
Chi l’ha detto che i social network sono una piaga per i lavoratori, che sono roba da perditempo o fannulloni stipendiati e che presto o tardi verranno bloccati da tutte le aziende?
Uno studio condotto da Millward Brown per Google sembra dimostrare il contrario: l’impiego dei social media in ambito aziendale migliorerebbe le performance aziendali, aumentando il tempo libero a disposizione dei dipendenti finanche a cambiarne (in meglio) la carriera.
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(Credits: La Presse)
Il grande giorno è arrivato. Facebook da oggi è a tutti gli effetti un’azienda pubblica. Dopo il debutto a 38 dollari per azione al Nasdaq (per una valutazione complessiva di 100 miliardi) il titolo è schizzato a 40 dollari per poi ripiegare a metà seduta sul prezzo di lancio. Comunque un buon risultato, in una giornata di flessione per i mercati. E in settimane di passione come quelle che stanno interessando le piazze finanziarie di mezzo mondo. Questo non significa che l’azienda di Menlo Park diventerà da qui a poco la nuova Google, se non la nuova Apple. Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, non si possono ignorare i rischi che si nascondono dietro ad un’operazione azionaria di questo tipo, non fosse altro perché si parla pur sempre di una web-company. Continua

Andrea Vaccari, 28 anni, CEO e co-fondatore di Glancee
Per Andrea Vaccari oggi è stato il primo giorno di lavoro in Facebook. Lui a Menlo Park non è arrivato come tanti altri suoi coetanei, con un buon curriculum finito nella mani giuste. Ma per una via decisamente alternativa: 28 anni, veronese, Andrea Vaccari è infatti colui che insieme ad Alberto Tretti e al canadese Gabriel Grisé ha creato Glancee, l’applicazione di social discovering che – come avrete letto dalle nostre pagine tecnologiche – è stata appena acquistata da Facebook. Lo abbiamo contatto per farci raccontare qualcosa di più di questo piccolo miracolo italiano che da oggi farà parte dell‘azienda che si appresta a battere tutti gli ultimi record di capitalizzazione a Wall Street. Continua

Contrordine. Facebook non vale più 100 miliardi di dollari. La valutazione complessiva al momento della quotazione in borsa (prevista per il prossimo 18 maggio) sarà al massimo di 96 miliardi. È la stessa società a farlo sapere, in un documento depositato presso la Sec nel quale fissa il prezzo ufficiale per l’Ipo: da 28 a 35 dollari per azione. Significa che anche vendendo tutte le azioni al massimo del prezzo, Mark Zuckerberg e soci non riusciranno a sfondare la fatidica soglia dei 100 miliardi di capitalizzazione. Continua

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (AP Photo/Craig Ruttle)
Da un lato c’è un social network che continua ad attrarre utenti e che ormai vede vicinissima la fatidica soglia del miliardo di iscritti. Dall’altro ci sono i dati finanziari che parlano di una società che non ha ancora margini convincenti. L’impressione è che Facebook non abbia ancora trovato la quadratura del cerchio per far fruttare a dovere il suo enorme potenziale di business. Continua

E se un giorno, oltre al classico Mi Piace, potessimo esprimere il nostro consenso verso un brand comprandone le azioni direttamente su Facebook? L’ipotesi non è campata in aria, anzi. Secondo quanto appena rivelato da Business Insider, infatti, a partire dal prossimo mese di giugno il social network di Mark Zuckerberg darà la possibilità agli iscritti di acquistare titoli attraverso la sua piattaforma. Merito di un accordo con Loyal3, una società americana che ha studiato un sistema piuttosto pratico per fare trading on-line in salsa social. Continua

Un magazzino Ikea (Ansa/EPA/ATTILA KISBENEDEK)
Moglie e marito litigano con un metro di carta in mano davanti a un inerme commesso con il camice giallo. Colpa di un mobile Besta, perfetto per lei, inutile per lui: non c’è posto per il televisore da 42 pollici che ha appena comprato per guardare le partite di Champions. Scene di ordinaria follia di un sabato pomeriggio all’Ikea, il posto preferito da milioni di famiglie che vogliono arredare casa con soluzioni pratiche ed economiche. Continua