

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti al workshop Ambrosetti a Cernobbio (MATTEO BAZZI / ANSA9
A tutti quelli che lo tirano per la giacca, dal Pd ai colleghi di governo, Giulio Tremonti risponde con lo stesso refrain: «La risposta non è nella mia disponibilità, ma in quella dell’Europa. Ancora non ci si rende conto che dal 2011 tutto è cambiato». Tra le prove del cambiamento il ministro dell’Economia indica il fatto che mentre in questo biennio l’Italia dovrà solo fare «manutenzione» dei conti pubblici (un decreto da 3 miliardi a maggio) i partner della Ue stanno approvando manovre ben più drastiche. Continua


«La guerra è una cosa troppo seria per farla fare ai generali». La battuta di Georges Clemenceau si adatta benissimo alle tasse: questione troppo importante per affidarla ad accademici, esponenti di Palazzo di lunghissimo corso, tecnici prestati alla politica. Ancora di più se si parla di patrimoniale, un tabù per gli italiani che vantano quasi 10 mila miliardi di euro di ricchezza lorda, in gran parte case. Continua


Ora non ci sono più alibi, né per questo governo né per quello che eventualmente verrà. La decisione della Corte costituzionale di sabato 13 novembre ha stabilito senza ombra di dubbio che i no delle regioni alla costruzione di centrali nucleari sono illegittimi. Così come sono fuorilegge i rifiuti a ospitare siti per lo stoccaggio di scorie radioattive, o per la fabbricazione di combustibile. Continua


Sono quasi 3 mila e il loro merito è di avere un papà o una mamma che lavora in banca. Più, ma non sempre, una laurea e la conoscenza dell’inglese. Due caratteristiche comuni, se non a quel 25 per cento di giovani che secondo le statistiche sarebbero in attesa di lavoro, almeno ai 160 mila che ogni anno escono all’università e che il lavoro lo cercano di sicuro. Ebbene, per quella minoranza la corsia di sorpasso è garantita. Basta che i genitori siano per esempio dipendenti di Unicredit o Intesa Sanpaolo, le due principali banche italiane, e accettino di andare in pensione. Ma anche di Banca popolare di Milano, Monte dei Paschi di Siena, Ubi banca, Banco popolare, Banca di credito cooperativo di Roma. Continua


L’austerity sugli stipendi pubblici decisa dal governo ha raggiunto il piano nobile della Banca d’Italia, dove corridoi silenziosissimi portano agli uffici di Mario Draghi, del direttore generale Fabrizio Saccomanni e degli altri tre componenti del direttorio: Ignazio Visco, Giovanni Carosio, Anna Maria Tarantola. Draghi ha annunciato da novembre il taglio del 10 per cento per il vertice. Secondo molti, decisione non rinviabile dopo che è emerso nel 2009 un netto aumento delle spese per il personale, che si cercherà di limitare sia con la forbice governativa sia con il congelamento dei contratti 2011-2013. Continua


L’appuntamento è per mercoledì 12 maggio. Quel giorno il consiglio d’amministrazione delle Generali approverà la trimestrale e le decisioni prese dal comitato per le remunerazioni, presieduto da Paolo Scaroni (l’amministratore delegato dell’Eni è consigliere del Leone) con Lorenzo Pellicioli e Leonardo Del Vecchio: due dei soci industriali la cui cordata ormai eguaglia come peso azionario la Mediobanca e intende incidere sulle strategie. Continua

Ci sono nomi che hanno fatto la storia dell’industria energetica italiana e mondiale: Ansaldo, Finmeccanica, Edison, Techint, Eni, Franco Tosi, Dalmine, General Electric, Abb, Rolls-Royce, Siemens, Rockwell. Aziende blasonate del settore impianti e altre protagoniste più recenti: Maire Technimont, Trevi, Demont, Tenaris, Prysmian, Riva, Iilva, Saipem, Tyssen, Belleli. I grandi costruttori: Salini, Italcementi, Pizzarotti, Cmc, Impregilo, Astaldi. L’area dei servizi: Sogin, Elsag, Accenture, Honeywell. Finora circa 600 imprese made in Italy o succursali di gruppi esteri si sono messe in fila per partecipare al piano nucleare del governo che prevede entro 15 anni la costruzione di otto o 10 reattori in grado di produrre circa 100 miliardi di chilowattora l’anno, un quarto del fabbisogno dei prossimi anni. Continua