Archivio per autore: » roberto.seghetti

Il nuovo redditometro: se spendi troppo il fisco ti sgama


È una delle novità più dirompenti introdotte con la manovra da 24,9 miliardi per stanare l’evasione fiscale: il nuovo redditometro, un sistema che passerà al vaglio le spese dei contribuenti per verificare se sono «coerenti» con il reddito dichiarato. E che fa il suo debutto già con le dichiarazioni compilate quest’anno e relative al 2009. Per capire meglio come ci si deve regolare, Panorama ha preparato una guida in 15 domande e risposte in vista della scadenza fiscale più importante dell’anno. Continua

La relazione annuale di Mario Draghi. E se fosse lui il prossimo capo della BCE?


Il governatore di Banca d'Italia, Mario Draghi (ansa/schivella)

Il governatore di Banca d'Italia, Mario Draghi (ansa/schivella)

«Molto è stato fatto, molto resta ancora da fare». Sarà questo il motivo di fondo delle considerazioni finali che il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, leggerà lunedì 31 maggio all’assemblea annuale dell’istituto (ve ne diamo una sintesi nel box a fondo pagina ndr). All’indomani della crisi greca, della nuova tempesta sulle borse e delle contromisure in corso di approvazione nei diversi paesi europei (Italia in testa), il tradizionale discorso ai «signori partecipanti» sarà più delicato del solito, dal punto di vista tecnico, diplomatico e politico, per le analisi e le ricette che Draghi dovrà illustrare, ma anche per il ruolo che il governatore si trova oggi a ricoprire in Italia e a livello internazionale.
Da capo della banca centrale, Draghi dovrà pronunciarsi sulla manovra correttiva dei conti pubblici appena approntata dal governo presieduto da Silvio Berlusconi, ma anche criticata per i modi e i contenuti dalle opposizioni, a cominciare dal Partito democratico guidato da Pier Luigi Bersani. Continua

Industriali: a Roma l’Unione fa la forza


Industriali: a Roma l'Unione fa la forza

La candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020 con un progetto da 14 miliardi di investimenti in infrastrutture, ma da realizzare per larga parte con impegni di spesa già previsti. Una strategia di attacco e di rinnovamento della Confindustria regionale. Ma soprattutto la rivendicazione del ruolo di Roma, provincia capace di produrre il 9 per cento del pil italiano, seconda ma ormai per poco rispetto a Milano. Aurelio Regina, presidente della Manifatture Sigaro Toscano, un campione del made in Italy con stabilimenti produttivi in Toscana e Campania, non ha ancora festeggiato i 2 anni al vertice dell’Unione degli industriali della capitale e può già vantare cambiamenti che hanno creato attorno a lui consenso e aspettative da parte del mondo industriale ed economico. Continua

Ritorno alla terra e cambio vita

Adriana Bucco, ex revisore dei conti, gestisce con la sorella la cascina dei nonni

Adriana Bucco, ex revisore dei conti, gestisce con la sorella la cascina dei nonni

“Noi non costruiamo automobili o elettrodomestici o scarpe, ma siamo imprenditori, facciamo affari, gestiamo rapporti con le banche, produciamo”. Ha ragione Pasquale Polifroni, 37 anni, che ha abbandonato l’attività da pubblicitario per produrre lamponi nella Locride. Continua

Un Paese per vecchi: nel 2040 un italiano su tre sarà anziano

Una coppia di anziani

Una coppia di anziani

L’ultimo allarme sugli effetti dell’invecchiamento della popolazione, l’Unione Europea l’ha lanciato invitando tutti i paesi a innalzare l’età del pensionamento. Ritirarsi più tardi, ha spiegato il commissario agli Affari economici, Joaquin Almunia, “contribuisce ad aumentare la popolazione attiva e aiuta la crescita”. Il giorno prima un analogo invito era arrivato dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi.
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Energia verde: Adesso l’Enel scalda gli specchi di Archimede

Cinquantaquattro specchi lunghi 100 metri ciascuno per una superficie complessiva di 31 mila metri quadrati. Una potenza di 5 megawatt.
E soprattutto un risparmio annuale pari a 2 mila tonnellate di petrolio. Senza contare le 6.200 tonnellate all’anno di anidride carbonica che non verranno immesse nell’atmosfera. Eh sì, quando si parla di energia rinnovabile non si possono dimenticare i numeri della centrale a concentrazione solare Archimede, ideata a suo tempo dal premio Nobel Carlo Rubbia e che l’Enel sta finendo di costruire in Sicilia.
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I piani di Cattaneo: Fatemi spendere con Energia

Flavio Cattaneo

“Potremmo fare investimenti per miliardi di euro, aprendo i cantieri in pochi giorni. Potremmo migliorare ulteriormente la rete per la trasmissione dell’energia. Sarebbe un bene per le famiglie e per le imprese che consumano elettricità, per i produttori e per l’intero Paese. Ma la burocrazia blocca tutto”. È un fiume in piena Flavio Cattaneo, amministratore delegato della Terna, la società che gestisce 62 mila chilometri di impianti di trasmissione dell’elettricità, settima al mondo per dimensione, ma che deve fare i conti con l’italianissimo problema delle autorizzazioni ogni volta che deve anche solo cambiare un cavo in un elettrodotto. Oggi Cattaneo è uno dei pochi manager ad avere i soldi per gli investimenti. Tutti gli chiedono di farli. Però c’è sempre un timbro, un nullaosta che ostacola il cammino. “Siamo al paradosso che per fare le opere il più delle volte un quarto del tempo se ne va solo per le autorizzazioni”.
Perché ci sono tante strozzature nella rete di trasmissione dell’elettricità?
Gli impianti per la generazione di energia sono stati costruiti dove è stato possibile. Anche questa è una conseguenza delle procedure burocratiche. Perciò oggi ci sono regioni che hanno più impianti di quelli che servono e regioni che non hanno neanche quelli necessari per il proprio fabbisogno. Di conseguenza dobbiamo prendere l’energia dove viene prodotta e portarla dove non c’è. E qui ci troviamo di fronte alla burocrazia, alle procedure bizantine.
Per superare i colli di bottiglia bisogna fare investimenti ma vi viene impedito?
Spesso le stesse regioni che hanno rifiutato di ospitare impianti di generazione di energia fanno resistenza sugli elettrodotti. Come se potessimo portare l’elettricità con le mani.
Davvero sareste in grado di aprire in pochi giorni i cantieri?
Rispetto a cinque anni fa la Terna ha fatto passi da gigante. Oggi investiamo il quadruplo: 800 milioni di euro l’anno. Abbiamo 300 cantieri aperti, per 1,1 miliardi di investimenti, ma vi sono ancora sei opere strategiche in attesa di autorizzazione per 2 miliardi di euro. In tutto, per i prossimi 10 anni abbiamo programmato 6 miliardi di euro di spesa per connessioni con le isole, ponti elettrici fra diverse regioni, collegamenti con i Balcani, dai quali potremmo importare energia a basso costo da fonti rinnovabili direttamente nelle regioni del Centro, come Marche e Abruzzo, che hanno un robusto fabbisogno. Tutti investimenti a costo zero per lo Stato e a doppia vincita, come dicono gli americani. Noi investiamo, evitiamo l’imbottigliamento e riduciamo anche i costi di sistema.
E i costi per i consumatori?
Le strozzature si pagano. L’impianto che non riesce a trasportare l’energia prodotta assorbe soldi, che vanno a carico dell’utente. Se potessimo realizzare tutti i 6 miliardi di investimenti in tre-quattro anni, gli utenti pagherebbero circa 480 milioni in più per la voce trasmissione, ma nella stessa bolletta risparmierebbero 1,5 miliardi di euro per oneri di sistema. Risultato: gli utenti pagherebbero 1 miliardo in meno ogni anno. Insomma, con questi investimenti ci guadagnano tutti, il Paese, i consumatori, le imprese. Qualcuno si prenda la responsabilità di spiegare perché i progetti non sono approvati.
Vi sono polemiche perché le strozzature della rete non permettono il pieno ricorso alle fonti rinnovabili, come l’eolico.
Le rinnovabili hanno una produzione non continuativa e non programmabile. Un impianto eolico funziona in media 2 mila ore l’anno, contro le 7 mila di un impianto termico. Ma si deve mantenere la stessa frequenza di energia nella rete. Dunque, quando non c’è l’afflusso dell’energia rinnovabile, dobbiamo avere la sicurezza di mantenere la stessa frequenza con l’apporto di un altro generatore tradizionale. Ci sono problemi tecnici, di sicurezza del sistema. In ogni caso, è chiaro che lo sviluppo della rete risolverà anche il problema delle fonti rinnovabili. Per esempio, il complesso di interventi già previsti tra Puglia, Basilicata e Calabria, anch’essi in attesa di autorizzazione, sarà fondamentale per l’eolico.
Oltre alle commissioni tecniche pesa il parere delle amministrazioni locali. Con il federalismo che cosa accadrà?
Considero il federalismo una cosa positiva, ma per l’energia è un disastro. L’energia è una di quelle materie, specie per le reti strategiche di infrastrutture, che dovrebbero rimanere in mano a un unico soggetto. Si pensi alle elezioni. Non c’è opera per la quale non dobbiamo aspettare sei mesi qui e poi sei mesi là perché c’è una qualche votazione. E nessuno vuole decidere in quel frangente di passare sul campo di Tizio o di Caio.
Il fermo non è solo colpa delle commissioni Via (valutazioni di impatto ambientale)…
Il problema non è capire dove stanno fermi oggi i progetti, ma gli innumerevoli passaggi previsti dalla procedura. Sarebbe necessario definire un piano nazionale e in base a quello procedere. Non è nemmeno questione di partiti: tutti i politici sono favorevoli, poi subentrano elementi burocratici che frenano tutto.
Propone un commissario straordinario?
Per le opere ferme e da sbloccare non sarebbe sbagliato, e non parlo solo delle nostre. Ma il problema è di fondo: dobbiamo diventare un paese normale, con procedure più snelle. Oggi la legge impone di darci risposte entro 180 giorni, ma negli ultimi cinque anni nemmeno una è arrivata nei tempi previsti. E nessuno paga pegno. Non possiamo metterci a fare causa al funzionario in ritardo. Il problema è riuscire a completare l’opera. Non bastano 180 giorni? Prevediamone 360, poi basta. Se non c’è risposta, si facciano i lavori con il silenzio assenso.
Il progetto di legge sull’energia, passato al Senato e ora all’esame della Camera, prevede passi in avanti.
Si prevedono alcune semplificazioni. Speriamo non ci siano le solite prese di posizione ingiustificate. Tra l’altro stiamo lavorando anche in favore dell’ambiente: nei prossimi lavori, a fronte di 400-500 chilometri di nuovi elettrodotti, ne demoliremo 1.200, perché le nuove linee sono più efficienti, hanno più capacità, si integrano meglio nell’ambiente.
Avete venduto la partecipazione nella rete brasiliana. Motivo?
In Brasile non c’erano più opportunità di crescita con gli stessi rendimenti. A fronte di un’offerta che ha attualizzato i prossimi 20 anni di dividendi e moltiplicato per cinque il capitale investito, abbiamo preferito uscire e dedicarci interamente allo sviluppo della rete italiana.

Lavori in corso della Terna


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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