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Brasile da record: è la sesta potenza economica mondiale - L’ANALISI

Dilma Rousseff, presidente del Brasile (Credits: UnB Agencia by Flickr)

Dilma Rousseff, presidente del Brasile (Credits: UnB Agencia by Flickr)

A rivelarlo è il Centre for Economics and Business Research (Cebr), prestigioso istituto britannico indipendente: il Brasile ha sorpassato il Regno Unito nella sua World Economic League Table 2011, piazzandosi al sesto posto per Pil al mondo, dietro Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania e Francia. Ma a cosa si deve questo “sorpasso” (che segue, di 12 mesi, quello nei confronti dell’Italia) da parte della nuova potenza Brasile? Continua

Il microcredito di Yunus per salvare Haiti

Yunus con Ban Ki-Moon (Credits: UN Photo/Paulo Filgueiras)

Yunus con Ban Ki-Moon (Credits: UN Photo/Paulo Filgueiras)

L’economia solidale come strumento per ricostruire Haiti. È la proposta del Nobel dell’economia Muhammad Yunus appena sbarcato sull’isola caraibica per tentare di dare un’altra chance a questa terra martoriata dalla storia e dalla natura.

Continua

Il Brasile e i Brics salveranno davvero l’Europa e l’Occidente? - L’ANALISI

Mantega e la Rousseff (Credits: flickr)

Mantega e la Rousseff (Credits: flickr)

La giornata del 13 settembre verrà ricordata per l’annuncio fatto dal ministro dell’Economia del Brasile Guido Mantega a proposito del fatto che i paesi Brics (il gruppo formato dalle economie “emergenti” di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) discuteranno un piano di aiuti all’Europa in una riunione la prossima settimana a Washington, dal 23 al 25 settembre. Continua

Tim Brasil alle stelle dopo l’ipotesi di vendita di Telecom Italia a Telefónica

Bernabè e Galateri alla guida di Telecom

Telecom Italia starebbe pensando di vendere per 7 miliardi di euro Tim Brasil alla spagnola Telefónica. Questo, in sintesi, riportava mercoledì 26 novembre Il Sole 24 Ore, ripreso dall’agenzia di stampa iberica EFE, senza tuttavia citare fonti ufficiali.

La notizia ha avuto conseguenze immediate nel Paese del Samba dove le azioni di Tim Brasil hanno registrato in 24 ore un rialzo di oltre il 25%. “Per capire gli accordi, spesso complicati e borderline, del mercato delle TLC brasiliano”, raccontava qualche mese fa un’ex alto dirigente Telecom, “bisogna guardare gli andamenti in borsa delle azioni. È così che fanno i soldi gli speculatori”.
Gli analisti brasiliani hanno accolto i rumors provenienti dall’Italia sulla vendita di Tim Brasil a Telefónica con notevole scetticismo a detta della rivista verde-oro Teletime, specializzata in TLC e ritengono che quando l’informazione sarà smentita il prezzo delle azioni dovrebbe cadere rapidamente.

Il Sole 24 Ore, comunque, informava che la possibilità della vendita di Tim Brasile a Telefónica sarà valutata in una riunione del CdA di Telecom Italia il prossimo 2 dicembre. Rapidamente la notizia ha fatto il giro del mondo, mentre Tim Brasil e Telefónica preferivano non commentare le indiscrezioni. Off the record, tuttavia, fonti di alto livello di Telefónica in Brasile si sono dette sorprese di tali rumors e hanno detto di non avere ricevuto alcuna informazione ufficiale.

I motivi per cui gli analisti brasiliani non credono che questa operazione avrà luogo sono parecchi. Il primo è che, nonostante i risultati non così positivi di quest’anno, Tim Brasil rappresenta un attivo pregiato per Telecom Italia e non avrebbe senso liberarsene in piena crisi, a meno di non riuscire a vendere ad un prezzo elevato. Sul versante Telefónica, del resto, è poco probabile che la multinazionale iberica voglia uscire da Vivo, importante operatore di telefonia mobile sullo scoppiettante mercato brasiliano, per restare con Tim dal momento che, sempre secondo gli analisti verde-oro, Vivo rappresenta un attivo più interessante che Tim. L’unico problema è la relazione spesso difficile di Telefónica con il suo socio Portugal Telecom, ma anche se gli spagnoli decidessero di disfarsi della Vivo, difficilmente i lusitani avrebbero i soldi per comprarla.

Insomma, ciò che sostengono gli analisti brasiliani è che per Telefónica l’acquisto di Tim avrebbe senso solo nel caso riuscisse a mantenere la sua posizione in Vivo, “e nel caso dovrebbe vincere le resistenze sia dell’Anatel, l’ente regolatore del mercato delle TLC brasiliane, che del Cade (Consiglio Amministrativo di Difesa Economica), cosa ancora più difficile” spiega a Teletime Eduardo Roche del Banco Modal. A differenza di Oi (telefonia mobile) e Brasil Telecom (telefonia fissa), che non sono diretti concorrenti, Vivo e Tim operano nello stesso settore e assieme deterrebbero più del 50% del mercato brasiliano dei cellulari e, secondo l’analista Luciana Leocádio, l’ok del governo verde-oro in questo caso sarebbe assai più difficile che in quello della fusione Oi Brasil Telecom.

Come andranno veramente le cose, tuttavia, lo sapremo solo dopo il vertice di Telecom Italia, il prossimo 2 dicembre.

In attesa di Lufthansa in Alitalia, a Malpensa sbarca “Lufthansa Italia”

Indicazioni per Lufthansa

La compagnia aerea tedesca Lufthansa ha annunciato oggi la creazione di una nuova filiale in Italia. Naturalmente si chiamerà Lufthansa Italia, avrà sede ufficiale presso l’aeroporto di Malpensa e offrirà voli diretti dal Nord del nostro paese verso numerose città europee. Nello specifico le capitali interessate saranno Barcellona, Parigi Charles de Gaulle, Bruxelles, Bucarest, Budapest, Madrid, Lisbona e Londra Heathrow.

Se la presentazione è stata fatta oggi e, in attesa della licenza, i voli cominceranno ad essere operativi dall’inizio del prossimo anno con una flotta all’inizio di dimensioni limitate, essendo composta da appena sei aeronavi. “Milano e la Lombardia sono tra le regioni europee più forti e dinamiche ed è essenziale che siano collegate bene con le principali capitali europee”, ha affermato presentando il nuovo progetto il presidente di Lufthansa, Wolfgang Mayrhuber.
Com’è noto proprio la compagnia tedesca è la principale rivale di Air France-KLM per entrare, con una partecipazione minoritaria, nella nuova Alitalia gestione CAI, il consorzio di imprenditori italiani che sta lavorando per il rilancio della compagnia di bandiera italiana.
La decisione di partire con Lufthansa Italia, ha fatto sapere Mayrhuber, non significa affatto che “stiamo chiudendo le porte” al desiderio di entrare con una partecipazione nella nuova Alitalia.

Brasile, il gigante si sta alzando. Ecco chi gli ha dato la sveglia

[i](Credits: Panorama)[/i]

Il Brasile, il gigante del Sud America, si sta svegliando. Lo riconoscono gli esperti di economia internazionale. E ne parlano i più importanti media internazionali. Ma cosa c’è dietro questo miracolo? Dal punto di vista economico un mix dosato di politiche monetarie restrittive e politiche fiscali volte all’inclusione sociale delle classi più povere, tradizionalmente escluse dal circuito dei consumi e dell’accesso al credito. Il risultato è che oggi in Brasile l’inflazione è al 4% annuale e, soprattutto, sotto controllo.

A differenza di quanto accade, invece, in alcuni paesi vicini quali Argentina e Venezuela, dove l’incremento dei prezzi sembra non avere freno. A Caracas è oltre il 30% e intorno al 15% a Buenos Aires, senza contare che le associazioni di consumatori e molti analisti argentini contestano questi dati perché ritengono che l’inflazione reale sia almeno doppia. Se a tutto questo si aggiunge che la valuta locale del Brasile, il real, si è valorizzata nei confronti dell’euro di oltre il 50% negli ultimi 5 anni e del 111% verso il dollaro Usa nello stesso periodo, ben si capisce come la Bovespa, la borsa valori brasiliana, sia passata dai 43mila punti del marzo 2007 agli oltre 70mila punti di oggi. Una performance senza paragoni per il Sudamerica, spiegata anche dall’incremento quantitativo e qualitativo degli investitori stranieri nel mercato azionario verde-oro.
Raddoppiati gli investimenti esteri. Che non si tratti solo di speculazione, infatti, come potrebbero pensare alcuni, lo dimostrano proprio gli investimenti esteri diretti, raddoppiati negli ultimi due anni, le esportazioni in crescita anche in settori ad alto valore aggiunto come la produzione di aerei.
Per non parlare poi della nascita di una nuova classe media etichettata come classe C, che secondo le statistiche Ibge, (Istituto brasiliano di geografia e statistica, l’Istat locale), da un mese è diventata a livello numerico la più importante.
Ma il salto più straordinario che il Brasile ha compiuto in questi ultimi mesi sorprendendo l’economia mondiale è forse il passaggio da paese debitore a creditore. Secondo i dati resi noti dalla Banca Centrale a fine febbraio, il gigante sudamericano ha infatti nei suoi forzieri riserve in valuta straniera pari a 190 miliardi di dollari, mentre il totale dei debiti verso l’estero, per il settore privato e per quello pubblico, ammonta a 183 miliardi di dollari. “Una seconda dichiarazione di indipendenza” ha commentato soddisfatto il presidente Luiz Ignácio Lula da Silva. Che confida adesso fiducioso nel futuro, soprattutto dopo che Standard & Poor’s ha promosso il Brasile tra i paesi con “investment grade”.

Salvataggio carioca per Alitalia? L’ultima offerta d’acquisto viene dal Brasile

Una hostess Alitalia percorre una strada nei pressi dell'hangar della compagnia | Ansa
Che ne dite se fra qualche mese le hostess Alitalia, invece di offrirvi uno snack all’aroma di formaggio rivolgendosi a voi con l’inconfondibile accento romano vi chiedessero, “tudo bom? Il signore gradisce una caipirinha?” con un’inflessione simile a quella della top model Gisele Bündchen? No, non è fantascienza.

Prima la ridda di voci sul futuro prossimo della nostra compagnia di bandiera, da Air France al prestito ponte di 300 milioni di euro passando per il presidente russo Vladimir Putin, Tronchetti Provera e la Lufthansa. E adesso l’ultima offerta per acquistare Alitalia arriva come un fulmine a ciel sereno proprio dal Brasile, paese che sta vivendo un boom economico senza precedenti se si pensa che proprio venerdì scorso a causa delle sue politiche economiche è stato promosso tra gli stati affidabili per investire dall’agenzia internazionale di rating Standard & Poor’s.

L’offerta di acquisto di un miliardo di euro è stata annunciata da Michael Breslow, direttore e Ceo del fondo d’investimento verde-oro Multi-Long Corporation, specializzato in risanamento aziendale, il quale ha rivelato i dettagli da San Paolo, la capitale economico-finanziaria del Brasile dove il fondo ha la sua sede legale. “Qualche giorno fa abbiamo presentato una proposta ufficiale al governo italiano e alle autorità dell’Unione Europea che ci hanno chiesto se avevamo esperienze specifiche nel settore delle compagnie aeree. Gli abbiamo risposto di no”, ha spiegato Breslow, “aggiungendo però che siamo molto bravi in matematica, una scienza esatta dove uno più uno fa sempre due”. Un chiaro riferimento alla situazione finanziaria disastrata della nostra compagnia di bandiera, le cui perdite rebus sic stantibus sono di un milione di euro al giorno.
Per ora nessuna risposta ufficiale è arrivata, né da Bruxelles né da Roma ma, secondo le prime indiscrezioni raccolte a San Paolo del Brasile, pochi in Europa sembrano entusiasti dell’offerta brasiliana. Forse perché la Multi-long Corporation non ha ancora a disposizione i fondi necessari per l’acquisto che tuttavia, ha assicurato lo stesso Breslow, non avrà problemi a raccogliere, se la sua offerta sarà accettata “da una serie di banche brasiliane ed europee”. Una cordata guidata dal paese del samba, insomma, i cui protagonisti per ora preferiscono rimanere nell’ombra.
A far mantenere il massimo riserbo sui possibili partner di Multi-Long per l’acquisto di Alitalia è anche lo storico recente del fondo d’investimento brasiliano. Due anni fa, infatti, lo stesso Breslow aveva fatto un’offerta di oltre 600 milioni di euro per acquistare la compagnia aerea verde-oro Varig, all’epoca in una situazione al limite del fallimento proprio come lo è oggi la nostra compagnia di bandiera. Dopo un iniziale interessamento delle parti in causa, la negoziazione abortì per la “mancanza di garanzie d’acquisto” a detta del BNDES, la Banca statale brasiliana per lo sviluppo economico. Oggi, assicura il capo della Multi-Long, è diverso e le banche disposte alla cordata, europee e brasiliane, ci sarebbero.
Ma come mai Breslow, un brasiliano figlio di un inglese, e in passato persino allenatore di una squadra di calcio non proprio di punta come il Football Club Osasco, si interessa tanto alle compagnie aeree in crisi? Ai tempi del fallito tentativo di acquisto della Varig, nel 2006, rispose ai giornalisti che lo contattarono che “credeva nel Brasile” e che la migliori opportunità d’affari si stavano presentando “in paesi emergenti quali Brasile e Russia”. Oggi, probabilmente memore di com’è finita due anni fa, preferisce mantenere un profilo basso in attesa di risposte ufficiali da Roma.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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