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Partenza sprint per la Class action all’italiana: nel mirino anche Microsoft

Il Ceo di Microsoft Steve Ballmer durante la presentazione di Windows 7

Il Ceo di Microsoft Steve Ballmer durante la presentazione di Windows 7 - EPA

La gestazione è stata lunghissima: la class action all’italiana ha visto la luce più di due anni dopo il primo annuncio. Continua

Authority in campo contro ipotesi telefoniche di cartello

Riciclare i cellulari

Tutte le Authority scendono in campo per verificare se ci siano state ipotesi di cartello su quello che ormai è diventato il caso dell’estate. Sarà l’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni (Agcom) a occuparsi del dossier del cambio delle tariffe più economiche ideato da Tim e Vodafone e che coinvolge circa 10 milioni di clienti di telefonini. La legittimità dell’operazione effettuata dalle due compagnie di telefonia cellulare sarà valutata in un paio di settimane, in modo da poter rimediare con le giuste correzioni, in caso di illeciti, prima che scattino i cambi tariffe. Per evitare un allungamento dei tempi di valutazione, Aduc ha infatti chiesto che Agcom e Antitrust utilizzino tutti i loro poteri per dire se quanto deciso da Tim e Vodafone in materia di rimodulazione delle offerte sia corretto o meno. In particolare Agcom non interverrà sulle tariffe del settore mobile, ma verificherà la trasparenza dei messaggi con cui gli operatori hanno comunicato il cambio di tariffa ai consumatori. In una nota l’associazione di tutela dei consumatori ricorda che solo così “si darebbe agli italiani la percezione di vivere in uno Stato di diritto e non di essere immersi in una giungla telefonica”.
L’esigenza di eliminare il sospetto di una possibile intesa tra i due operatori è l’obiettivo fondamentale anche per Adusbef e Federconsumatori, che chiedono l’intervento dell’Antitrust e dell’Agcom anche sui gestori degli I-Phone. “Non è sufficiente stigmatizzare il comportamento che Vodafone e Tim stanno adottando per indurre i clienti a cambiare i contratti in essere nella telefonia cellulare”, scrivono in una nota le due associazioni, “il periodo scelto, la sovrapposizione dei tempi dei due massimi operatori ed il non avere aperto un confronto come peraltro è sempre stato prassi con le associazioni dei consumatori, inducono più di un sospetto sulla volontà di effettuare un semplice piano di semplificazione e di aggiornamento delle offerte di servizio”.
Le associazioni leggono nell’operazione del cambio tariffe il tentativo da parte delle compagnie di recuperare maggiori introiti, “in parte giustamente perso con l’abolizione dei famigerati costi di ricarica”.
Oltre a assicurarsi che le Authority si occupino del caso, Adusbef e Federconsumatori verificheranno con gli uffici legali “eventuali vessazioni contrattuali nei confronti dell’utenza”. E agli utenti consigliano di “confrontare sempre con occhio critico tutte le offerte degli operatori telefonici con particolare riguardo al costo del traffico al minuto comprensivo dell’Iva, alla presenza o meno e del relativo costo del famigerato scatto alla risposta, il prezzo degli sms, che in Europa risulta essere uno dei più elevati”.

La disfida degli spaghetti: al ristorante sono un lusso, a casa costano 25 centesimi

Un piatto di spaghetti

Non ne nascerà un polverone come quello istituzional-canoro sull’inno nazionale, ma lo scontro sul piatto preferito dagli italiani è scoppiato. A dare il là, la denuncia è dell’Aduc: mangiare i due classici spaghetti al pomodoro al ristorante è ormai diventato “un lusso, come gustare un piatto di alta cucina”.

Insomma l’associazione diritti utenti e consumatori segnala un aumento del 3500% del costo del piatto al ristorante rispetto alla preparazione in casa.
Immediata la replica della Federazione italiana esercenti pubblici e turistici (Fiepet) che non si d’accordo: “La stima è esagerata, comunque al ristorante si paga anche il servizio di somministrazione”.
Per l’Aduc quello che viene praticato nei ristoranti italiani è un vero e proprio “salasso”, che peraltro avrebbe già avuto come conseguenza un crollo della clientela nei ristoranti romani (-30% solo nel giugno scorso). “Un piatto di pasta da 100 grammi - spiega l’associazione - costa mediamente 0,25 euro, contro i 9 euro in media del ristorante”.
Un aumento del 3500%, definito dall’associazione “eccessivo”, e non giustificato dalle spese sostenute dai ristoratori. L’Aduc chiede quindi agli esercenti di abbassare i prezzi, “visto che da 15 anni il reddito reale medio non è cresciuto, mentre i menu nei ristoranti sono lievitati smisuratamente e furbescamente dall’entrata in vigore dell’euro. I ristoratori - conclude - devono adeguare i prezzi alla mutata realtà economica del Paese”.
L’allarme dell’Aduc non è condiviso da Tullio Galli, direttore della Fiepet che rappresenta 50 mila pubblici esercizi. “La stima dell’associazione è esagerata - ha osservato - perché probabilmente sono stati presi a riferimento locali di centri turistici rinomati. Bisogna inoltre considerare che sui costi dei menu incide, e non poco, il servizio di somministrazione legato a coperto, personale, cuochi, camerieri, ed utenze”.

Class action, un primo passo pieno di incertezze

di Maria Spigonardo e Luca Dello Iacovo

Provoca reazioni contrastanti l’emendamento sulla class action approvato in Senato e che presto sarà discusso alla Camera. “Se non si riuscisse ad apportare modifiche al testo, questa finta class action” spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi “potrebbe rallentare sino alla paralisi ogni azione di risarcimento nei confronti di banche, assicurazioni e multinazionali che mettono in atto comportamenti lesivi dei diritti dei consumatori”. A scatenare la reazione del Codacons è stata soprattutto la tempistica: “Non c’è danno punitivo ed i consumatori potranno avere un risarcimento solo se giovani, visto che dovranno aspettare almeno 20 anni prima di poter avere una liquidazione dei danni. Almeno 3, infatti, i giudizi, con almeno 3 gradi l’uno, per un totale di 9 processi”. Finora esclusa dalle associazioni dei consumatori che possono intentare una causa collettiva, l’Aduc sta portando avanti una lunga battaglia per far sì che alla Camera il provvedimento venga stralciato. Intanto, in pochi mesi, la petizione a sostegno della loro proposta di legge presentata in Aula dagli onorevoli Poretti e Capezzone ha già avuto oltre 100mila adesioni. “Non sono ancora chiari i criteri con sui saranno scelti i soggetti” spiega il presidente dell’Aduc Vincenzo Donvito. Dubbi arrivano anche dagli imprenditori: il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha parlato di “class action alla amatriciana”. Perplessità da parte di Confcooperative. E gli avvocati sono scettici: “È un pasticcio: mancano i filtri giudiziari e si rischia di ingolfare la macchina della giustizia” dice Andrea Pasqualin dell’Organismo unitario dell’avvocatura italiana (Oua).

Il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, non nega la necessità di alcune modifiche ma è convinto di dover portare a casa il provvedimento per non rischiare di perderlo. “L’opposizione a questa norma sembra incredibile ed indifendibile, opposizione che sarebbe solo tesa alla difesa di un mercato poco trasparente e poco chiaro, anziché ricercare un mercato in cui il rispetto delle regole sia elemento fondamentale della competitività e della concorrenza” chiarisce Trefiletti. Il presidente di Adiconsum Paolo Landi è stato già alcuni anni fa uno dei primi e più agguerriti sostenitori dell’introduzione delle class action nel sistema normativo italiano. E sottolinea: “Tra la perfezione e il nulla è meglio difendere la legge così come è passata al Senato. Certo qualche modifica deve essere fatta ma credo sia necessario aspettare il regolamento attuativo”. Il punto più critico dell’emendamento Manzione- Bordon alla legge finanziaria, secondo Landi, è la mancanza di un procedimento di urgenza. “Non possono passare vent’anni per avere un risarcimento di 50 euro” osserva Landi. Favorevole all’emendamento Legambiente: “Chiederemo di far parte della lista di soggetti con diritto di richiedere la class action, un elenco che dovrebbero compilare i ministri della giustizia e il ministro dello Sviluppo economico” sottolinea Francesco Ferrante di Legambiente. E sostengono l’azione collettiva dei consumatori anche Cittadinanzattiva, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori.

Dopo Bersani, i piani tariffari cambiano, i cellulari restano. Cari

il post decreto Bersani | Foto di Diamond Geyser tratta da Flickr
Passata la Pasqua, gabbato Bersani. E le sue liberalizzazioni (qui il documento in .pdf). Oltre ai consumatori, che avevano esultato troppo in fretta per i tagli ai costi di ricarica dei cellulari. È bastato poco più di un mese alle compagnie telefoniche per recuperare con l’aumento delle tariffe e con altri stratagemmi quello che hanno dovuto lasciare sul campo con l’abolizione delle ricariche. Le manovre di Wind, Tim, Vodafone e Tre sono chiare: cancellare alcune vecchie tariffe, cambiarne altre, introdurne delle nuove. Gli esperti del settore calcolano che, così facendo, le compagnie ridurranno l’impatto del decreto Bersani sul mercato, che in teoria per il 2007 doveva essere di un miliardo e 400 milioni a circa 900 milioni di euro.
Il risultato, al di là delle cifre, è che i gestori sono riusciti a vanificare la quasi totalità dei benefici per i consumatori, derivanti dal provvedimento del ministero dello Sviluppo economico. Che, si chiedono ora gli utenti, non si capisce perché non abbia saputo predisporre gli opportuni accorgimenti per evitare questi escamotage. Le preoccupazioni (e le proteste) dei clienti sono giustificate dai fatti: a chi intende cambiare operatore, o attivare una nuova sim card, tocca districarsi in una selva di tariffe, resa irriconoscibile dalle ultime novità. Specialmente quelle introdotte da Wind.
Benché la compagnia egiziana mantenga lo scettro di operatore low cost italiano, i suoi “gentili clienti” da maggio saranno migrati ai piani (più cari) Wind 12 e Wind Senza Scatto New. Ora hanno trenta giorni (come previsto dall’articolo 70 del codice delle comunicazioni elettroniche) per decidere se scegliere un’altra opzione o cambiare operatore. Triplicati anche i costi per navigare su Internet, fuori dal portale mobile di Wind. Anche Tim ha aumentato di otto centesimi il prezzo per accedere al portale mobile: lo scatto è passato da 20 a 28 centesimi. Per quanto riguarda i cellulari, invece, Tim ha introdotto la tariffa “Tutto compreso”, costituita da un canone fisso che include un cellulare e una determinata quantità di traffico (in Tutto Compreso 30 ci sono 250 minuti di chiamate verso tutti i numeri nazionali). La nuova opzione, nella versione per abbonati, ha però il pregio di essere priva della tassa di concessione governativa, pari a poco più di cinque euro al mese.
Tre, invece, è l’unica compagnia a non aver apportato modifiche. Sono però state eliminate le ricariche “Power” e per cambiare piani tariffari sarà necessario spendere nove e non più sei euro.
Discorso diverso per Vodafone che ha modificato tre tariffe su cinque mentre è scomparsa “happy ricarica”, finora la più conveniente della compagnia, secondo Altroconsumo. I nuovi piani sono “You and Vodafone”, 19 centesimi per lo scatto alla risposta e uno, sette o 30 centesimi al minuto dipendentemente dal numero, e dunque l’operatore, che si chiama. Poi c’è “Zero Limits” , sei euro al mese e mille minuti di chiamate ai numeri Vodafone e infine “Vodafone tutti”: scatto di 16 centesimi più 12 centesimi al minuto ma solo per chi ricarica il telefonino di almeno 15 euro al mese.
3 Italia. Al contrario, 3 è l’operatore che ha fatto meno modifiche. Non ha cambiato le tariffe. Ha eliminato però le ricariche Power (che, ai tempi pre-Bersani, davano bonus di traffico) e ha aumentato, da 6 a 9 euro, il costo per cambiare il piano tariffario.
Se riuscite a districarvi fra le varie offerte, complimenti… Altrimenti, meglio fare riferimento alle associazioni di consumatori che da tempo conducono una battaglia contro i gestori telefonici. L’Aduc, per esempio, li denuncia come “leader” in pubblicità ingannevole. Anche Altroconsumo vuole fare la sua parte, offrendo a tutti i consumatori il servizio Sos tariffe telefoniche (02. 6961517): una consulenza personalizzata su contratti, tariffe, bollette e controversie legali riguardanti il nebuloso mondo dei servizi telefonici. Insomma, la battaglia della politica per fare risparmiare gli utenti mobili non è finita: comincia proprio ora.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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