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Imu, tasse e immobili: è “la somma che fa il totale” - L’INTERVISTA

(Credits: Mauro Scrobogna/LaPresse)

(Credits: Mauro Scrobogna/LaPresse)

TUTTE LE MISURE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI

Il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, sostiene che il pagamento dell’Imu sulla casa a partire dal 2012 “può aumentare ulteriormente il rischio di povertà” per 1,6 milioni di famiglie. Non poche. Ma la maxi imposta introdotta dal Governo Monti avrà ripercussioni su tutto il mercato. Sicuramente nei primi mesi del 2012. Quando i timori di una stangata calmeranno le volontà degli italiani di investire. Poi, nella seconda parte dell’anno, è probabile che decidano di vendere o affittare case a prezzi calmierati. In parte per fare cassa e sostenere le spese in aumento. Continua

Un quarto del reddito mangiato dalla casa

Condominio di case popolari a Torino - Ansa

Condominio di case popolari a Torino - Ansa

Uno studio del Cnel riporta sotto la lente d’ingrandimento il problema degli affitti in Italia. Se le dimensioni del sommerso in questo mercato sono enormi, anche per chi ha un regolare contratto le spese sostenute per la casa sono decisamente eccessive.
Continua

Affitti, in nero due case su cinque. Evasione da 3,5 miliardi

Cartelli di affitti - foto Ansa

Cartelli di affitti - foto Ansa

“Affittasi”, ma solo a certe condizioni. Per esempio, meglio se non si dichiara niente al fisco. Mentre il mercato del mattone vede rosa e mostra i primi stabili segni di ripresa dalla fine del 2008 ad oggi, quello degli affitti continua a essere dominato da un solo colore: il nero. Continua

Frena la corsa degli affitti, gli studenti rifiatano

foto Ansa

foto Ansa

Dopo un decennio di crescita impetuosa (145% in più dal 1999), anche il mercato degli affitti a studenti sta vivendo un periodo di flessione. Anche se inferiore a quella rilevata nel settore immobiliare. Continua

Allarme affitti: “Tra due anni, 150mila famiglie a rischio sfratto”

Cartelli di affitto

“Dopo il piano casa, il governo faccia il piano affitti”. Il sindacato degli inquilini Sunia lancia l’allarme per gli effetti della crisi sulla popolazione che vive in locazione. In uno studio condotto insieme alla Cgil si sostiene che “Nel triennio 2009-11 si prevede che altre 150.000 famiglie perderanno la propria abitazione subendo uno sfratto per morosità perché incapaci di far fronte al pagamento dell’affitto”.
Il mercato dell’affitto privato, secondo il sindacato, è caratterizzato da una “famiglia tipo” che è la più a rischio in un contesto economico come l’attuale: “il 20,5% dei nuclei sono unipersonali, il 67% delle famiglie in affitto percepisce un solo reddito e in queste il 39,6% è rappresentato da operai e il 29,2% da pensionati, più di un quinto dei capofamiglia ha oltre 65 anni e un quarto è costituito da donne”.

Mentre il mercato immobiliare segna un rallentamento netto dei prezzi dopo un decennio di boom, per gli affitti questa tendenza sta tardando a verificarsi. “A fronte di un reddito medio da lavoro dipendente sostanzialmente invariato, gli affitti sono aumentati del 16% nel corso del 2008” si legge nello studio. ”Per le famiglie dove spesso l’unica entrate è un reddito da lavoro dipendente o una pensione” continua il Sunia “l’affitto incide con percentuali insostenibili: tra il 40 e il 50% a Genova e Torino, tra il 50 e il 70% a Bologna e Firenze, oltre il 70% a Milano e Roma. In generale, le spese totali per l’abitazione gravano sul reddito mediamente tra il 50 e il 70%, con i casi eclatanti di Milano e Roma, dove l’incidenza oscilla tra l’82 e il 92%”.
Nello studio sono state prese in esame 1000 famiglie sfrattate nel 2008: “il 24% ha subito la perdita del posto di lavoro del primo percettore del reddito, il 22% è precario mentre per un altro 21% il percettore è in cassa integrazione”.
Per il segretario generale del sindacato inquilini Luigi Pallotta “il governo si indirizza sulla casa di proprietà che in Italia ha raggiunto livelli difficilmente superabili, mentre serve un piano per il rilancio del mercato dell’affitto a prezzi sostenibili”.

Il VIDEO servizio:

Affitti, Roma batte Milano. Ma Tokyo batte tutti

Un grattacieolo di Tokyo | Ansa
È Tokyo la città con gli affitti più cari del mondo. Per un bilocale nella capitale giapponese si toccano i 3.117 euro al mese e i 5.000 euro per un quadrilocale non arredato.

Praticamente più del costo di tre mesi a Milano, dove un bilocale costa in media 920 euro al mese e un quadrilocale viaggia intorno ai 1.350 euro. In Italia non é però il capoluogo lombardo ad essere il più caro. La capitale batte tutte le altre città, visto che Roma figura al 29/o posto delle città più costose al mondo contro il 42/o di Milano. La classifica del caro-affitti, che emerge dai dati della Camera di Commercio di Milano, vede New York tallonare Tokyo al secondo posto, con cifre ancora da capogiro: 3.040 euro al mese per un bilocale. Terzo posto per la cinese Tianjin, mentre Londra, prima tra le europee, batte Pechino, rispettivamente al quarto e quinto posto. Sesta Osaka, settima Hong Kong, mentre all’ottavo posto c’é un’altra città europea, Parigi. Roma è al 29/o posto della classifica mondiale, con un guadagno di cinque posizioni nel 2007 rispetto al 2006. La capitale è ottava in Europa per il costo degli affitti, mentre Milano è all’11/o posto.

Secondo le rilevazioni, un bilocale arredato costava l’anno scorso 800 euro a Roma (contro i 700 del 2006) e 920 a Milano (contro i 900 dell’anno prima), città dove è maggiore la richiesta per le case piccole. Per i trilocali, sempre arredati, la capitale è però più cara: 1.350 euro contro i 1.200 in media della città lombarda. E quello di Roma è quasi un paradosso, visto che i trilocali non arredati costano più di quelli forniti di mobili: l’affitto mensile raggiunge infatti i 1.400 euro contro i 1.000 di Milano. I costi lievitano rispettivamente a 1.800 euro e 1.350 per un quadrilocale non arredato. La più conveniente tra le città europee è Budapest, appena 316 euro per un bilocale arredato e 364 per un trilocale. In fondo alla classifica mondiale si trova invece Tunisi, dove un appartamento di due stanze costa appena 139 euro.

Ecco la tabella con le città più care del mondo.
1) Tokyo
2) New York
3) Tianjin
4) Londra
5) Pechino
6) Osaka/kobe
7) Hong Kong
8) Parigi
9) Guangzhou
10) Seul

29) Roma

42) Milano.

Aliquota unica sulle rendite finanziarie: il Governo ci prova, ma non tocca i Bot

Il presidente del Consiglio Romano Prodi con il ministro dell'economia Tommaso Padoa Schioppa sull'aereo di Stato
Le tasse sui Bot e gli altri titoli pubblici non aumenteranno e resteranno al 12,5 per cento. Contrariamente alle voci circolate in queste ultime ore, a Panorama.it risulta che il governo mantiene ferma l’intenzione di armonizzare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20 per cento escludendo, però, dalla manovra i titoli di Stato.
L’adeguamento riguarderà gli altri prodotti finanziari a partire dalle azioni per arrivare ai fondi di investimento e interesserà anche i depositi bancari che in Italia rappresentano circa il 70 per cento dello stock di risparmio. In quest’ultimo caso, però, si tratterà non di un incremento di imposta, ma di una riduzione in quanto la cedolare secca del 27 per cento che ora grava sui conti correnti dovrebbe essere ridotta al 20 e allineata con il resto.
La manovra di revisione delle aliquote sulle rendite finanziarie dovrebbe essere attuata entro marzo ed è frutto di due spinte convergenti. La prima è di natura europea. In più di un’occasione l’Unione ha premuto sui governi italiani perché armonizzassero le tasse sulle rendite portandole il più possibile in linea con il livello degli altri paesi. La seconda spinta è legata alla politica interna: l’armonizzazione delle rendite finanziarie è uno dei capitoli del programma di governo dell’Ulivo, ma in particolare sta a cuore all’ala sinistra della maggioranza, Rifondazione comunista in prima linea. Non a caso l’operazione è seguita con particolare attenzione da Alfiero Grandi, ex sindacalista Cgil, Ds, sottosegretario alle Finanze molto vicino all’area della Sinistra democratica di cui anche Rifondazione fa parte.
Nelle intenzioni del governo l’uniformazione della tassazione sulle rendite dovrebbe costituire uno dei volani finanziari per la riduzione dell’aliquota Irpef dal 23 al 20 per cento.
In un secondo momento anche la tassazione sugli affitti dovrebbe essere portata al 20 per cento. Oggi i proventi dell’affitto sono considerati reddito e quindi tassati con l’Irpef, ovviamente quando vengono dichiarati perché, come è noto, il settore è caratterizzato da un’evasione diffusa. L’idea di istituire una tassa secca al 20 per cento dovrebbe favorire proprio l’emersione del nero consentendo ai proprietari di sottrarre gli incassi degli affitti dalla tagliola della progressività del reddito.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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