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	<title>Economia</title>
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	<description>Canale Economia di Panorama.it</description>
	<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 10:49:58 +0000</pubDate>
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		<title>Motorini, lunedì nuove targhe (e multe). Ecco come si ottengono</title>
		<link>http://blog.panorama.it/economia/2012/02/10/motorini-lunedi-nuove-targhe-e-multe-ecco-come-si-ottengono/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 10:47:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppe.cordasco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Dal 13 febbraio il vecchio contrassegno di circolazione e il certificato di idoneità tecnica devono essere sostituiti con una targa quadrata e una nuova carta di circolazione. Per chi non si adegua sanzioni fino a 519 euro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29338" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29338" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/motorini-large.jpg" alt="(Credits: Mauro Scrobogna / LaPresse)" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">(Credits: Mauro Scrobogna / LaPresse)</p></div>
<p>Oltre al freddo, alla neve e al gas, c’è un’altra piccola emergenza che sta per colpire molti italiani: <strong>da lunedì 13 febbraio </strong>scatta infatti la <strong>nuova normativa sulle targhe dei motorini</strong> e chi non sarà in regola rischia una multa fino a 519,67 euro. <span id="more-29334"></span></p>
<p>In pratica il vecchio contrassegno di  circolazione, il cosiddetto <strong>targhino esagonale</strong>, e il <strong>certificato  d’idoneità tecnica</strong>, utilizzati finora, andranno sostituiti con una vera e  propria targa quadrata e con un certificato di circolazione che  comporterà l’immatricolazione del mezzo quasi come se fosse  un’automobile, tranne che per il fatto che non sarà necessaria  l’iscrizione al Pra, il Pubblico registro automobilistico.</p>
<p>Saranno invece obbligatorie le registrazioni dei passaggi di proprietà<a href="http://www.mit.gov.it/mit/site.php?o=vh&amp;id_cat=76" target="_blank"> presso la Motorizzazione</a>. In pratica in questo modo targa e libretto saranno associati in maniera indissolubile ad un solo ciclomotore e chi ne possiede più di uno dovrà munirsi di altrettante nuove targhe e libretti. Il nuovo sistema dovrebbe garantire più sicurezza sul fronte dei furti e del conseguente fenomeno del riciclaggio dei motorini, sulle pratiche di compravendita e infine nel campo degli incidenti, in occasione dei quali diventerà più facile identificare i responsabili.</p>
<p>Detto ciò però sono ancora <strong>tanti gli italiani che non risultano in regola</strong>, nonostante sia stato garantito un lungo periodo di adeguamento.</p>
<p>Ora però <strong>il tempo è scaduto,</strong> e da lunedì scatteranno le sanzioni per chi sarà pizzicato fuori regola. Vale la pena ricordare allora che<strong> la nuova normativa riguarda tutti i ciclomotori</strong>, dal classico cinquantino in su, <strong>comprese le microcar</strong> da città, che per legge sono equiparate proprio ai ciclomotori.</p>
<p><strong>Per mettersi in regola basta recarsi alla Motorizzazione</strong> oppure in un’agenzia privata connessa telematicamente con essa. Qui <a href="https://www2.ilportaledellautomobilista.it/WebModuleModuli/app" target="_blank">bisognerà compilare un modulo </a>in cui ci si dichiara proprietari del mezzo del quale si richiede la ritargatura, tenendo presente che nel caso di minorenni la dichiarazione andrà fatta dal genitore.</p>
<p>Se pensate che tutto possa avvenire gratuitamente vi sbagliate ovviamente. Al modulo di richiesta infatti bisogna allegare tre diverse distinte di versamento, tra bolli, costi della pratica e della nuova targa, per un totale di quasi 50 euro.</p>
<p>Un ultimo avvertimento: se siete abituati a portare un <strong>passeggero a bordo</strong>, occhio al nuovo libretto di circolazione, perché tale possibilità ora dovrà essere espressamente prevista, mentre prima sui vecchi certificati di idoneità quest’obbligo di omologazione non era previsto.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Apple: il marchio iPad in Cina ha creato 1,6 miliardi di dollari di problemi</title>
		<link>http://blog.panorama.it/economia/2012/02/10/apple-il-marchio-ipad-in-cina-ha-creato-16-miliardi-di-dollari-di-problemi/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 08:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.catania</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[A pochi giorni dal lancio dell’iPad 3, la società di Cupertino deve fronteggiare una maxi richiesta di risarcimento da una società cinese. Che l’accusa di averle rubato il nome che oggi identifica il tablet per antonomasia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29294" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-29294" href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/10/apple-il-marchio-ipad-in-cina-ha-creato-16-miliardi-di-dollari-di-problemi/apple-ipad-13/"><img class="size-large wp-image-29294" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/apple-ipad-13-large.jpg" alt="(Credits: Apple)" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">(Credits: Apple)</p></div>
<p>Per <strong>Apple</strong> tutte le strade portano a <strong>Shenzhen</strong>. E a quanto pare sono lastricate di insidie. Dopo la <a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/01/31/apple-dietro-al-touch-screen-non-e-oro-tutto-quel-che-luccica/" target="_blank">clamorosa inchiesta</a> del <em>New York Times</em> che ha rivelato le malversazioni sugli operai degli stabilimenti della Foxconn, ora un’altra azienda della città simbolo del miracolo economico cinese minaccia le sorti di Cupertino.<span id="more-29293"></span></p>
<p>Si chiama <strong>Proview Technology International</strong> ed è una società di elettronica di piccole dimensioni balzata agli onori delle cronache per aver promosso una <strong>maxi-richiesta di risarcimento</strong> (1,6 miliardi di dollari) nei confronti della società americana fondata da Steve Jobs. Il motivo? Appropriazione indebita del <strong>marchio iPad</strong>.</p>
<p style="text-align: center">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://blog.panorama.it/economia/tag/apple/" target="_blank">LEGGI GLI ARTICOLI SULLE LUCI E LE OMBRE DI APPLE</a></p>
<p style="text-align: center">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>A quanto pare, infatti, il <strong>nome</strong> scelto da Apple per il suo fortunatissimo <strong>tablet</strong> sarebbe stato registrato da questa società sconosciuta (almeno prima di oggi) per commercializzare già dal 2000 alcuni dei suoi prodotti in Cina e a Taiwan. Dieci anni prima, quindi, del debutto dell’iPad come noi tutti lo conosciamo.</p>
<p>In realtà la Mela avrebbe chiesto e ottenuto il <em>trademark</em> da Proview nel 2006, sborsando una cifra di circa <strong>55 mila dollari.</strong> Un’operazione, però, che si sarebbe rivelata incompleta, dato che avrebbe concesso a Cupertino la potestà sul nome &#8220;iPad&#8221; <strong>limitatamente al mercato taiwanese</strong>, ma non per quello cinese.</p>
<p>L’inghippo starebbe nelle “ramificazioni” della Proview, un’azienda che ha sede ad Hong Kong ma che agisce attraverso <strong>due controllate</strong>: la Proview Technology a Shenzhen e la Proview Electronics a Taiwan. Lo scorso dicembre, il tribunale municipale di Shenzhen ha chiarito che le operazioni di trasferimento del <em>trademark</em> avrebbero coinvolto la sola <strong>sussidiaria taiwanese</strong> dell’azienda, lasciando dunque scoperto il fronte cinese che secondo la legge resterebbe ancora nelle mani Proview Technology. Alla luce di questa sentenza i responsabili della Proview hanno deciso di passare al contrattacco chiedendo in fase di ricorso un risarcimento da Apple di <strong>1,6 miliardi di dollari</strong>.</p>
<p>La domanda nasce spontanea: com’è possibile che un’azienda che è abituata per politica a <strong><a href="http://www.theatlantic.com/technology/archive/2011/06/steve-jobss-freakiest-trademarks/240129/#slide9" target="_blank">brevettare</a></strong> ogni battito di ciglia delle proprie attività – dall’architettura dei suoi negozi alle custodie dei prodotti, dagli slogan alle icone più insignificanti - a farsi cogliere in fallo su uno dei pezzi più pregiati della sua collezione e per di più in un <strong>mercato</strong> così importante come quello cinese (di fatto il secondo al mondo per ciò che riguarda la diffusione dei computer, il 16% del volume complessivo di Apple)?</p>
<p>Di certo, la Preview International – società che non naviga in buonissime acque – sta facendo di tutto per ricavare qualche “spicciolo” da questa storia ed è lo stesso presidente della società, Yang Rongshan ad ammetterlo senza troppi giri di parole:  “Abbiamo dei grossi problemi finanziari e i marchi di fabbrica rappresentano un asset di valore che può aiutarci a risolverne un parte”.</p>
<p>&#8220;La loro violazione del marchio è molto chiara,&#8221; ha aggiunto un rappresentante della società. &#8220;Vendono i loro prodotti disinteressandosi delle leggi. Più prodotti venderanno, più dovranno ricompensarci&#8221;.</p>
<p>Al di là dei risvolti pecuniari (in fondo i quasi <a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/01/26/apple-la-favola-continua-anche-nel-dopo-jobs/" target="_blank">100 miliardi di dollari</a> presenti nelle casse di Cupertino permettono a Tim Cook e soci di dormire sonni più che tranquilli) è da capire quanto questa briga possa influire sul <strong>futuro di Apple in Cina</strong>, uno dei mercati più importanti della società. Stando così le cose, infatti, la Mela non avrebbe tutte le carte in regola per poter vendere il suo tablet in Cina. Almeno di un improbabile cambio di nome.</p>
<p>La stessa Proview avrebbe chiesto alla corte di bloccare la vendita degli iPad in Cina, unitamente a una richiesta di scuse da parte di Cupertino.</p>
<p>Tutto questo <a href="http://blog.panorama.it/hitechescienza/2012/02/09/ipad-3-ecco-la-prima-foto-di-spalle/" target="_blank">a pochi giorni dal debutto dell’iPad 3</a>, terzo capitolo del tablet secondo Apple. Un oggetto che ancora prima di uscire sta già mandando in fibrillazione i <em>techno-fan</em> di tutto il mondo. Cina compresa.</p>
<p><em>Seguimi su Twitter: <a href="https://twitter.com/#!/TritaTech" target="_blank">@TritaTech</a></em></p>
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		<title>Unicredit, cosa fare con i titoli dopo l’aumento di capitale</title>
		<link>http://blog.panorama.it/economia/2012/02/10/unicredit-cosa-fare-con-i-titoli-dopo-laumento-di-capitale/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 07:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea.telara</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Nell'ultimo mese, il titolo dell'istituto di Piazza Cordusio ha guadagnato a Piazza Affari più del 70%. Ora, però molti analisti sono cauti sulla possibilità di ulteriori rialzi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29312" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29312" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/unicredit-large.jpg" alt="La sede di Unicredit in Piazza Cordusio a Milano (Credits: Gian Mattia D'Alberto - LaPresse)" width="500" height="299" /><p class="wp-caption-text">La sede di Unicredit in Piazza Cordusio a Milano (Credits: Gian Mattia D&#39;Alberto - LaPresse)</p></div>
<p>Operazione conclusa, con il lieto fine. È terminato così<a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/01/21/unicredit-cosa-fare-adesso-con-le-opzioni-e-i-titoli/" target="_blank"> <strong>l&#8217;aumento di capitale del gruppo Unicredit</strong></a>, che ha permesso all&#8217;istituto guidato da Federico Ghizzoni di rastrellare sul mercato<a href="http://blog.panorama.it/economia/2011/11/14/unicredit-75-miliardi-di-aumento-5200-esuberi-e-una-buona-notizia/" target="_blank"> <strong>circa 7,5 miliardi di euro</strong></a>, per rafforzare il proprio patrimonio. Dopo aver subito un pesante tonfo nei primi giorni successivi all&#8217;avvio dell&#8217;operazione, con un ribasso vicino al 50%, il titolo della banca ha messo il turbo Piazza Affari e, nell&#8217;ultimo mese, <a href="http://www.borsaitaliana.it/borsa/azioni/scheda.html?isin=IT0004781412&amp;lang=it" target="_blank">ha guadagnato complessivamente più del 70%.</a><span id="more-29183"></span></p>
<p>Ora, la ricapitalizzazione può dirsi giunta finalmente al traguardo dopo che sono stati acquistati sul mercato, il 1° febbraio scorso,  anche i pochissimi <strong>diritti per sottoscrivere le azioni di nuova emissione</strong>, rimasti inoptati a gennaio. Per chi ha aderito all&#8217;operazione, è dunque giunto il momento di tirare le somme e decidere cosa conviene fare con il titolo, dopo l&#8217;altalena dei prezzi di inizio anno.</p>
<p>Partecipando all&#8217;aumento di capitale, i vecchi azionisti della banca<strong> </strong><a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/01/04/unicredit-gli-azionisti-e-laumento-di-capitale-istruzioni-per-luso/" target="_blank">hanno avuto la facoltà di acquistare 2 azioni di nuova emissione</a>, per ogni titolo pesseduto in precedenza, al prezzo di 1,943 euro ciascuna. Chi possedeva 100 azioni, per esempio, se ne è ritrovate nel portafoglio 300, sborsando una cifra aggiuntiva di circa 388 euro (1,943 per 200).</p>
<p>Oggi, dopo i rialzi dell&#8217;ultimo mese, le azioni di<a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/01/19/unicredit-gli-azionisti-arabi-e-le-fondazioni-bancarie-sempre-piu-deboli/" target="_blank"> Unicredit</a> <strong>valgono a Piazza Affari poco più di 4,5 euro</strong>. Dunque, chi ha sottoscritto i titoli di nuova emissione li ha comprati a prezzi convenienti, almeno sulla carta. Per capire se  hanno guadagnato o meno, gli investitori devono però tener conto di un altro fattore: <strong>il prezzo</strong> al quale avevano acquistato le azioni che detenevano già nel portafoglio, prima dell&#8217;aumento di capitale.</p>
<p>ESEMPIO: Nelle ultime settimane del 2011, <strong>il titolo Unicredit valeva circa 7 euro</strong>. Chi ha acquistato allora 100 azioni, ha sborsato una cifra di 700 euro. Aderendo all&#8217;aumento di capitale ha potuto sottoscrivere altre 200 azioni di nuova emissione, versando 388 euro. La somma pagata complessivamente è dunque di 1.088 euro, con un prezzo medio di acquisto per ogni titolo<strong> (prezzo medio di carico: pmc)</strong> di 3,6 euro circa. Poiché oggi le azioni della banca valgono 4,5 euro,<strong> il guadagno complessivo</strong> <strong>per questi investitori è pari al 25% circa</strong>.</p>
<p>La situazione è ben diversa, invece, per chi ha comprato 100 azioni alcuni anni fa, prima della crisi finanziaria del 2008, <strong>quando valevano più di 20 euro </strong>(tenendo conto anche di un accorpamento dei titoli che è stato effettuato nell&#8217;autunno del 2011). Se hanno aderito all&#8217;aumento di capitale, questi investitori hanno oggi un pacchetto di 300 titoli con un prezzo medio di carico molto alto, che sfiora gli 8 euro. Dunque, devono sperare in un forte rialzo (superiore al 70%) per recuperare completamente le perdite collezionate in questi anni.</p>
<p>È un&#8217;ipotesi che, secondo gli analisti, rimane al momento molto remota. Gli esperti di<strong> <a href="http://blog.panorama.it/italia/2011/11/16/la-spectre-finanziaria-dietro-monti-trend-sul-web/" target="_blank">Goldman Sachs</a></strong>, per esempio, oggi consigliano di acquistare le azioni Unicredit ma hanno fissato un <strong>prezzo obiettivo (target price) non superiore a 5,4 euro</strong>, mentre per  altre case d&#8217;affari come <strong>Morgan Stanley, Banca Akros e Kepler</strong>, il valore giusto delle azioni è compreso <strong>tra 3,8 e 4,5 euro</strong></p>
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		<title>Grecia, ora Papademos deve convincere l’Eurogruppo</title>
		<link>http://blog.panorama.it/economia/2012/02/09/grecia-ora-papademos-deve-convincere-leurogruppo/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 18:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[di Micaela Osella
Da Atene a Bruxelles. Ma questa volta l’accordo della salvezza c’è. I termini non sono noti. Non sono pervenute neanche le indicazioni su quale percentuale sarà cancellata dei titoli ellenici in mano alle banche europee. Trattasi di dettagli. Adesso la palla è nelle mani dell&#8217;Eurogruppo, dove stasera valuterà se ci sono le condizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29287" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29287" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/lucas-papademos2-large.jpg" alt="Il premier greco Lucas Papademos (Credits: LaPresse)" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il premier greco Lucas Papademos (Credits: LaPresse)</p></div>
<p><strong>di Micaela Osella</strong></p>
<p>Da <strong>Atene a Bruxelles</strong>. Ma questa volta l’accordo della salvezza c’è. I termini non sono noti. Non sono pervenute neanche le indicazioni su quale percentuale sarà cancellata dei titoli ellenici in mano alle banche europee. Trattasi di dettagli. Adesso la palla è nelle mani dell&#8217;<strong>Eurogruppo</strong>, dove stasera valuterà se ci sono le condizioni per sbloccare la seconda tranche di aiuti. In realtà è però nelle <a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/09/grecia-il-salvataggio-dalla-commedia-alla-tragedia/" target="_blank">parole di Mario Draghi</a>, il presidente della Bce, che si deve leggere tra le righe quello che sta succedendo.<span id="more-29284"></span></p>
<p>“Atene sarà un caso unico”, è il messaggio filtrato dagli esperti interpellati da <em>Panorama.it</em>. Il suo sarà un <strong>fallimento pilotato</strong>. Lo spauracchio di una Lehman Brothers sulle sponde dell’Egeo è stato scongiurato. Per il momento. La notte ha portato consiglio nella stanza dei bottoni, dove il premier <strong>Lucas Papademos </strong>e i tre rappresentati del governo che lo sostengono hanno accettato, spalle al muro, le misure di austerità dettate dalla Commissione Ue, Bce e Fmi. In questo modo è stata aperta la strada al secondo prestito di <strong>130 miliardi</strong> da parte di Eurozona e Fmi.</p>
<p>La spina non è stata staccata al grande malato. Da oggi la Grecia avrà un anno in più - dunque fino al 2015 - per generare nei suoi conti pubblici un avanzo primario di 4,5 miliardi di euro. È quanto prevede secondo alcune fonti della coalizione del governo di Atene il <strong>nuovo accordo con la troika</strong>. In base all&#8217;intesa l’esecutivo guidato da Papademos dovrà anche specificare nell&#8217;immediato quali sono le misure aggiuntive di austerity che intende perseguire per il periodo 2013-2015.</p>
<p>In realtà è <strong>a Bruxelles</strong> che si gioca la parte decisiva. E lì che Mario Draghi, il presidente della Bce, oggi in conferenza stampa a Francoforte, ha suggerito di guardare. Si è smarcato dalla ridda di voci che indicavano l’Eurotower pronta a partecipare con finanziamenti propri al salvataggio della Grecia. Con quel “è del tutto senza fondamento e violerebbe il divieto al finanziamento monetario”, ha ribadito la posizione già espressa nei mesi scorsi, ossia che verrà evitato qualsiasi trucco legale per quanto riguarda i bond greci.</p>
<p>Francoforte non può, infatti, registrare perdite sugli asset ellenici che detiene in pancia. Questo violerebbe il bando contro il finanziamento monetario agli Stati membri. Una strada alternativa e percorribile però esiste. L&#8217;accordo attualmente in discussione delle banche prevede che gli istituti registrino una perdita secca del 50% sul valore dei titoli greci, che ricevano il 15% in cash e l&#8217;ulteriore controvalore del 35% venga corrisposto in nuovi titoli.</p>
<p>Se rientrasse in questo scenario, la <strong>Bce potrebbe cedere all&#8217;Efsf i bond greci</strong> acquistati sul mercato secondario nei mesi scorsi, ma rinunciando ai profitti registrati. Una soluzione che permetterebbe di contribuire in maniera indiretta ad aiutare la Grecia a far fronte al suo problema di bilancio, senza cadere in fuori gioco. Ad ogni modo– ha liquidato la sua platea - “aspettiamo la riunione di questa sera dell&#8217;Eurogruppo”.</p>
<p>Gli economisti però hanno già fiutato il vento. Per la Grecia si profila un <strong>default pilotato con svalutazioni del 70%</strong> per i creditori privati. È la previsione del responsabile rating sovrani per l&#8217;Europa di <strong>Standard &amp; Poor&#8217;s</strong>, Frank Gill, secondo cui nello scenario di fondo Atene resterà nell&#8217;euro, anche perché una eventuale uscita dall&#8217;eurozona porterebbe alla bancarotta il sistema finanziario greco. Per Gill verranno inoltre rimborsati per tempo i bond per 14 miliardi di euro in scadenza il 20 marzo.</p>
<p>Questo però non cambia di una virgola la sostanza di fondo. Come osserva <strong>Matteo Regesta</strong>, fixed income strategist di Bnp Paribas a Londra “il nocciolo della questione è tutta racchiusa nell’esito della ristrutturazione del debito della Grecia, della forma che assumerà, e soprattutto quale sarà il ruolo che la Banca centrale europea svolgerà per il semplice motivo che detiene in pancia 50 miliardi di debito di Atene”.</p>
<p>“È possibile immaginarsi dal tenore delle parole di Draghi che verrà imbastita una soluzione di carattere assolutamente eccezionale, che non possa causare un precedente per gli altri Paesi in difficoltà come l’Irlanda”, aggiunge l’esperto. Trattasi a suo avviso di un particolare degno di nota perché “se oggi sempre più osservatori stanno ritenendo possibile una soluzione della crisi del debito sovrano e avverrà un alleggerimento del debito da parte della Bce sarà essenziale la modalità con cui verrà attuato”. <strong>Mario Draghi</strong> è avvisato.</p>
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		<title>Mutui, il Governo americano gira 25 miliardi alle banche per le famiglie in difficoltà</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 18:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilaria.molinari</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Provate a contarli: 25 miliardi di dollari. Tutti a sostegno delle cinque grandi banche americane attive nel settore dei mutui immobiliari: Bank of America, JPMorgan Chase, Wells Fargo, Citibank e Ally Financial. La firma è di oggi. Ed è stata messa in calce all&#8217;intesa trovata tra il governo americano e gli istituti di credito in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29279" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29279" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/bankofamerica-large.jpg" alt="Uno sportello di Bank of America (Credits: AP Photo/Jae C. Hong)" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Uno sportello di Bank of America (Credits: AP Photo/Jae C. Hong)</p></div>
<p>Provate a contarli: <strong>25 miliardi di dollari.</strong> Tutti a sostegno delle cinque grandi banche americane attive nel settore dei mutui immobiliari: Bank of America, JPMorgan Chase, Wells Fargo, Citibank e Ally Financial. La firma è di oggi. Ed è stata messa in calce all&#8217;intesa trovata tra il governo americano e gli istituti di credito in 49 dei 50 Stati Usa. Cosa significa? Che con quei soldi le banche aiuteranno i proprietari di case, in difficoltà con il mutuo, a ridurre il loro debito e a ottenere risarcimenti in caso di pignoramenti illeciti delle loro case.<span id="more-29271"></span></p>
<p>In un certo senso, è come se il Governo si sia assunto una responsabilità nella crisi che ha colpito l&#8217;America a partire dal 2007. Il procuratore generale Eric Holder, ha infatti sottolineato come l&#8217;intesa rappresenti &#8220;l&#8217;ultimo passo verso la correzione degli errori che hanno portato al collasso del mercato immobiliare del nostro Paese e alla crisi economica&#8221;.</p>
<p>Ma è vero anche che la mossa sembra quasi un tendere una mano alle banche. Per loro infatti, l&#8217;iniezione di liquidità di 25 miliardi di dollari è una buona mossa per uscire dalla spirale di denunce e class action che le ha investite in seguito allo scoppio della bolla immobiliare nel 2008. A questo proposito, Holder ha voluto precisare che non si tratta di un accordo per l&#8217;immunità e &#8220;non impedisce alle autorità statali e federali dal perseguire azioni criminali&#8221;.</p>
<p>Resta comunque il nodo di <strong>Fannie Mae</strong> e <strong>Freddie Mac</strong>: i mutui erogati dalle due finanziarie, che da sole sono responsabili della maggior parte dei prestiti immobiliari negli Stati Uniti, sono infatti rimasti fuori dall&#8217;accordo.</p>
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		<title>Mario Monti uomo copertina di Time</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 17:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Può quest'uomo salvare l'Europa? È questo il titolo del settimanale americano che dedica la copertina del nuovo numero dell'edizione asiatica ed europea al nostro Presidente del Consiglio in visita negli Usa. E lo definisce: un primo ministro "in tempi disperati".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29257" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29257" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/monti-large.jpg" alt="La copertina di Time con Mario Monti " width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">La copertina di Time con Mario Monti </p></div>
<p>Può quest&#8217;uomo salvare l&#8217;Europa? È questo il titolo del <strong>settimanale americano</strong> <strong><em>Time</em></strong> che dedica la <strong>copertina del nuovo numero</strong> dell&#8217;edizione asiatica ed europea al nostro Presidente del Consiglio Mario Monti in visita negli Usa. E lo definisce: un primo ministro &#8220;in tempi disperati&#8221;.<span id="more-29256"></span></p>
<p>&#8221;L&#8217;Italia ha accumulato un enorme debito pubblico, perchè i governi che  si sono succeduti erano troppo vicini alla vita dei comuni cittadini,  troppo desiderosi di soddisfare le richieste di tutti e così hanno agito  contro gli interessi delle generazioni future&#8221; ha dichiarato Monti al settimanale. &#8221;La politica quotidiana ha diseducato gli  italiani e c&#8217;e&#8217; la tendenza a vedere tutto il male nella classe  politica. &#8216;Dobbiamo cercare - ha concluso - di dare il senso della  meritocrazia e della competitività che crediamo siano necessarie&#8221;.</p>
<p>Ad una domanda sul perche&#8217; Berlusconi abbia cmabiato idea sull&#8217;appoggio al governo tecnico, ha risposto: &#8221;Credo che veda come stia guadagnando terreno dal punto di vista della credibilità internazionale, della reputazione e considerazione quale uomo di Stato, quanto più si dice favorevole a questa trasformazione dell&#8217;Italia&#8221;.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-29258" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/monti1-large.jpg" alt="monti1" width="500" height="664" /></p>
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		<title>Lavoro: i “figli di” guadagnano sempre di più. E non solo quelli dei politici</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 16:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano.caviglia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Bisogna dare un’occhiata ai numeri per capire l’irritazione dei ragazzi accusati dai governanti di prendersela troppo comoda con lo studio e il lavoro. Perché nulla meglio della statistica (più ancora dei casi dei &#8220;figli di&#8221; per cui si spalancano le porte di carriere dorate) racconta la difficoltà di trovare la propria strada nel paese della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.panorama.it/economia/tag/capitale-e-dintorni/"><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/01/caviglia-post.jpg" alt="Capitale-e-dintorni" width="85" height="75" /></a>Bisogna dare un’occhiata ai numeri per capire l’irritazione dei ragazzi accusati dai governanti di<a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/06/a-chi-parla-la-cancellieri-il-posto-fisso-meta-dei-giovani-lo-aspetta-ancora-e-non-solo-in-italia/" target="_blank"> prendersela troppo comoda</a> con lo studio e il lavoro. Perché nulla meglio della statistica (più ancora dei casi dei &#8220;figli di&#8221; per cui si spalancano le porte di carriere dorate) racconta la difficoltà di trovare la propria strada nel paese della raccomandazione e dei clan familiar-professionali.<span id="more-29221"></span></p>
<p>Basta <strong>confrontare il livello di mobilità sociale esistente in Italia</strong> con quello degli altri paesi del mondo. Un dato oggettivo, come quello della frequenza degli stessi cognomi nelle università. L’operazione in questo caso e un po’ meno semplice e si presta a letture diverse a seconda dei parametri usati. Ma da qualunque punto di vista, l’Italia risulta fra i paesi <strong>più rigidi e con meno opportunità</strong>.</p>
<p>Il primo indice da considerare è quello che esprime la <strong>continuità nel reddito fra genitori e figli</strong>. Secondo uno studio dei ricercatori Michele Raitano e Maurizio Franzini, pubblicato nel 2010, i tre paesi Ocse con una correlazione più forte sono, nell’ordine, Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America. &#8220;Può sembrare strana questa comunanza di caratteristiche fra l’Italia da un lato e i due paesi simbolo del liberismo dall’altro&#8221; spiega a <em>Panorama.it</em> Michele Raitano &#8220;ma si tratta di fenomeni ben diversi. Per Usa e Regno Unito il problema è il divario fra le università unito al loro costo elevato, mentre da noi è soprattutto la rete di relazioni della famiglia sul mercato del lavoro a rendere più persistente la disuguaglianza&#8221;.</p>
<p>La situazione non migliora se dai redditi si passa all’istruzione. Portogallo, Grecia, Belgio e Italia sono infatti i paesi con il più alto indice di correlazione nella Ue fra il titolo di studio dei genitori e quello dei figli. Ma il risultato più drammatico si ottiene <strong>incrociando titolo di studio e reddito.</strong> Neppure il fatto di aver frequentato con successo l’università, il fattore principe di mobilità sociale in tutto il mondo, riesce da noi a ridurre più di tanto gli squilibri di partenza.</p>
<p>Risulta infatti da uno studio in corso di pubblicazione di <strong>Raitano, Franzini e Francesco Vona</strong> che anche a parità di istruzione e tipo di lavoro il figlio di un impiegato guadagna il 5,3% in più di quello di un operaio e il vantaggio sale addirittura al 16,2% se si parla dei figli di manager (in Germania e in Francia entrambi i valori sono pari a zero).</p>
<p>Quindi non si tratta solo dei <a href="http://blog.panorama.it/italia/2012/02/08/posto-fisso-ecco-dove-lavorano-e-con-che-contratto-i-figli-del-governo-tecnico/" target="_blank">privilegi lasciati in eredità dai politici</a>. I &#8220;figli di nessuno&#8221; hanno ottime probabilità di vedersi passare davanti anche la prole di professori universitari, avvocati di grido, notai, primari d’ospedale, direttori di banca  e quant’altro. Il che non significa che valga la pena di stare a lamentarsi o invocare giustificazioni. Tanto più se non avete santi in paradiso potete solo far vostra la massima del <strong>grande Nereo Rocco</strong>: palla lunga e pedalare.</p>
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		<title>Emergenza gas: “Io, imprenditore interrompibile, vi racconto i giorni di stop alle forniture” - INTERVISTA</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 16:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppe.cordasco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Lorenzo Poli, titolare della cartiera Saci, spiega come si vive con un contratto "interrompibile", i sagi che crea e i costi che pesano sulla sua attività. Per un provvedimento che tampona la fase di crisi. Ma non la risolve]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29236" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29236" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/ingpoli11-large.jpg" alt="Poli, imprenditore veronese " width="500" height="299" /><p class="wp-caption-text">Lorenzo Poli, titolare di Saci</p></div>
<p><a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/06/emergenza-gas-ecco-perche-siamo-in-difficolta-e-come-risolvere-la-crisi/" target="_blank">L’emergenza gas di questi giorni </a>li ha resi, malgrado loro, molto famosi: sono <strong>gli imprenditori che possiedono contratti di fornitura di gas detti “interrompibili”</strong>. Si tratta di accordi in base ai quali, a fronte di condizioni economiche agevolate, alcune aziende accettano che le loro forniture di gas vengano interrotte in caso di emergenza. A livello nazionale sono circa 2.000 le imprese che hanno sottoscritto intese di questo tipo, e appartengono tutte ai cosiddetti settori “energivori” ossia quelli ad alto consumo energetico appunto.<span id="more-29154"></span>I settori coinvolti sono otto in particolare:</p>
<p>- Ceramica<br />
- Laterizi<br />
- Carta<br />
- Fonderie<br />
- Metallurgia non ferrosa (alluminio, piombo, rame, zinco ecc.)<br />
- Vetro<br />
- Calce, gesso e malte<br />
- Acciaio</p>
<p><em>Panorama.it</em> ha deciso di sentire una di queste realtà per capire come sta facendo i conti con l’interruzione delle forniture. A parlare è Lorenzo Poli, titolare della<strong> Saci, </strong>impresa cartiera di Verona con 100 dipendenti e un fatturato annuo di 30 milioni di euro.</p>
<p><strong>Allora Ing. Poli, che sta succedendo in queste ore nella sua impresa?</strong></p>
<p>Siamo in una fase di piena emergenza perché come previsto dal nostro contratto ci è stata staccata la fornitura di gas e l’attività è ferma. Una situazione che condividiamo d’altronde con l’80% di tutte le cartiere italiane in questo momento.</p>
<p><strong>Ci spiega come funziona un contratto “interrompibile”?</strong></p>
<p>Si firma un normale contratto con il fornitore di gas, che ognuno può scegliersi come meglio crede. Poi si sigla un accordo con il ministero dello Sviluppo economico, nel quale appunto si definisce la propria disponibilità, in casi di emergenza, all’interruzione del servizio.</p>
<p><strong>Quali agevolazioni ne avete?</strong></p>
<p>L’intesa prevede che il ministero ci rimborsi una cifra fissa pari a 30mila euro per ogni 10mila metri cubi di gas per i quali noi concediamo la possibile interruzione. In più, c’è un’altra quota variabile che è legata invece alla natura dell’emergenza, quando essa si verifica. In questo senso in queste ore stiamo aspettando di capire quale sarà appunto l’entità della parte variabile del rimborso.</p>
<p><strong>Ma le interruzioni possono avvenire durante tutto l’anno?</strong></p>
<p>No, l’accordo prevede che l’interrompibilità vada dal 5 febbraio al primo aprile. In questo arco di tempo siamo soggetti al pericolo di stop delle forniture per un periodo che però non può essere superiore alle 5 settimane consecutive.</p>
<p><strong>Lei è soddisfatto di aver adottato questo sistema di fornitura?</strong></p>
<p>Non posso essere contento, ma questa è l’unica forma di contenimento dei costi che è possibile sfruttare. Tenga presente che noi spendiamo il 25% del nostro fatturato solo in energia, quindi poter avere qualche sconto su questo fronte è fondamentale. Certo, in questo momento i disagi che subiamo sono fortissimi, anche per il modo in cui ci è piombata addosso questa emergenza.</p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>Il distacco è iniziato martedì mattina alle 6, dopo una comunicazione che ci avvertiva della cosa con 12 ore di preavviso, ma questo rientra nei termini dell’accordo. Quello che ci ha sorpreso è invece il fatto che l’emergenza sia scattata dopo soli due giorni di freddo intenso. Le altre volte la comunicazione arrivava dopo almeno dieci giorni, un tempo utile anche per potersi preparare all’interruzione, mettendo in sicurezza i macchinari e avvisando la clientela. Noi comunque i contratti li rispettiamo anche se, ripeto, tutto è avvenuto in maniera troppo brusca.</p>
<p><strong>Quando è stata l’ultima volta?</strong></p>
<p>Erano circa tre anni che non avveniva più. L’ultima interruzione c’è stata in occasione della crisi tra Russia e Ucraina nel 2009.</p>
<p><strong>Quanto vi costerà in termini economici questo stop?</strong></p>
<p>La comunicazione ci informa che le forniture dovrebbero riprendere sabato. Tenga presente che noi siamo un’industria a ciclo continuo che lavora 48 settimane all’anno. Quindi una settimana di stop incide per circa il 2% a livello di fatturato. Un danno che su scala nazionale qualcuno ha valutato in circa un punto di Pil. Senza contare che se nelle prossime settimane ci dovesse essere una nuova interruzione, sarebbe a rischio tutto il settore degli imballaggi legato a noi, e quindi anche l’industria manifatturiera potrebbe risentirne pesantemente.</p>
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		<title>Lavoro, come diventare home stager</title>
		<link>http://blog.panorama.it/economia/2012/02/09/lavoro-come-diventare-home-stager/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 14:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[di Luca Orioli
Come spesso accade nei periodi di crisi, i settori maggiormente colpiti e i professionisti che ne fanno parte si rivelano i più attivi nel cercare nuove idee e soluzioni per contrastare i momenti di stallo. Ne è un esempio quello in cui mi sono imbattuto qualche mese fa dopo aver ricevuto una newsletter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29203" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29203" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/arredamento-large.jpg" alt="(Credits: LaPresse)" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">(Credits: LaPresse)</p></div>
<p><strong>di Luca Orioli</strong></p>
<p>Come spesso accade nei periodi di crisi, i settori maggiormente colpiti e i professionisti che ne fanno parte si rivelano i più attivi nel cercare nuove idee e soluzioni per contrastare i momenti di stallo. Ne è un esempio quello in cui mi sono imbattuto qualche mese fa dopo aver ricevuto una newsletter che segnalava un <strong>incontro di Home Stager</strong>, professionalità a me sconosciuta prima di allora. Mi sono informato e sono rimasto piacevolmente stupito nello scoprire un nuovo profilo lavorativo che potremmo definire “di importazione”.<span id="more-29152"></span></p>
<p><strong>IL CONTESTO IN CUI OPERA.</strong> È piuttosto evidente che al momento il mercato immobiliare non gode di buona salute e le previsioni per l’immediato futuro non sono certo ottimistiche. Stando agli ultimi dati Istat risulta che nel secondo trimestre 2011, le compravendite di case sono diminuite del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2010 mentre i mutui sono scesi dell’8,1%. Le banche non fanno prestiti, i prezzi non calano in modo proporzionale alla domanda e la situazione rimane bloccata. Oltre a una flessione delle compravendite, si registra un aumento dei tempi di vendita e chi desidera disfarsi di una casa rapidamente deve adattarsi a una maggiore flessibilità sul fronte del prezzo.</p>
<p><strong>COSA FA.</strong> La figura dell’Home Stager, già presente da oltre <strong>20 anni negli Stati Uniti </strong>e nei paesi anglosassoni, si occupa di valorizzare e migliorare gli immobili in vista di una vendita e affitto con un budget ridotto e interventi poco invasivi e non strutturali.</p>
<p>Gli step sono i seguenti:<br />
- si visita l’abitazione<br />
- viene proposto un progetto di arredo e un preventivo di spesa.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è quello di <strong>rendere l’appartamento neutro</strong>, non legandolo alla personalità del proprietario e quindi rendendolo maggiormente appetibile  all’interesse di un potenziale acquirente.</p>
<p>In genere gli interventi sono a  basso impatto economico e vanno dalla <strong>riorganizzazione degli spazi</strong> alla <strong>razionalizzazione dei mobili</strong> e degli oggetti presenti. È possibile prevedere inoltre piccole ristrutturazioni, tinteggiature delle pareti e la ricerca di accessori di arredo. Oltre a preparare gli interni al servizio fotografico per la presentazione sul web.</p>
<p>I lavori portati a buon fine permettono di concludere le trattative in tempi notevolmente ridotti e rivalutare il valore dell’immobile mantenendo il prezzo di vendita stabile. All’estero questo tipo di interventi sono comuni e vengono spesso offerti dalle agenzie immobiliari che si prendono carico della vendita.</p>
<p><strong>COME SI FORMA.</strong> L’home stager è un professionista trasversale che raccoglie competenze molto diverse legate al mondo del marketing, dell’architettura, tecniche e normative. Una personalità poliedrica. Al momento in Italia <strong>non esistono regolamenti</strong> che disciplinano l’home staging come professione così come non esistono certificazioni che abbiano riconoscimento legale.</p>
<p>Nonostante questo, sono numerosi i corsi formativi attivi su tutta la Penisola per preparare all’attività. Si trova facilitato ad operare nel mercato chi ha già avuto esperienze legate al settore come:<br />
-    architetti<br />
-    interior designer<br />
-    agenti immobiliari<br />
-    esperti di arredamento e design<br />
-    stylist<br />
-    art buyer</p>
<p><strong>DOVE LAVORA.</strong> Gli sbocchi lavorativi per la professione dell’home stager vanno dalla consulenza diretta presso i privati alla collaborazione con agenzie immobiliari che si avvalgono del supporto di un professionista per valorizzare il paniere di appartamenti con l’obiettivo di vendere in tempi brevi e a condizioni migliori.</p>
<p><strong>QUANTO GUADAGNA.</strong> I compensi per la consulenza sono percepiti direttamente dalla committenza e partono da un minimo di 300 euro a diverse migliaia di euro in base al lavoro richiesto. La soluzione ottimale di gestione è la formula con partiva IVA. È da considerarsi a parte l’eventuale coordinamento e gestione di lavori di ristrutturazione.</p>
<p><strong>I SITI DI RIFERIMENTO</strong><br />
www.stagedhomes.it - Associazione italiana home stager<br />
&nbsp;<a href="http://homestaging.fizber.com/" title="http://homestaging.fizber.com/" target="_blank">http://homestaging.fizber.com/</a></p>
<p><strong>CHI DEVE SEGUIRE SU TWITTER</strong><br />
- @HappyHomeStager<br />
- @Stagehouse</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Grecia, il salvataggio dalla commedia alla tragedia</title>
		<link>http://blog.panorama.it/economia/2012/02/09/grecia-il-salvataggio-dalla-commedia-alla-tragedia/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 14:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>guido.fontanelli</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Quella che doveva essere una gestione &#8220;ordinata&#8221; della crisi greca si sta trasformando in una caotica tragi-commedia. Ricapitoliamo: la troika Bce, Fmi e Ue chiede ad Atene una serie di sacrifici per poter concedere 130 miliardi di nuovi aiuti. 
Ma i partiti greci non si accordano su un punto: la riforma delle pensioni richiesta dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29189" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29189" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/mario-draghi-large.jpg" alt="Il presidente della Bce Mario Draghi (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il presidente della Bce Mario Draghi (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)</p></div>
<p><a href="http://blog.panorama.it/economia/tag/euro-meteo/"><img class="alignleft" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://www.panorama.it/adv/speciali/images/strip-post-fontanelli.jpg" alt="Euro-meteo" width="85" height="75" /></a>Quella che doveva essere una gestione &#8220;ordinata&#8221; della <a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/06/grecia-si-tenta-il-tutto-per-tutto-per-evitare-il-default/" target="_blank"><strong>crisi greca</strong></a> si sta trasformando in una caotica tragi-commedia. Ricapitoliamo: la troika <a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/01/27/mario-draghi-da-davos-spinge-per-il-fiscal-compact-rimandato-il-dibattito-su-eba-lopinione/" target="_blank">Bce</a>, Fmi e Ue chiede ad Atene una serie di sacrifici per poter concedere <strong>130 miliardi di nuovi aiuti</strong>. <span id="more-29174"></span></p>
<p>Ma i partiti greci non si accordano su un punto: la riforma delle pensioni richiesta dalla troika. Mancherebbero appena 300 milioni per soddisfare le richieste della comunità internazionale. E qui inizia il caos: fonti greche dicono le l&#8217;Unione Europea ha concesso altri 15 giorni di tempo. L&#8217;Europa replica che non le risulta. <strong>Mario Draghi</strong>, presidente della Bce, annuncia che l&#8217;accordo c&#8217;è.</p>
<p>Nel frattempo la vicepresidente della Commisisone europea Viviane Reding sottolinea in un&#8217;intervista che la Grecia non può uscire dall&#8217;euro, smentendo la collega olandese <a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/07/la-grecia-a-un-giorno-dal-salvataggio/" target="_blank">Neelie Kroes</a> che invece aveva indicato questa eventualità come una possibile via d&#8217;uscita. Ma al di là di questo gioco delle parti in una trattativa che alla fine si concluderà positivamente, sullo sfondo si stagliano<strong> i dati impressionanti sul disastro sociale che ha investito la Grecia</strong>: i disoccupati sono ormai il 20 per cento della popolazione attiva e superano il milione di persone.</p>
<p>Un giovane su due è a spasso. La produzione è in calo dell&#8217;11 per cento. Per il suo bene, Atene deve riformare il paese: una giustizia più efficiente, un sistema fiscale che funzioni. Solo così potrà ripartire.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Maltempo, effetto gelo sulla spesa: aumenti sugli scaffali fino al 40%</title>
		<link>http://blog.panorama.it/economia/2012/02/09/maltempo-effetto-gelo-sulla-spesa-aumenti-sugli-scaffali-fino-al-40/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 12:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimo morici</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[I danni causati dal freddo siberiano ammontano fino ad ora a 350 milioni di euro, mentre i prezzi al dettaglio aumentano anche del 200%. Non solo. Se il maltempo continuerà i fenomeni di accaparramento nei supermercati potrebbero diventare incontrollabili]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29168" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29168" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/neve-large.jpg" alt="(Credits: Fabio Ferrari - LaPresse)" width="500" height="299" /><p class="wp-caption-text">(Credits: Fabio Ferrari - LaPresse)</p></div>
<p>Sui prezzi più che effetto gelo è una valanga. E l’analogia con la neve caduta abbondante in questi giorni è più che giustificata. Visto che, oltre al<strong> freddo siberiano </strong>calato il 2 febbraio e che continuerà a colpire nei prossimi giorni la Penisola, e in particolare le regioni adriatiche, a far aumentare il costo del carrello della spesa si è aggiunto un altro fattore: il caro carburante.<span id="more-29158"></span></p>
<p>Una coppia che fa male, insomma, gelo e benzina pagata come oro. Soprattutto alle tasche degli italiani. Ma andiamo con ordine e proviamo a fare due conti.</p>
<p>Dopo una settimana di maltempo, secondo <strong>Coldiretti</strong> gli scaffali <a href="http://www.coldiretti.it/docindex/cncd/informazioni/100_%2012.htm">sono vuoti al 30% per i prodotti</a> più deperibili nelle zone più colpite, mentre i cibi andati distrutti ammontano a 100 mila tonnellate. E tra consumi ridotti e prezzi in rialzo, il danno per l’intera filiera è stimato fino ad ora a <strong>200 milioni di euro. </strong></p>
<p>Cifra più alta per la<strong> Cia (350 milioni di euro)</strong> e destinata ad aumentare di 50 milioni per ogni giorno di freddo in più. E le previsioni per la prossima decade non promettono bene. Per quanto riguarda gli allevamenti bovini si parla di 8.000 capi di bestiame morti per il freddo, mentre si contano ad oggi danni superiori a 2 milioni di euro, tra morie di orate e spigole e allevamenti di mitili andati distrutti per il gelo.</p>
<p>Tutto ciò si traduce per i consumatori in un rialzo medio del 10% dei prezzi di frutta e verdura, secondo Coldiretti. Ma ci sarebbero picchi ben più alti, perché qualcuno se ne approfitta. L’associazione dei consumatori Casper segnala <strong>prezzi triplicati (+200%) al dettaglio per frutta e verdura</strong>, mentre secondo la Cia la speculazione avrebbe toccato percentuali più basse, ma comunque allarmanti, con rialzi superiori al 100%, tanto da far arrivare le zucchine a 8 euro al chilo (il prezzo medio per <a href="http://www.smsconsumatori.it/">Sms consumatori</a> dovrebbe essere di 2,40 euro) e i carciofi a 1,50 al pezzo (contro una media di 1 euro a pezzo).</p>
<p>Al momento, dunque, la <strong>spesa mensile della famiglia italiana è aumentata mediamente di 20 euro</strong>, secondo l’Osservatorio nazionale Federconsumatori, anche se il presidente, <strong>Rosario Trefiletti</strong>, avverte: “Le previsioni ci dicono che il maltempo continuerà, quindi i fenomeni di accaparramento nei supermercati potrebbero diventare incontrollabili”. In questo caso il carrello della spesa <strong>salirebbe al 40%</strong>, quindi a 132,89 euro in più al mese.</p>
<p>Come se non bastasse si è aggiunto il <a href="http://www.coldiretti.it/docindex/cncd/informazioni/101_%2012.htm">nuovo record toccato dal carburante (1,8 euro per litro) </a>che contagia il il carrello della spesa. Come? L’88% dei trasporti commerciali avviene per strada, e secondo Coldiretti incide complessivamente, assieme a trasporti e logistica, su un terzo dei costi di frutta e verdura. Risultato? <strong>L’aumento del 59% del gasolio ha provocato un aggravio dei costi in 400 milioni di euro.</strong></p>
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		<title>Evasione fiscale, ecco cosa siamo pronti a copiare dall’America</title>
		<link>http://blog.panorama.it/economia/2012/02/09/evasione-fiscale-ecco-cosa-siamo-pronti-a-copiare-dallamerica/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 08:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Fatca]]></category>

		<category><![CDATA[lotta evasione fiscale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mattia Ferraresi da New York
Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti hanno annunciato che applicheranno congiuntamente il Foreign Account Tax Compliance Act (Fatca), la convenzione fiscale contro le doppie imposizioni in vigore, così come la conosciamo, dal 2010 negli Stati Uniti. E anche stavolta, copiamo da oltreoceano.
Il senso dell’operazione è quello di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29148" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29148" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/treasury-americano-large.jpg" alt="La sede del ministero del tesoro Usa addobbata a festa (Credits: Flickr by United States Government Work)" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">La sede del ministero del tesoro Usa addobbata a festa (Credits: Flickr by United States Government Work)</p></div>
<p><strong>di Mattia Ferraresi </strong>da New York</p>
<p>Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti hanno annunciato che applicheranno congiuntamente il <strong>Foreign Account Tax Compliance Act (Fatca)</strong>, la convenzione fiscale contro le doppie imposizioni in vigore, così come la conosciamo, dal 2010 negli Stati Uniti. E anche stavolta, copiamo da oltreoceano.<span id="more-29145"></span></p>
<p>Il senso dell’operazione è quello di agevolare la <strong>lotta all’evasione fiscale</strong> e semplificare lo scambio di informazioni fra agenzie delle entrate di diversi paesi fissando un nuovo standard. Il modello che ha vinto è dunque quello americano. Ma cosa stiamo copiando esattamente?</p>
<p>Fatca obbliga tutte le banche straniere a controllare i loro clienti che sono anche titolari di un conto corrente americano con più di 50 mila dollari, i quali sono tenuti a fare una dichiarazione dei loro beni all’Irs, il fisco americano.</p>
<p>La <strong>pena per la mancata dichiarazione</strong> è il versamento al Tesoro americano del 30 per cento della somma depositata nel conto corrente. La norma per le banche straniere replica il protocollo che il fisco Usa impone ai propri cittadini che hanno un conto all’estero: chiunque abbia più di 10 mila dollari in un deposito straniero deve dichiararlo, e la pena per tale mancanza è il solito, severissimo, 30 per cento.</p>
<p>La regolamentazione che ora viene esportata in Europa è stata duramente criticata e persino boicottata da alcune banche non americane tipo Deutsche Bank, HSBC e Credit Suisse: troppo oneroso controllare i clienti americani, hanno spiegato all’inizio del 2011, prevedendo già le ulteriori restrizioni che sarebbero arrivate nel 2013 con l’entrata in vigore del provvedimento nella sua interezza.</p>
<p>Il Fatca <strong>è più di una convenzione</strong> contro le doppie imposizioni e più di un sistema di comunicazione fra il fisco e le banche. Si tratta di un <strong>complicato sistema di controllo</strong> sapientemente disegnato dal Tesoro americano per contrastare l’evasione fiscale; anzi, per fare in modo che siano le banche a contrastarla. Quando i banchieri europei si sono lamentati dello standard di Washington si trattava esattamente di questo.</p>
<p>A loro era chiesto di tracciare i conti esteri dei loro clienti e di riportare le informazioni agli uomini del Tesoro americano, operazione complessa e costosa che restituiva pochi vantaggi, e a volte la via più semplice era chiudere la porta ai clienti americani. In più il Fatca ha sollevato non pochi <strong>problemi di privac</strong>y. Alcuni gruppi come <a href="http://www.aca.ch/joomla/index.php" target="_blank">Americans Citizens Abroad</a> – l’associazione degli americani all’estero – hanno protestato duramente contro un regolamento che espone gli americani che vincono all’estero a <strong>infiniti controlli</strong>; senza contare il danno economico che la disposizione può creare agli Stati Uniti in termini di <strong>investimenti stranieri</strong>.</p>
<p>Il fatto che la norma sia passata oltreoceano è un sollievo parziale per i suoi critici, che ora avranno un intero sistema con cui spartire i ferrei controlli, ma solleva il problema per i nuovi paesi che aderiscono alla convenzione, innanzitutto l’Italia. Nonostante l’allargamento di uno standard comune contribuisca alla semplificazione del sistema, la procedura farraginosa e dispendiosa che il Fatca comporta potrebbe creare complicazioni nei rapporti con i paesi che alla convenzione non aderiscono. Soprattutto i <strong>paradisi fiscali,</strong> che se ne guardano bene.</p>
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		<title>Grecia, l’ennesima notte di passione</title>
		<link>http://blog.panorama.it/economia/2012/02/08/grecia-lennesima-notte-di-passione/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 19:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[fallimento]]></category>

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		<description><![CDATA[di Micaela Osella
È appesa al filo dell’austerity la salvezza di Atene. Il governo greco e i leader dei tre partiti che lo sostengono non hanno ancora approvato l&#8217;accordo che strapperà il Paese dalle forche caudine di un fallimento. Tutto però lascia presagire che nelle prossime ore la svolta arriverà. Domani sera è, infatti, stata convocata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29139" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29139" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/lucas-papademos-large.jpg" alt="Il premier greco Lucas Papademos (Credits: LaPresse)" width="500" height="299" /><p class="wp-caption-text">Il premier greco Lucas Papademos (Credits: LaPresse)</p></div>
<p><strong>di Micaela Osella</strong></p>
<p>È appesa al filo dell’austerity la <strong>salvezza di Atene</strong>. Il governo greco e i leader dei tre partiti che lo sostengono <strong>non hanno ancora approvato l&#8217;accordo</strong> che strapperà il Paese dalle forche caudine di un fallimento. Tutto però lascia presagire che nelle prossime ore la svolta arriverà. Domani sera è, infatti, stata convocata una riunione dell’Eurogruppo, mentre in mattina si riunirà a Parigi il fronte dei creditori. Salvo colpi di scena, servirà a ratificare l’intesa a tambur battente; anche se sul mercato si rincorrono gli scenari su chi, prima o poi, dovrà raccogliere i cocci dell’Eurodracma. Germania in testa. <span id="more-29138"></span></p>
<p>Manca ancora l’ufficialità per il via libera al nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia dal quale dipende anche l&#8217;inizio dell&#8217;operazione per lo <strong>scambio dei titoli di Stato</strong> in mano ai privati. È solo un dettaglio. Il presidente dell&#8217;Eurogruppo, <strong>Jean Claude Juncke</strong>r, ha rotto gli indugi questo pomeriggio: per far salire il pressing su Atene ha convocato domani alle ore sei i ministri di Eurolandia per discutere del caso ellenico.</p>
<p>Peccato solo che i diretti interessati tacciano. Che la decisiva riunione fra il premier Papademos e i leader dei tre partiti che sostengono il suo governo per approvare il promemoria della troika non si giocasse sul velluto era chiaro fin dall’inizio.</p>
<p>Il documento, 16 pagine dattiloscritte più 30 di appendici, condizione necessaria per sbloccare lo scambio dei titoli di Stato in mano ai privati (Psi) e dare il via libera alla concessione del secondo pacchetto di aiuti alla Grecia da 130 miliardi di euro è roba che scotta. Fino ad ora nessuna indicazione è arrivata. È chiaro a tutti che è una corsa contro il tempo perché il governo deve pagare <strong>14,5 miliardi di bond in scadenza il 20 marzo</strong> e secondo molti analisti sono ormai pochi i giorni per assicurare che tutte le operazioni tecniche vadano in porto per arrivare a quella scadenza con la copertura finanziaria.</p>
<p>Per il <em>Bild</em> il rapporto da riconsegnare alla Troika non sarà pronto prima di domani. Per la Dow Jones la Bce deciderà sull’haircut che dovrà accettare come le altre banche sul valore dei titoli di stato detenuti, non prima del week end, forse nei primi giorni della prossima settimana. L&#8217;orientamento della Banca centrale sarebbe, infatti, quello di attendere che venga finalizzato e ufficializzato l&#8217;accordo con Bce-Ue-Fmi e con le banche per poi scoprire le sue carte.</p>
<p>Nel vortice del gossip di mercato sembra che alcuni funzionari si siano portati avanti, svelando il piano di Francoforte. Secondo la loro ricostruzione <strong>l’Eurotower</strong> avrebbe già accettato di partecipare al programma di riduzione del debito ellenico con un intervento valutato in quasi <strong>11 miliardi</strong> di euro. Lo ha scritto anche il Wall Street Journal sottolineando che questa sarebbe la mossa risolutiva per le sorti di Atene in quanto la Bce rinuncerebbe alla riscossione degli interessi sui bond greci acquistati nel maggio 2010, una mossa che causò allora l&#8217;ira della Germania.</p>
<p>Sarà anche, ma manca l’ufficialità. Nel dubbio c’è chi suggerisce di <strong>fare due conti.</strong> Ci hanno pensato l&#8217;Istituto per la ricerca economica di Kiel (Ifw) e il sito del quotidiano Die Welt. Hanno calcolato che con un taglio del 75% del debito greco detenuto da banche e assicurazioni private, i <strong>contribuenti tedeschi</strong> sarebbero gravati di una somma pari ad <strong>almeno 26 miliardi di euro</strong>.</p>
<p>Considerando che la metà dei titoli di debito greci – ossia 120 dei circa 250 miliardi emessi - sono in possesso di istituti pubblici, 15 miliardi di euro di bond sono in pancia alle banche pubbliche dei Laender tedeschi, alla Commerzbank, parzialmente statalizzata, e ai liquidatori di Hypo Real Estate e WestLB. Un taglio del 75% del valore nominale dei titoli costerebbe ai contribuenti 9,9 miliardi, scrive l’edizione online del <em>Die Welt</em>.</p>
<p>Nelle banche nazionali dell&#8217;Eurozona sono inoltre parcheggiati almeno <strong>55 miliardi di euro di bond greci</strong>, considerando anche quelli detenuti dalla Bce, specifica il quotidiano citando fonti riservate. Un taglio del 75% del valore nominale di quei titoli, che secondo Die Welt la Bce sarà costretta ad accettare, farebbe perdere 26,4 miliardi di euro, 7,1 dei quali a carico della Germania. Ai 17 miliardi già considerati si potrebbero aggiungere 9,3 miliardi, la parte tedesca della ricapitalizzazione delle banche greche, stimata in 34,5 miliardi di euro, che dovrà essere coperta dal fondo salva-Stati. In questa storia in cui si intrecciano mille canovacci anche stasera le certezze sono poche. Ecco perché qualcuno nel timore di leccarsi le ferite si è portato avanti.</p>
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		<title>Gas, arriverà dall’Azerbaijan l’unico gasdotto “taglia-prezzi” - L’INTERVISTA</title>
		<link>http://blog.panorama.it/economia/2012/02/08/gas-arrivera-dallazerbaijan-lunico-gasdotto-taglia-prezzi-lintervista/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 18:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppe.cordasco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Fantageopolitica. Liquida così Matteo Verda, ricercatore dell’Università di Pavia e dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, nonché autore del libro “Una politica a tutto gas”, le voci circolate in queste ore secondo cui il taglio delle forniture di gas dalla Russia, che ha causato l&#8217;emergenza nel nostro Paese, sarebbe inquadrabile anche in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29128" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-29128" src="http://blog.panorama.it/economia/files/2012/02/gazprom-large.jpg" alt="Impianti di estrazione del gas di Gazprom in Siberia (Credits: Imagoeconomica)" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Impianti di estrazione del gas di Gazprom in Siberia (Credits: Imagoeconomica)</p></div>
<p>Fantageopolitica. Liquida così <strong>Matteo Verda</strong>, ricercatore dell’Università di Pavia e dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, nonché autore del libro “<a href="http://www.bol.it/libri/politica-tutto-gas.-Sicurezza/Matteo-Verda/ea978888350179/" target="_blank">Una politica a tutto gas</a>”, le voci circolate in queste ore secondo cui<a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/02/06/gas-gazprom-chiude-i-rubinetti-e-passera-fa-scattare-lemergenza/" target="_blank"> il taglio delle forniture di gas dalla Russia, </a>che ha causato l&#8217;emergenza nel nostro Paese, sarebbe inquadrabile anche in una sorta di <strong>ricatto di Gazprom </strong>verso l’Europa per spingerla alla costruzione di nuovi gasdotti.</p>
<p><span id="more-29092"></span></p>
<p><strong>Dottor Verda, perché ritiene poco attendibile questa teoria?</strong></p>
<p>Innanzitutto in questi giorni in Russia si stanno registrando temperature anche di -50 gradi, quindi è innegabile che i loro consumi interni siano aumentati. Inoltre a breve ci saranno le elezioni e Putin di certo in nessun modo avrebbe voluto essere accusato di favorire il mercato esterno rispetto alle esigenze dei suoi concittadini.</p>
<p><strong>Quindi secondo lei la Russia resta un fornitore affidabile?</strong></p>
<p>Ricordo a tutti che noi importiamo gas da quelle zone da circa quarant’anni, cioè da quando esisteva l’Unione Sovietica. Già a quei tempi c’era chi sosteneva che i comunisti ci avrebbero tagliato il gas e invece questo non è mai avvenuto. Tra l’altro oggi esiste un rapporto di interdipendenza tra noi e la Russia, perché Gazprom è la quinta voce del bilancio statale e se dovessero venire a mancare i soldi degli importatori di gas, i russi non saprebbero neanche come pagare gli stipendi.</p>
<p><strong>Ma che interessi ci sono a mettere in giro queste voci?</strong></p>
<p>Soprattutto a Bruxelles, a livello di Unione europea, ci sono lobby che chiedono di combattere con tutti i mezzi la Russia sul terreno energetico. C’è chi lo fa ad esempio perché vuole che si taglino i consumi del gas a favore di altre fonti energetiche, o chi vuole che i rifornimenti siano spostati con più forza su altri Paesi. In realtà, almeno per quello che riguarda l’Italia, abbiamo già un’ottima diversificazione delle fonti che ha dimostrato di funzionare.</p>
<p><strong>In che modo?</strong></p>
<p>Ad esempio nessuno si è accorto che il gasdotto che arriva dalla Libia è stato fermo per quasi 9 mesi. Oppure che qualche tempo fa c’è stata una frana in Svizzera, di cui si è parlato pochissimo, e che ha bloccato le forniture dal Nord Europa. E ancora in questi giorni, nonostante i tagli di forniture dalla Russia, tutto sommato stiamo reggendo all’emergenza. Questo vuol dire che il sistema a più entrate di cui disponiamo è solido.</p>
<p><strong>Eppure c’è chi continua a ripetere che a livello strategico, non solo per l’Italia, ma per l’intera Unione, avremmo bisogno di nuovi gasdotti. Lei cosa ne pensa?</strong></p>
<p>Fino a qualche anno fa si stimava per l’Europa un’impennata dei consumi di gas. La storia poi però ha preso un’altra piega e, complice anche la crisi, i consumi sono rimasti costanti. Oggi l’Unione consuma circa 500 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Si immaginava un aumento di circa 150 miliardi di metri cubi, che invece sono diventati appena 50 o 60. In queste condizioni ad esempio potrebbe non avere più senso costruire il South Stream, gasdotto che da solo varrebbe circa 60 miliardi di metri cubi. Questo considerando oltretutto che recentemente <a href="http://blog.panorama.it/economia/2011/11/08/nord-stream-il-gasdotto-che-unisce-russia-e-germania-con-laiuto-dellitalia/" target="_blank">è stato inaugurato il North Stream </a>che garantisce, pur non essendo ancora a regime, già altri 25 miliardi di metri cubi.</p>
<p><strong>Quindi anche per l’Italia, per il momento, le cose vanno bene così?</strong></p>
<p>Qualche tempo fa Leonardo Bellodi dell’Eni, in un’audizione al Senato ha detto che in Italia non si stima un ritorno dei consumi ai picchi del 2005 prima del 2020. Detto ciò però c’è un progetto che potrebbe avere effetti positivi per l’Italia, ma non sul fronte della sicurezza, <a href="http://blog.panorama.it/economia/2012/01/16/gas-perche-in-italia-costa-molto-e-perche-serve-liberalizzare/" target="_blank">quanto su quello dei prezzi del gas</a>.</p>
<p><strong>Di cosa si tratta?</strong></p>
<p>È il progetto che dovrebbe portare nel nostro Paese gas proveniente dall’Azerbaijan. Attraverso un piccolo gasdotto che passerebbe dalla Turchia, potrebbero giungere infatti in Italia fino a 10 miliardi di metri cubi di gas all&#8217;anno. Il primo tratto dell’infrastruttura è già stato approvato, manca invece ancora l’accordo sul tratto che dalla Turchia dovrebbe giungere in Italia. La novità però è che ci sono allo studio i progetti di due gasdotti e in nessuno dei due figura l’Eni, che al momento è praticamente monopolista sul fronte dell’importazione. Se il progetto andasse in porto, per la prima volta verrebbe immessa nel nostro Paese una quantità significativa di gas in tubo che potrebbe fare concorrenza a quello dell’Eni con evidenti benefici in termini di prezzi per i consumatori.</p>
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		<title>Alcoa, il caso che fa della Sardegna la nostra Grecia</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 18:32:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco.cobianchi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ Alcoa, la multinazionale americana dell&#8217;alluminio che ha la sede in Sardegna chiuderà i battenti. La sua storia è il simbolo dell&#8217;ignavia della politica italiana nel programmare lo sviluppo industriale. Il caso paradigmatico di come possa fare gravi danni quando si ferma al consenso elettorale e non pensa agli investimenti di lungo termine. In effetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-54241" style="margin-right: 1em;float: left" src="http://www.panorama.it/adv/speciali/images/strip-cobianchi.jpg" alt="Burattino senza fili" width="100" height="75" /> <strong>Alcoa</strong>, la multinazionale americana dell&#8217;alluminio che ha la sede in Sardegna chiuderà i battenti. La sua storia è il simbolo dell&#8217;<strong>ignavia della politica italiana</strong> nel programmare lo sviluppo industriale. Il caso paradigmatico di come possa fare gravi danni quando si ferma al consenso elettorale e non pensa agli investimenti di lungo termine. In effetti sulla storia e il business di Alcoa hanno guadagnato in tanti: dai politici ai produttori di energia elettrica. A pagare, invece, sempre e solo loro: i <strong>lavoratori</strong>. Ecco perché la Sardegna rappresenta la nostra Grecia. <span id="more-29122"></span></p>
<p><strong>GUARDA E ASCOLTA LA VICENDA ALCOA</strong></p>
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<p><strong></strong></p>
<p><a class="video_pano" title="Anarchy Media Player - Right click to download file" href="http://video.panorama.it/economy/cobianchi_080212.flv"><img src="http://video.panorama.it/video_pano.png" alt="" /></a></p>
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