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Entro i prossimi dieci anni il mondo della finanza europeo potrebbe parlare spagnolo. Infatti, fra gli istituti di credito usciti vincitori dalla crisi che ha attanagliato l’economia negli ultimi mesi si deve sicuramente annoverare il Gruppo Santander. Continua
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Mentre UniCredit abbozza “usuali” contatti con Société Générale, smentendo tuttavia le ipotesi di una possibile fusione, la banca britannica Barclays fa sul serio, raggiungendo un accordo per acquistare l’olandese Abn Amro per 67 miliardi di dollari.
Dalla fusione dei due istituti nascerà il secondo gruppo bancario europeo. Secondo la classifica stilata da Bloomberg, la fusione anglo-olandese precede infatti analoghe operazioni tra Citicorp e Travelers (51,4 miliardi di euro) e quella tra Bank of America e Nationbank (42,3 miliardi di euro). Presenza italiana tra le prime sedici con quella tra SanPaolo e Intesa, in nona posizione con 25,4 miliardi di euro.
Le due banche si sono accordate per cedere a Bank of America la banca Usa di Abn La Salle per 21 miliardi di dollari.
Gli azionisti di Abn Amro riceveranno 3,225 azioni Barcalys per ognuna delle loro. L’intesa valuta le azioni di Abn 36,25 euro l’una. Gli azionisti di Barclays controlleranno il 52% della nuova banca che si chiamerà Barclays.
Barclays lancerà un’Opa totalitaria, tutta in azioni, su Abn Amro: almeno stando a quanto si legge in un comunicato congiunto dei due istituti in cui si annuncia la fusione. Secondo i termini dell’operazione, gli azionisti di Abn Amro riceveranno 3,225 azioni Barclays per ogni azione della banca olandese posseduta. L’Opa viene così valutata a 36,25 euro per azione.
La fusione dovrebbe completarsi entro il quarto trimestre dell’esercizio in corso. L’attuale Ceo di Barclays, John Varley sarà a capo del nuovo istituto, mentre la struttura di corporate governace sarà quella di tipo britannico, ma il quartier generale si troverà ad Amsterdam.
Il nuovo Cda avrà 10 membri indicati da Barclays e 9 da Abn Amro.
Il nuovo gruppo post fusione produrrà sinergie annuali di circa 3,5 miliardi lordi al 2010, di cui circa l’80% proverrà da riduzioni di costi e il resto da benefici sui ricavi.