
Interni di un laboratorio meccanico (Ansa)
Bisogna cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno, per questo la notizia (dati Istat) di una crescita consistente di ordini e fatturato per l’industria italiana a dicembre 2009 è una buona notizia. Continua

Non rischiano l’estinzione, certo, ma per la particolare specie dei lavoratori interinali e precari (ormai sempre meno “atipici”) sarà dura passare il 2009. Mentre chi ha il posto fisso rischia decisamente meno. Lo sostengono i dati forniti da Ebitemp, l’ente bilaterale per il lavoro temporaneo nazionale, secondo cui si scenderà mensilmente dai 300 mila occupati a circa 220-260 mila. Un calo medio, quindi, di 60mila posti ogni mese.
In tutto, infatti, la platea a cui si rivolgono le agenzie è di 600 mila persone ma, tenendo conto che si tratta di contratti in somministrazione - quindi di cosiddette “missioni” che possono essere di un solo giorno come di 30 o di 60 giorni- gli occupati mensilmente sono circa 300 mila e sono destinati a scendere di oltre il 25% se si considera l’andamento del secondo semestre 2008, quello interessato dalla crisi.
E questi dati non contemplano gli assunti temporaneamente al di fuori delle agenzie: quelli che non rientreranno nelle statistiche dei licenziati perché alle imprese basta farli”scadere” senza rinnovare il contratto. Un modus operandi non solo italiano, espresso chiaramente oggi dal presidente di Wolkswagen Martin Winterkorn: “Nessun lavoratore assunto rischia il posto” ha detto in un’intervista a Der Spiegel, “ma taglieremo i 16.500 precari del gruppo: per gli interessati non è una cosa bella, ma la misura è inevitabile”.
L’allarme occupazione per i precari, che era già stato lanciato dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nei giorni scorsi, sembra dunque essere confermato dal trend iniziato nel 2008. In particolare, per quanto riguarda gli interinali, per i quali a differenza di altri lavoratori atipici sono disponibili dati piu’ aggiornati e che quindi possono dare un’indicazione della tendenza, sindacati e associazioni datoriali concordano nel sottolineare che si tratta di un fenomeno senza precedenti. “A partire da settembre” spiega il segretario generale del Nidil-Cgil, Filomena Trizio “si è registrato un abbattimento delle missioni del 30%, con un apice tra dicembre e gennaio. E’ la prima volta in dieci anni che succede e questo perché la somministrazione subisce i colpi della crisi”.

Nel 2009 ci sarà un vero e proprio boom di disoccupati. È quanto emerge dalle stime di Confcommercio e Confindustria.
Secondo l’associazione degli industriali nell’anno in corso il livello di disoccupati arriverà all’8,4% mentre secondo Confcommercio quest’anno quelli che hanno perso il lavoro toccheranno il numero di 1,9 milioni, un picco massimo rispetto a poco più di 1,5 mln nella media del 2007. L’associazione prevede dunque per il 2009 e il 2010 un incremento inferiore all’8%. Se il dato dovesse però superare la soglia dell’8%, questo “implicherebbe una riduzione del reddito disponibile reale che impatterebbe sui consumi e questo potrebbe indurre a rivedere al ribasso le previsioni”.
Confcommercio stima per quest’anno un’ulteriore frenata dei consumi: dopo il calo registrato lo scorso anno (-0,7%), scenderanno ancora dello 0,7%. Leggero miglioramento invece nel 2010, quando la spesa delle famiglie resterà ferma allo 0%. Confcommercio ha reso noto che la stazionarietà dei consumi durerà per i primi due trimestri del 2010. Dal confronto dei primi dieci mesi del 2008 con lo stesso periodo del 2007, spiega il responsabile uffici studi Confcommercio Mariano Bella, “non c’è un settore che tiene e il 2008 sarà uno degli anni peggiori”.
Per il futuro molto dipenderà dal clima di fiducia: “Se continuerà la tendenza negativa - ha spiegato Bella - nel 2009 vedremo al ribasso le nostre previsioni e quindi potremmo avere una riduzione dei consumi”. In particolare, le famiglie italiane, nel 2009 e nel 2010, spenderanno di più per le vacanze e per il tempo libero, mentre saranno più restie ad investire nell’acquisto di un’auto nuova. E tale tendenza si è già evidenziata l’anno scorso durante il quale il mercato dell’auto europeo ha chiuso il 2008 in calo dell’8,4% rispetto al 2007. In questo contesto, Fiat Group Automobiles, si è posizionata al quinto posto nella classifica dei costruttori, migliorando la quota all’8,3% nell’anno. Buoni i risultati ottenuti in Francia e Germania. Il calo è generalizzato su tutti i principali mercati: oltre al -13,4 per cento dell’Italia, perdono volumi la Germania (-1,8 per cento), il Regno Unito (-11,3 per cento) e la Spagna (-28,1 per cento). Solo la Francia contiene le perdite, segnando lo 0,7 per cento in meno rispetto al 2007.
C’è infine da segnalare che sempre nel 2008 il tasso di inflazione è risultato pari al 3,3%, di 1,5 punti percentuali più elevato rispetto all’anno precedente. Lo ha evidenziato l’Istat spiegando che a dicembre, si è attestata sul 2,2% mentre a novembre è stato del 2,7%.

Il 2009 è appena cominciaro ma il Codacons già parla di stangata: le famiglie italiane spenderanno in media 605 euro in più rispetto al 2008. Queste le stime diffuse dal Codacons secondo cui le voci che incideranno di piu’ nei conti degli italiani saranno alimentari, comunicazione e banche.
“A pesare sul 2009″ secondo il Codacons “saranno, però, non i rialzi futuri, ma la crescita di prezzi che c’è stata nel corso di tutto il 2008, che finirà per determinare un aumento del costo della vita di 299 euro a famiglia, nonostante ora si preveda un periodo di stabilità dei prezzi, sia per il calo del costo del grano che per quello dell’elettricita’.
Interessante la voce comunicazioni, che arebbe stata in calo di 16 euro se non ci fosse stato
l’aumento del canone Telecom da 12,14 a 13,40, 1,26 euro al mese che, con Iva, determinano un incremento di 18,14 euro su base annua.
All’interno della voce Altri beni e servizi spiccano le banche che, evidentemente per rifarsi della
crisi, aumenteranno di 28 euro il costo dei servizi finanziari (i mutui sono esclusi dalla voce, essendo un’estrapolazione dei dati Istat)”.
Secondo il Codacons la “batosta” è sicuramente “inferiore a quella degli scorsi anni, ma che,
aggiunta a quelle che si sono succedute ininterrottamente dal 2002 ad oggi, finisce per essere la classica goccia che fa traboccare il vaso e che rischia di mandare definitivamente sul lastrico le famiglie italiane”.
Inoltre, sottolinea ancora il Codacons, il calo di molte voci è determinato da un fatto negativo, la recessione in atto. In particolare a risentire del calo degli acquisti saranno le voci Abbigliamento e calzature (+ 19 euro), Mobili e articoli per la casa (+ 34 euro), Ricreazione, istruzione e ristorazione (+ 23 euro).
Notizie realmente positive, invece, per i trasporti, che risentono della caduta del pezzo del petrolio e del conseguente abbassamento della spesa per carburanti che finisce quasi per compensare tutti gli aumenti delle altre voci inserite nei trasporti (pneumatici, ricambi, parcheggi, taxi, treni, autostrade), determinando alla fine un rialzo di appena 12 euro.