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Si chiama Acqua 21, ma è nel menù degli alcolici

Aqua naturale, gassata o 21? “Aqua 21″. Così ha risposto la giuria del International packaging competition presieduta da Gilda Bojardi, direttore della rivista ‘Interni’ al Vinitaly 2009. Il soft drink prodotto da Roberto Castagner, distillatore veneto, ha conquistato la manifestazione collaterale più prestigiosa del Vinitaly di quest’anno. Tra centinaia di bottiglie di vino e distillati provenienti da tutto il mondo è stata l’azienda italiana di Conegliano, Treviso, con la sua produzione ad aggiudicarsi per la prima volta nella storia del concorso, quest’anno giunto alla quattordicesima edizione, quattro dei cinque premi.

Ad Aqua 21, distillato a bassa gradazione alcolica (21 gradi ndr), infatti, è stato assegnato il riconoscimento per la migliore ‘Etichetta dell’anno 2009’. Poi è stata la volta della Grape Vodka Prosecco, premiata con l’etichetta d’argento ed infine il bronzo alla Torbarossa . Sempre all’Italia e ovviamente alla ditta trevigiana è toccato anche il Premio speciale packaging 2009. Ma è stato proprio questo distillatore, riconosciuto in ambito internazionale come uno dei produttori tra i più creativi, innovativi e comunicativi, a lanciare dal palco del Vinitaly una nuova sfida per il mercato dei distillati: la prima vodka italiana ottenuta interamente dalla buccia di uva Prosecco. Nonostante la crisi economica non abbia risparmiato anche il settore dei vini e affini, il prodotto appena presentato ha già fatto onore al Made in Italy. La Russia, patria storica della vodka, dalla prossima settimana gli aprirà i battenti dei famosi magazzini Gum (Gosudarstvenny universalny magazn) di Mosca. Per il momento saranno esposte e commercializzate solo 2 mila bottiglie della nuova creazione italiana, ma l’azienda veneta avrebbe già firmato contratti con importanti distributori sovietici per commercializzare Grape Vodka Prosecco nelle migliori enoteche russe.

Vinitaly, un futuro rosé

“La crisi c’è ma l’afflusso di visitatori nelle prime due giornate del Vinitaly promette bene”. È ottimista Albiera Antinori, vice presidente della Marchesi Antinori, azienda produttrice di vini tra i più famosi al mondo come ‘Solaia’ e ‘Guado al Tasso’. Antinori, parla della crisi che sta investendo il settore: la sua azienda non ha avvertito cali sensibili nelle vendite, ma solo un rallentamento degli ordini confermando quello che è emerso anche durante la tavola rotonda di venerdì tra produttori, Federvini e Federdistribuzione. I vini più economici, in bottiglia e in brick, nel 2008 hanno registrato una riduzione del 2,4 per cento: tiene il mercato il vino di buona qualità.

In sostanza, gli italiani bevono meno, ma sono più attenti alle caratteristiche dei prodotti. Infatti, a scendere nelle scelte di spesa sono soprattutto i vini da tavola che hanno registrato una diminuzione nelle vendite del 3,6 per cento. Stabili le bottiglie a denominazione d’origine: aumentano le vendite dei vini il cui costo è uguale o superiore ai cinque euro (+19 per cento). “In questo periodo di crisi dove anche le importanti aziende, seppur in modo marginale risentono della crisi, occorre investire non solo in qualità ma anche in quantità” spiega Albiera Antinori “occorre impiantare nuovi vigneti e creare nuovi prodotti da proporre a nuovi mercati”. Nonostante la crisi sia mondiale l’imprenditrice toscana individua l’Oriente e il Medio Oriente come i nuovi mercati per commercializzare i prestigiosi vini toscani. “La Russia nel 2008 è stato il sesto mercato di esportazione” continua Antinori “ma cinque mesi fa si è improvvisamente bloccata e ha fermato tutti gli acquisti”. Federvini, invece, pensa al mercato nostrano e punta sulla grande distribuzione: “I supermercati e gli ipermercati sono in grado di soddisfare le curiosità enologiche del consumatore per l’offerta sempre più variegata presente sugli scaffali” puntualizza Lamberto Vallarino Gancia, presidente di Federvini “quello che aiuterebbe il comparto sarebbe una chiara e unica esposizione degli elementi fondamentali per la guida all’acquisto, ovvero, la marca del vino, il vitigno, il territorio di provenienza, l’annata e il rapporto qualità-prezzo”. Situazione lievemente positiva (+1 per cento) è stata registrata in media dai vini tipici come il Negroamaro(+43 per cento), Aglianico, Traminer, Syrah, Rosso di Toscana e Falanghina.

Maxisequestro di soldi falsi. Pronti a invadere l’Unione europea

euro falsi

Milioni di euro, dollari, dinari algerini e sterline. Tutti falsi e pronti per essere spesi in giro per il mondo. La Guardia di Finanza continua a scoprire garage e capannoni in Italia dove ha sequestrato macchinari, carta e punzoni utilizzati per falsificare banconote e monete che hanno un’ampia circolazione nei mercati internazionali. Sono decine i falsari denunciati dalle Fiamme Gialle. I soldi, riprodotti in modo quasi perfetto, sono destinati all’estero o al finanziamento del terrorismo internazionale. Le banconote di euro falsificate, infatti, vengono utilizzate solo in minima parte in Italia: dopo essere state stampate vengono portate e spese dai grossisti delle organizzazioni, in altre nazioni dell’Unione europea.

Le vittime in Europa. Lo Stato più danneggiato è la Germania, seguito da Francia, la Spagna e anche Inghilterra (dove l’euro, non essendo stato adottato come moneta ufficiale è ancora poco conosciuto e per i commercianti è molto più difficile riconoscerne uno vero da uno falso). Tra le banconote più riprodotte quelle 20, 50 e 100 euro: vengono vendute dai produttori al 6-8 per cento del valore facciale. In sostanza una banconota da cento euro viene ceduta al grossista a sei oppure otto euro. Durante la distribuzione sul territorio (quindi già nel passaggio tra il grossista e altri soggetti ‘fidati’ dell’organizzazione che spesso sono extracomunitari), la banconota falsa aumenta il suo valore fino a circa il 40 per cento. Solamente nel 2008, la Finanza ha sequestrato oltre 150 mila pezzi da 20 euro per un valore di 3 milioni e altrettanti da 50 euro per un totale di circa 7 milioni di euro. È un fenomeno in aumento, come confermano i dati del Nucleo speciale della Polizia valutaria della Guardia di Finanza. Ma sono gli stessi investigatori a precisare che la tendenza non ha raggiunto livelli allarmanti: “Sono poche le banconote falsificate immesse sul mercato a fronte della moneta circolante” specifica il tenente colonnello Amedeo Farruggio, comandante Gruppo antisofisticazione monetaria della Finanza. Però, in soli due anni, le banconote e monete false sequestrate sono più che triplicate: da 5 milioni di pezzi nel 2006 a oltre 17 milioni nel 2008. “La crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando è un momento fertile per il propagarsi del fenomeno della falsificazione di denaro e purtroppo anche per quello dell’usura” spiega il generale Giorgio Toschi, comandate Regione Toscana della Guardia di Finanza durante l’inaugurazione della mostra “Il Vero e il Falso” dedicata alla contraffazione delle banconote e allestita fino al 30 aprile presso il museo Archeologico Nazionale a Firenze “per questo motivo il Corpo ed in particolare il reparto Antisofisticazione monetaria ha intensificato i controlli e le attività di intelligence”.

Falsari italiani da export. Assieme all’euro falso spuntano anche dollari, sterline e dinari algerini. Per queste monete, i falsari italiani raggiungono il ‘top’ della riproduzione. Le organizzazioni, importano dall’estero, persino il cotone e o il materiale per fabbricare la carta moneta sulla quale riprodurre la banconota. A Pomezia, alle porte di Roma, solo pochi mesi fa, le Fiamme gialle sono riusciti ad individuare un laboratorio in grado di creare dal cotone una carta con una composizione e una struttura identica a quella utilizzata per la stampa del dollaro dagli istituti bancari statunitensi. Non da meno quanto è stato sequestrato giovedì scorso a Arezzo: macchinari, punzoni e 3 mila chilogrammi di leghe metalliche con le quali sarebbero state prodotte oltre 320 mila sterline. Da Giugliano, in provincia di Napoli, stavano per lasciare l’Italia oltre 3,5 milioni di euro in dinari algerini. Tutte banconote (circa 350 mila ndr) da mille dinari ciascuna il cui controvalore è pari a 10,70 euro.

Il sequestro effettuato dalla Finanza di Napoli è il primo in Europa per quantitativi e per la qualità elevatissima della falsificazione di banconote in uso in un Paese arabo. Esiste solo un precedente: poche migliaia di dinari falsi sequestrati circa due anni fa, nel sud della Francia. Ormai da anni esistono contatti e collegamenti tra le organizzazioni mafiose presenti sul nostro territorio, camorra in particolare, e frange del terrorismo islamico portate alla luce da indagini della Digos. Sul sequestro napoletano gli investigatori indagano insieme all’intelligence francese e statunitense proprio per cercare di scoprire se la maxi-produzione di dinari algerini fosse realmente destinata a finanziare l’organizzazione terroristica di Al Qaeda che opera nell’area del Magreb.

Un video girato dalle Fiamme Gialle che riprende i falsari all’opera

Imprenditori italiani in Liberia per battere la crisi

Monrovia, Liberia

Foreste, aragoste e spiagge. Per superare la crisi economica alcuni imprenditori italiani “fuggono” in Liberia. Milioni di euro in investimenti in campo forestale, nel comparto della pesca e nel settore turistico ricettivo. Dal nord al sud Italia sono ormai molte le ditte che stanno stipulando accordi e firmando convenzioni, ma soprattutto che stanno mostrando interesse commerciale per lo Stato africano. A dare l’annuncio è Varo Junior Macchi, nominato nel 2004 ambasciatore “at large” dello Stato liberiano, consigliere diplomatico del vice presidente Joseph Nyumah Boakai dell’area europea e rappresentante per l’Italia, Francia, Spagna e Croazia del Bureau of marittime affair, l’organismo ufficiale di riferimento liberiano della flotta di bandiera della Repubblica di Liberia, la seconda al mondo per tonnellaggio dopo quella panamense.
“Alcune ditte del Trentino Alto Adige e della Lombardia sono interessate a 72 mila ettari di foreste di azobè al confine con la Costa d’Avorio” spiega Macchi “il cui legname, estremamente pregiato, potrà essere impiegato per realizzare mobili e oggetti di arredamento e per la sua versatilità anche nell’edilizia, carpenteria e nautica”. L’azobè, legno durissimo e resistente alla pioggia e all’acqua di mare, è assieme al caucciù e alla palma oleifera tra le più importanti risorse economiche del Paese. Un progetto da 27 milioni di dollari che porterà nuova occupazione a circa 400 persone tra italiani e liberiani.
“La prima fase della lavorazione del legname verrà effettuata in territorio africano con l’impiego di uomini e operai del luogo dietro la supervisione di esperti italiani” prosegue Macchi “una scelta che permetterà di sviluppare e migliorare ancora l’economia liberiana, adesso in forte ripresa. Poi il prodotto arriverà in Italia via mare nei porti di Livorno e Genova, per essere poi lavorato negli stabilimenti del nord Italia”.
A vedere nella Liberia la nuova frontiera del business e uno Stato che vuole essere dare una svolta alla propria economia, non sono solo stati gli imprenditori del mobile. Pronti a fare nuovi importati investimenti anche due compagnie del comparto della pesca: una in Veneto e l’altra al centro sud.
Il governo liberiano, infatti, ha in progetto di dare in concessione le acque nazionali antistanti la costa del Paese per la pesca di aragoste e tonno. Un’opportunità che la aziende italiane intenderanno sfruttare per importare il pescato non solo sul territorio nazionale. Ma la Liberia ha deciso di aprire le proprie frontiere anche al turismo, con nuove strutture ricettive. Otto miglia e mezzo, circa 16 chilometri di spiaggia saranno “lottizzate” da imprenditori e tour operator italiani ed europei. Villaggi e alberghi di lusso capaci di attrarre miglia di turisti e creare centinaia di nuovi posti di lavoro.

Social card, in Campania si usa da tre anni

Un anziano al supermercato

“La social card? Noi l’abbiamo praticamente adottata tre anni fa”. Espedito Marletta, sindaco di Acerra, comune della provincia di Napoli tra i più poveri d’Italia, ha consegnato, venerdì scorso, 1.167 voucher sociali del valore di 100 euro ciascuno. A beneficiarne sono stati i nuclei familiari a reddito zero con minori a carico, residenti nel territorio comunale. È il terzo anno consecutivo che l’amministrazione assegna, durante il periodo natalizio, una parte dei soldi del bilancio comunale alle famiglie indigenti per l’acquisto di generi di prima necessità.
Proprio come con la social card prevista dal Governo, le famiglie possono acquistare pane, pasta, burro, latte, olio presso i supermercati del comune. “È dal 2005 che la Giunta stanzia 50 mila euro in aiuto di quelle famiglie più bisognose ma quest’anno abbiamo deciso di aumentare la cifra” spiega il primo cittadino di Acerra “la crisi economica ha duramente colpito il nostro territorio e i casi di indigenza sono raddoppiati rispetto agli anni precedenti”. E l’iniziativa, ci tiene a specificare il sindaco Marletta, si accompagnerà ad una forte riduzione di tutte le imposte comunali per il 2009.

Ma il progetto del Comune campano non è il solo in Italia. Fa discutere la Family card adottata dalla Provincia di Benevento. L’amministrazione ha stanziato 30 mila euro. “Iniziativa lodevole sotto il profilo sociale ma vergognosa sotto quello economico” tuona il senatore Cosimo Izzo, presidente del gruppo Pdl della Provincia di Benevento. “La Giunta provinciale ha fatto una variazione di Bilancio destinando 200 mila euro del mancato secondo turno delle elezioni dello scorso maggio alle feste di piazza e alle iniziative culturali” precisa Izzo “invece di dirottarli sulle famiglie indigenti”. Nello specifico la Provincia ha previsto 120 card prepagate a scalare per un valore di 250 euro ciascuna da spendere presso un’ipercoop convenzionata. Poi Izzo prosegue: “È una vergogna se si pensa che in poco più di una settimana sono arrivate in Provincia oltre 1.697 domande per poter beneficiare di questa miseria stanziata dall’amministrazione”. Il progetto prevede anche l’elargizione di 150 carte da utilizzare per accedere a sconti ed agevolazioni per la spesa. “Quei 200 mila euro sono stati utilizzati per realizzare biglietti d’invito e brochure per mostre di pittura che hanno solo un rilievo locale” conclude Cosimo Izzo “soldi che potevano essere spesi per compare pasta, pane e latte”.

Le fiamme gialle a caccia di Botero: “Ha evaso 7 milioni”

Man and Woman

Questa volta a rimanere senza fiato è stato lui, lo scultore Fernando Botero, e non uno dei tanti appassionati d’arte contemporanea davanti ad una delle sue affascinanti e sensuali sculture. Il noto artista colombiano è stato denunciato dalla Guardia di Finanza di Viareggio per aver evaso al Fisco italiano, dal 2003 al 2007, oltre 7 milioni di euro.
Formalmente residente nel Principato di Monaco ma in realtà domiciliato in territorio italiano nel comune di Pietrasanta, in provincia di Lucca, dove vive da oltre trent’anni, Botero, non ha mai presentato la denuncia dei redditi. Una dichiarazione obbligatoria per lo scultore sud americano che proprio in Versilia ha creato la sua ‘attività d’impresa’. “La produzione dell’artista avviene presso una decina di aziende di Pietrasanta che lavorano gesso e bronzo” spiega il colonnello Paolo Colotto, Comandante della Guardia di Finanza della Provincia di Lucca “recentemente Botero ha commissionato la realizzazione di alcune sue opere anche presso fonderie di Verona e Pistoia”. “Le stesse aziende artigiane su indicazione dello scultore” prosegue il colonnello “si occupano della spedizione delle opere a tutte le più importanti gallerie d’arte europee statunitensi e giapponesi”. Insomma, secondo la Guardia di Finanza, il paese della lucchesia è a tutti gli effetti il luogo permanente della sua attività commerciale e per questo motivo l’artista avrebbe dovuto presentare la denuncia dei redditi in Italia. Ed invece di fatture e soldi nessuna traccia. I lauti compensi dello scultore venivano versati direttamente su un conto corrente in Svizzera. Da lì, successivamente, venivano prelevati in piccole quantità per il pagamento delle commissioni e dei lavori alle varie fonderie e per le spese della villa acquistata in questi ultimi anni. Una casa il cui valore riconosciuto è di circa 1 milione e 200 mila euro. Proprio controllando i flussi bancari dal piccolo Stato elvetico le fiamme gialle hanno scoperto anche un’altra evasione: “Durante la compravendita della villa, Fernando Botero ha occultato volontariamente 607 mila euro” puntualizza il comandante Colotto “omettendo di conseguenza il versamento dell’importa di registro, di quella catastale e dell’imposta ipotecaria”. La Finanza di Viareggio ha iniziato le procedure necessarie con gli Usa, la Francia e il Giappone, Paesi con i quali l’artista ha i maggiori contatti commerciali, per ottenere tutte le transazioni finanziare. Ma Botero è solo il primo degli artisti residenti in Versilia al quale il Fisco ha bussato alla porta, infatti sono in corso le indagini della Finanza che nei prossimi giorni porteranno ad importanti sviluppi.

Maxisequestro di scarpe e borse contraffatte. Con il marchio “made in Italy”

Scarpe, borse e cinture alla moda, prezzo concorrenziale e un falso marchio ‘vera pelle’ o ‘vero cuoio’ stampato all’interno per indicarne l’alta qualità. Tra gli scaffali di un negozio o sul banco di un mercato rionale, nessun consumatore si sarebbe mai accorto di acquistare merce contraffatta. Ma soprattutto altamente nociva per la salute. Il nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle di Firenze ha sequestrato oltre un milione e 700 mila articoli in pelle contraffatti e cancerogeni provenienti dalla Cina: stavano per essere immessi, assieme agli altri prodotti ‘made in Italy’, nei circuiti commerciali della Toscana, Lombardia, Lazio e Puglia.

L’operazione ‘Toxic shoes’ ha portato alla denuncia di ventotto imprenditori - ventuno di nazionalità cinese e sette italiani - per frode in commercio, vendita di prodotti con marchi falsi, ricettazione e delitto colposo contro la salute pubblica. Era iniziata a maggio scorso con il sequestro di 200mila prodotti tra calzature e borse nella zona industriale del capoluogo toscano: le analisi effettuate dai militari su campioni di merce sequestrata rilevarono la presenza di cromo esavalente utilizzato per la concia delle pelli, in quantità molto superiori a quelle previste dalla direttiva europea. In pochi mesi le indagini coordinate dalla procura di Firenze si sono estese in tutta Italia con perquisizioni a Milano, Taranto, Lucca, Pisa, Pistoia, Firenze e hanno portato al sequestro di un milione e mezzo di articoli in pelle, in particolare scarpe per bambini. La normativa che regolamenta la lavorazione delle pelli, infatti, indica il quantitativo di cromo esavalente (così come per altre due sostanze utilizzate per la concia, il pentaclorofenolo e la formaldeide) che può essere impiegato durante i trattamenti del pellame. E non deve essere superato per evitare di mettere a rischio la salute.

Quali sono le conseguenze più comuni dell’uso? Oltre ai limiti minimi previsti di cromo esavalente, il direttore della clinica dermatologica del policlinico Umberto I di Roma, Stefano Calvieri, indica l’eczema da contatto: “Sono forme allergiche scatenate dai metalli utilizzati durante la concia delle pelli” spiega in medico “che si manifestano con pruriti e formazioni di bolle e vescicole”. L’eccessiva sudorazione, secondo Calvieri, potrebbe essere una delle condizioni che faciliterebbe l’assorbimento del cromo esavalente. Assorbimento che può portare anche a gravi forme tumorali. “Le indagini non sono ancora concluse” spiega il tenente colonnello Francesco Vitale, comandante del nucleo di polizia tributaria di Firenze “stiamo cercando di ricostruire tutti i canali commerciali e individuare i venditori che si rifornivano nei depositi e negozi all’ingrosso dei ventotto imprenditori che, per il momento, sono stati denunciati all’autorità giudiziaria”.

Il video dell’operazione “Toxic Shoes”


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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