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Rimarrà sicuramente chiuso in un cassetto fino a quando da Palazzo Chigi non ci sarà il via libera alla riapertura della trattativa, ma Air France-Klm, secondo indiscrezioni, avrebbe già pronto un nuovo piano su Alitalia.
Misure che non hanno niente a che vedere con la richiesta arrivata dal futuro premier, Silvio Berlusconi, di pari dignità con le altre due compagnie aeree che fanno già parte dell’alleanza franco-olandese, ma Parigi potrebbe lo stesso lanciare segnali molto più rassicuranti sul numero degli esuberi, sulla riduzione della flotta e soprattutto l’impegno a valutare nuovi collegamenti destinati soprattutto alla clientela business su Malpensa. Riguardo al prezzo delle azioni e delle obbligazioni di Alitalia invece il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, potrebbe addirittura ridurre il concambio al di sotto dei circa 10 centesimi offerti finora. La situazione sempre più drammatica dei conti Alitalia, con una liquidità sufficiente appena per altre 2-3 settimane, non consente margini di manovra sul prezzo. Il nuovo piano, ammorbidito ancora in quei punti su cui i sindacati avevano fatto muro e su cui ci sarebbe già il via libera di massima da parte dai soci olandesi della compagnia, in ogni caso sarà tirato fuori solo se Air France-Klm, più che a logiche industriali, dovesse essere obbligata a muoversi in base a opportunità di natura politica. Perché una cosa è certa. La riapertura dei contatti tra Roma e Parigi non può che avvenire grazie al lavoro delle diplomazie e dopo che anche Aeroflot si è tirata di nuovo indietro, l’unica pista per evitare il commissariamento di Alitalia resta proprio quella francese, con l’eventuale ingresso di soci italiani nella nuova compagine azionaria. Tempi e modalità sono tutti da decidere e per dare fiato ai conti di Alitalia, a breve potrebbe arrivare il via libera a un prestito ponte per la compagnia. Le basi per un’intesa bipartisan su Alitalia sono state fissate nell’incontro di ieri sera a Palazzo Chigi tra i due ambasciatori Gianni ed Enrico Letta. Un’ora di colloquio, al quale hanno preso parte anche il super consulente del Cavaliere Bruno Ermolli (che cura la costruzione della cordata italiana), il sottosegretario al Tesoro, Massimo Tononi, e il direttore generale, Vittorio Grilli. Un’ora in cui si è ragionato sui destini di Alitalia.
Chiara la richiesta del Pdl al governo uscente: evitare il collasso prima dell’insediamento del nuovo esecutivo. Certo i conti in rosso dell’azienda preoccupano. Non a caso Gianni Letta ha voluto per prima cosa conoscere lo stato dell’arte del bilancio. Nonostante fosse preparato a un quadro negativo, i dati illustrati hanno messo a nudo una compagnia già defunta. Gianni Letta vuole ottenere una vera e propria due diligence. E forse anche a questo potrebbe servire un nuovo incontro la prossima settimana anche se c’è da fare i conti con la Lega da sempre convinta che la carta migliore da giocare sia invece proprio la legge Marzano. Uno scoglio tutt’altro che secondario. Ecco perché se Berlusconi riuscirà, una volta primo ministro, a trovare l’intesa con il presidente francese Nicolas Sarkozy, l’operazione non potrà che venire un po’ anche incontro alle richieste della Lega su Malpensa.
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L’ostilità dei sindacati sicuramente. Ma ci sono altre motivazioni che hanno messo in allarme il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, tanto da indurlo domani, nel corso del nuovo vertice con i sindacati, a fare quelle aperture sulla flotta, sugli esuberi e su Az Servizi necessarie a sbloccare la firma per l’acquisto di Alitalia. Il termine ultimo per dare seguito al contratto tra Alitalia e Air France-Klm del 15 marzo scorso è stato già prorogato di 48 ore rispetto alla scadenza del 31 marzo e non sono ammesse altre deroghe.
Innanzitutto il ritorno in pista da parte di Aeroflot. Al di là delle dichiarazioni ufficiali del portavoce del vettore russo che quasi ogni settimana torna a ribadire l’interesse su Alitalia, sarebbe realmente in corso, attraverso colloqui con gli advisor, il tentativo del vettore di Mosca di inserirsi di nuovo nella procedura di cessione di Alitalia. “Aeroflot sta seguendo sui media i negoziati in corso e non ha ancora archiviato la vicenda Alitalia. Tutto è ancora possibile, se fallirà la trattativa e verranno avanzate nuove proposte accettabili, siamo pronti ad esaminarle”, ha detto un portavoce di Aeroflot. Nei confronti di Spinetta sarebbe stata poi avviata una massiccia opera di convincimento da parte del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, a limare il più possibile i due punti dolenti del piano: ampliamento del perimetro di Az Servizi e il ridimensionamento della flotta Alitalia.
Ieri si è assistito a un vero tam tam sul fatto che Spinetta possa arrivare a un compromesso in vista dell’incontro risolutivo di domani con i sindacati. Incontro inizialmente in programma per ieri ma rinviato appunto per consentire a Spinetta di rivedere le sue posizioni. Una nota ufficiale dei segretari generali di Filt-Cgil e Fit-Cisl, Fabrizio Solari e Claudio Claudiani, rilasciata nel pomeriggio per non far fallire sul nascere il tentativo di mediazione con Spinetta, non è bastata a frenare gli entusiasmi di Borsa. Il titolo Alitalia ha archiviato la seduta in progresso del 10,42% a 0,53 euro. “Non risultano novità di rilevo, né formali né informali. Esercitarsi su inutili limature riciclando proposte già avanzate nei giorni scorsi non aiuta l’avanzamento della trattativa”, hanno affermato i due sindacalisti di Alitalia.
Sull’offerta di Air France è invece arrivata una parziale apertura da parte del candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, che finora non ha nascosto il suo progetto di mettere insieme una cordata di imprenditori per dare filo da torcere a Parigi. “Sono scettico sulla trattativa”, ha spiegato Berlusconi, “ma se Alitalia resta la nostra compagnia di bandiera, non ci opporremo”. Il top manager francese starebbe valutando la disponibilità, per quanto riguarda la flotta, di anticipare al 2009 l’ingresso di un nuovo aereo, un Boeing 777, che garantirebbe il reimpiego di 100 assistenti di volo e 12 piloti, e di tenere 3 Md80, che assicurerebbe lavoro a 30 piloti e 60 assistenti di volo.
Nel piano presentato nei giorni scorsi da Spinetta era prevista invece l’introduzione di un aereo nuovo all’anno dal 2010 al 2018 e la messa a terra di 16 Md80. Per quanto riguarda il cargo, per il quale era prevista la chiusura nel 2010, si starebbe valutando di rimandare al 2009 la valutazione della produttività del settore, per poi riconsiderare la chiusura. Sul fronte del perimetro aziendale, Air France-Klm starebbe ipotizzando inoltre di tenere Atitech all’interno dell’Alitalia. Le proposte sono state vagliate per tutta la notte dai vertici del gruppo franco-olandese e dal numero uno di Alitalia, Maurzio Prato, e solo domani mattina si capirà se c’è la possibilità che Alitalia finisca sotto il cappello di Air France-Klm.

Air France-Klm presenta domani sera la nuova proposta per acquistare Alitalia. Proposta rivista e corretta per ammorbidire le posizioni dei sindacati e per scoraggiare sul nascere il tentativo di mettere insieme una cordata di imprenditori italiani per dare battaglia al piano industriale del vettore franco-olandese. Le buone notizie in arrivo da Parigi dovrebbero riguardare il fronte caldo degli esuberi, del settore cargo e di Az Servizi. Nessun dietro-front invece su Malpensa e visto che la scadenza fatidica del 30 marzo, data in cui Alitalia cancellerà ben 180 voli giornalieri, è dietro l’angolo sono già partite le procedure per la cassa integrazione dei primi 900 dipendenti dello scalo varesino.
A essere colpiti saranno soprattutto i dipendenti di Sea Handling, la società di servizi della Sea che conta oltre 3.000 lavoratori e che finora ha avuto come cliente principale proprio Alitalia. Diventata società autonoma due anni fa, Sea Handling aveva come obiettivo quello di aprirsi al mercato con la cessione di una quota di circa il 30% del capitale. Progetto fallito miseramente visto che la società continua a chiudere in perdita (l’ultimo bilancio disponibile, quello del 2006, mette e nudo un rosso di 225 milioni) e se finora si è salvata è stato solo grazie alle continue iniezioni di liquidità della c ontrollante Sea. Da lunedì prossimo i collegamenti settimanale effettuati da Alitalia su Malpensa crolleranno da 1.238 a 347. Oltre ai voli, come è ovvio, saranno falciati anche i transiti dei passeggeri Alitalia e di altre compagnie: da circa 250.000 passeggeri al giorno si passerà a poco più di 5.000 unità.
Per come è stato concepito il modello di business di Malpensa, lo scalo può funzionare solo se c’è una compagnia di bandiera di riferimento. Dopo l’addio di Alitalia è difficile che qualcuno prenda il suo posto. Così come è una goccia nel mare l’accordo di sette anni del valore di 96 milioni siglato con Volare, la compagnia di voli charter oggi controllata da Alitalia ma per la quale il consiglio di Stato ha chiesto al governo che faccia una nuova gara di aggiudicazione.
L’andamento del traffico passeggeri al Nord dimostra come il ruolo dell’aeroporto varesino sia profondamente mutato rispetto al scenario dei primi anni ‘90 quando Malpensa iniziò a operare. Nel 2007 oltre 30 milioni di passeggeri hanno volato da città del settentrione senza passare per Malpensa mentre aeroporti minori, come Orio al Serio (controllato al 49,9% dalla stessa Sea), nel giro di pochi anni hanno visto esplodere il numero di clienti indipendentemente da Alitalia ma grazie a vettori low cost.
Nel 2007 il traffico dello scalo bergamasco è cresciuto del 10% mentre l’anno precedente di addirittura il 26%. Stesso discorso per gli scali di Venezia, Verona, Torino e Bologna. Il vento è cambiato e difficilmente Malpensa sarà in grado di contrastare il processo di dehubbing che scatterà domenica prossima. A meno che Air One non rinunci definitivamente alle ambizioni su Alitalia e, insieme a Intesa Sanpoalo, tiri fuori dal cilindro un piano di rilancio per lo scalo varesino.
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La proposta di Air France-Klm si prepara a sbarcare sul tavolo di Alitalia ma il mercato boccia l’ulteriore sconto chiesto dal numero uno del vettore francese, Jean-Cyril Spinetta. Come anticipato da Panorama.it, l’Ops che sarà lanciata da Parigi sul 100% di Alitalia è ben lontana dai 35 centesimi annunciati nell’offerta preliminare dello scorso mese di dicembre. Il prezzo definitivo sarà fissato a ridosso della pubblicazione del documento informativo dell’Ops, ma comunque non dovrebbe discostarsi dai 20 centesimi pattuiti nell’ultimo vertice parigino tra le due compagnie aeree. Sempre che le azioni Alitalia non crollino ancora a Piazza Affari con il rischio che i piccoli risparmiatori rimangano con un pugno di mosche in mano.
Del resto è difficile dare torto a Spinetta. Il prezzo del petrolio alle stelle, il rosso 2007 di Alitalia ben superiore a tutte le previsioni più pessimistiche e il fatto di dovere sborsare subito 1 miliardo per l’aumento di capitale di Alitalia, portano il valore di mercato Alitalia, che continua a perdere 1,5 milioni al giorno, molto vicino a zero. Il rischio che la trattativa possa saltare, avrebbe però spinto il numero uno di Air France-Klm ad assicurare comunque un piccolo incasso al Tesoro per il suo 49,9% di Alitalia per cui è escluso che possano esserci altre sforbiciate sul prezzo. La proposta sarà al vaglio del cda di Alitalia da cui dovrebbe arrivare il via libera senza troppe difficoltà. Così come si annuncia tranquillo il passaggio al Tesoro della prossima settimana che deve esprimere la sua opinione sulla vendita ad Air France-Klm del pacchetto di controllo di Alitalia in cambio di una quota del 3% nella holding cui fa capo il vettore franco olandese. Più difficile invece il confronto con i sindacati che partirà martedì. Senza l’accordo con i rappresentanti dei lavoratori, Parigi non andrà avanti nella trattativa, così come, del resto, se non ci saranno i via libera dell’Antitrust italiano e Ue.
Gli esuberi in Alitalia Fly sarebbero confermati a quota 1.700 mentre la nota dolente resta Az Servizi visto che resterà nell’orbita Fintecna. Spinetta propone l’assorbimento nella Fly di circa 3.200 dipendenti di Az Servizi nella quale Fintecna dovrebbe salire dal 49 al 51%. I sindacati temono per questi addetti una pesante ristrutturazione visto che la loro retribuzione è superiore di circa il 30% rispetto alla media di settore. Intanto monta la protesta a livello politico. L’esponente della Lega Nord, Roberto Maroni, ha chiesto apertamente che “il governo Prodi non chiuda la partita, lasciando al prossimo governo la conclusione della trattativa per la cessione di Alitalia. È l’unica condizione che porremo”. Molto probabilmente si cerca ancora un compromesso su Malpensa per la quale comunque la Regione Lombardia e le Province di Milano e Varese hanno già firmato l’accordo territoriale con i sindacati per adempiere alla procedura di autorizzazione alla cassa integrazione per i lavoratori del gruppo Sea.

Si allarga a macchia d’olio l’indagine della Procura di Roma per la presunta mazzetta che farebbe da contorno alla cessione di Wind alla Orascom dell’egiziano Naguib Sawirs. I pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli avrebbero in mano gli elementi per ipotizzare che i 90 milioni di cui si sono perse le tracce durante le complicate transazioni internazionali sarebbero stati intascati da un buon numero di dirigenti dell’Enel che, secondo l’ipotesi di accusa della procura di Roma, avrebbe diviso la maxi tangente con l’amministratore delegato (all’epoca dei fatti direttore generale) Fulvio Conti. Ma Conti non è l’unico indagato eccellente di quella che si prospetta un’indagine che, prendendo le mosse da una puntata di Report, rischia di creare un terremoto nel mondo delle tlc. Nell’inchiesta giudiziaria per corruzione sono coinvolte finora 11 persone tra le quali lo stesso Naguib Sawiris, l’imprenditore egiziano a capo del colosso Orascom che in passato non ha esitato a definirsi il più grande finanziatore di Arafat, Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Wind, e Alessandro Benedetti, il mediatore che condusse in porto la cessione di Wind. Al vaglio dei magistrati romani ci sono i risultati delle perquisizioni compiute nei giorni scorsi, tra l’altro a Milano e Londra, e la documentazione acquisita. Non è escluso che già dalla prossima settimana possa cominciare l’attività di audizione degli indagati. In Procura si ritiene che la Weather Investment, la scatola con cui Sawiris ha rilevato il gruppo tlc da Enel, abbia versato tangenti e che le abbia prese anche Conti. Quei 90 milioni sarebbero serviti a convincere il management dell’Enel a eliminare dalla trattativa il concorrente americano Blackstone, oggettivamente più competitivo dal punto di vista tecnico e finanziario del gruppo egiziano. Secondo la ricostruzione fatta nel maggio dello scorso anno da Report, Sawiris avrebbe offerto inizialmente 11,7 miliardi per Wind mentre il fondo Usa Balckstone 12,80 miliardi e quindi quest’ultimo avrebbe dovuto vincere la gara. Inspiegabilmente, l’offerta del magnate egiziano venne successivamente ritoccata all’insù tanto da aggiudicarsi l’operatore tlc per una cifra non molto lontana dall’offerta iniziale del concorrente a stelle e strisce. Questo sarebbe successo dopo che Sawiris e l’intermediario Benedetti furono informati dall’Enel sull’entità dell’offerta del concorrente. Anche la stessa cifra della transazione insospettisce gli inquirenti visto che negli anni precedenti Enel aveva a sua volta rilevato Wind per ben 17 miliardi.
“Sono estraneo alle accuse. L’operazione Wind è avvenuta nella piena trasparenza e regolarità. Sono a disposizione della magistratura per tutti i chiarimenti che vorrà avere” ha detto Conti ai suoi dipendenti. Ma le rassicurazioni potrebbero non servire in questo momento delicato per il futuro del manager che, prima della bomba scoppiata in Procura, aveva praticamente in tasca la riconferma alla guida di Enel per altri tre anni. Come potrebbero non giovare a Paolo Scaroni, l’attuale numero di Eni che non risulta tra gli indagati, ma all’epoca dei fatti era amministratore delegato di Enel.
La puntata di Report che ha dato il via all’inchiesta: testo - video

La stagione dei saldi è ufficialmente chiusa, ma non per Alitalia. Se i 35 centesimi per ogni azione della compagnia di bandiera messi sul piatto da Air Frane-Klm nell’offerta non vincolante erano poca cosa rispetto ai 60 centesimi cui viaggia già da alcune settimane il titolo in Borsa, ora c’è il rischio che i risparmiatori possano ritrovarsi con un pugno di mosche.
Il numero uno del vettore parigino, Jean-Ciryl Spinetta, avrebbe intenzione di chiedere un ulteriore sconto per accaparrarsi il controllo di Alitalia e, se il Tesoro non dovesse avanzare obiezioni, l’offerta pubblica di scambio (Ops) su Alitalia potrebbe addirittura scendere sotto la cifra dei 35 centesimi offerti a novembre. Molto probabilmente sarà questo uno dei punti caldi del vertice di domani a Parigi tra Spinetta e il numero uno di Alitalia, Maurizio Prato.
E vista la fretta che il manager ex-Iri e il governo uscente hanno di far avanzare il più possibile il dossier Alitalia in vista delle elezioni politiche, c’è da scommettere che neanche questa volta Prato, d’accordo con il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, farà obiezioni. Del resto risulta alquanto difficile convincere Spinetta a rilanciare. L’operazione su Alitalia si preannuncia un salasso per i conti di Parigi che nell’ultima parte dello scorso anno hanno iniziato a mostrare i primi segnali di cedimento (negli ultimi tre mesi del 2007 l’utile netto è sceso del 39% a causa degli scioperi del personale di terra e di volo) . Tanto per cominciare c’è il costo dell’Ops cui vanno aggiunti subito dopo altri 750 milioni per sottoscrivere l’aumento di capitale riservato di Alitalia necessario a evitare il crack della compagnia. Ma a preoccupare Spinetta c’è anche il fatto che la compagnia italiana potrebbe ben presto accollarsi gli 1,2 miliardi richiesti come danno dalla Sea per l’abbandono di Malpensa.
I tempi della giustizia italiana sono quelli che sono, ma il rischio esiste e la somma deve essere in qualche modo accantonata. A questo c’è da aggiungere che Spinetta, per non scontentare del tutto il governo italiano e i sindacati con cui si vedrà la prossima settimana a Roma, avrebbe deciso di accollarsi anche Az Servizi.
Una società perennemente in perdita che a sua volta potrebbe avere bisogno di essere ricapitalizzata. Il Tesoro in questo momento ha l’unico obiettivo di liberarsi di Alitalia. Per i risparmiatori la questione è diversa. Dopo tanti tentativi andati in fumo, l’offerta di Air France-Klm poteva essere un modo per recuperare un po’ di soldi dall’investimento in Alitalia. Se però il prezzo dovesse scendere ancora, anche questa speranza viene meno.
Sempre che la cordata Air One-Intesa Sanpaolo non decida di passare dalle parole ai fatti nell’Opa concorrente su Alitalia. In questo caso, il prezzo non può che essere più alto di quello di Parigi, a tutto beneficio dei piccoli azionisti.
IL DOSSIER ALITALIA

Air France-Klm ha carta bianca per rilevare Alitalia ma lo scontro legale con Air One è destinato a proseguire. Lo scoglio, quello più temuto, è venuto meno dopo che il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dal vettore abruzzese per la sospensiva della trattativa in esclusiva tra la compagnia francese e Alitalia. La decisione è stata presa al termine di una camera di consiglio durata circa tre ore, seguita all’udienza che si è svolta nel pomeriggio.
Nell’ordinanza siglata dal presidente della III Sezione del Tar, Stefano Baccarini, si motiva il respingimento del ricorso poiché «non sussistono i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare, sia per la carenza di elementi di irreparabilità del danno, sia per la mancanza di ‘fumus boni iuris’». Fuori dal linguaggio giuridico, non ci sarebbe alcun provvedimento amministrativo da impugnare che giustifichi l’interruzione dei contatti in corso con Parigi visto che le trattative sono iniziate al termine di una fase di selezione alla quale ha partecipato anche la cordata Air One-Intesa Sanpaolo.
Ap holding, cui fa capo il vettore abruzzese, ha presentato ricorso al Tar del Lazio dopo l’esclusione dalla seconda fase della trattativa per l’acquisizione della compagnia di bandiera da parte del cda di Alitalia del 21 dicembre scorso e la conferma di questa decisione da parte del ministero dell’Economia il 28 dicembre. Il gruppo aveva chiesto «il ripristino immediato di condizioni di trasparenza e di non discriminatorietà nell’ambito delle quali sia consentito, in tempi brevi, anche ad Ap holding di presentare la propria proposta vincolante per Alitalia». Richieste ritenute infondate dal giudice amministrativo che illustrerà la decisione nel merito nei prossimi giorni.
I difensori di Toto si preparano comunque a spostare la battaglia al Conisglio di Stato ritenendo che è impensabile che una società a controllo pubblico venga ceduta con trattativa condotta direttamente dai vertici della società. Questo non vieta comunque a Air France-Klm di presentare nei tempi stabiliti (metà marzo) l’offerta per Alitalia e già dalla prossima settimana il numero uno, Jean-Cyril Spinetta, riprenderà gli incontri con i sindacati.
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