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Inps: conti a posto e sistema in equilibrio. Non serve una riforma delle pensioni

La sede dell'Inps

Il governo non ritiene questo il momento giusto per fare le riforme pensionistiche. “Nonostante da varie parti, anche da parte di molti editorialisti, ci venga chiesta una stagione di riforme del sistema pensionistico, non è questo il momento per riforme strutturali”. A ribadirlo stamattina il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, durante la presentazione del Rapporto annuale 2008 Inps a Montecitorio. Sacconi ha detto che più avanti le riforme dell’età potranno esserci, ma ora “durante questo periodo di crisi economica, di cui non abbiamo una previsione di quanto possa durare, le riforme determinerebbero un’insicurezza perché avrebbero bisogno di un periodo di transizione”.
Il presidente Gianfranco Fini, nel suo intervento da padrone di casa ha sostenuto l’importanza di una riforma del sistema pensionistico spiegando che questa “è doverosa”, ma al tempo stesso ha messo in guardia contro un aggressione “le pensioni non possono essere aggredite ed erose progressivamente perché sono un vero e proprio ammortizzatore sociale per tutti i nuclei familiari, spesso mono reddito, al cui interno è sempre più presente la componente dei giovani che non riescono a entrare nel mercato del lavoro”. Per Fini “è necessario conciliare obiettivi di solidarietà con l’equilibrio dei conti pubblici” e per questo “le prestazioni dei servizi sociali vanno adattate alle nuove situazioni demografiche”. E quindi “garantire la previdenza significa che non venga frustrato dal legislatore quanto è stato faticosamente costruito nel tempo. Altrimenti sarebbe priva di contenuto la tutela nei confronti di chi ormai ha speso le sue migliori energie lavorative e, per natura o legge, non è più in grado di ricostruire una sua posizione assicurativa”. Poi la terza carica dello Stato ha lanciato la proposta di un patto generazionale: “Destinare più risorse pubbliche per le politiche del lavoro sarà più agevole se le forze sociali condivideranno un nuovo patto generazionale, in cui si accetti di lavorare più a lungo, in cambio di un welfare più in sintonia con le odierne esigenze della società”.
Quindi la relazione vera e propria in cui il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua ha spiegato che “i conti dell’Istituto sono in ordine per le pensioni e non c’è nessuna necessità di riforma”. Per Mastrapasqua “Il bilancio 2008 presenta un saldo attivo di più di 11 miliardi di euro”. E sull’opportunità di una nuova riforma delle pensioni ha aggiunto: “La risposta spetta al Parlamento, al governo e alle parti sociali. Io mi permetto solo di rammentare che un troppo frequente intervento su questa materia rischia di incrinare il necessario rapporto di fiducia tra generazioni: il sistema delle pensioni ha bisogno di tempi certi, fare riforme ogni due anni rischia di compromettere la capacità di guardare al futuro con la necessaria fiducia e certezza”.
Guardando agli obiettivi futuri il presidente Inps ha parlato di lotta all’evasione e al lavoro nero. “Il piano di vigilanza ha un solo obiettivo, ovvero combattere la piaga del lavoro nero e contrastare le collaborazioni fittizie che mascherano rapporti di lavoro dipendente” per “accertare un’evasione di almeno 1,5 miliardi di contributi, con un’emersione di almeno 100mila lavoratori attualmente in nero”. Ma controlli a tappeto anche sugli invalidi civili: l’Inps punta a “200mila verifiche entro l’anno” destinate a “far recuperare almeno 100 milioni di euro e si tratta di una stima assai prudenziale, dal momento che le oltre 2,5 milioni di prestazioni erogate agli invalidi civili producono una spesa di circa 13 miliardi l’anno”.
Poi un accenno e un bilancio agli ammortizzatori sociali erogati nel 2008: “Nel 2008 l’Inps ha staccato assegni di disoccupazione a 1,4 milioni di persone mentre sono stati 700.000 i trattamenti di cassa integrazione”. Il lavoro dell’Inps è stato molto apprezzato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che ha parlato di “Inps dei primati” guidata da Mastrapasqua: “Questa Inps, a differenza della vulgata di una volta, deve essere da esempio e di modello per tutto il Paese”.
Nel corso del convegno che si è svolto a Montecitorio è stata ricordata la figura di Marco Biagi, il giuslavorista barbaramente ucciso proprio il 19 marzo di sette anni fa. E se Fini e Letta ne hanno ricordato la figura di “grande studioso e di uomo delle riforme”, Sacconi ha rivelato che domani la sede del suo ministero verrà intitolata proprio alla sua memoria. E inoltre “gli dedicheremo il nuovo libro bianco rivolto ai valori di un nuovo stato sociale”.

Più ossigeno alle Pmi: la terapia d’urto degli artigiani contro la crisi

impresa

“La necessità fondamentale per affrontare la crisi in questo momento è che non manchi il credito. Le piccole imprese riusciranno a sopravvivere solo se il Parlamento saprà ridare ossigeno alle Pmi attraverso interventi strutturali per semplificare l’attività imprenditoriale”. Eccola la terapia d’urto utile per Confartigianato, che questa mattina a palazzo San Macuto alla Camera dei Deputati, ha presentato un pacchetto di misure economiche composto di 38 proposte, per combattere il momento economico negativo del Paese. Il presidente degli artigiani, Giorgio Guerrini si è rivolto a “maggioranza e opposizione, affinché insieme ci aiutino a fronteggiare la crisi e a rilanciare la crescita e la competitività del Paese”.
Confartigianato e il mondo delle piccole imprese – che è composto da 4,3 milioni di imprese, che dà lavoro a 11 mln e 300 mila persone e genera un valore aggiunto di 380 mld di euro - non chiedono aiuti, sconti o assistenzialismo, ma vogliono riforme tante volte annunciate, ma finora mai attuate. Quali? Guerrini davanti ai convegnisti ha spiegato: “Per semplificare l’attività d’impresa pensiamo alla nomina di un Commissario straordinario anti-burocrazia, delegato per la deregolazione e la semplificazione amministrativa”.
Quindi 7 capitoli in cui si articolano le proposte di Confartigianato: credito e incentivi; misure per incentivare la domanda (in particolare una riserva di appalti per le Mpi, la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico, i servizi locali gestiti dalle Mpi, lo sviluppo della green economy che potrebbe dare lavoro ad oltre 1 mln di addetti, e il comparto della manutenzione dei veicoli); incentivi fiscali; misure per la crescita e la competività; misure per il sostegno del lavoro e l’occupazione; energia; istituzione dell’Agenzia per la piccola impresa (una proposta lanciata da Confartigianato al presidente del Consiglio nei mesi scorsi). Per ciascuno di questi capitoli gli artigiani propongono interventi finalizzati a potenziare strumenti già esistenti (come i consorzi fidi per favorire l’accesso al credito o misure che sciolgano il nodo dei pagamenti della Pa): “Si tratta – ha detto il segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli – di misure che per imprese sarebbero molto importanti. Basti pensare che la crisi del credito è già costata alle imprese 12,5 mld di euro e che i ritardi dei pagamenti della Pa costano alle nostre imprese 1,7 mld di oneri finanziari”.
Tra le proposte in materia fiscale Confratigianato chiede anche lo slittamento a novembre del pagamento delle imposte. “In questo caso – ha aggiunto Fumagalli – non chiediamo nessun ‘regalo’, ma un semplice differimento che avrebbe il vantaggio di lasciare liquidità alle imprese”.
Il presidente di Confartigianto ha concluso il suo ragionamento sottolineando che “queste proposte, che sono il frutto di chi in mezzo alle imprese vive tutti i giorni, servono per valorizzare le piccole imprese e quindi far ripartire l’economia”.
Prima di chiudere il convegno di Confartigianato è intervenuta la deputata Pd, Maria Leddi Maiola, a nome dell’intergruppo parlamentare per il sostegno alle Pmi, che ha sostenuto l’importanza delle proposte di Confartigianato e per questo ha invitato i vertici dell’associazione ad un incontro con i parlamentari di tutti i gruppi per presentare il pacchetto economico anticrisi.

Tav, Ponte sullo Stretto, strade e scuole: grandi opere contro la crisi

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Riparte la costruzione del Ponte sullo Stretto, che il governo Prodi aveva bloccato. Il presidente del Senato, Renato Schifani, al congresso Mpa della settimana scorsa lo aveva anticipato alla platea composta in maggioranza da siciliani: “La settimana prossima il Cipe confermerà gli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto e a breve ripartiranno i cantieri. Detto, fatto. Parole confermate questa mattina dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica presieduto dal premier Silvio Berlusconi.Il Cipe, che fa capo al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianfranco Miccichè, ha approvato un pacchetto di opere per un ammontare complessivo di 17,8 mld di euro. Di cui 1,2 mld sono destinati all’edilizia scolastica e carceraria e il resto, 16,6 mld, per grandi infrastrutture. Sul tavolo del Cipe erano approdati progetti quali Ponte sullo Stretto di Messina, i cantieri ultimativi della Salerno-Reggio Calabria, la statale Jonica per quanto riguarda il Mezzogiorno, la Pedemontana, il terzo valico Milano-Genova, l’alta velocità Milano-Treviglio e alcun interventi per l’Expo di Milano.
Entrando nello specifico dell’opera che dovrà congiungere la Sicilia al “Continente” (così i siciliani chiamano lo Stivale) lo stanziamento di questa mattina è di 1,3 mld di euro, come ha confermato Miccichè a fine Cdm: “Ci sono i soldi per il Ponte”. Il costo totale del ponte tra Scilla e Cariddi dovrebbe essere di circa 6 mld di euro. Che il governo conta di realizzare in project financing.
E proprio Schifani, che stamattina era in visita a Trapani, è stato il più lesto a commentare l’arrivo dei fondi: “Progetto strategico per l’intero Mezzogiorno”. A gioire anche il portavoce di Foza Italia, Daniele Capezzone, che considera questi fondi “una potente iniezione di concretezza lontana dal fumo e dalla demagogia del Pd”.
Il Pd è critico. I verdi di più. A parlare è il siciliano Sergio D’Antoni, che spara: “Briciole date al Sud, dopo uno scippo di 20 mld di euro”. E sul Ponte aggiunge: “Quanto allo spot del ponte sulle Stretto, non c’è bisogno di ricordare che è necessario almeno un anno per l’apertura dei cantieri, e che quindi non ha alcuna incidenza in chiave anti-crisi”. Anche la Legambiente ha critica il governo considerando che i fondi “sono stati destinati per opere faraoniche e inutili”.

Il VIDEO servizio:

Le social card spiegate da Tremonti: 423mila attivate, basta polemiche

Giulio Tremonti

Vuole stabilire con i giornalisti una cadenza di incontri mensili, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. E in quello odierno, il titolare di Via XX settembre ha svariato sugli argomenti caldi dell’economia: dalla social card, ai cosidetti Tremonti-bond, dalle stime del Pil al federalismo fiscale, passando per un’analisi della crisi.
Si comincia subito con una risposta alle stime drammatiche giunte da Bankitalia sul Pil a -2%: “I dati e le previsioni sono esercizi congetturali, realistici quanto si vuole, ma previsioni”. E poi ancora duro: “Direi che si tratta di un ritorno al 2006, non il Medioevo”. E per questo ha ribadito che non verranno messe in atto politiche di deterioramento dei conti pubblici: “L’Italia sul rapporto deficit-pil non fa politiche di deterioramento, anche se la minore crescita influenzerà il denominatore del rapporto. Ad oggi ancora nessun Paese ha dato numero precisi. Lunedì prossimo ci sarà l’Ecofin e lì potremo avere dati più precisi. Per ora ci atteniamo ad una politica che rispetti gli impegni e contenga al massimo l’indebitamento”.
A proposito della Social card ha invitato l’opposizione (e i media) a non polemizzare: “Ci vuole rispetto per chi è povero. Chiedo all’opposizione di non polemizzare su questo argomento”. Quindi ha sciorinato alcuni dati sulla carta acquisti: “Sono state inviate 1,3 mln di lettere, le carte richieste sono state circa 580mila. Quelle caricate sono 423 mila, con un tasso di accoglimento del 73%. Molti di quelli che hanno fatto la domanda non avevano gli indicatori Isee, gli altri l’hanno avuta accolta. Quasi mezzo milioni di posizioni attivate è una cifra grande, che non giustifica le polemiche: non polemizzate per favore sulla povertà della gente”. Gli acquisti fatti con la Social card sono stati 680mila e la spesa media è stata di 33 euro. Tremonti ha ammesso che “la natura nuova del provvedimento ha portato ad alcuni disagi di cui ci scusiamo”. L’obiettivo che il ministero vuole raggiungere? “Quello del 1,3 mln di carte distribuite”.
Quindi Tremonti ha rivelato, e ammesso, che sono allo studio i cosidetti Tremonti-bond: “Ci stiamo lavorando, ma non chiamateli Tremonti-bond”. Il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, accanto a lui ha aggiunto: “Il rendimento dei Tremonti-bond parte da 7,5% in su”. E Tremonti “Li facciamo non per le banche, ma per le imprese”.
Importanti alcune spiegazioni sul decreto anticrisi approvato ieri dalla Camera. Un decreto che per Tremonti “ha una portata che va oltre gli interventi di spesa pubblica. Qualifica alcune direzioni della spesa pubblica, identifica dei contenitori di risorse europee e agisce sulle procedure e sulla qualità della spesa. L’Italia deve ancora intervenire e spendere 112 mld di euro da qui al 2012 e questi soldi saranno utili per gestire la crisi. In Europa e con le regioni stiamo ragionando per capire come gestire questi fondi: sia per le infrastrutture, che per motivazioni sociali”. Poi si è autominacciato: “Non sarebbe accettabile se no riuscissimo a spendere una cifra tale, sarebbe ben peggio del semplice malgoverno”.
Tremonti ha difeso l’euro definendolo “un progetto è totalmente sostenibile”. E ha parlato del federalismo fiscale come di una “una misura fondamentale che presto passerà al Senato e poi alla Camera”. Poi sulla crisi: “Stiamo attraversando una terra incognita”, ha detto Tremonti. Una terra incognita che per il titolare dell’Economia “è problematica dal lato della finanza e non dell’economia reale”. Poi in stile guru ha dettato i rimedi “prendiamo la Bibbia e la meccanica del sabbatico, ovvero separiamo il grano dall’oglio. Salvare tutto è divino, salvare il salvabile è umano”. Sull’auto Tremonti allinea l’Italia alle decisioni europee: “Sostenere il settore automobilistico dovrà essere una decisione europea. In Europa si dovrà decidere e l’Italia assumerà eventualmente misure solo in linea con Ue”.

Viaggi di nicchia: quando il turismo natura salva dalla crisi

 il presepe di luce che occupa tutta la collina che sovrasta MAnarola, un paese delle Cinque Terre

Nonostante la crisi economica, che ha colpito duramente anche il turismo italiano, c’è una nicchia – quella del Turismo-Natura – che invece continua a tirare. Nel 2007 le presenze complessive del turismo-natura in Italia sono state 95.917.153, con un aumento dell’1,79% e un fatturato globale di quasi 10 miliardi (9.894 milioni). è quanto emerge dal VI Rapporto sul Turismo-Natura, che evidenzia la crescita del settore. Il Rapporto, presentato questa mattina all’Enit, è stato redatto dal Centro Studi Permanente dell’Osservatorio Ecotur, il cui comitato scientifico è costituito dall’Università dell’Aquila, dalla Regione Abruzzo, dall’Enit, dall’Istat. Il Rapporto è edito dal Sole 24 Ore Business media.
“La crisi dei consumi e la recessione in atto anche in Italia fanno sì che il turismo natura diventi oggi un turismo per tutte le fasce economiche e sociali; il 2007 è stato l’anno della penetrazione di questo tipo di turismo nella classe media, del recupero della quota di mercato delle strutture alberghiere, dell’aumento delle professionalità nell’accoglienza grazie anche al lavoro svolto in questi anni da Ecotur”, ha spiegato Enzo Giammarino, presidente di Ecotur, presentando i dati del Rapporto. Per il presidente di Ecotur “nel 2008 e 2009 si prevedono due anni difficili, ma prevediamo un aumento del settore. Piccoli numeri, non quelli a due cifre a cui siamo abituati”. Target? Sebbene il turismo-natura ormai sta penetrando tutte le fasce è un classico turismo da settore per redditi medi, con fasce di età 30-60 anni (50%), 16-30 anni (22%), over 60 (15%), under 15 (13%). Dal Rapporto emerge anche che il 56% dei turisti-natura scelgono al primo posto i parchi (quelli più gettonati sono Abruzzo, Foreste Casentinesi, Pollino, Cinque Terre, La Maddalena, Stelvio, Monti Sibillini, Sil, Macella, Gran Sasso); al secondo posto la montagna, che rispetto allo scorso anno ha scavalcato l’agriturismo che scende in quarta posizione, preceduto dal segmento mare-parchi e riserve marine. In quinta posizione troviamo il turismo rurale che precede a sua volta i borghi più belli d’Italia che fanno la loro apparizione quest’anno in graduatoria. Ultimo il turismo lacuale. E le regioni più battute dal turismo-natura? Al primo posto l’Abruzzo, seguito dal Trentino Alto Adige, Sardegna, Calabra e Toscana. Più distanziate Lazio, Campania, Sicilia, Veneto, Basilicata e Friuli Venezia Giulia. Nel Rapporto è stata fatta anche una previsione sui dati del 2008 che si sta concludendo: l’andamento dei flussi turistici dovrebbe essere stabile per il 53,1% degli analisti, in aumento per il 18,8% e in diminuzione per il 28,1%. Migliore l’andamento per il 2009 allorché l’andamento dovrebbe essere stabile per il 62%, in aumento per il 34,5% e in diminuzione solo per il 3,4%. Comunque emerge come sempre più tour operator scelgano e inseriscano nell’offerta di pacchetti turistici rivolti al turismo-natura nei propri cataloghi a dimostrano del forte interesse della domanda. Per Eugenio Magnani, Direttore generale Enit, “il turismo-natura è un tipo di turismo armonioso che ci permette, andando più piano, di scoprire cose che andando veloce non si vedono”.
Per il direttore generale dell’Enit il settore turismo-natura è una nicchia importante: “I borghi sono fatti per pochi. Per chi li ama davvero. E quindi è giusto vendere questo prodotto a chi è in grado di apprezzarlo, ma non bisogna svilire questo prodotto magico”. Antonio Centi, responsabile turismo Anci, ha sottolineato l’importanza che per il turismo rivestono i Comuni italiani. Infatti un intero capitolo del Rapporto è stato dedicato al turismo nei borghi più belli d’Italia. Il club, un’invenzione dell’Anci, conta su 180 Comuni e 3.538 esercizi ricettivi per una disponibilità totale di 119mila posti letto, ovvero il 2,7% della totale capacità ricettiva italiana. Centi ha spiegato che recenti dati Istat hanno evidenziato nel 2007 quasi 2 milioni di arrivi nei borghi più belli d’Italia con oltre 7,5 milioni di presenze, per un fatturato complessivo di 681 milioni nel 2007. Fiorello Primi, presidente dei Borghi più belli d’Italia, ha dichiarato: “Accogliamo tantissimi turisti e svolgiamo un’opera sociale e culturale importante stando nei piccoli comuni e nei borghi più storici del nostro Paese”. Tommaso Paolini, coordinatore comitato tecnico scientifico di Ecotur, che ha curato il Rapporto, ha spiegato che “il turismo può alleviare la crisi economica che tanto sta preoccupando il nostro futuro”. E sebbene i flussi turistici nel 2008 siano diminuiti nel nostro Paese “il settore di nicchia del turismo-natura è in crescita”.

Le ricette dei giovani industriali: “Defiscalizzare gli utili e tornare al nucleare

Federica Guidi

Imprese e ambiente tra sviluppo competitivo e sostenibilità: ruota attorno a questo temal’annuale riunione dei Giovani di Confindustria a Capri, apertasi venerdì 3.

E la presidente dei Giovani di Confindustria, Federica Guidi, aprendo il convegno è stata netta: “Il nucleare è l’unica alternativa realistica e già disponibile per far scendere l’alto costo dell’energia, in Italia superiore a quello degli altri paesi europei, e per ridurre l’impatto ambientale dei consumi energetici”.

Guidi ha poi polemizzato contro la decisione “presa avventatamente venti anni fa”, e mette le aziende in prima fila per il ritorno al nucleare: “L’Italia può tornare al nucleare, ha le competenze per farlo, dispone della necessaria forza finanziaria. E le imprese sono pronte a fare la propria parte e la tecnologia è ormai sicura”. Nella sua relazione la presidente dei Giovani Industriali aggiunge: “Se l’Italia sceglie di tornare al nucleare, questa decisione non può diventare negoziabile di qui a 5 anni, o addirittura meno, quando il ciclo d’investimento di una nuova centrale è quantomeno ventennale”.
Di fronte agli affiliati Guidi ha sostenuto la necessità di defiscalizzare gli utili reinvestiti: “La defiscalizzazione totale degli utili reinvestiti o dei crediti d’imposta servono per aiutare lo sviluppo di nuove tecnologie e per la difesa dell’ambiente”. Per Guidi “la defiscalizzazione deve riguardare tutti gi investimenti e nel lungo termine può generare addirittura un aumento di gettito, consentendo di saltare a piè pari quello che è un grande problema politico”. Infatti, secondo la presidente dei Giovani industriali “alcuni degli investimenti defiscalizzati porteranno a dei risultati, cioè faranno salire i profitti delle imprese interessate, e conseguentemente, la loro spesa, per far fronte ai propri obblighi fiscali”.

Poi parlando di imprese Federica Guidi ha parlato della necessità di certezza, “una certezza sul quadro normativo e fiscale che consenta loro di pianificare gli investimenti su un orizzonte sufficientemente lungo”. Per la leader dei giovani industriali “un quadro regolatorio incerto disincentiva gli investimenti e con essi l’innovazione”. La propensione a investire in innovazione, aggiunge, “risente pesantemente di ulteriori incertezze, in particolare di quelle di natura politica”. In conclusione, rileva la presidente dei giovani industriali, “i governi dei paesi sviluppati dovrebbero impegnarsi a una sorta di moratoria sulle regole, in modo tale che le imprese nel pianificare i loro investimenti non debbano includere anche il rischio politico”.
A fare eco alle parole di Guidi sul nucleare ha pensato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che davanti alla platea dei giovani industriali, è stato chiarissimo: “Io ho molta fiducia nel nucleare. Anche io sono contro il rifiuto della costruzione ideologica della dottrina dell’ambiente. Siamo per il principio della precauzione, ma anche alla fiducia nella scienza e nell’uomo. E io personalmente ho anche molta fiducia nel nucleare”.

Insomma, l’energia la fa da padrona a Capri. Dove tra oggi pomeriggio e domattina parleranno anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il presidente e ad di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini e l’esponente del Pd, Ermete Realacci. Quindi sulle proposte energetiche provenienti dagli enti locali si confronteranno il presidente dell’Anci, Leonardo Domenici e i governatori di Lombardia, Sicilia e Puglia, Roberto Formigoni, Raffaele Lombardo e Nichi Vendola. A chiudere la giornata di oggi il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Domani, invece, l’attenzione si concentrerà sul mercato dell’energia e sulle ricadute che questo ha sui consumatori. Al primo convegno interverranno l’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, il vicepresidente Energia di Confindustria, Antonio Costato, il consigliere delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, Paolo Scarni (delegato di Confindustria per le Dinamiche dei nuovi scenari mondiali) e il ministro ombra del Pd, Pier Luigi Bersani. A seguire duetteranno, moderati da Enrico Mentana, Francesco Cossiga e Massimo D’Alema. A chiudere la due giorni caprese sono previsti gli interventi della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia e della presidente dei Giovani Industriali, Federica Guidi.

Alitalia fa crac. Il pomeriggio nero di Berlusconi: colpa di piloti e Cgil

Scaduto l’ultimatum alle ore 16 e ritirata l’offerta della Cai, sono scoppiate le polemiche sulla trattativa Alitalia. In particolare tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e la Cgil di Guglielmo Epifani. In verità le schermaglie erano iniziate già nei giorni scorsi. E in mattinata il premier, che era in visita a San Giuliano di Puglia, aveva lanciato il suo monito: “Io penso che si possa andare avanti anche senza l’assenso della Cgil”. All’ora di pranzo, nei palazzi della politica si andava diffondendo la voce che la Cgil non avrebbe firmato. Un’ipotesi suffragata dal lancio della stessa Cgil, insieme con le altre sigle sindacali “ribelli”, del contropiano che chiedeva maggior tempo per la trattativa.
Alla scadenza dell’ultimatum, l’assemblea Cai si riuniva per decidere il da farsi. Proprio negli stessi minuti Berlusconi rientrava a Roma. La notizia del ritiro della Cai la apprendeva dai giornalisti in diretta: “Presidente guardi che Cai ha ritirato l’offerta”, diceva un cronista in contatto con la redazione. “Lo dice l’Ansa, di solito ci prendiamo…”. La verità è che fino all’ultimo Berlusconi non voleva credere al ritiro dell’offerta salva-Alitalia.
Invece di tornare subito a palazzo Grazioli, il premier si è concesso una tappa in alcuni negozietti di via del Plebiscito, auspicando per Alitalia “una soluzione positiva”. Poi sul portone di Palazzo Grazioli si è intrattenuto con i giornalisti per spiegare che avrebbe parlato solo a Palazzo Chigi e al termine della vicenda: “Non è possibile, ho appena parlato con il dottor Letta, lui mi informa ogni tre minuti. E credo di essere più informato io”. Ma secondo lei è tattica? “Non lo so, non lo so”, ripeteva il Cavaliere.
Cinque minuti più tardi era lui a far chiamare i cronisti: “Mi confermano il ritiro della Cai. La situazione è drammatica, potremmo essere di fronte a un baratro”. Quindi l’affondo alla Cgil: “Ci sono delle pesantissime responsabilità, soprattutto da parte della Cgil e dell’Associazione Piloti, che valuteremo. Non vorrei che questa fosse proprio la soluzione che qualcuno ha auspicato si verificasse”.
Immediata la reazione del sindacato per bocca del segretario generale, Guglielmo Epifani: “Piuttosto che cercare capri espiatori, governo e presidente del Consiglio si assumano le proprie reponsabilità per come hanno gestito tutta la vicenda alitalia e la trattativa con le parti sociali”. Cgil che in serata ha convocato una conferenza stampa, nella quale presumibilmente la temperatura dello scontro con il premier salirà ancora.

LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia - Alitalia: è caos. La Cai ritira l’offerta. Partecipa al FORUM


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Giampiero Cantoni
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