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Richard Branson: dare da bere al mondo e guadagnare? Si può

Pensiero globaleLa fornitura d’acqua dolce è una delle principali occasioni commerciali del XXI secolo. Nel secolo scorso la domanda globale di acqua è cresciuta di sei volte, mentre la popolazione è quadruplicata. Se questo trend dovesse continuare, le nostre risorse e le infrastrutture attuali non saranno adeguate a fornire acqua in misura sufficiente a soddisfare la domanda. Sebbene l’industria globale dell’acqua sia diversificata e, in termini di capitale impegnato, eguagli le industrie del gas, del petrolio e dell’elettricità, finora non ha attirato molto gli investimenti privati. È ora che gli imprenditori e gli industriali si diano da fare, perché solo l’uno per cento di tutta l’acqua dolce esistente è disponibile per il consumo umano. Continua

Se l’acqua pubblica riapre le porte agli «amici degli amici»

Una fontanella d'acqua in una strada di Roma (ANSA)

Una fontanella d'acqua in una strada di Roma (ANSA)

Il referendum «salva acqua» era un referendum «salva casta». Un altro paradosso della politica italiana, questa volta sotto forma di democrazia diretta. Perché ora in molti si sono accorti di una cosa che solo poche voci fuori dal coro (tipo qui e qui) segnalavano prima del voto. E cioè che l’abrogazione referendaria oltre a comportare il ritorno dello Stato nella gestione dei servizi pubblici locali, travolge anche quelle regole che erano state inserite per mettere un freno al clientelismo dilagante in questi ambiti.  Continua

Vestiti cancerogeni: la nuova minaccia per i neonati cinesi

Fabbrica tessile di Huaibei

Negli ultimi mesi la credibilità della qualità delle produzioni cinesi è stata messa in discussione da diversi scandali. Tra tutti, hanno avuto più risalto a livello internazionale quelli dei giocattoli tossici, del latte alla melamina e dell’acqua al cloro.

Le vittime principali dei mancati controlli nelle diverse tappe delle catene di montaggio cinesi sono i bambini, e nonostante il governo di Pechino abbia tentato di rimediare ad alcune delle inefficienze del Paese, controlli a tappeto nella provincia meridionale del Guangdong hanno rivelato che seppure il 95% dei giocattoli e il 67,7% dei mobili per bambini messi sul mercato possa essere oggi considerato “sicuro”, il tasso di affidabilità dei prodotti crolla nel settore dell’abbigliamento, in cui poco meno del 50% degli articoli messi in vendita contiene una quantità di reagenti chimici talmente elevata che nel lungo periodo rischia di intossicare i neonati.

Le aziende coinvolte nell’inchiesta hanno cercato di difendersi accusando i rispettivi fornitori di filati che, per risparmiare, tenderebbero a colorare le rocche di filo grezzo con additivi ricchi di formaldeide, sostanzia potenzialmente cancerogena la cui ingestione o esposizione a quantità consistenti può risultare letale anche per gli adulti.

Gli stabilimenti in cui sono stati rintracciati i capi più pericolosi per la salute dei minori sono stati chiusi e i prodotti precedentemente messi sul mercato verranno al più presto ritirati, mentre i vestiti di tutte quelle aziende i cui standard qualitativi sono stati giudicati al di sotto della soglia di sicurezza sì, ma “non così tanto”, dovranno semplicemente essere sottoposti, più spesso, a controlli più seri.

L’acqua “problema serio” per 4 italiani su 5. Lo rivela un sondaggio Ue

Acqua pesante

Circa quattro italiani su cinque considerano la qualità dell’acqua un problema serio.
E la pensa allo stesso modo la stragrande maggioranza degli europei. Il nuovo sondaggio Eurobarometro pubblicato a Bruxelles fotografa la percezione dei cittadini dell’Ue nei confronti dell’oro blu, proprio all’indomani del nulla di fatto al World Water Forum di Istanbul che non ha trovato l’accordo sulla definizione di acqua come “diritto”, ma bensì un generico “bisogno fondamentale”.
Numeri alla mano, secondo Eurobarometro, in generale l’83% degli italiani considera la qualità dell’acqua un problema serio (per il 47% degli intervistati è un problema molto serio, per il 36% è un problema abbastanza serio). È della stessa opinione il 68% degli europei. I più preoccupati d’Europa sono però i greci (90%), i romeni, francesi e portoghesi (88%). C’è invece poca apprensione tra gli austriaci, dove la percentuale scende al 36% e tra gli olandesi (42%).
La quantità degli approvvigionamenti allarma invece il 97% dei ciprioti e il 73% degli italiani, contro una media Ue del 63%. Ma non solo. Secondo la maggioranza degli italiani (52%) la qualità dell’acqua è peggiorata negli ultimi 5 anni. Dello stesso parere il 37% degli europei, anche se a vedere nero sono soprattutto ciprioti (75%) e greci (71%).
Le minacce principali sono inquinamento e cambiamento climatico. Cosa fare per evitare che con il surriscaldamento globale l’acqua diventi il nuovo “petrolio”? Ciascun europeo cerca di fare la propria parte: l’84% degli intervistati ne ha ridotto il consumo, il 60% usa prodotti per la casa rispettosi dell’ambiente e il 78% dice “no” all’uso di pesticidi e fertilizzanti per il giardino.

Allarme Wwf: la recessione c’è già. Ed è tutta ecologica

Eruzione del vulcano Cleveland

Oltre al debito pubblico, ora l’Italia ha anche il “debito idrico”. Siamo il quarto paese “divoratore” di acqua nel mondo: ne consumiamo più di quanto sia richiesto dalla capacità biologica nazionale. A lanciare l’allarme è il Wwf, che oggi ha presentato a livello planetario l’ultima edizione del Living Planet Report, la principale analisi dello stato di salute del pianeta.

Secondo l’associazine ambientalista, il mondo è in piena “recessione ecologica”: la domanda di risorse nel pianeta, infatti, supera di un terzo la quantità delle capacità del pianeta stesso. Insomma, quello che nel 1961 era ancora un credito rispetto al nostro utilizzo di risorse si è trasformato in un debito crescente. “Dedichiamo molto tempo alla cura dei mercati finanziari”, ha detto a Panorama.it Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, “Ma non teniamo in considerazione la contabilità ecologica: se la nostra pressione sulla Terra continuerà ai ritmi attuali, intorno al 2035 potremmo aver bisogno di un altro pianeta per mantenere gli stessi stili di vita”.
Il Report, prodotto dal WWF insieme alla Società Zoologica di Londra(ZSL) e al Global Footprint Network, mostra come oltre tre quarti della popolazione umana viva in paesi che sono debitori in termini ecologici, ossia dove i consumi nazionali hanno abbondantemente superato la capacità biologica nazionale. “La novità di quest’anno è l’introduzione dell’Impronta Idrica: nel calcolo del consumo idrico fatto da Footprint, si considerano infatti sia il consumo di acqua esterno (come fa l’Istat), ossia quella che beviamo, che usiamo per lavarci e per altre cose, sia il consumo interno, ossia l’acqua contenuta nei prodotti, come nei generi alimentari o nei vestiti. Basti pensare che in una maglietta di cotone si nascondono almeno 2.900 litri di acqua, impiegati nell’intera filiera di produzione”, ha aggiunto Bologna. E nel report l’Italia risulta al quarto posto tra i maggiori consumatori di acqua al mondo con un consumo di 2,332 metri cubi pro capite annui (dei quali 1,142 interni e 1,190 esterni). Davanti a noi, USA, Grecia e Malesia.
Stando all’impronta Ecologica, ossia l’analisi della domanda di risorse naturali derivante dall’attività umana, Stati Uniti e Cina sono in vetta con circa il 21% ciascuna di consumo della biocapacità globale. L’Italia è al 24° posto nella classifica, con di 4,8 ettari globali pro capite su una una biocapacità di 1,2 ettari globali pro capite e con un deficit ecologico, di 3,5 ettari globali pro capite. Prima di noi in Europa ci sono la Danimarca, la Grecia, la Spagna, il Regno Unito e la Francia, mentre dietro di noi vengono Portogallo, Germania e Olanda.
“Da quando è stata proposta, sono tre legislature che la contabilità ecologica non viene considerata, un’indifferenza che pervade entrambi gli schieramenti. Ormai non si può prendere più il Pil come paramentro di riferimento dello sviluppo, bisogna andare oltre la contabilità economica”, ha concluso Bologna.

Acqua sempre più cara per gli italiani. Soprattutto al sud

rubinetto

Acqua sempre più cara per le famiglie italiane. Il servizio idrico è aumentato in media del 32% negli ultimi sei anni e del 4,6% tra il 2006 e il 2007. Con rincari addirittura del 50% in alcune città del Nord-Ovest. E se Agrigento si distingue come la città più cara, Milano risulta la più economica, con tariffe 4 volte più basse di quelle della città siciliana. La Toscana si aggiudica invece il primato di regione più costosa, mentre il Sud si distingue come ’sprecone’.

È quanto risulta da un’indagine dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, che ha preso in esame (qui il documento in .pdf), per tutti i capoluoghi di provincia italiani, il servizio idrico integrato (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione e quota fissa o ex nolo contatori). In un anno una famiglia sostiene in media 229 euro di spesa per il servizio idrico integrato, il 4,6% in più rispetto alla spesa del 2006: considerando il periodo gennaio 2002-agosto 2008 l’aumento è addirittura del 32%. Agrigento è la città in cui l’acqua è più cara (445 euro annui), con tariffe 4 volte più costose che a Milano che, con una spesa annua di 106 euro, è invece la città meno cara. La Toscana risulta la regione più costosa per il servizio idrico, con ben sette città nella top ten delle città più care.

Mentre nella classifica dei dieci capoluoghi di provincia meno cari, ben otto sono nel Nord. Dei 104 capoluoghi monitorati, ben 70 hanno registrato variazioni all’insù delle tariffe (altri 33 sono rimasti invariati e solo Benevento ha avuto una riduzione): Novara ha messo a segno l’aumento più consistente (+50%), seguita da un’altra città piemontese, Verbania (+45%), e poi da Agrigento (+38%). Le tariffe variano nettamente da regione a regione (quelle centrali, in particolare, si contraddistinguono in media per le tariffe più elevate, 267 euro annuali), ma differenze elevate ci sono anche all’interno della stessa regione: in Sicilia, ad esempio, tra Agrigento e Catania la differenza di spesa annua per il servizio idrico raggiunge 269 euro. E con l’aumentare dei costi aumentano anche gli sprechi. Complessivamente in Italia il 35% dell’acqua immessa nelle tubature va persa: il problema è particolarmente accentuato nelle regioni meridionali (49%), evidenzia il rapporto, sottolineando che sono evidenti “notevoli criticità” come nel caso della Puglia con la seconda spesa più elevata ed una percentuale di perdita di acqua ben superiore alla media.

“Al Governo e al Parlamento chiediamo il blocco delle tariffe dell’acqua fino a tutto il 2009″, ha detto il responsabile nazionale delle politiche dei consumatori, Giustino Trincia, che ha consegnato l’indagine al ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola. “È indispensabile, inoltre” ha aggiunto “l’istituzione di un’Autorità di regolazione del settore idrico con reali poteri d’intervento per mettere fine alla scandalosa giungla di tariffe, contratti e bollette”.

Il VIDEO servizio:

Autunno caldo: rincari su energia, spesa e cellulari

I prezzi della frutta in un supermercato

Portafoglio più leggero per le famiglie italiane. Aumentano i prezzi dei prodotti alimentari, come quelli dell’energia e delle tariffe telefoniche.
La spesa per l’energia è rincarata di 680 euro l’anno nel periodo 2007-2008, secondo i conti delle associazioni dei consumatori, Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori riunite.
In particolare, secondo le associazioni, la benzina è aumentata di 180 euro e il gasolio di 324 euro. Salato anche il conto del riscaldamento domestico, con un rincaro di 180 euro, come quello della luce e del gas (+250 euro). Rincari che vanno ad assommarsi ai prezzi della spesa quotidiana.
Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’inflazione ad agosto è scesa al 4 per cento. Per Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori il livello dei prezzi resta ad ogni modo allarmante: “Il livello d’inflazione rimane alto e preoccupante; è emergenza prezzi, soprattutto per i generi alimentari e i prodotti energetici. Due beni primari e insostituibili, che rappresentano la spesa più considerevole per le famiglie, e che drenano risorse, comprimendo così tutti gli altri settori commerciali e produttivi, con un grave danno per l’economia del Paese”.
Gli sceriffi dei prezzi hanno rilevato il costo dei generi alimentari dell’ultimo periodo. Rispetto ad agosto 2007 la pasta segna un incremento del 26 per cento, il pane del 16 per cento, pollo e patate oltre il 40 per cento. Per una ricaduta totale sulle famiglie di 565 euro per il 2008.
Questo nonostante il prezzo del petrolio sui mercati internazionali continui a scendere. Ma secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori) i costi di produzione per le imprese agricole sono sempre più alti e insostenibili, tanto da mettere a rischio la stessa sopravvivenza delle aziende agricole. Solo nel mese di giugno la crescita dei costi produttivi è stata pari al 10,4 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, mentre i redditi seguono una linea discendente: nel 2007 si è registrata una contrazione pari 2 per cento.Si può parlare di vera e propria acqua alla gola per le famiglie, visto che anche i servizi idrici sono sempre più cari per gli italiani. Le tariffe dell’acqua corrono infatti più dell’inflazione e in cinque anni hanno messo a segno un rialzo del 35,4%: è quanto è emerso dal Rapporto internazionale sull’Acqua e sui relativi costi nel 2007-2008 realizzata da Nus Consulting Group, che fornisce una panoramica sui costi idrici in Italia e in 14 paesi nel mondo. In Italia, secondo l’indagine, le tariffe idriche sono aumentate tra il 2007 e il 2008 da 95,5392 centesimi di euro al metro cubo a 100,0323 cent/mc, segnando un +4,7 per cento.
Come se non bastasse, Tim e Vodafone hanno annunciato imminenti ritocchi alle tariffe, suscitando una bufera. Per Adiconsum, “mentre Tim chiede un aumento delle tariffe pari a 5 cent/min sul servizio, Vodafone distribuisce l’aumento in parte sullo scatto alla risposta e in parte sul servizio (durata della comunicazione)”. Adiconsum ha evidenziato che “per l’aumento spalmato sulla durata della comunicazione può ravvisarsi una violazione della normativa sulle pratiche commerciali scorrette, dovuta allo scatto di 30 secondi pagato anticipatamente. In altre parole è sufficiente un singolo secondo di comunicazione per dover pagare anche i 29 secondi successivi”.
Secondo Altroconsumo gli aumenti medi per utente varieranno da 49 a 83 euro. L’Antitrust ha annunciato l’avvio di un procedimento contro i due operatori telefonici.

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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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