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- Un commento
Per immaginare il futuro di internet non ha bisogno di guardare in una sfera di cristallo: “Tra solo 2 anni la rete sarà 10 volte più utile di adesso” prevede Paul Otellini, amministratore delegato della Intel, azienda leader mondiale nel settore dei microprocessori. “Potremo entrare in un ristorante a Shanghai e guardare il menu in cinese tradursi in inglese sullo schermo del nostro palmare. I microprocessori capaci di questo esistono già su computer desktop, presto li avremo a disposizione ovunque andremo sul nostro smartphone o sul netbook”.
Di questa nuova fase della rete, che lui chiama personal internet, Otellini vuole che la Intel sia protagonista, come lo è stata finora: circa il 73 per cento dei computer nel mondo contiene un microprocessore Intel. Considerato uno dei tre uomini più importanti dell’informatica mondiale insieme con Steve Jobs della Apple e Steve Ballmer della Microsoft, Otellini ha accettato di raccontare a Panorama la rivoluzione a venire. Incontro nel quartier generale della Intel a Santa Clara, nella Silicon Valley a sud di San Francisco. La sala in cui parla è disadorna come il cubicolo in cui continua a lavorare anche dopo avere preso il comando del gruppo nel 2005.
Cosa significa in concreto personal internet?
Che invece di essere noi a cercare dentro la rete, spesso casualmente, sarà sempre più internet a raggiungere noi con informazioni dettagliate basate sulla conoscenza delle nostre esigenze, delle nostre abitudini e anche di dove ci troviamo, grazie al Gps. Se siamo vicini a un monumento, per esempio, la rete ci proporrà informazioni dettagliate e una visita guidata.
Significa che il software contenuto in internet è già ora più importante di quello installato nei nostri computer?
No, perché ci saranno sempre funzioni che il software di internet non potrà soddisfare. E comunque dobbiamo fare i conti con i limiti della potenza di banda, che non riesce ad adeguarsi abbastanza velocemente all’aumento del traffico.
C’è anche un problema nello sviluppo di microprocessori sempre più potenti? C’è chi sostiene che la legge di Moore, secondo cui la velocità di calcolo raddoppia ogni 2 anni, ha raggiunto la sua fine naturale.
Questo non è vero. Già ora qui alla Intel stiamo sviluppando almeno tre generazioni di microprocessori, e poiché ognuna richiede 2 anni, per almeno altri 6 anni la legge di Gordon (nome di battesimo di Moore, confondatore della Intel, ndr) continuerà a funzionare. Inoltre, ci saranno altri grandi progressi non solo in termini di velocità.
In che senso?
Si lavora molto sul riconoscimento facciale, quello che per esempio consente di identificare persone sospette negli aeroporti, e sulla capacità di individuare i gesti: l’obiettivo finale è non dovere più usare così tanto mouse e tastiera. Il metodo principale sarà il riconoscimento vocale contestuale, in cui cioè la difficoltà a riconoscere accenti e tono della voce sarà eliminata dalla capacità del computer di capire il significato di quello che si dice a seconda della posizione delle parole in una frase.
Chi è favorito nel settore personal internet? La Apple?
Beh, mi pare che la Apple non sia messa male, e comunque dentro gli iPhone ci sono le nostre memorie flash. Ma al di là delle battute la verità è che ci sono almeno tre diverse categorie di aziende che si concentrano su questo settore. I gruppi dell’elettronica ritengono che questo sia il futuro: alcuni hanno anche imprese di computer, altre hanno anche cellulari, quindi hanno un grande know-how nel settore. Poi ci sono le aziende della telefonia cellulare, che vedono l’internet mobile come un’estensione della loro linea di cellulari. E il terzo gruppo comprende i produttori di computer, che cercano di occupare il terreno dei cellulari.
Chi vincerà?
Non è chiaro, ma noi vogliamo essere ovunque, anche nei netbook; computer che costano meno di 300 dollari.
Si riferisce al progetto di Nicholas Negroponte, scienziato del Mit di Boston, di fornire un computer a ogni scolaro nel mondo?
Abbiamo fatto parte del consorzio di Nicholas, ma poi abbiamo deciso di abbandonarlo e di sviluppare un nostro computer a basso costo che si chiama Classmate. C’erano divergenze sul metodo educativo… Lui ritiene che sia importante permettere agli studenti di scambiare informazioni tra loro, noi preferiamo mettere al centro del processo di apprendimento l’insegnante.
Questa evoluzione di mercato vi porta lontano dal vostro alleato storico, la Microsoft?
Sì e no, anche perché la strategia della Intel di avere il proprio prodotto dentro il maggior numero possibile di computer precede l’avvento di Windows. La Microsoft resta un nostro partner decisivo, ma abbiamo rapporti stretti anche con Sun, Linux, la comunità di Java e più di recente la Apple.
Cambia qualcosa ora che Bill Gates si è fatto da parte?
Sarà molto strano fare riunioni senza di lui.
Teme i vari procedimenti antitrust contro la Intel?
No, perché la Intel non ha violato alcuna legge. E voglio fermamente che i fatti vengano giudicati in un processo, perché finora si sono espressi i regolatori. Le leggi antitrust negli Stati Uniti proteggono i consumatori ed è difficile affermare che li abbiamo danneggiati, quando la cosa più grave che abbiamo fatto è stata abbassare troppo velocemente i prezzi. Diverso è il discorso per la normativa europea, che tende a proteggere non i consumatori ma i concorrenti. Però anche su questo fronte non ho motivi di preoccupazione.
- Sabato 5 Luglio 2008
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