Archivio per autore: » sara.carlucci

Alitalia è in crisi. E anche Air France non si sente tanto bene

La flotta Air France
Il rinvio è stato motivato con la necessità di avere il via libera anche dal nuovo governo all’acquisto di Alitalia. In realtà, piaccia o no, continua a essere la convenienza economica la vera molla che spinge il numero di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, a trattare in esclusiva per rilevare il 49% della compagnia di bandiera in mano al Tesoro e alla successiva Ops sull’intero capitale. E se mai ce ne fosse stato bisogno, il nuovo dietro-front, seppur non definitivo, è arrivato in un momento in cui i risvolti finanziari impongono prudenza. Questa volta non solo sul fronte italiano.

Non a caso l’annuncio è stato fatto in una di quelle occasioni in cui il vertice di Air France-Klm si è sempre guardato bene dal fornire dettagli significativi al mercato sul dossier italiano. Questa volta però all’appuntamento per illustrare agli analisti i risultati economici del vettore francese, inserire l’inatteso annuncio sulla frenata nell’acquisto di Alitalia è stato l’unico modo per contrastare il panico che si è scatenato sulla Borsa.
Air France-Klm ha alzato il velo su un risultato netto del terzo trimestre dell’anno fiscale 2007-2008 in calo di quasi il 40% a 139 milioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il mercato si aspettava sì una frenata a causa del diverso regime di tassazione, ma non un bagno di sangue. Anche l’indebitamento, a 2,47 miliardi, continua a essere sostenuto.

Dati che cominciano a far riflettere sui rischi di accollarsi in questo momento la ricapitalizzazione di almeno 750 milioni necessaria per rimettere in moto Alitalia i cui debiti, peraltro, viaggiano oltre gli 1,2 miliardi. Senza contare che, nonostante tutte le manovre di risanamento, Alitalia ha comunque chiuso il 2007 con un rosso prima delle tasse di 364 milioni di euro che potrebbe salire ancora in caso di svalutazione della flotta. Il valore di realizzo degli aerei è allo studio di una società di consulenza internazionale che dovrebbe fornire a giorni il verdetto. Anche il costo del personale nel 2007 è stato pari a 839 milioni, in crescita del 13,5% sul 2006 mentre le tecniche di copertura per fronteggiare il rincaro del carburante non si sono dimostrate più di tanto efficaci e la compagnia di bandiera ha speso 20 milioni in più rispetto al 2006.

Lo stato comatoso di Alitalia andrebbe a peggiorare la situazione Air France-Klm che però non vuole rinunciare al ricco mercato italiano. E, meno che mai, lasciare il campo a un concorrente. Ecco quindi l’idea di prendere altro tempo approfittando della crisi italiana. Anche con la contrarietà del premier uscente, Romano Prodi, Spinetta ha deciso di rinviare la chiusura del contratto a dopo le elezioni affinché l’operazione venga comunicata al mercato quando ormai le cattive notizie sul fronte finanziario saranno digerite e quando la vertenza legale con Air One sarà più chiara. Il Tar del Lazio si esprimerà sul ricorso del vettore abruzzese il 20 febbraio.

Ma lo scopo potrebbe essere anche un altro. Con Alitalia a un passo dal fallimento, sarà più facile per Spinetta spuntare un prezzo ancora più basso e non cedere alla tentazione di fare concessioni su Malpensa. E anche se al governo dovesse andare Silvio Berlusconi, è difficile che possa dire di no all’acquisto di Alitalia da parte di Parigi con il rischio di incrinare da subito i rapporti con il presidente francese, Nicolas Sarkozy.

LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia

Manager che contano: i valzer del Palazzo fanno ballare anche le aziende pubbliche

[i](Credits: Ansa)[/i]
L’appuntamento è di quelli che creano scompiglio anche tra le coalizioni di governo più affiatate. Per questo il buon senso dice che sarebbe il caso di rinviare la scelta a dopo le elezioni politiche del 13 aprile, se non fosse che sulla partita delle nomine pubbliche vigila un arbitro come la Borsa che non vede di buon occhio il fatto che si resti nell’incertezza per tanto tempo. Il risultato? Riconfermare o sostituire i grandi manager pubblici di Eni, Enel, Finmeccanica e Terna sarà quest’anno più arduo del previsto.

Un primo assaggio della gran mole di interessi che circonda la partita si è avuta dallo stesso premier uscente, Romano Prodi, che ha detto chiaramente che “si cercherà di raggiungere con un accordo, o quanto meno avere un approfondito scambio, con l’opposizione”. Il percorso si annuncia però più tortuoso del previsto. Infatti se finora il leader del partito democratico, Walter Veltroni, aveva mantenuto una posizione defilata, negli ultimi giorni avrebbe inviato segnali per niente velati sul fatto di volere voce in capitolo in scelte strategiche per i big di Piazza Affari controllati dallo Stato. Nel dubbio che le prossime lezioni le possa vincere il Pd, meglio non rischiare di trovarsi manager scomodi tra i piedi.

Questo significa che la fila di chi spinge per avere incarichi pubblici crescerà, e un accordo su tre tavoli in una materia del genere potrebbe complicare non poco le cose. Al momento l’unico manager che gode di buone entrature sia nel centrodestra che nel centrosinistra è l’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, che peraltro si è guadagnato la riconferma con l’operazione spagnola su Endesa. Più difficile che possa rimanere al suo posto il presidente del gruppo elettrico, Piero Gnudi. Bolognese come Prodi avrebbe avuto più chance se l’inquilino di Palazzo Chigi non fosse cambiato. Ora la sua posizione è in bilico e si vocifera che il suo posto possa essere preso dall’avvocato Augusto Fantozzi. E comunque il grande sogno di Gnudi resta la Rai.
Buone le prospettive anche per Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, che fu messo alla guida del cane ai sei zampe proprio dal governo Berlusconi. Il manager ha continuato a mantenere buoni rapporti con tutti gli schieramenti, ma le vicende in campo internazionale potrebbero pesare sulla riconferma. Non è escluso che possa crescere qualche seconda linea del gruppo Eni.
Il ritorno in campo di Silvio Berlusconi aumenta la chance per il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, molto vicino al centrodestra. Se fosse rimasto Prodi, era certo il passaggio di consegne con l’attuale condirettore, Giorgio Zappa. A Guarguaglini, al limite, sarebbe stato offerto solo il ruolo di presidente. Ora le carte si rimescolano.
Resta in pole position anche l’amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo, sostenuto soprattutto dalle fondazioni bancarie presenti dalla Cassa Depositi e prestiti che controlla il 29,9% del gruppo elettrico. Il Tesoro non avrebbe invece sciolto la riserva. Più a rischio il presidente di Terna, Luigi Roth. Chi invece pare sia destinato a essere sostituto è il numero uno di Poste Italiane, Massimo Sarmi, così come quello di Tirrena, Franco Pecorini. Sui sostituiti ancora non c’è un consenso condiviso. Ma c’è da giurare che anche le altre partite potranno riservare belle sorprese.

AirOne al Tar del Lazio. E Tps teme che Alitalia sia un altro caso Speciale

Il patron di Air One, Carlo Toto
Air One è stata esclusa dalla procedura i vendita di Alitalia senza che il suo piano, messo a punto insieme agli advisor Boston Consulting Group e Sabre Airline Solutions, cui si è aggiunto negli ultimi giorni Seabury, sia stato preso minimamente in considerazione dai consulenti di Alitalia. Questo nonostante il vettore abruzzese avesse più volte manifestato l’interesse ad andare avanti per instaurare una trattativa diretta con Alitalia. L’esclusione sarebbe pertanto illegittima e per questo Air One chiede di essere riammessa alla procedura di vendita.
Con questa la linea d’accusa domani l’avvocato Angelo Clarizia difenderà davanti al Tar del Lazio gli interessi del suo assistito, il patron di Air One Carlo Toto, che contesta su tutta la linea le modalità con cui il Tesoro e il numero uno di Alitalia, Maurizio Prato, hanno deciso di instaurare la trattativa in esclusiva con Air France-Klm. Modalità che secondo i difensori di Toto non corrispondono “a regole certe e trasparenti che la legge prevede, ma che purtroppo non sono state”.
L’appuntamento è per domani alle ore 12 nella sede del Tribunale amministrativo del Lazio per un primo confronto però solo di carattere informale con i legali di Air One. Pertanto è escluso che dal presidente della terza sezione del Tar possa già arrivare un’indicazione sulla richiesta di riammissione da parte del vettore abruzzese. La data dell’udienza non dovrebbe essere fissata non prima 7-8 giorni. Un lasso di tempo in cui la trattativa in corso tra Parigi e Alitalia rimarrà appesa a un filo. La vicenda del consigliere Rai, Angelo Petroni, e quella del generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, insegnano che il Tar del Lazio ha dato di recente parecchio filo da torcere al Tesoro. Quindi un verdetto favorevole ad Air One non è da escludere a priori.
Il TAR del Lazio ha annullato la destituzione del generale Speciale da Comandante della Guardia di Finanza. Pesante colpo per il Governo e, in particolare, per il Ministro Padoa Schioppa.<br /> [i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]<br />
Per questo motivo il numero uno di Air France, Jean Cyril Spinetta, potrebbe volare a Roma già nelle prossime ora per mettere l’acceleratore alla chiusura del contratto e alla valutazione di Alitalia. Valutazione su cui peserà la richiesta di danni da parte della Sea per 1,25 miliardi a causa dei 255 voli su Malpensa che Alitalia taglierà dalla fine di marzo. Nonostante Prato abbia annunciato battaglia legale, il rischio di dovere sborsare il maxi-risarcimento peserà sul valore della compagnia di bandiera.
Una settimana di tempo in più servirà invece a Toto per mettere a punto la sua cordata con nuovi imprenditori per acquistare Alitalia. Su questo fronte, purtroppo, al di la delle dichiarazioni entusiastiche dell’imprenditore abruzzese e del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, non ci sarebbe alcuna trattativa concreta. Sia Marco Tronchetti Provera che Diana Bracco avrebbero dato un assenso di massima e solo per quote veramente marginali. Per il resto, solo fumo. Lo stesso Corrado Passera, numero uno di Intesa Sanpaolo, fino a quando non ci sarà una trattativa vera e propria tra Alitalia e Toto, non ci pensa minimamente a entrare nel capitale della scatola che controlla Air One, Ap Holding.

Alitalia: se decolla il governo Marini, Air One potrebbe salire a bordo

La coda di un aereo Alitalia e sullo sfondo quella di uno Air One | Ansa
Un patto di ferro tra abruzzesi potrebbe sfilare Alitalia a Parigi.

Ma si tratta di una lotta contro il tempo visto che il presidente della compagnia di bandiera, Maurizio Prato, e il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, starebbero accelerando i tempi per archiviare il dossier nel giro di una decina di giorni per avviare subito dopo le procedure per l’aumento di capitale di Alitalia da 750 milioni.

L’obiettivo è sfruttare il lasso di tempo in cui, con tutte le difficoltà e le incognite del caso, il presidente del Senato, Franco Marini, potrebbe arrivare alla formazione di un nuovo governo, per chiudere il contratto di vendita del 49,9% di Alitalia, in mano al Tesoro, al colosso dei cieli franco-olandese. Perché una cosa è certa, almeno secondo le indiscrezioni che circolano in ambienti politici. Se la seconda carica dello Stato dovesse riuscire nell’intento di formare un esecutivo per le riforme, è scontato che aprirà uno spiraglio al piano di Carlo Toto, patron di Air One.

Sia Marini sia Toto hanno origini abruzzesi e tra i due c’è un’amicizia consolidata che avrebbe portato Marini a spendersi per la causa Air One già nei mesi scorsi presso Palazzo Chigi. Tentativi caduti nel vuoto. Se però Marini dovesse diventare il nuovo premier, le cose sembrano destinate a cambiare. Toto, intanto, ha cercato di tamponare la situazione presentato un ricorso al Tar del Lazio contro l’esclusiva che il Tesoro ha concesso ad Air France-Klm nella trattativa con Alitalia.

L’imprenditore chiede “il ripristino immediato di condizioni di trasparenza e non discriminatorie nell’ambito delle quali sia consentito, in tempi brevi, anche ad Ap Holding di presentare la propria proposta vincolante per Alitalia”. “Abbiamo privilegiato”, spiega la compagnia aerea, “un’iniziativa giudiziaria ispirata alla massima celerità perché non intendiamo dilatare ulteriormente i tempi di vendita di Alitalia, né vogliamo in alcun modo che ciò possa arrecare danno alla compagnia di bandiera”. Ma finora la data dell’udienza non è stata fissata. Il ricorso è stato notificato anche, come potenziali terzi interessati, al comune e alla provincia di Milano, alla provincia di Varese e alla regione Lombardia: gli enti del fronte in difesa del ruolo di hub dell’aeroporto di Malpensa che Alitalia intende alleggerire concentrando i voli intercontinentali a Roma Fiumicino. Scelta confermata dal piano di Air France per l’acquisizione della compagnia.

Insomma Toto si è rivolto al giudice amministrativo per bloccare il colpo di mano che Prato e Spinetta stavano preparando e per aspettare che a Palazzo Chigi possa insediarsi un governo più favorevole alla causa di Air One. Un prolungamento dei tempi che però non giova ad Alitalia che, con risorse in cassa per appena 360 milioni, ha i giorni contati mentre Spinetta potrebbe chiedere ai suoi tecnici di fare la valigie dal quartier generale di Alitalia.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia

Senza governo: da Alitalia a Fincantieri, tutti i dossier a rischio stop


Vendita Alitalia, armonizzazione delle rendite finanziarie, partita delle nomine ai vertici delle grandi aziende pubbliche e nuova stagione di privatizzazioni. Man mano che passano le ore, le chance di uscire in tempi brevi dalla crisi di governo diminuiscono ma aumentano le incognite e le incertezze su tutti i delicati dossier economici. E nel caso di nuove elezioni e di una nuova compagine governativa, molti rischiano addirittura di essere archiviati.
Fino a quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non avrà sciolto il rebus sulle prospettive politiche, Prodi e i suoi ministri saranno costretti a dedicarsi solo al disbrigo degli affari correnti anche se venerdì si era cercato, con un colpo di mano, di accelerare la chiusura dei dossier più scottanti, a cominciare da Alitalia e dai rinnovi dei vertici delle aziende a controllo pubblico. Ma almeno su questo fronte, la direttiva varata dal consiglio dei ministri la scorsa settimana rimarrà, molto probabilmente, lettera morta.
Il fronte contrario alla vendita della compagnia di bandiera ad Air France-Klm sembra essere riuscita negli ultimi giorni a riaprire la partita a tutto vantaggio della cordata Air One-Intesa Sanpaolo e del partito pro-Malpensa. Certo Parigi resta in pole position per Alitalia, ma le quotazioni son un po’ calate, e resta tutto da dimostrare la validità di contratto definitivo chiuso con il placet dell’azionista, il ministro dell’Economia, non nel pieno delle sue funzioni. Gli appigli per possibili ricorsi, non ultimi quelli in sede Ue, sarebbero innumerevoli. Situazione che spalanca di nuovo le porte al patron di Air One, Carlo Toto, che punta su un piano Alitalia che fa perno sul doppio hub (Fiumicino e Malpensa) e può contare su molti appoggi politici tra coloro che avevano meno voce in capitolo durante il governo Prodi. Inoltre in difesa dell’italianità della compagnia di bandiera si è speso Silvio Berlusconi e il centrodestra ha levato gli scudi contro l’offerta di Air France.
In alto mare è tornata anche la partita delle nomine anche se Prodi aveva cercato di far rientrare la questione nell’ordinaria amministrazione del suo governo, anche dopo la sfiducia. “Le nomine al vertice delle società quotate di spettanza del Tesoro saranno frutto delle decisioni di un altro governo», ha puntualizzato oggi il portavoce dell’esecutivo, Silvio Sircana, messo alle strette dalla levata di scudi durante il fine settimana. “È previsto che l’azionista pubblico - ha aggiunto Sircana - presenti le liste dei candidati amministratori entro aprile. Questo termine, tuttavia, può essere prorogato a giugno”.
Resta da vedere come il mercato giudicherà il fatto che i big di Piazza Affari (Eni, Enel, Finmeccanica e Terna), che complessivamente capitalizzarono oltre 200 miliardi, resteranno per tanti mesi senza una guida al vertice nei pieni poteri. Sul tavolo del Governo ci sono poi la privatizzazione della Sace, per la quale è stata affidato l’incarico a Lehman Brothers, e la partita che riguarda la Cassa Depositi e Prestiti. C’è il futuro della società di navigazione Tirrenia, per la quale, da più parti si paventa un destino simile ad Alitalia. Non è finita.
C’è anche Fincantieri, altro dossier delicato ora in stand-by. Sulla Ipo del 49% della società cantieristica, annunciata dal governo nel luglio scorso, pesava prima il veto della Fiom-Cgil e dei partiti della sinistra radicale. Ma non solo. A rendere più impervia la strada che porta a Piazza Affari, è l’ingresso della coreana Stx nella norvegese Aker Yards. Come dire, il concorrente più agguerrito del settore arriva nel cuore dell’industria europea. Mentre l’operazione è all’esame di Bruxelles, la risposta allo studio sarebbe quella di sondare il terreno per un’alleanza con il gruppo scandinavo. Infine il dossier dell’armonizzazione delle rendite finanziarie difficilmente supererà la scoglio di una nuova compagnie governativa mentre marcia spedito verso l’entrata in vigore l’istituto della class action. Da luglio, almeno, i consumatori avranno un’arma in più per far valere i propri diritti.

Alitalia, il governo mette il paracadute alla trattativa con Air France


Nessun accenno esplicito alla trattativa in corso con Air France, ma ci sarebbe anche il dossier Alitalia tra gli obiettivi della direttiva emanata in tutta fretta questa mattina dal consiglio dei ministri per evitare ogni interruzione dell’attività amministrativa e garantire il completamento delle principali iniziative intraprese anche durante la crisi di governo.
I bene informati sostengono che il provvedimento dovrebbe servire soprattutto a scongiurare il rischio che la caduta dell’esecutivo di Romano Prodi possa mandare in fumo la vendita del 49,9% di Alitalia a Parigi e la successiva offerta sull’intero capitale sociale del vettore di bandiera.

Un capitolo del provvedimento è poi riservato al fatto che, anche in caso di elezioni anticipate, a gestire l’ondata di rinnovi di cariche pubbliche che in primavera riguarderà colossi del calibro di Eni, Enel, Finmeccanica, Terna, Rai e Poste Italiane sarà comunque il governo Prodi. Un evento tutt’altro che secondario, come quello della nomina dei manager pubblici, viene quindi ricompreso nell’ordinaria amministrazione.

Ma è stato il rischio che la trattativa tra Alitalia e Air France potesse fallire l’argomento al centro, nei giorni scorsi, di una lunga telefonata tra il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e il numero uno di Air France, Jean-Cyril Spinetta. Un rischio divenuto più concreto dopo la lettera del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, a Padoa-Schioppa per la revoca della delega concessa al presidente di Alitalia, Maurizio Prato, a trattare con Air France. L’allarme al quartier generale della compagnia francese è massimo. Ecco perché Spinetta ha cercato di accelerare il confronto con i sindacati e, dopo il vertice con l’Anpac, nei prossimi giorni vedrà le altre sigle.

La due diligence su Alitalia potrebbe durare meno delle otto settimane messe in preventivo. Il governo ha cercato di correre ai ripari per evitare lo stop alla vendita con il provvedimento d’urgenza varato dal consiglio dei ministri. Stop che sarebbe fatale soprattutto per Alitalia. Con poco più di 250 milioni in cassa, la sopravvivenza sarebbe assicurata appena per un altri 2-3 di mesi. Neanche il tempo di indire le elezioni e formare un nuovo governo, che la compagnia si troverebbe nella condizione di portare i libri in Tribunale. Resta però tutto da dimostrare la validità del provvedimento.

Al fallimento della vendita ai francesi continua a credere il numero uno di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera. “Abbiamo presentato il piano insieme a Air One che riteniamo molto positivo. Il governo ha fatto una scelta diversa, ma il nostro progetto è sempre là», ha detto Passera. Carlo Toto, patron del secondo vettore nazionale, intanto continua a ingaggiare consulenti per affinare il piano su Alitalia o, in alternativa, sulla sola Malpensa. L’ultimo arrivato è Seabury Group LLC. Meglio non farsi trovare impreparati in casa Air One se il vento cambierà.

LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia

Riforma del credito, occhi puntati sulle banche italiane

Il governatore della Banca d'Italia
Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi

Tango bond, default obbligazioni Parmalat e Cirio e, da ultimo, lo scandalo derivati. Le banche italiane sono ormai sorvegliate speciali. E per fortuna che la crisi dei mutui subprime americani che ha travolto colossi del calibro di Citigroup e Merrill Lynch ha solo sfiorato l’Italia. Secondo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia, gli istituti di credito nazionali hanno finora risentito in misura limitata delle turbolenze scatenatesi a partire dalla scorsa estate e di conseguenza la redditività nei primi nove mesi del 2007 è rimasta elevata. Il Roe (l’indice di redditività del capitale proprio) su base annua è sceso di appena un punto rispetto al 2006, attestandosi intorno al 12% . Altrimenti sarebbe stata la fine.

Il livello di attenzione di Via Nazionale è comunque massimo mentre il mercato ha già iniziato a fare “scontare la pena” alle banche. I titoli finanziari rappresentano ben il 45% dei titoli quotati a Piazza Affari. E se lo scorso anno il listino principale milanese (l’S&P-Mib) ha chiuso con un calo del 7%, forse è soprattutto colpa delle banche. Anche perché i due nuovi big del credito Intesa Sanpaolo e Unicredit faticano a farsi apprezzare dai risparmiatori e dagli operatori finanziari, mentre hanno perso terreno quasi tutti gli altri istituti di credito con perdite più marcate nel corso del 2007 per Bpm (-30%) e Mps (-25%). La verità verrà a galla solo nelle prossime settimane quando tutte le banche inizieranno a sfornare i dati di bilancio relativi all’esercizio appena chiuso e, molto probabilmente, le voci su sofferenze e svalutazioni diranno qualcosa di più sullo stato di salute del sistema bancario italiano. Una cosa però è certa. La fiducia dei risparmiatori verso le banche è a livelli minimi. E la crisi dei subprime, che ha messo in dubbio anche l’affidabilità delle agenzie di rating, non aiuta. Almeno per l’Europa però ci ha pensato Bruxelles a mettere insieme una serie di misure per dare alle banche la possibilità di riabilitarsi. Mifid, Basilea2 e Sepa sono gli strumenti destinati a cambiare l’operatività delle banche, con l’obiettivo di arrivare a un mercato unico europeo. Sul fronte dei prodotti finanziari, i risparmiatori dovrebbero, almeno sulla carta, avere più tutele grazie alla direttiva Mifid che impedirà, tra l’altro, la vendita la vendita di bond rischiosi, tipo Parmalat e Cirio, ai clienti meno esperti.

Grazie a Basilea2 sarà possibile migliorare le modalità di erogazione del credito soprattutto alle piccole imprese che finora hanno faticato non poco a ottenere finanziamenti dalle banche. Infine l’area unica dei pagamenti (Sepa) dovrebbe portare al contenimento dei costi di gestione delle banche. Forse questo è l’aspetto che più di tutti interessa i clienti visto che il nuovo sistema di pagamenti dovrebbe garantire il tanto atteso allineamento delle aziende di credito italiane alla media Ue. I conti correnti italiani sono, pur sempre, ancora i più cari in Europa. Gli strumenti ci sono. Ora tocca alle banche dimostare la buona volontà.


richard-branson
richard-branson



rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101