
Casa in costruzione (credits Gruppo Immobiliare.it)
«Un rimbalzino dopo il tonfo dell’agosto 2007». Non ha dubbi Mario Breglia, presidente dell’istituto di ricerca Scenari immobiliari. La crescita delle compravendite (+2,3%) delle case e dei mutui (13,7%) nel primo trimestre 2010 fotografata dall’ultimo rapporto Istat non ci autorizza a parlare di un’inversione di tendenza nel mercato immobiliare dopo la contrazione degli ultimi anni.
I numeri dell’agenzia di statistica, confermati dall’Agenzia del Territorio, vanno cioé interpretati alla luce di quanto avvenuto, anche in Italia, negli ultimi anni: «E poi vorrei ricordare che il +13,7% comprende anche le rinegoziazioni dei mutui che avvengono a inizio anno. Insomma, se cresce un po’ la stipula di nuovi mutui questo avviene perché erano già scesi moltissimo nel 2009».
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Per avere la misura di quali conseguenze potrebbe avere sul mercato televisivo la vendita di Endemol a un consorzio capitanato da Mediaset (per 293 miliardi di euro), basta dare una breve scorsa all’elenco di programmi, soap, game show e fiction targati Endemol che sono stati trasmessi in questi anni in televisione.
Di qualunque tipo: privata, pubblica, digitale, italiana, internazionale. Non c’è canale televisivo, in sostanza, che non si affidi a Endemol - un colosso presente in 25 Paesi e 5 continenti e capace di fatturare 117 milioni nel 2006 (+24,1%) - per realizzare parte rilevante della sua programmazione. E spesso quella di maggior successo, per lo meno in termini di audience(come il Grande Fratello, il più noto format tv della società olandese).
Gli effetti dell’operazione, che porterà Mediaset a diventare fornitrice di servizi tv, si faranno sentire in primis sulla Rai, legata a Endemol da un contratto, ha scritto (file pdf, ndr) nei giorni scorsi Giovanni Minoli, “molto favorevole per la casa di produzione e molto oneroso per la Rai”, che di fatto risulterebbe privatizzata, secondo il direttore di Rai Educational . Affermazioni contestate (file pdf, ndr) da Paolo Bassetti, presidente di Endemol Italia. Sempre Minoli vede in questa operazione non solo un rafforzamento dello storico concorrente, ma anche uno stimolo per la Rai. Reagire o morire. “Il re è nudo: bisogna darsi da fare. Altrimenti è l’inizio della fine”. Come? Il punto è questo. La parola d’ordine di Minoli, come di tanti altri, è “Rai-fondazione”. Ovvero ritorno a una produzione televisiva soprattutto interna, fondata sulla qualità e meno asservita ai format internazionali. Ipotesi futuribili e forse anche un po’ irrealistiche: il sogno di una Rai che fa da sé e ritorna a essere servizio pubblico è considerata utopistica dagli esperti del settore, almeno nel medio periodo. Del resto la rapidità con cui le società venditrici di contenuti tv (come la stessa Endemol o Magnolia) riescono a realizzare programmi di grande successo per i propri clienti è al momento irrangiungibile per i colossi televisivi. Una delle ipotesi che si fanno con più frequenza negli ambienti tv è che la Rai, per controbattere all’offensiva Mediaset, possa rescindere nel medio periodo i contratti con Endemol.
Ma sono solo voci. Per ora l’unica certezza è che il Biscione - assieme a Telecinco, Goldman Sachs e Cyrte - grazie all’acquisizione di Endemol, ha fatto un grande passo verso il futuro, anche digitale. E verso l’auto-produzione di programmi, sia pure attraverso società controllate. Fedele Confalonieri assicura che non userà Endemol per indebolire il suo competitor pubblico, ma i contorni dell’operazione sono ancora troppo indefiniti per sbilanciarsi in previsioni di lungo periodo.