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Stock-options salate per i manager d’Oltralpe

La Borsa francese
I manager francesi dovranno pagare le tasse sulle stock-options. Il 16 ottobre scorso i deputati della Commissione affari sociali hanno votato un emendamento al progetto di legge di finanziamento della sicurezza sociale per il 2008 (Plfss). È questa la parte della “loi de finances”, il corrispettivo della legge finanziaria italiana, che propone di introdurre la nuova imposta. La notizia è apparsa sul sito francese latribune.fr. La tassa che dovranno pagare i manager d’oltralpe riguarderà il 2,5 per cento sull’attribuzione dei premi in azioni. Inoltre, è stata prevista una “contribution” (tassa) sul reddito dello stesso ordine di grandezza.

Nel discorso di presentazione del deputato dell’Ump, Yves Bur, è stata annunciata una tassa del 10% sulle attribuzioni gratuite di azioni per i vertici delle aziende. In parole povere, anche gli chefs d’entreprises francesi, saranno in parte tassati. “Si tratta di fare in modo che queste remunerazioni mascherate, che sono in forte espansione, partecipino al finanziamento della protezione sociale”, precisa il testo di presentazione del progetto di legge.

In Italia il dibattito continua. Tuttavia non sembra imminente un progetto di legge simile. Su Repubblica.it, ad esempio, è stata pubblicata una lettera di Alfiero Grandi, sottosegretario del ministero dell’Economia e delle finanze, proprio sulla necessità di tassare questo tipo di rendite dei manager. “La tassazione delle rendite con aliquota unica al 20%” ha scritto Grandi “è semplicemente una proposta di buon senso che porterebbe a più equità fiscale e a un mercato più equilibrato e moderno”.

Esselunga contro Coop: all’estero non sono da meno

Asda, la seconda catena di supermercati del Regno Unito dopo Tesco, è un società britannica storica fondata nel 1949 come associazione degli agricoltori e degli allevatori
In Italia imperversa la battaglia dei supermercati Esselunga e Coop, soprattutto dopo il libro Falce e carrello di Bernardo Caprotti (a cui Panorama ha dedicato la copertina del nr. 39) All’estero tuttavia le cose nel comparto alimentare della grande distribuzione non vanno tanto diversamente.
Per esempio in Australia è nota la battaglia tra Woolworths e Coles che è stata vinta dalla prima, soprannominata Woolies, nel febbraio di quest’anno. Il giorno dopo la fine delle ostilità, riporta l’australiano Herald Sun , i manager di Coles mettevano il cartello “for sale” (in vendita), mentre in casa Woolies si elogiavano gli ottimi risultati societari. Le ragioni del conflitto non sono nascoste. Stanno tutte nei prezzi di vendita al dettaglio. “Molti di noi”, dice l’amministratore delegato di Woolworths, Michael Luscombe, “non mangiano banane da molto tempo, adesso sono felice di vederle ritornare sul mio tavolo grazie al fatto che costano di meno”.
“La battaglia potrebbe andare avanti per anni”: così titolava la Northumberland Gazette il 28 settembre dell’anno scorso a proposito della decisione che doveva prendere il Government Office North East (Gone), cioè il governo locale del nordest dell’Inghilterra. Il Gone doveva decidere se concedere o meno l’apertura di nuovi centri commerciali nel territorio. Sainsbury e Tesco, due dei gruppi più importanti in Gran Bretagna, erano già in fila insieme alla società tedesca Lidl . Tuttavia, in questo scontro se ne interseca un altro: quella delle amministrazioni chiamate a decidere. Da una parte le amministrazioni locali e il GONE, dall’altra il governo centrale di Londra. Una decisione potrebbe arrivare tra due anni e mezzo.
Sempre in Gran Bretagna, Sainsbury’s e Tesco sono state al centro di un’altra battaglia. Come riportava l’agenzia Reuters nel marzo dell’anno scorso, Sainsbury’s si era autosospesa dal British retail consortium (BRC), Consorzio britannico delle società del settore retail (vendita al dettaglio) fino alla fine di aprile. Questa reazione è stata causata dalla dichiarazione in tv del direttore del Consorzio, Kevin Hawkins, che aveva appoggiato l’iniziativa della società rivale Tesco di introdurre delle etichette sugli alimenti indicanti le quantità di grasso, sale e zucchero. Iniziativa peraltro sostenuta da Sainsbury’s e proposta dalla Food standard agency, l’agenzia per i controlli sugli alimenti. Uno scontro, come mostra questo articolo pubblicato sul The Independent, tutto interno tra Sainsbury’s e il Brc.
I prodotti farmaceutici nello spazio 'Coop Salute'
All’estero i conflitti non si limitano ai generi alimentari. Per esempio, il settore della vendita di carburante da parte dei supermercati è stato al centro di una battaglia commerciale.
Come riportava il Belfast Telegraph nell’agosto dell’anno scorso, il già latente scontro tra i supermarkets degenerava dopo la decisione di Asda di tagliare il prezzo del carburante per tre volte consecutivamente in una settimana, dal prezzo record di 1 sterlina a litro a circa 90 centesimi. Gli altri contendenti, Sainsbury’s e Tesco, si erano visti costretti a correre ai ripari diminuendo a loro volta il prezzo. Asda, la seconda catena di supermercati del Regno Unito dopo Tesco, è un società britannica storica fondata nel 1949 come associazione degli agricoltori e degli allevatori. Nel 1999 è stata inglobata dal gigante statunitense Wal-Mart.

Bce attendista. Monetaristi: quest’anno tassi stabili

Una immagine di archivio della sede centrale della Bce a Francoforte
La Bce attende sui tassi d’interesse. Cioè aspetta di decidere se aumentare o diminuire il costo del denaro. Su questo tono hanno titolato molti quotidiani a proposito della situazione in cui si trova l’istituto monetario europeo.
L’instabilità dei mercati, l’euro forte, i rincari del petrolio e dei generi alimentari, sono alcuni dei motivi che fanno ritardare una decisione della Banca centrale europea sul tasso d’interesse. Decisione che, secondo alcuni monetaristi, potrebbe essere presa alla fine di quest’anno o, più probabilmente, nel 2008 inoltrato.
“Questa situazione lascia la Bce tra l’incudine e il martello”, dice Marco Annunziata, di Unicredit intervistato dal sito del quotidiano australiano Daily Telegraph. Secondo Annunziata, l’istituto centrale europeo rialzerà i tassi al 4,5% dopo un rialzo intermedio al 4,25% nella seconda metà del 2008.
Da un recente sondaggio Reuters risulta che molti esperti monetaristi giudicano improbabile che la Bce segua l’esempio della Federal Reserve che ha tagliato i tassi d’interesse del dollaro.
In una dichiarazione al Frankfurter Allgemeine Zeitung, Juergen Stark, membro dell’esecutivo della Bce, ha detto: “I rischi d’inflazione (dell’Eurozona, ndr) sono cresciuti”. Le turbolenze finanziarie, ha aggiunto, avranno un impatto “limitato” sull’economia.
Due monetaristi italiani prevedono che l’istituto presieduto da Jean-Claude Trichet non prenderà decisioni sui tassi almeno per quest’anno.
Carlo Altomonte, assistent professor di macroeconomia alla Bocconi di Milano, ha detto: “Se mettiamo insieme questi tre fattori: manovra di rialzo dei tassi che non era finita, crescita europea molto vicina al potenziale, limitato valore dell’argomentazione euro forte, ne consegue che sicuramente la banca non abbasserà i tassi”.
Giovanni Verga, professore di economia monetaria presso l’università di Parma, è di un parere leggermente diverso: la Bce non ha necessità di alzare o abbassare il suo tasso perché sono mutate altre condizioni. “La mia opinione - dice - è che non fa niente anche perché non facendo niente la politica è già stata restrittiva visto che il tasso di mercato, l’Euribor, è salito per effetto del premio a rischio. Quindi è come se la Bce avesse aumentato i tassi”. Se ci sarà una decisione al rialzo o al ribasso del costo del denaro, secondo Verga, è più probabile che questo avvenga a 2008 inoltrato. “Quest’anno - dice - è difficile che la Bce abbassi i tassi. Più probabile che li alzi o li abbassi il prossimo anno ma non tanto presto. A meno che non capiti qualcosa di particolare. Qualunque cosa faccia, sia in aumento che in diminuzione, sarà un piccolo movimento. La Bce dà più peso a un mini rialzo. Ma secondo me lo fa per controbilanciare le aspettative di un mini ribasso. In realtà è più facile che non lo muova. Perché anche il picco inflazionistico c’è però è potenziale e quindi non è detto”.

Manager italiane con Indra Nooyi (Pepsi): Prima mamme poi imprenditrici

le sorelle Nonino

Le donne manager italiane plaudono all’amministratore delegato di PepsiCo, Indra Nooyi, che ha dichiarato di recente: “Prima di tutto sono una madre, dopo un amministratore delegato e dopo una moglie”.
Le dirigenti e le imprenditrici non sono poche e fanno bene tanto sul posto di lavoro quanto in famiglia. A sostenerlo è la presidente dell’Associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda (Aidda), Laura Frati Gucci. “Sono totalmente d’accordo - dice - con la dichiarazione di Indra Nooyi. Accanto al primo posto di mamma metterei la cura della famiglia nel senso più ampio possibile. In Italia le donne, che di solito hanno alle spalle tradizioni familiari più forti rispetto agli Stati Uniti, non si occupano solo della loro famiglia ma spesso anche di quella di provenienza”.
Nonostante i positivi passi avanti, rimangono alcuni problemi. “In Italia - continua la presidente di Aidda - le donne in carriera sono meno in vista anche perché c’è una minore propensione a spostarsi. Tuttavia non è affatto vero, come ci ha accusato la Francia tempo fa, che le donne manager italiane non fanno figli perché la loro carriera è più importante. In Italia le donne, e anche le donne dirigenti d’azienda, fanno figli e si occupano della famiglia. Piuttosto è vero che in Italia c’è una carenza strutturale dell’assistenza alla gestione dei figli. Per esempio gli asili lasciano i bambini all’una, la legge 53 per la conciliazione dei tempi della famiglia coi tempi di lavoro è stata pensata per le grandi aziende e non per la miriade di piccole imprese italiane”.
Della stessa opinione sono le imprenditrici Nonino, che in Friuli distillano la grappa dal 1897. “La nostra azienda - dicono Cristina, Antonella ed Elisabetta Nonino - si avvale per l’85 per cento di personale femminile. Tocchiamo quotidianamente con mano il calvario di una brava mamma che è anche una lavoratrice coscienziosa. Mancano le strutture, come per esempio gli asili nido. Quelle che ci sono hanno orari che difficilmente si conciliano col lavoro dipendente. Una soluzione potrebbero essere gli asili aziendali ma purtroppo la nostra è un’azienda che non ha ancora le dimensioni adatte”.
Alla domanda se, come donne imprenditrici, trovano qualche forma di aiuto da parte dello stato italiano, Giannola Nonino ha risposto: “Nel lavoro assolutamente no, anzi, continue difficoltà. Per esempio, è incomprensibile come lo stato italiano voglia proporsi a “paladino della qualità” nel nostro settore quando in realtà fa molto poco per tutelare marchi e prodotti. Il tutto a scapito del consumatore e delle aziende serie. Anche per la famiglia tante parole e pochi fatti. Tutti i governi promettono aiuti alle donne che lavorano ma alla fine, se non ci sono nonni o zii che danno una mano, per una donna che ha un normale impiego è difficilissimo crescere bene dei figli”.
Laura Frati Gucci

Accordo tra Borsa Italiana e London Stock Exchange. E gli arabi stanno a guardare


E gli arabi rimangono a guardare. Vista da Dubai, la situazione si potrebbe riassumere così dopo la conclusione dell’accordo tra il London Stock Exchange (Lse) e Borsa Italiana, conclusasi il primo ottobre. Un accordo che ha fatto seguito ad un precedente matrimonio, quello di agosto tra il Nyse e Euronext, e che potrebbe precedere un’altra unione tra il Nasdaq e le borse scandinave.
Il deal che coinvolge Borsa Italiana prevede la fusione per 2,3 miliardi di dollari. Inoltre, in base alle parole dette da un portavoce di Lse a arabianbusiness.com, il potere di Borse Dubai e di Qatar Investment Authority (Qia) in Lse è diminuito. “La quota del 28% detenuta da Borse Dubai è stata portata a circa il 20%, mentre la parte della Qia è passata dal 20% al 14%”, dice lo stesso portavoce. In base al deal, Borsa Italiana detiene il 28% del business.
“La ristrutturazione di Borse Dubai e il deal che ha coinvolto il Nasdaq, la svedese Omx e Lse è molto importante. Ciò che molti non hanno compreso è che la più grande concorrente per Difx (Dubai International Financial Exchange) è stata la borsa di Londra”, dice Albert Momdjian ad di Dubai International Financial Centre (Difc) una società di Calyon, gruppo Crédit Agricole. “Negli ultimi due anni - continua Momdjian - il Difx non è cresciuto e ha perso competitività nei confronti di Lse”. Così hanno detto: “Sai cosa, perché non ce la compriamo?”.

At&t contro Vodafone: sfida all’ultimo telefonino nella campagna indiana


Il gigante americano della telefonia mobile, At&t, vuole contare di più nello sterminato mercato indiano. Pochi giorni fa la società statunitense ha siglato un accordo con l’operatore MahindraTelecommunications in base al quale le due società acquisteranno le licenze nelle 22 zone in cui è diviso il mercato dell’India. Secondo quanto riportato dal sito internet del Times, la società americana otterrà il 74% della joint venture.
“La At&t vuole fare affari in India… ovviamente intravede da queste parti grandi opportunità”, dice Ulhas Yargop, presidente della sezione information technology di Mahindra & Mahindra, la società sorella di Mahindra Telecommunications. Per At&t, che già detiene le licenze per le chiamate internazionali e nazionali a lunga distanza, questa mossa vuol dire investire ancora di più nel promettente mercato indiano. At&t, inoltre, è il primo operatore straniero ad entrare nel paese asiatico dopo la fornitura di servizi telefonici iniziata lo scorso aprile.

L’interesse della società americana per il settore della telefonia mobile è dovuto al fatto che in India, soprattutto nelle zone rurali, la penetrazione dei cellulari è relativamente bassa rispetto ad una popolazione complessiva di 1 miliardo e 100 milioni.
Nel paese asiatico, si calcola che ogni mese ci siano 8 milioni di nuovi clienti di telefoni cellulari. In Cina sono 5 milioni che si aggiungono ai 500 milioni di utenti di cellulari già abbonati. Secondo gli analisti, entro il 2010 l’India conterà 500 milioni di abbonati a un operatore di telefonia cellulare rispetto agli attuali 230 milioni.
Il colosso americano dei telefoni, che negli Usa registra 63,7 milioni di utenti, sembra seguire le orme di Vodafone, il gruppo di telefonia mobile più importante del mondo, che ha comprato la quota di controllo di Hutchison Essar per 11,1 miliardi di dollari.

Nel subcontinente la battaglia per il mercato dei cellulari è appena iniziata. Vodafone infatti spenderà 12 miliardi di dollari nei prossimi anni migliorando e ampliando il quarto network in India nella speranza di scalzare la rivale Bharti Airtel dal primo posto. Quest’ultima ha registrato lo scorso mese 50 milioni di utenti e mira a raggiungere quota 100 milioni nel 2010.

La regina della Pepsi: sono prima di tutto mamma, poi manager

L'amministratore delegato di Pepsi Co international, 51 anni, americana di origine indiana.

“Prima di tutto sono una madre, dopo un amministratore delegato e dopo una moglie”. Lo ha detto Indra K. Nooyi, amministratore delegato (CEO) di PepsiCo Inc., la società statunitense rivale della CocaCola. La notizia è apparsa su Hindustantimes.com, ripresa dalla dichiarazione fatta durante un dibattito al Yale club di New York su “Donne e leadership globale”. L’incontro fa parte delle celebrazioni per l’anniversario dei 60 anni dell’indipendenza dell’India dal dominio coloniale britannico avvenuta nel 1947. Uno sguardo sul passato per parlare di modernità e futuro.

L’amministratore delegato del colosso multinazionale del beverage, che è americana di origini indiane, ha ammesso che il fatto di avere diversi ruoli le provoca ogni tanto un po’ di confusione. Nooyi ha aggiunto che ogni donna “tende a essere un superuomo” perché “porta il peso di essere una madre, una moglie e una nuora accanto alle aspirazioni per la propria carriera”. Alla domanda sulle sue priorità, Nooyi, che è madre di due bambine, è stata molto chiara. “L’ordine è madre, CEO e moglie”, ha detto l’ad di PepsiCo eletta da Forbes come donna più potente del mondo per la seconda volta consecutivamente.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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