare il telefonino della Apple senza sottoscrivere i contratti previsti dalla Tim o dalla Vodafone. Spendono cosi 499 euro (versione da 8 gigabyte) o 569 euro (16 gigabyte) e poi utilizzano le schede ricaricabili o il vecchio abbonamento. E le tariffe in questo caso? Meglio non avventurarsi nella navigazione su internet senza aver prima aderito a un’offerta dati da aggiungere all’abbonamento o alla ricaricabile.

Con la Tim si spendono 60 centesimi per megabyte, mentre con la Vodafone non e possibile navigare senza sottoscrivere una promozione. Quindi con la Tim le strade sono due: utilizzare le normali offerte per accedere al web da cellulare, tranne Maxxi Alice week perché non funziona con l’iPhone. Oppure il cliente può scegliere Maxxi iPhone: scaricare fino a 50 megabyte (l’equivalente di un paio di cd musicali) al mese per 10 euro. Si possono aggiungere altri 30 megabyte al giorno per 1 euro al giorno. Ma per chi sfora ogni megabyte in piu costa 6 euro. In ogni caso, un sms avvisa quando termina il credito delle promozioni. Con Vodafone Pack si pagano 3 euro ogni 150 megabyte scaricati.

Basta affacciarsi oltralpe per scoprire un altro mondo. L’accesso al web e illimitato con tariffe base convenienti in diversi paesi, come Gran Bretagna (30 euro), Francia (49 euro), Paesi Bassi (29,95 euro), che si confrontano con abbonamenti in Italia che partono da almeno 70 euro e consentono un uso senza limiti del web con la Tim, opzione neppure prevista dalla Vodafone. Già, per chi va all’estero e non vuole rinunciare a leggere la sua casella email dall’iphone, navigare su internet è un salasso? Tim propone Maxialice senza confini (15 euro per 50 Mb): con l’offerta Vodafone, invece, nei paesi dell’Unione europea 5 Megabyte costano 5 euro. Altrimenti bisogna affidarsi alle “normali” tariffe per il roaming internazionale.

Oltre al carotariffe in Italia, l’iPhone e stato protagonista di altre polemiche. La rivista americana Wired ha pubblicato un sondaggio che indica velocità non vicine ai massimi per il trasferimento di dati nella rete di terza generazione (umts). Tanto che in Francia il gestore Orange ha ammesso di limitare il traffico dati perché teme di sovraccaricare la sua rete. Anche gli italiani consultati da Wired, quasi tutti del Centro-Nord, non hanno segnalato risultati entusiasmanti.

Eppure, quella degli utenti iPhone e una comunità particolare: uno studio della Nielsen Mobile ha rilevato che in Europa gli appassionati del melafonino navigano cinque volte di più degli altri utenti di cellulari. E hanno una forte propensione all’invio di email e a guardare video. Sperimentano per primi, quindi, i limiti di reti telefoniche nate per chi deve soprattutto parlare. L’Italia e il secondo mercato europeo per l’accesso a internet da cellulare e l’uso della rete in mobilita sta rivoluzionando l’accesso al web. “Per ora”, dice Riccardo Jelmini, responsabile Tim per i servizi a valore aggiunto, “le funzioni più utilizzate sono la ricerca di informazioni e la partecipazione ai piccoli mondi, come i social network”.

Voli low cost, è un boom di tagli: dai pasti ai giubbotti salvagente

Un aereo pronto al decollo

La parola d’ordine è tagliare: con il prezzo del carburante che sale, le compagnie aree low cost sono alla ricerca di nuove soluzioni per evitare un’impennata del prezzo dei biglietti. Soprattutto negli Stati Uniti dove la competizione è senza sosta.
L’ultima è stata la United Airlines: ha deciso di far pagare il pasto sui voli intercontinentali. E dal mese prossimo già non saranno disponibili gli snack sui voli nazionali. Da giugno, invece, la Us Airways fa pagare ai viaggiatori anche le bevande non alcoliche: caffè e tè costano un dollaro.
Ma la caccia al risparmio si spinge anche sulla sicurezza? La domanda è un tarlo per chi si accinge a prenotare un volo a basso prezzo, soprattutto dopo il recente incidente aereo della Spainair a Madrid e i “problemi” di altre compagnie, registrati dai media (Leggi qui e qui).
Vero che, come certifica una ricerca di Altroconsumo, i voli low cost, come del resto i viaggi con le compagnie tradizionali, sono sottoposti a precise regole di sicurezza internazionale. Da qualche anno è stata istituita l‘Agenzia europea per la sicurezza aerea, l’Easa.
Ma al di là del Pacifico, solo nel marzo scorso la Southwest, una delle prime low cost al mondo, è stata segnalata al Congresso Usa perché 117 aerei della sua flotta non rispettavano gli standard previsti. Con il barile di petrolio che non accenna a diventare più economico, le compagnie aeree, poi, hanno deciso di limitare al minimo consentito la quantità di carburante per il volo: così risparmiano sul rifornimento e riducono il peso. Per un viaggio da Washington a Los Angeles con un Airbus 150 sono necessari 4300 galloni. Aggiungerne altri 219 costerebbe 750 dollari in più. O aerei che sostano sulla pista di rullaggio il minimo indispensabile (come gli automobilisti che fermi in coda spengono il motore).
Ci sono poi compagnie che passano dalle normali stoviglie a quelle di plastica, e non per questioni di estetica ma sempre per questioni di peso. Altre che eliminano i giubbotti di sicurezza, perché tanto sono inutili. È questo infatti il ragionamento che hanno fatto quelli della Air Canada Jazz, visto che tutte le loro rotte di volo distano oltre 90 chilometri dalle coste marine. In realtà la legislazione canadese autorizza le compagnie aeree a mantenere a bordo unicamente i gommoncini gonfiabili, e non anche i i giubbotti di sicurezza. Unica concessione è quella prevista per i bambini, per i quali il salvagente è previsto.
In Europa la crescita dei chilometri percorsi dai passeggeri è stata del 2,8%, ma il costo del rifornimento è aumentato del 30%. Sui bagagli in eccesso, poi, i prezzi sono salatissimi: se con Easyjet ogni chilogrammo può costare dai 6 ai 9 euro, con Air Berlin dai 23 ai 32 chili di bagaglio extra può essere pagato 25 euro.

Eppure le lamentele dei clienti affollano forum e blog su internet. “Pensateci due volte prima di prenotare con Zoom” dice una viaggiatrice su Airlinequality, un sito che raccolgie le opinioni di 350mila persone. “Per il volo di ritorno” continua la cliente di Zoom “lo staff del check-in a Roma è stati il più antipatico ed egoista con cui avere a che fare. Per salire sull’aereo ho dovuto pagare una multa di 320 euro”.

Oppure su Ryanair, un altro cliente dice: “Andata e ritorno da Beauvais a Nykoping per 110 euro (prima dell’aumento dei carburanti). Non divertente, ma adatto a una low cost. L’equipaggio era annoiato e mostrava ai clienti che è poco pagato”.

Cari sms. Anzi, i più cari d’Europa. Nonostante i “virtuali”…

Persone con i cellulari
Sms mi costi: ma quanto mi costi? Si sperava in una competizione al ribasso per i prezzi dei messaggini con l’arrivo degli operatori mobili virtuali: sono gestori che, non avendo una rete di proprietà, acquistano traffico telefonico all’ingrosso e lo rivendono ai loro clienti. Sarà vero? L’ultima a entrare nel mercato è stata Autostrade con Telepass Mobile: un sms costa dieci centesimi, come per A-Mobile di Auchan. Gli altri quattro (CoopVoce, Insim, PosteMobile, Unomobile) offrono il servizio a due centesimi in più. Tra gli operatori “tradizionali” troviamo, invece, un’ampia gamma di offerte: considerando piani tariffari comparabili con quelli dei “virtuali”, dai 7 centesimi per ogni messaggino di 3 Italia (Super sette) ai 15 centesimi di Tim (Easy tim new) e Vodafone (Vodafone tutti).

Gli sms, comunque, sono rimasti in media tra i più cari d’Europa: secondo una recente indagine dell’Arcep, l’authority francese delle telecomunicazioni, il prezzo medio sostenuto da un italiano per inviare un messaggino (con scheda prepagata) è tra i 12 e i 13 centesimi: quasi il doppio della media nell’Unione europea e quattro volte la cifra pagata da un danese, 3 centesimi (qui il report in pdf). E pensare che l’anno scorso, dice il Codacons, sono stati scambiati 28,6 miliardi di sms in Italia. Così le authority che vigilano sulla concorrenza (Antitrust) e sulle telecomunicazioni (Agcom) hanno deciso di vederci chiaro, in un mercato che vale 2,49 miliardi euro l’anno (a cui si aggiungono altri 1,61 miliardi per mms e dati in mobilità).

Perché pagare per mandare un sms? L’idea di Skebby: VIDEO da YouTube


Per gli “internettiani”, poi, è nota da tempo una soluzione in grado di evitare qualsiasi grattacapo: chi ha una connessione alla rete con il telefonino di tipo “flat” (pagando, cioè, una quota fissa mensile per navigare sul web) può inviare gratuitamente messaggini ai cellulari di altri utenti con alcuni software scaricabili liberamente, come l’italiano Skebby.

Costo medio degli sms in Europa

Prezzi degli sms in Europa

Meglio Patty Pravo o il commodore 64? A caccia di vintage sul web

Vintage anni Ottanta

La home page anni Ottanta del sito eBay

Una volta erano semplici lampadari, telefoni e dischi in vinile. Ma la patina del tempo li ha trasformati in oggetti “vintage”, rivestendoli di un fascino che diventa più intenso con il passare degli anni. Da poco eBay ha lanciato quattro home page per facilitare la ricerca dei cimeli dagli anni Sessanta a oggi, dove rovistare alla ricerca di oggetti ormai sullo sfondo della memoria collettiva di molti italiani. Come le gigantesche lampade laccate degli anni Settanta e i dischi in vinile di Patty Pravo. O il telefono a muro in bachelite, simbolo della civiltà dei consumi di massa degli anni Sessanta. Per i trentenni di oggi, poi, si apre una caccia al tesoro tra cubi di Rubik, cassette del commodore 64 e computer Atari. E ancora: le cassette vhs della serie Beverly Hills 90210. Eppure alcuni saranno sorpresi dagli oggetti che gli italiani vorrebbero recuperare dal passato: secondo un’indagine di eBay al primo posto nella classifica tra i ricordi che gli italiani vorrebbero recuperare troviamo l’album dei calciatori Panini (44%), seguito da Cicciobello (21%), il calcetto Subbuteo (20%) e, infine, la star dell’infanzia femminile, Barbie (16%).

Anni Ottanta: la pubblicità del commodore 64

Internet è un formidabile museo del vintage. Soprattutto per gli appassionati di informatica. Chi ama il mondo Mac può visitare Vintagemacmuseum, una galleria fotografica dai primi anni Ottanta a oggi. Altri troveranno su Oldcomputer una sintetica raccolta di alcuni modelli commerciali apparsi negli ultimi quarant’anni. Per gli amanti del vinile il web è l’ultima risorsa con un’ampia gamma di collezioni, come quelle di Vintagevinyl.

Anni Settanta: le copertine dei dischi in vinile


Anni Sessanta: Carosello, lo spot del caffè Paulista

Anni Novanta: la prima stagione di Beverly Hills 90210


richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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