
Il ministro Scajola consegna il grado di Grande Ufficiale a Ratan Tata (ANSA)
Raddoppiare il giro d’affari entro i prossimi tre anni, passando dagli attuali 8 miliardi a 16 miliardi di dollari. Questo l’obiettivo posto dall’offensiva economico - politica del governo in India che si è conclusa mercoledì 16 dicembre a Mumbai.
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Il premier, Silvio Berlusconi, durante la IV Conferenza Italia - America Latina
Non solo Russia ed Estremo Oriente. Il nuovo Eldorado per le imprese italiane potrebbe essere l’America Latina. “Una nuova Cina, più simile a noi“, per dirla con le parole del viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso.
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Il Senato ha dato il via libera questa mattina all’articolo 14 del disegno di legge sullo sviluppo e l’energia che apre la strada alla “riconversione” dell’Italia al nucleare.
Il testo delega il governo ad adottare, entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, decreti con la disciplina della localizzazione delle centrali e i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi, oltre alle misure compensative per le popolazioni. I sì sono stati 142, 105 i no e 4 le astensioni. Contro l’articolo si è espresso il Pd.
La realizzazione di impianti, ha sottolineato in Aula il senatore del partito democratico Gian Carlo Sangalli, rappresenta “un paradosso economico visto che le centrali a gas della Pianura Padana sono utilizzate solo per il 50 per cento”. La notizia arriva dal Forum Pa, dove il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola è intervenuto ad un tavola rotonda sul futuro delle ‘energia in Italia.
“È un passo avanti importante per il ritorno ad un tipo di energia in cui crediamo molto”, dice Scajola. “La strategia energetica del governo Berlusconi punta ad innalzare dal 16 al 25 per cento l’apporto delle rinnovabili alla produzione di energia elettrica nazionale. Un ulteriore 25 per cento sarà assicurato dal rilancio del nucleare, settore nel quale pure non mancheranno occasioni di collaborazione tra l’industria italiana e quella degli Stati Uniti che con i suoi 104 impanti è il primo paese al mondo per dotazione di centali nucleari attive”. E sulle presunte mappe (pubblicate da Repubblica) di siti individuati dal Governo per costriure le nuove centrali arriva la smentita di Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo economico. “La mappa dei siti nucleari non esiste e si tratta solo di articoli di natura elettorale. Non c’è alcuna mappa dei siti ancora aggiornata”, precisa Urso. “Non è un caso che le città e i luoghi di cui si parla sono centri dove si voterà nei prossimi giorni. Tutto ciò verrà fatto con le indicazioni della legge che stiamo per approvare che è molto rispettosa delle decisioni degli enti locali e terrà conto delle normative sulla sicurezza previste dall’Ue”.
A dirsi fortemente contraria all’idea di un ritorno al nucleare è invece Greenpeace: “Se dovesse tornare il nucleare in Italia, sarebbero pochissimi i territori che potrebbero ospitare una centrale, considerando zone le sismiche, quelle a rischio alluvioni, quelle a rischio siccità, le coste in erosione e le città densamente popolate”, si legge in una nota dell’associazione ambientalista che, grazie all’analisi di tre importanti carte tematiche, “svela perché lo stivale è assolutamente inadatto alle centrali nucleari”. Per le scorie nucleari - prosegue Greenpeace - esiste un’altra mappa di prima valutazione, elaborata nel 1999-2000 dal gruppo di lavoro ad hoc costituito all’epoca dalla Conferenza Stato Regioni (e supportato tecnicamente da Enea). In questo caso il rischio sismico è ritenuto meno rilevante (alcune aree sono persino in Abruzzo): le aree sono presenti in numerose regioni ma si concentrano particolarmente tra l’Alto Lazio e buona parte della Toscana, le Murge pugliesi e la Basilicata.
Di diverso tenore Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia che, sempre al Forum Pa, dice che “gli investimenti energetici possono considerarsi anche approdo sicuro e ottima opportunità per iniziative industriali e finanziarie che assicurino un’equa e garantita remunerazione agli investitori, assieme all’energia necessaria per la ripresa, ovviamente a prezzi e qualità sempre più convenienti per i consumatori”. Per Ortis, “il quadro regolatorio e tariffario nazionale è stato disegnato per facilitare gli investimenti necessari allo sviluppo delle infrastrutture energetiche e quindi costituisce anche un concreto contributo a sostegno di iniziative e cantieri anticrisi. Se il nucleare può essere un contributo allo sviluppo energetico, possiamo anche valutare questa ipotesi. Ma servirà ancora parlarne in maniera più diffusa e facendo i controlli massimi per la sicurezza”.

“L’Italia è il quarto paese in Europa, il settimo al mondo per investimenti nel settore aerospaziale, e ha generato nel 2007 12 miliardi di euro di fatturato. Nel 2008, poi, oltre il 50 per cento di questo fatturato è stato generato da esportazioni”. Il dato è stato annunciato da Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico, in apertura di Sat Expo Europe, alla Nuova Fiera di Roma, dal 19 al 21 marzo. “Quando si parla di spazio, sviluppo e sicurezza sono due facce della stessa medaglia”, aggiunge Urso. “Questo settore rappresenta un nuovo, grande fattore di crescita per l’Italia e può essere una chiave certa contro la crisi con ricadute indubbie per tutta l’economia italia”.
Nei prossimi cinque anni si prevede una crescita del 30 per cento delle applicazioni integrate che combinano i servizi forniti dai satelliti per osservazione della Terra, navigazione, telecomunicazioni e banda larga. Il dato positivo è il segnale di “una nuova epoca di applicazioni integrate di seconda generazione”, ha detto il presidente della rassegna, Paolo Dalla Chiara. “Il mercato mondiale dei servizi satellitari è di circa dieci miliardi di dollari, ma finora questo dato ha riguardato essenzialmente le telecomunicazioni, in particolare la televisione”, aggiunge. La crescita che si prepara sarà soprattutto frutto dell’integrazione dei servizi: ad esempio, i primi satelliti attivi nella banda S, oltre a portare la tv sul telefonino potranno dialogare con altri sistemi come il Gps e il sistema di navigazione satellitare europeo Galileo.
“L’italia spende più della metà delle risorse dedicate allo spazio per partecipare ai programmi dell’Agenzia spaziale europea, ma dobbiamo focalizzare maggiore attenzione sui satelliti istituzionali e avere maggiori risorse per la ricerca su bande di frequenza superiori a quelle attuali”, sottolinea Enrico Saggese, commissario straordinario dell’Agenzia spaziale italiana. “Fino a questo momento sono stati utilizzati, solo per la navigazione, tutti i 300 milioni di euro stanziati dai precedenti governi, si sta discutendo con l’attuale governo un refinanziamento di oltre 140 milioni di euro”.
Un impegno confermato da Guido Crosetto, sottosegretario al ministero della Difesa che ha parlato di “grande attenzione verso questo settore che produce una ricchezza fino a 5-10 anni fa impensabile e che dovrà diventare nei prossimi 15-20 anni una delle voci costanti di produzione di prodotto interno lordo, mettendo in moto le spese e l’utilizzo pubblico, ma aprendo ancora di più all’industria privata specializzata che in Italia rappresenta un fiore all’occhiello invidiata da tutto il mondo”.
A testimonianza della forte espansione del settore, interessanti i dati forniti da Giuseppe Veredice, amministratore delegato di Telespazio. Nel 2005 la società, che fa parte del gruppo Finmeccanica, ha avuto ordini per 340 milioni di euro per la realizzazione di satelliti geostazionari (ossia di osservazione terrestre), di cui oltre il 90 per cento dal mercato italiano. A distanza di tre anni, nel 2008, gli ordini sono cresciuti a circa 440 milioni di euro con un tasso medio superiore alla crescita di mercato. Nel 2009, le previsioni parlano di una crescita fino al 55 per cento dal mercato italiano e per il restante 45 per cento da quello estero, con una prevalenza degli Emirati Arabi, che hanno effettuato ordini per 180 milioni di euro, Stati Uniti (32 milioni) e Francia, con una quota di mercato vicina all’8 per cento. “Esempio chiaro dell’internazionalizzazione dell’industria italiana che in futuro dovrà puntare dichiaratamente alla scelta di programmi forti e di carattere globale, incrementando le risorse per il comparto spaziale”, ha sottolineato Veredice.
È il momento, fanno capire gli esperti convenuti a Sat Expo, di riflettere sui nuovi assetti geopolitici internazionali e sui vantaggi che i sistemi infrastrutturali spaziali e satellitari possono dare ai problemi urgenti dell’ambiente e del clima, in vista del completamento dei tre più grandi progetti europei destinati a rivoluzionare lo scenario internazionale: Cosmo-SkyMed, costellazione satellitare italiana (2009), la rete satellitare in banda Ka (2010) e il sistema di navigazione satellitare Galileo (2013).
Il futuro, quindi, è appena cominciato.
Una panoramica di Sat Expo Europe alla fiera di Roma dal 19 al 21 marzo | Foto di Stefano Rizzato