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Il prestito-ponte di 300 milioni per Alitalia e la sua utilizzazione temporanea a patrimonio “rappresentano la volontà del governo di voler salvaguardare per i prossimi dodici mesi la continuità aziendale di Alitalia”. Lo ribadisce la relazione tecnica di accompagnamento al decreto fiscale che inizierà il suo iter alla camera e che contiene la norma sul patrimonio.
L’obiettivo viene perseguito, si aggiunge nella relazione, provvedendo a fornire ad Alitalia “i mezzi finanziari e patrimoniali necessari a verificare le possibili soluzioni alternative per il risanamento della società ed escludendo, sempre in tale lasso temporale, ogni ricorso ad ipotesi di liquidazione o di applicazione di procedure concorsuali”. Con il decreto fiscale, si ricorda nella relazione tecnica, l’erogazione di 300 milioni avviene a titolo di “trasferimento in conto capitale (apporto al capitale sociale per ripiano perdite) con pari effetto sull’indebitamento netto della pubblica amministrazione per l’anno 2008″.
“Questa modifica del prestito ponte è un provvedimento necessario, bisogna colmare un buco lasciato dalla precedente gestione. Per il futuro Alitalia si dovrà muovere in una logica di mercato. Alitalia non può ancora prendere soldi pubblici perchè noi non siamo disposti” dice il capogruppo leghista Roberto Cota che aggiunge: “Non ci devono essere svendite. Per questo abbiamo sostenuto tanto tempo fa che si dovesse applicare la legge Marzano, che avrebbe consentito di realizzare una ristrutturazione industriale. Ma non è stato fatto”.
Intanto, dalla Spagna, arriva l’attacco di Iberia. Che si dice non interessata all’acquisto di Alitalia: lo ha affermato oggi il suo presidente Fernando Conte, che ha inoltre criticato il processo di privatizzazione della compagnia italiana. “Non abbiamo assolutamente interesse nella privatizzazione di Alitalia” ha detto Conte in una conferenza stampa. Il dirigente di Iberia ha aggiunto di essere “profondamente deluso dalle modalità con cui viene gestita” la privatizzazione: “non è giusto né equo essere in competizione con imprese sostenute dallo Stato”, ha detto. Secondo Conte, il 2008 “non sarà un anno facile” per le compagnie aeree, in quanto “il prezzo del carburante è il principale fattore di rischio per il settore”. Oggi, ha rilevato, “il prezzo del barile supera i 130 dollari e questo crea una situazione drammatica per il settore”.
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Che ne dite se fra qualche mese le hostess Alitalia, invece di offrirvi uno snack all’aroma di formaggio rivolgendosi a voi con l’inconfondibile accento romano vi chiedessero, “tudo bom? Il signore gradisce una caipirinha?” con un’inflessione simile a quella della top model Gisele Bündchen? No, non è fantascienza.
Prima la ridda di voci sul futuro prossimo della nostra compagnia di bandiera, da Air France al prestito ponte di 300 milioni di euro passando per il presidente russo Vladimir Putin, Tronchetti Provera e la Lufthansa. E adesso l’ultima offerta per acquistare Alitalia arriva come un fulmine a ciel sereno proprio dal Brasile, paese che sta vivendo un boom economico senza precedenti se si pensa che proprio venerdì scorso a causa delle sue politiche economiche è stato promosso tra gli stati affidabili per investire dall’agenzia internazionale di rating Standard & Poor’s.
L’offerta di acquisto di un miliardo di euro è stata annunciata da Michael Breslow, direttore e Ceo del fondo d’investimento verde-oro Multi-Long Corporation, specializzato in risanamento aziendale, il quale ha rivelato i dettagli da San Paolo, la capitale economico-finanziaria del Brasile dove il fondo ha la sua sede legale. “Qualche giorno fa abbiamo presentato una proposta ufficiale al governo italiano e alle autorità dell’Unione Europea che ci hanno chiesto se avevamo esperienze specifiche nel settore delle compagnie aeree. Gli abbiamo risposto di no”, ha spiegato Breslow, “aggiungendo però che siamo molto bravi in matematica, una scienza esatta dove uno più uno fa sempre due”. Un chiaro riferimento alla situazione finanziaria disastrata della nostra compagnia di bandiera, le cui perdite rebus sic stantibus sono di un milione di euro al giorno.
Per ora nessuna risposta ufficiale è arrivata, né da Bruxelles né da Roma ma, secondo le prime indiscrezioni raccolte a San Paolo del Brasile, pochi in Europa sembrano entusiasti dell’offerta brasiliana. Forse perché la Multi-long Corporation non ha ancora a disposizione i fondi necessari per l’acquisto che tuttavia, ha assicurato lo stesso Breslow, non avrà problemi a raccogliere, se la sua offerta sarà accettata “da una serie di banche brasiliane ed europee”. Una cordata guidata dal paese del samba, insomma, i cui protagonisti per ora preferiscono rimanere nell’ombra.
A far mantenere il massimo riserbo sui possibili partner di Multi-Long per l’acquisto di Alitalia è anche lo storico recente del fondo d’investimento brasiliano. Due anni fa, infatti, lo stesso Breslow aveva fatto un’offerta di oltre 600 milioni di euro per acquistare la compagnia aerea verde-oro Varig, all’epoca in una situazione al limite del fallimento proprio come lo è oggi la nostra compagnia di bandiera. Dopo un iniziale interessamento delle parti in causa, la negoziazione abortì per la “mancanza di garanzie d’acquisto” a detta del BNDES, la Banca statale brasiliana per lo sviluppo economico. Oggi, assicura il capo della Multi-Long, è diverso e le banche disposte alla cordata, europee e brasiliane, ci sarebbero.
Ma come mai Breslow, un brasiliano figlio di un inglese, e in passato persino allenatore di una squadra di calcio non proprio di punta come il Football Club Osasco, si interessa tanto alle compagnie aeree in crisi? Ai tempi del fallito tentativo di acquisto della Varig, nel 2006, rispose ai giornalisti che lo contattarono che “credeva nel Brasile” e che la migliori opportunità d’affari si stavano presentando “in paesi emergenti quali Brasile e Russia”. Oggi, probabilmente memore di com’è finita due anni fa, preferisce mantenere un profilo basso in attesa di risposte ufficiali da Roma.

Berlusconi minaccia la Ue su Alitalia. “Noi andiamo avanti con la compagine di azionisti, l’ho fatto in rispetto alla Ue. Ma attenzione, se continuano a insistere così e non ci aiutano potremmo prendere una decisione per cui Alitalia potrebbe essere acquistata dallo Stato, dalle Ferrovie dello Stato. È una minaccia, non una decisione”. Lo ha detto, a proposito della vicenda di Alitalia, il leader del pdl Silvio Berlusconi, conversando con i giornalisti alla Camera.
“Noi”, aggiunge Berlusconi, “abbiamo bisogno di un’Europa che ci aiuti e non che metta difficoltà a chi governa”. Alla “provocazione” replica Jonathan Todd, portavoce del commissario europeo alla Concorrenza, Neelie Kroes. “Se lo stato privatizza o nazionalizza, la cosa non ci riguarda”, osserva il funzionario. Insomma, Bruxelles è “neutra” rispetto al tipo di proprietà. Tuttavia, non manca di rilevare Todd, in caso di nazionalizzazione, “un problema si pone se le risorse trasferite hanno un valore che supera quello dell’impresa acquistata e vanno al di là del prezzo normale, ragionevole rispetto al valore di mercato”.
A precisare meglio il pensiero di Berlusconi è Gianfranco Fini. L’ipotesi, osserva, “è che lo Stato possa gestire la società ma non la proprietà”. Non boccia in linea di principio l’ipotesi, pur non nascondendo qualche dubbio, il presidente dell’Enac, Vito Riggio. “Le Fs”, sostiene, “sono una società per azioni e quindi teoricamente potrebbe essere”. Ma il trasporto aereo, prosegue, “è un business estremamente specializzato, che si muove in una dimensione di competizione quasi assoluta. Le compagnie competono veramente e bisogna quindi fare i conti con un settore integralmente aperto”. E anche secondo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, la soluzione Fs “non è illogica”. A proposito di sindacati, le nove sigle di Alitalia sono state convocate domani per le 11 nello studio legale Claudio Privitera a Roma. Lo riferiscono fonti della organizzazioni dei lavoratori aggiungendo che la convocazione è relativa ad approfondimenti sulla privatizzazione della compagnia e che non è escluso che possa essere legata alla costituzione della cordata italiana.
Berlusconi sottolinea intanto che “sui tagli al personale di Alitalia si deciderà dopo aver fatto la due diligence e un piano industriale”. Secondo il premier in pectore, c’è già “una squadra di persone che va ben al di là del capitale necessario. Adesso bisogna fare la due diligence”, spiega, “e quando avremo il piano industriale, questa compagine nuova, assistita da banche che già ci sono, avanzerà delle proposte ai sindacati”. Jean Paul Fitoussi, consigliere economico del presidente francese, Nicolas Sarkozy, parla invece di un possibile ritorno di interesse di Air France. Il ritiro del gruppo guidato da Jean Cyril Spinetta, afferma, “è una cosa di strategia”.
Sull’ipotesi di acquisto da parte di una cordata di imprenditori italiani è intervenuto oggi anche il presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, che nel corso dell’assemblea dei soci ha spiegato: “Per Alitalia siamo disposti a dare un chip, ovvero qualche milione di euro a fronte di un progetto chiaro e trasparente per Malpensa, che tuteli gli interessi economici del Paese e anche della Pirelli”. Esclude invece qualsiasi interesse Carlo De Benedetti.
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di Anna Maria Angelone
L’Alitalia va da sola per la sua strada. E dunque dopo il dietrofront dell’Air France-Klm tutto riparte da zero.
L’unica cosa certa, al momento, è l’intesa fra governo uscente e quello entrante per l’apertura di un credito in favore della compagnia aerea, così da garantire liquidità per tutto il tempo necessario per un’analisi della reale situazione finanziaria. Quanti soldi restano nelle casse dell’Alitalia? Stando all’ultimo dato disponibile, comunicato nel resoconto mensile al 31 marzo, restavano 170 milioni di euro (compresi i 79 milioni della vendita delle azioni dell’Air France, comprate dalla Fintecna), a cui si aggiungono 69 milioni di euro incassati il 2 aprile: in tutto, 239 milioni. Un miglioramento dei conti potrebbe scaturire dalla fine dei voli dalla Malpensa (da 1.238 a 347), a partire dal 30 marzo. Alcuni analisti hanno stimato il risparmio nell’ordine di 100 mila euro al giorno. Fonti dell’Alitalia, però, a Panorama ribattono che per sentire l’effetto della sforbiciata dello scalo varesino ci vorrà almeno un anno (quando tutto sarà a regime). Altre entrate dovrebbero arrivare in estate, stagione che porta sempre un notevole incremento di biglietti venduti. Sempre che l’incertezza attuale non metta in fuga i passeggeri perché, lamenta la stessa Alitalia, si accusa già un calo consistente di prenotazioni e ogni giorno cresce il numero di clienti che vogliono sapere se si volerà. In base a informazioni delle quali Panorama è venuto in possesso, ora la situazione si evolverà in questo modo. Anzitutto sarà possibile vedere i conti (nessuno, eccetto l’Air France, ha potuto effettuare un’analisi approfondita) e verificare fino a che punto lo stato di salute della compagnia si sia ulteriormente deteriorato. Questo passaggio, che finora è stato un ostacolo per esplorare altre strade, servirà a quantificare il fabbisogno per il rilancio. A quel punto, si studierà un piano industriale di risanamento che potrà essere condiviso da banche, imprenditori italiani, eventualmente altre compagnie aeree. In tutto questo Malpensa, anche per via dell’opposizione della Lega, non potrà essere penalizzata. Dunque resta da risolvere la questione degli slot nell’aeroporto varesino. Chi potrebbe condividere questo progetto? Sicuramente l’Air One di Carlo Toto. Il piano presentato dalla sua Ap Holding, la società che controlla la compagnia dell’ingegnere abruzzese, contava, a dicembre, sul sostegno finanziario dell’Intesa Sanpaolo. Oggi la sua discesa in campo ha incassato anche una disponibilità da parte della Gl investimenti di Giovanni Malagò e Lupo Rattazzi.
Poi c’è l’ipotesi dell’Aeroflot, riaffiorata in Sardegna nel corso dell’incontro fra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. La compagnia russa ha una chance ma dovrebbe accontentarsi di rilevare una quota non di maggioranza, perché in caso contrario l’Alitalia non godrebbe dei diritti di volo di una compagnia Ue. C’è poi la possibilità che siano le banche a fornire il capitale necessario a salvare l’Alitalia in attesa che, una volta aggiustati i conti, riesca a trovare un partner adeguato. Magari insieme a fondi di investimento attivi nel settore del trasporto aereo, come l’americano Texas Pacific Group. Il nodo più difficile sono gli imprenditori italiani: un problema al quale sta lavorando Bruno Ermolli, che si avvale della collaborazione del finanziere Fabio Verna. Oltre alla volotà espressa da Salvatore Ligresti, quest’ultimo ha già ricevuto la disponibilità di alcuni nomi del Centro-Sud e, tramite l’ingegnere Giorgio Fanara, attivo negli Stati Uniti, anche quella di connazionali all’estero. “Abbiamo i primi risultati di un sondaggio dell’istituto Piepoli che rileva che il 75 per cento degli italiani è disposto a mettere un obolo per salvare la compagnia” sostiene Verna. “Io stesso ho appena raccolto l’adesione di un qualificato imprenditore e immobiliarista romano, Massimo Ferrero, che si unisce a una schiera già folta”. Infine la Lufthansa. La compagnia tedesca, che ha già una partnership con l’AirOne, è per molti aspetti compatibile con l’Alitalia anche perché opera in una logica multihub e quindi sulla carta penalizzerebbe meno Malpensa. Ha già acquisito l’Air Dolomiti ed è molto interessata a potenziare la sua presenza in Italia.
E veniamo al cargo. Il problema resta aperto. L’attività ha registrato perdite complessive di circa 60 milioni di euro nel 2006 e altrettanti nel 2007. Il business è poco competitivo, innanzitutto, per una dimensione troppo ridotta. L’Alitalia ha solo 5 aerei “full cargo” mentre Air France e Lufthansa ne hanno 15 ciascuno e, per di più, possono sfruttare meglio la combinazione con la più ampia flotta passeggeri di lungo raggio (come noto, le merci sono trasportate anche nelle pance di questi velivoli). Inoltre, il mercato è sbilanciato: l’Alitalia esporta merci verso destinazioni diverse da quelle di importazione. Risultato? I cargo tornano indietro il più delle volte vuoti con un consumo eccessivo, e troppo dispendioso, di carburante. Il potenziale di mercato, però, c’è. Malpensa è di gran lunga l’aeroporto cargo più importante d’Italia: dal 2003, cresce a ritmo del 10 per cento all’anno e con 405.452 tonnellate (dato Assaeroporti) oggi gestisce quasi la metà delle merci via aerea che transitano da scali italiani. Il fatto è che, però, solo un terzo delle merci del Nord Italia trasportate per via aerea passa da Malpensa, mentre oltre la metà viene trasportata in camion fino agli altri hub europei, soprattutto il parigino Charles De Gaulle. L’Air France, inoltre, usa aerei 747 per il cargo e, come rivelato da Milano Finanza, avrebbe intenzione di sviluppare un secondo hub per le merci a Lione, diventando gestore di treni merci veloci. L’Alitalia, invece, usa degli Md-11 per il cargo, gli stessi della Lufthansa. Il taglio dei voli a Malpensa, reso operativo dall’Alitalia dal 30 marzo scorso, ha creato poi un paradosso: la separazione dell’hub passeggeri, riportato a Fiumicino, da quello merci rimasto nello scalo varesino. Ciò mette l’Alitalia nella singolare situazione di dover portare la merce da Milano a Roma per poi imbarcarla lì sugli aerei a lungo raggio. Con costi tutti da quantificare.

“Spero ci sarà modo di essere coinvolti. Una mano bisogna darla. Penso che sia giusto e doveroso per il Paese, per la compagnia, per i lavoratori e per il turismo”, ha detto Salvatore Ligresti, presidente onorario di Fondiaria Sai, parlando di Alitalia a margine dell’assemblea degli azionisti a Firenze presieduta da Jonella Ligresti. “Le cose” ha aggiunto Ligresti “si fanno in silenzio ma penso che si faranno”.
Intanto della questione ha parlato in mattinata il premier in pectore Silvio Berlusconi, che ha puntato il dito contro le sigle sindacali: “Air France ha detto no in primo luogo per il veto posto dai sindacati”. “Per noi sarebbe stato meglio lasciare al governo attuale di concludere con Air France. È una patata bollente tra le mani, ma interesse nazionale è non perdere la compagnia di bandiera. Questo per orgoglio nazionale e per interesse economico”. Così il Cavaliere durante un collegamento radiofonico, parla della questione Alitalia. Quello che succederà ora per la compagnia, dopo il prestito concesso ieri dal Governo “è una due diligence che durerà 4-5 settimane al termine delle quali la compagine che si metterà insieme farà un’offerta impegnativa”.
Il premier in pectore non nasconde che in futuro comunque ci dovranno essere dei tagli. “Ci sarà una dolorosa riduzione del numero degli addetti di Alitalia. Ma ci sono gli strumenti che lo Stato ha per chi si trova senza un lavoro e dovrà cercarne un altro”. Berlusconi trova “giusta la preoccupazione” di chi pensa che occorra salvaguardare i lavoratori: “Tutti dovranno avere buon senso. Bisogna salvaguardare il maggior numero di dipendenti, ma ci sarà gente che dovrà cercarsi un altro lavoro. Non c’è nessuno che possa garantire l’attuale numero di dipendenti”.
Berlusconi fotografa così la situazione: “Bisogna escludere innanzitutto il commissariamento, ci saranno mesi durante i quali gli imprenditori italiani interessati alla compagnia potranno guardare i conti di Alitalia. Dopo tre o quattro settimane questa compagine nuova dovrà fare una offerta impegnativa”. Berlusconi ripete che saranno necessari dei tagli: “Ci sarà” ribadisce “una dolorosa riduzione del personale ma si potrà contare sui metodi che lo Stato ha a disposizione”. Il futuro premier parla della “debita assistenza” che lo Stato potrà fornire a chi perderà il lavoro. La necessità” dice “è salvaguardare la compagnia di bandiera e portare Alitalia prima al pareggio e poi agli utili”.
Berlusconi ha spiegato di essere potuto intervenire sul caso Alitalia solo “in questi due giorni perché ho potuto metterci la testa e guardare ai conti per quanto si può fare dall’esterno”. Il leader del Pdl respinge però con decisione le accuse rivoltegli per il ritiro dell’offerta di Air France. “La trattativa si è chiusa” ha scandito Berlusconi “perché il governo ha rifiutato le condizioni imperative dei francesi, tra le quali il prezzo non congruo, e l’obbligo di rinunciare al trasporto di merci che avrebbe dovuto passare obbligatoriamente da Parigi”. E ancora: “La situazione è stata impostata male. Non si doveva partire da una situazione di asservimento con Air France”. Il futuro premier ha ribadito che era necessario costituire un grande gruppo internazionale e che ci fosse “pari dignità”. Invece, non erano “affatto accettabili le condizioni poste da Air France”. “Ora c’è il modo - ha, quindi, aggiunto il Cavaliere - per cui la compagnie di imprenditori interessati ad Alitalia si facciano avanti, chiedano di valutare i conti e presentare una proposta. Il tutto assistito da banche italiane, da società importanti, da compagnie aeree italiane e straniere che non pretendono di farla da padrone” in Italia.
Ma il motivo principale della fuga di Air France, Berlusconi lo vede nel “fermo no dei sindacati. La motivazione prima del no di AF” ha ribadito “è stato il veto dei sindacati”.
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Il ritiro della proposta di acquisto di Alitalia da parte di Air France-Klm è solo l’ultimo atto di due anni ricchi di colpi di scena. Ecco una cronologia con le tappe delle procedure di vendita:
- 23 novembre 2006 - Il presidente di Air France, Jean-Cyril Spinetta, annuncia che sono stati avviati “colloqui esplorativi” per una alleanza su richiesta di Alitalia.
- 1 dicembre - Il Consiglio dei ministri decide la cessione di una quota di controllo della compagnia.
- 29 dicembre - Il Tesoro pubblica l’invito a presentare manifestazioni di interesse.
- 17 gennaio 2007 - Il Cda decade dopo le dimissioni di Jean-Cyril Spinetta. L’ad Giancarlo Cimoli resta per l’ordinaria amministrazione.
- 9 febbraio - Berardino Libonati presidente di Alitalia.
- 13 febbraio - Cinque le cordate in gara per la fase di presentazione delle offerte non vincolanti: AP Holding di Carlo Toto con il supporto di Intesa-Sanpaolo; il fondo salva-imprese di Carlo De Benedetti Management & Capitali; Matlin Patterson Global Advisers; Texas Pacific Europe; Unicredit Banca Mobiliare.
- 16 aprile - Le cordate si riducono a tre: Tpg, Aeroflot e Ap Holding presentano al Tesoro le proprie offerte preliminari non vincolanti.
- 27 giugno - Aeroflot annuncia il ritiro dalla gara.
- 17 luglio - AirOne lascia la gara che, di fatto, fallisce.
- 31 luglio - Libonati si dimette, arriva Maurizio Prato.
- 30 agosto - Il cda vara un “piano di sopravvivenza” con esuberi tagli di voli e ridimensionamento di Malpensa.
- 25 settembre - Prato avvia la ricerca di acquirenti, “a tutto campo”.
- 21 dicembre - Il cda sceglie Air France-Klm per la trattativa in esclusiva per la cessione del 49,9% del Tesoro.
- 30 gennaio - Il cda di Alitalia approva il budget 2008 e conferma la necessità di una ricapitalizzazione da 750 milioni a metà 2008 per contenere l’insostenibile trend di perdite.
- 31 gennaio - Air One fa ricorso al Tar del Lazio contro l’esclusiva a Air France-Klm nella trattativa con Alitalia. La richiesta di sospensiva viene rigettata dal Tar a febbraio e poi dal Consiglio di Stato a marzo.
- 5 febbraio - La Sea chiede un risarcimento danni ad Alitalia di un miliardo e 250 milioni di euro per la vicenda Malpensa. Alitalia annuncia dal 31 marzo il taglio di 180 voli sui 350 operativi sullo scalo milanese.
- 6 febbraio - Prodi dice che andrà fino in fondo per raggiungere l’accordo con Air France-Klm.
- 14 febbraio - Air France-Klm fa sapere che andrà avanti solo se il futuro governo italiano sarà a favore delle nozze con Alitalia , altrimenti “ci fermeremo”.
- 10 marzo - Il cda di Air France-Klm autorizza la presentazione per il 14 marzo di una offerta soggetta a condizioni sospensive tra cui l’accordo con i sindacati e garantisce che Alitalia resterà una compagnia di bandiera.
- 14 marzo - Al termine delle otto settimane di trattativa in esclusiva, Air France-Klm presenta l’offerta vincolante.
- 15 marzo- Alitalia dice sì all’offerta francese dopo un lunghissimo cda. Per tutta l’operazione Parigi mette sul piatto poco più di 1,7 mld; il prezzo di acquisto è di 138,5 mln.
- 17 marzo anche il Tesoro dice sì all’offerta
- 18 marzo - Comincia tutta in salita la trattativa con i sindacati mentre il titolo della compagnia continua a crollare in Borsa: in due sedute ha perso quasi il 50%.
- 19 marzo - Spinetta annuncia che gli esuberi sono 2.100. Intanto la vicenda Alitalia è diventata oggetto di campagna elettorale.
- 20 marzo- Il leader del Pdl rilancia la cordata italiana con Air One e Intesa, ma la banca smentisce.
- 21 marzo - La Sea annuncia che non rinuncerà all’azione legale contro Alitalia per l’abbandono di Malpensa.
- 24 marzo- Air France è pronta a trattare ad oltranza con i sindacati, anche oltre il termine stabilito del 31 marzo.
- 28 marzo- Air France presenta una nuova proposta ai sindacati ma gli esuberi restano 2.100. Intanto il cda Alitalia certifica che la cassa si è ridotta a febbraio di altri 102 milioni, che ne sono rimasti 180 milioni ma che arrivano 148 milioni grazie ad un rimborso fiscale e alla dismissione di tutte le azioni detenute in Air France-Klm (con cui aveva uno scambio azionario del 2%).
- 31 marzo- Alitalia proroga a 2 aprile confronto con sindacato. Ma la Uil lascia il tavolo.
- 2 aprile-Sindacati presentano proposta,Air France si ritira
- 4 aprile - Berlusconi chiede che Alitalia resti italiana e dice che esiste la possibilità di una cordata italiana anche se lui se ne terrà fuori
- 10 aprile - Nuovo incontro a Palazzo Chigi per i sindacati. Il governo spinge per Air France (proposta “buona e percorribile”, ma Berlusconi si dice ancora contrario.
- 14 aprile - Il Pdl e la Lega vincono le elezioni e conquistano la maggioranza alla Camera e al Senato.
- 16 aprile - Berlusconi riapre ad Air France ma - dice - “con pari dignità”
- 17 aprile - Gianni ed Enrico Letta si incontrano per studiare una soluzione bipartisan al nodo Alitalia.
- 18 aprile - L’Ue chiede che il prestito ponte venga fatto a condizioni di mercato, altrimenti sarà un aiuto di Stato. Berlusconi incontra Putin in Sardegna e rispunta l’ipotesi Aeroflot.
- 21 aprile - Air France-Klm comunica che “gli accordi contrattuali annunciati il 14 marzo scorso con l’obiettivo di lanciare un’offerta pubblica di scambio su Alitalia non sono più validi”.

E ora sì che le rotte per Alitalia ci sono. Air France da una parte e, da qualche giorno, riecco in pista l’ipotesi Aeroflot. Alimentata dall’incontro di due amici, Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, in Sardegna, a villa Certosa: “Con Putin abbiamo parlato anche di Alitalia e della possibilità” di creare “un tavolo a cui sederci con Aeroflot”, ha affermato il premier in pectore, durante la conferenza stampa al termine del dibattito con il presidente russo.
Certo, il Cavaliere precisa di non avere “nulla contro la soluzione Air France (al centro di un incontro tra Gianni ed Enrico Letta nella serata di giovedì 17, ndr), ma ci piacerebbe che desse vita a un gruppo internazionale con pari dignità. I contatti, comunque, restano aperti. Ci piacerebbe” prosegue Berlusconi “che si desse vita, come era previsto in un primo momento, a un grande gruppo in cui Alitalia possa partecipare con pari dignità con Air France e Klm. Quando la trattativa si chiuderà con Air France, noi siamo disponibili ad allargare la possibilità di partecipazione ad altre compagnie straniere. Con Putin abbiamo pensato che potrà esserci un tavolo per vedere se si potrà procedere a un rafforzamento di entrambe le compagnie, Alitalia e Aeroflot, per dare vita a un gruppo internazionale di prestigio”.
Il nodo da risolvere ruota intorno alla dichiarazione rilasciata stamattina da Valery Okulov, numero uno di Aeroflot, in una sua intervista al canale televisivo Russia Today. “Noi abbiamo avuto una esperienza positiva dalla gara di privatizzazione Alitalia, ma serve un po’ più di ottimismo per partecipare al progetto una seconda volta” ha dichiarato il manager.
Avendo parlato “anche di Alitalia”, vuol dire che sono stati altri gli argomenti del colloquio tra il Cavaliere e lo “zar” russo. Come spiega lo stesso leader del Pdl: “Sono tanti i temi, li conoscete: dalle forniture di gas alla possibilità di incrementare le nostre relazioni con la federazione russa. Ci piacerebbe aumentarle visti anche gli ultimi dati. Abbiamo passato in rassegna tutti i punti critici della situazione internazionale e per ultimo ho voluto raccontargli il programma di governo che realizzerò come primo ministro”.
Insomma, per ora anche senza ali, i rapporti bilaterali Italia-Russia volano molto alti. Eni ed Enel lo scorso anno hanno acquisito asset importanti (giacimenti di gas e petrolio) in Siberia. In particolare, Enel ha preso il controllo della compagnia di generazione elettica OGK-5, confermandosi come uno dei maggiori investitori in Russia e accreditandosi in vista di possibili collaborazioni sul nucleare. Eni e Gazprom stanno invece realizzando il gasdotto South Stream. Come confermato ieri dall’ad Alexey Miller, Gazprom intende partecipare al raddoppio del gasdotto che dalla Libia porta gas all’Italia, potenziandone la capacità: da 8 a 16 miliardi di metri cubi all’anno al Italia.
Ma non c’è solo l’energia, sul tavolo italo-russo. Basti ricordare il progetto di Finmeccanica e Sukhoi per la realizzazione dell’aereo regionale SuperJet-100 e gli accordi di Fiat con Severstal.
Infine i piani di Autostrade. Il presidente Gian Maria Gros-Pietro vuole entrare nel fiorente business russo. E i contatti sono, dice, ben avviati: “Abbiamo già partner validi nella Federazione Russa. Abbiamo un progetto e a fianco di un grosso consorzio lo presenteremo al governo russo” ha dichiarato al agenzia russa Ria Novosti. Mosca ha in progetto di investire circa 100 miliardi di dollari nelle infrastrutture, e “know how, la competenza e progetti che Autostrade realizzano in altri paesi” potrebbero essere utili, ha sottolineato Gros-Pietro.
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