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United Auto Workers: la riscossa in America del «compagno» Bob King

United Auto Workers: la riscossa in America del «compagno»  Bob King

Quando lo accusano di voler collaborare con le aziende automobilistiche contro cui dovrebbe combattere, Bob King, dallo scorso giugno presidente del potente sindacato United auto workers (Uaw), risponde che il suo obiettivo è ben altro. Nei prossimi 4 anni, quanto dura il suo mandato, intende cambiare per sempre la faccia di un’organizzazione che per 75 anni si è occupata solo di migliorare le condizioni dei lavoratori di Chrysler, General Motors e Ford, salvo poi ritrovarsi ad accettare duri sacrifici per sopravvivere alla crisi. Continua

Arrigo e Giuseppe Cipriani: andremo sempre più a oriente


Arrigo e Giuseppe Cipriani: andremo sempre più a oriente

Quando parla della cucina dei Cipriani ripete tre volte quella che pensa sia la caratteristica vincente del proprio menù: «Tradizione, tradizione, tradizione». Anche per questo Arrigo Cipriani è ancora un po’ stupito di avere ora nella sua collezione di ristoranti un giapponese che si chiama Yotto, parte del gruppo di locali che la famiglia di ristoratori veneziani ha aperto in una futuristica palazzina su Yas Island ad Abu Dhabi, in uno dei più esclusivi yacht club del mondo e non lontano dal Ferrari world: Continua

Reality show “Undercover boss”: sbatti il padrone tra gli operai

Reality show: Sbatti il padrone-tra-operaiLa premessa è semplice: spacciandosi per impiegati alle prime armi, i capitani d’azienda americani lavorano per una settimana in incognito tra i loro dipendenti. Vengono seguiti da operatori televisivi che si fingono al lavoro per un documentario, ma in realtà filmano un reality. Meno scontato il risultato dell’esperimento televisivo. Continua

Edward Thorp: un’equazione distruggerà Wall Street

Un'equazione distruggerà Wall Street

Per trovare il nuovo cuore dei mercati finanziari non bisogna andare a Wall Street ma a Chicago. Per l’esattezza al secondo piano del palazzo art déco che ospita la borsa dei future, dove si trovano gli uffici della Global electronic trading corporation, altrimenti nota come Getco. Da qui passa ogni giorno il 15 per cento del volume del mercato borsistico americano, ma invece delle migliaia di finanzieri che lavorano alla Goldman Sachs o alla Prudential, alla Getco ci sono solo 220 impiegati.

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Paolo Pellegrini, l’italiano che sbancò Wall Street

Paolo Pellegrini (foto Nathaniel Welch/Redux/Contrasto)

Paolo Pellegrini (foto Nathaniel Welch/Redux/Contrasto)

Solo cinque anni fa il nuovo guru italiano di Wall Street guardava gli annunci di lavoro, sperando di rivitalizzare la sua carriera nella finanza. Come passa veloce il tempo a New York.
Ora le reti televisive come Bloomberg fanno a gara per avere l’opinione di Paolo Pellegrini sul mercato: pessimista sull’economia americana e sul dollaro appesantiti dal deficit, lui punta su Asia e petrolio.
Il settimanale New York magazine racconta i suoi vezzi, come quello di guidare la Ferrari F430 che si è regalato sul circuito di Monticello a nord della città. E i grandi investitori aspettano ansiosi il momento, nel 2010, in cui potranno mettere soldi nel suo fondo Psqr, nome che è allo stesso tempo un anagramma (della sigla Spqr, in onore di Roma dove è nato) e un gioco di parole (sta per Paolo o Pellegrini «square», al quadrato).
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Attacco alla Casa Bianca: Wall Street contro Obama

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Metà dei 4,4 milioni di americani disoccupati ha perso il lavoro dopo la sua elezione. E l’indice di borsa Dow Jones è calato del 20 per cento dal giorno del suo insediamento. Forse è ancora presto per chiamarla la recessione di Barack Obama, come l’ha definita il Wall Street Journal. Ma certo i dubbi sulla politica economica della nuova amministrazione non si limitano più al canale finanziario Cnbc, dove il popolare guru democratico della finanza Jim Cramer aizza i telespettatori contro “timid Timmy”, come lui chiama Tim Geithner, il criticatissimo segretario del Tesoro. Anche tra banchieri e top manager, petrolieri e agenti immobiliari monta la protesta contro il piano di salvataggio del sistema finanziario e contro il budget da 3.600 miliardi di dollari di Obama, che secondo i critici non garantisce il risanamento dell’economia. Ecco i temi più discussi.

Il piano finanziario non funziona
Forse il problema è di tono, come nota Edward Yingling, direttore dell’associazione bancaria Usa: “L’incapacità di distinguere tra Wall Street e le migliaia di piccoli istituti di credito sani sta distruggendo la fiducia nell’intero sistema bancario”. Forse si tratta di una mera questione di interesse: i democratici chiedono l’abolizione del bonus per i 20 dirigenti più pagati nelle banche che ricevono aiuti dal governo, e di tassare le commissioni degli hedge fund come se fossero reddito normale (ora l’aliquota è del 15 per cento). Ma c’è pure chi pensa che ad affondare la borsa sia proprio il tentativo di salvare grandi istituti come la Citigroup (il cui titolo è precipitato sotto 1 dollaro dopo avere ricevuto 45 miliardi) o il gigante Aig (che lotta per sopravvivere dopo avere ricevuto 150 miliardi). Nel suo budget Obama ha previsto altri 700 miliardi in aiuti, che si aggiungono ai 750 già versati.

Assistenza (in perdita) a tutti
Circa 46 milioni di americani vivono senza assicurazione sanitaria, perché non possono permettersela: negli ultimi otto anni il costo di una polizza è cresciuto a velocità quadrupla rispetto ai salari medi, e chi perde il lavoro di solito deve anche rinunciare al dentista. Pochi sono quindi pronti a mettere in discussione la necessità di una riforma per cui Obama ha stanziato circa 634 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. La metà verrà da aumenti delle tasse ai più ricchi, la metà da tagli nei rimborsi del Medicare (la sanità pubblica) a compagnie farmaceutiche e assicurazioni. Che hanno scatenato in Congresso i loro lobbisti, forti dei dati di economisti come Michael Tanner del Cato Institute, secondo cui per le assicurazioni private sarà impossibile fare fronte alla concorrenza della sanità pubblica. E c’è chi teme che alla fine a soffrire sarà proprio la qualità del sistema sanitario: oggi gli ospedali americani hanno margini di profitto del 48 per cento sui pazienti assicurati privatamente, mentre perdono circa il 44 per cento su ogni trattamento coperto dallo stato.

Meno deduzioni sui mutui
Obama ha promesso tagli delle tasse per il 95 per cento della popolazione attraverso un credito di imposta di 400 dollari per i singoli e 800 per le famiglie. Ma a suscitare polemiche sono gli effetti indesiderati che potrebbe avere l’aumento delle tasse previsto a partire dal 2011 per le famiglie che hanno un reddito superiore ai 250 mila dollari e i singoli che guadagnano 200 mila dollari. La Casa Bianca vuole un aumento dell’aliquota massima dal 35 al 39,6 per cento e un aggiustamento dell’imposizione sui capital gain dal 15 al 20 per cento. Ma per finanziare la sua riforma sanitaria e il programma di aiuti ai proprietari di casa Obama ha anche proposto di limitare la possibilità di dedurre dal proprio reddito gli interessi sulle rate del mutuo, una facilitazione che secondo gli economisti della Casa Bianca ha concorso alla creazione della bolla immobiliare. Gli stessi democratici si oppongono a questa misura, che ha scatenato la reazione della National association of realtors, l’associazione nazionale degli agenti immobiliari, secondo i quali c’è il rischio di bloccare la ripresa del mercato della casa.

Petrolieri anti green economy
I lobbisti dell’American petroleum institute promettono battaglia: secondo loro, Obama mette a repentaglio 6 milioni di posti di lavoro eliminando le deduzioni di cui si sono finora giovate le aziende energetiche che operano nel Golfo del Messico. “Il risultato sarà aumentare le importazioni dal Medio Oriente che la nuova amministrazione vorrebbe ridurre” dice Mark Kibbe, portavoce dell’istituto. Nel suo budget il presidente propone di ridurre entro il 2050 le emissioni inquinanti a un livello inferiore dell’83 per cento rispetto a quello riscontrato nel 2005. Per farlo la nuova amministrazione intende mettere all’asta i permessi per emettere inquinanti, con un costo che verrà fissato tra i 13 e i 20 dollari a tonnellata di anidride carbonica, raccogliendo dalle imprese circa 646 miliardi entro il 2019. L’obiezione dei critici: i costi ricadrebbero inevitabilmente sui consumatori, con un aumento della bolletta energetica del 7 per cento in media, ancora più alto negli stati del Midwest dove forte è l’uso del carbone.
Barack Obama
I rischi del “buy American”
“La nostra fiducia nel commercio internazionale è a pezzi” ha detto Max Baucus, senatore democratico del Montana, uno dei sostenitori della clausola sull’acquisto di beni prodotti negli Stati Uniti inserita nel programma di stimolo dell’economia. Ma per riportare posti di lavoro negli Stati Uniti Obama intende anche agire a livello fiscale, eliminando la possibilità di dilazionare il pagamento delle tasse sul reddito prodotto all’estero dalle imprese. “È una normativa che finirà per ostacolare la competitività delle multinazionali americane” obietta John Castellani, presidente del Business Roundtable. Secondo i lobbisti come lui, i costi di produzione aumenterebbero al punto da rendere possibili scalate da parte di imprese concorrenti. Col paradossale risultato di perdere i posti di lavoro che l’amministrazione cerca di difendere.

Il VIDEO servizio: luna di miele finita per Obama?

I riciclati di Wall Street, una vita nuova dopo il crac

Lehman Brothers in bancarotta, Borse a picco

Quanti tagli di capelli da 12 dollari l’uno ci vogliono per fare uno stipendio da mezzo milione? Jeff Salmon, che una volta guadagnava quella cifra a Wall Street, non ha neanche voglia di fare il calcolo: dopotutto se ora ha aperto un negozio da barbiere in New Jersey è proprio per non soffrire più. “Non c’è niente di più rilassante di alzarsi la mattina senza la paura costante di perdere il posto di lavoro” racconta a Panorama.
Per 21 anni Salmon ha fatto il broker nelle migliori boutique della finanza mondiale: ha iniziato alla Jp Morgan per passare poi a Ubs, Barclays e infine alla Mellon Bank di New York. Come molti a Wall Street anche lui ha dovuto affrontare le turbolenze di un settore ad alto stress: “Sono sopravvissuto a due fusioni e ad altrettanti ridimensionamenti con centinaia di licenziamenti” dice. “Ma due anni fa ho capito che quella che si avvicinava era una crisi diversa, e mi sono messo a immaginare un’altra vita”.
Il suo progetto: aprire in franchising altri quattro negozi della catena Great Clips, specialità acconciature a poco prezzo. Con la moglie Olga alle forbici e lui in ufficio a fare l’amministratore, non dei miliardi altrui ma delle poche migliaia di dollari di una impresa familiare: “A darmi fiducia è proprio il modello di business. Con l’aria che tira” aggiunge “tra poco tutti avranno bisogno di farsi i capelli a prezzi stracciati”.
Il signor Salmon si considera fortunato. Molti tra i 120 mila lavoratori della finanza la cui carriera è stata spazzata via dalla tempesta perfetta che si è abbattuta su Wall Street non hanno ancora trovato un nuovo posto. Dalle parti di Times square la scritta Lehman Brothers è stata già sostituita dal marchio della Barclays, che ha acquisito una parte della banca d’investimento, ma i 32 piani del grattacielo sono ancora gironi di un inferno fatto di ansia e tormento: “Nessuno sa chi manterrà il posto: è surreale” racconta Sanjeev Naraine, un analista che ha creato i siti Whokilledthebear.com e Foreverlehman.com per permettere agli ex finanzieri di scambiare opinioni su nuove opportunità. Lui stesso è alla caccia di un nuovo lavoro: il prossimo 31 ottobre dovrà lasciare la sua scrivania alla Bear Stearns, salvata dalla Jp Morgan. “Se non trovo niente cercherò di trasformare i siti in una fonte di reddito, grazie alla pubblicità: dopotutto stavolta per molti la ricerca di posti di lavoro sarà più lunga del solito”.
Dopo il crack del 1987 molti finanzieri riuscirono velocemente a ricollocarsi altrove. Ma ora che i fallimenti delle grandi banche hanno ritmo quotidiano, anche i re del rischio di Wall Street ambiscono al posto fisso, per esempio nel settore scolastico. Charles Raab, ex direttore operativo della Bear Stearns, ha appena accettato uno stipendio da 180 mila dollari l’anno come amministratore del Dipartimento dell’educazione di New York. Gary Witt invece lo scorso giugno ha abbandonato un posto da direttore delle analisi sui mutui a Moody’s per insegnare finanza e statistica alla Temple university di Philadelphia: “Cercavo un posto da professore universitario da anni” racconta Witt a Panorama. “È difficile dire se avrei fatto questa scelta in un momento di ascesa del mercato. Quello che è certo è che da tempo avevo la sensazione che non ci sarà molto da divertirsi a Wall Street nei prossimi mesi”.
La stessa convinzione aveva portato già due anni fa Doug Pugliese, un banchiere di investimento di 43 anni, ad abbandonare la costosa Manhattan per una casa nei suburbi di Philadelphia. Dopo il licenziamento ora Pugliese ha trovato un nuovo lavoro di analista del rischio nella agenzia di consulenza Marshall and Stevens: “Con un bambino ancora piccolo e due gemelli appena nati è difficile rinunciare ai soldi che solo un lavoro nella finanza ti può dare” racconta a Panorama. Ma se la situazione dovesse deteriorarsi ancora di più e perdesse anche questo posto di lavoro Pugliese ha già un piano alternativo: “L’idea è mettere a frutto i miei anni da pilota e progettare aerei insieme a dei miei amici che abitano in Colombia”.
Addirittura in Giappone, per gestire una clinica dei tumori, potrebbe invece trasferirsi Joshua Pirsky, che per trovare un nuovo lavoro si è trasformato in un disoccupato professionista: prima è andato in giro per Park avenue con un cartello da uomo-sandwich (”Laureato al Mit, grande esperienza, offresi” diceva la scritta) poi ha creato un sito internet per fare circolare il suo curriculum in tutto il mondo (oracleofny.com). “Le offerte che mi stanno arrivando attraverso il sito mi fanno capire che bisogna essere flessibili, e aperti a nuove possibilità” dice a Panorama Pirsky, che non potendo permettersi l’affitto del suo appartamento nell’Upper east side è tornato a vivere con i suoi genitori, mentre la moglie si è trasferita a casa dei suoi a Omaha, in Nebraska, assieme ai loro due figli. Pirsky ha anche tre altri figli da un precedente matrimonio: “Mi piacerebbe lavorare ancora in una banca, ma la realtà è che ci vorranno anni perché il settore finanziario torni quello di una volta”.
La pensa così anche Jessica Walter, che a solo 28 anni ha già deciso di cambiare carriera mettendo nel cassetto la sua laurea in economia all’Università di Harvard: dopo avere fondato Cupcakekids.com ora lei insegna a cucinare ai bambini. “Se riuscirò a trasformare questa attività in un lavoro a tempo pieno sarò veramente felice: mi sembra arrivato il momento di fare quello che voglio”.
La stessa voglia di Victor Miller e Andy Neff, che fino a poche settimane fa erano i maggiori analisti finanziari del settore dei media, uno esperto di radio l’altro di aziende informatiche, e lavoravano in uffici contigui alla Bear Stearns. Per anni i due i sono ritrovati nei momenti liberi a parlare di religione, e non è quindi un caso se quando il titolo della banca è crollato e sono arrivate le email di licenziamento, entrambi hanno deciso di farsi guidare dalla fede.
Miller, un evangelico, è diventato uno dei responsabili di GodTube, una sorta di YouTube del mondo cristiano: “La fine della Bear Stearns è stata come un lungo funerale, ma ogni perdita nasconde un’opportunità: per me si tratta della possibilità di conciliare le mie competenze lavorative con la mia fede cristiana”.
Ancora più radicale è stata la scelta di Andy Neff, che per anni ha desiderato studiare i testi sacri ebraici, e ora passa finalmente tutte le mattine a studiare la Torah: “Considero quello che mi sta accadendo come una benedizione: finalmente posso fare quello che voglio, e stare di più con mia moglie e i miei quattro figli” racconta a Panorama. “Diciamo che si tratta di un periodo sabbatico, ma non so se alla fine tornerò alla finanza: poche settimane fa avevo l’occasione di farlo, e non ho accettato il posto che mi avevano offerto. Evidentemente bisogna passare ad altro”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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