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Voli low cost, è un boom di tagli: dai pasti ai giubbotti salvagente

Un aereo pronto al decollo

La parola d’ordine è tagliare: con il prezzo del carburante che sale, le compagnie aree low cost sono alla ricerca di nuove soluzioni per evitare un’impennata del prezzo dei biglietti. Soprattutto negli Stati Uniti dove la competizione è senza sosta.
L’ultima è stata la United Airlines: ha deciso di far pagare il pasto sui voli intercontinentali. E dal mese prossimo già non saranno disponibili gli snack sui voli nazionali. Da giugno, invece, la Us Airways fa pagare ai viaggiatori anche le bevande non alcoliche: caffè e tè costano un dollaro.
Ma la caccia al risparmio si spinge anche sulla sicurezza? La domanda è un tarlo per chi si accinge a prenotare un volo a basso prezzo, soprattutto dopo il recente incidente aereo della Spainair a Madrid e i “problemi” di altre compagnie, registrati dai media (Leggi qui e qui).
Vero che, come certifica una ricerca di Altroconsumo, i voli low cost, come del resto i viaggi con le compagnie tradizionali, sono sottoposti a precise regole di sicurezza internazionale. Da qualche anno è stata istituita l‘Agenzia europea per la sicurezza aerea, l’Easa.
Ma al di là del Pacifico, solo nel marzo scorso la Southwest, una delle prime low cost al mondo, è stata segnalata al Congresso Usa perché 117 aerei della sua flotta non rispettavano gli standard previsti. Con il barile di petrolio che non accenna a diventare più economico, le compagnie aeree, poi, hanno deciso di limitare al minimo consentito la quantità di carburante per il volo: così risparmiano sul rifornimento e riducono il peso. Per un viaggio da Washington a Los Angeles con un Airbus 150 sono necessari 4300 galloni. Aggiungerne altri 219 costerebbe 750 dollari in più. O aerei che sostano sulla pista di rullaggio il minimo indispensabile (come gli automobilisti che fermi in coda spengono il motore).
Ci sono poi compagnie che passano dalle normali stoviglie a quelle di plastica, e non per questioni di estetica ma sempre per questioni di peso. Altre che eliminano i giubbotti di sicurezza, perché tanto sono inutili. È questo infatti il ragionamento che hanno fatto quelli della Air Canada Jazz, visto che tutte le loro rotte di volo distano oltre 90 chilometri dalle coste marine. In realtà la legislazione canadese autorizza le compagnie aeree a mantenere a bordo unicamente i gommoncini gonfiabili, e non anche i i giubbotti di sicurezza. Unica concessione è quella prevista per i bambini, per i quali il salvagente è previsto.
In Europa la crescita dei chilometri percorsi dai passeggeri è stata del 2,8%, ma il costo del rifornimento è aumentato del 30%. Sui bagagli in eccesso, poi, i prezzi sono salatissimi: se con Easyjet ogni chilogrammo può costare dai 6 ai 9 euro, con Air Berlin dai 23 ai 32 chili di bagaglio extra può essere pagato 25 euro.

Eppure le lamentele dei clienti affollano forum e blog su internet. “Pensateci due volte prima di prenotare con Zoom” dice una viaggiatrice su Airlinequality, un sito che raccolgie le opinioni di 350mila persone. “Per il volo di ritorno” continua la cliente di Zoom “lo staff del check-in a Roma è stati il più antipatico ed egoista con cui avere a che fare. Per salire sull’aereo ho dovuto pagare una multa di 320 euro”.

Oppure su Ryanair, un altro cliente dice: “Andata e ritorno da Beauvais a Nykoping per 110 euro (prima dell’aumento dei carburanti). Non divertente, ma adatto a una low cost. L’equipaggio era annoiato e mostrava ai clienti che è poco pagato”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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