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Dopo un decennio di crescita impetuosa (145% in più dal 1999), anche il mercato degli affitti a studenti sta vivendo un periodo di flessione. Anche se inferiore a quella rilevata nel settore immobiliare. Continua
- Giovedì 3 Dicembre 2009
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Dopo un decennio di crescita impetuosa (145% in più dal 1999), anche il mercato degli affitti a studenti sta vivendo un periodo di flessione. Anche se inferiore a quella rilevata nel settore immobiliare. Continua

“Dopo il piano casa, il governo faccia il piano affitti”. Il sindacato degli inquilini Sunia lancia l’allarme per gli effetti della crisi sulla popolazione che vive in locazione. In uno studio condotto insieme alla Cgil si sostiene che “Nel triennio 2009-11 si prevede che altre 150.000 famiglie perderanno la propria abitazione subendo uno sfratto per morosità perché incapaci di far fronte al pagamento dell’affitto”.
Il mercato dell’affitto privato, secondo il sindacato, è caratterizzato da una “famiglia tipo” che è la più a rischio in un contesto economico come l’attuale: “il 20,5% dei nuclei sono unipersonali, il 67% delle famiglie in affitto percepisce un solo reddito e in queste il 39,6% è rappresentato da operai e il 29,2% da pensionati, più di un quinto dei capofamiglia ha oltre 65 anni e un quarto è costituito da donne”.
Mentre il mercato immobiliare segna un rallentamento netto dei prezzi dopo un decennio di boom, per gli affitti questa tendenza sta tardando a verificarsi. “A fronte di un reddito medio da lavoro dipendente sostanzialmente invariato, gli affitti sono aumentati del 16% nel corso del 2008” si legge nello studio. ”Per le famiglie dove spesso l’unica entrate è un reddito da lavoro dipendente o una pensione” continua il Sunia “l’affitto incide con percentuali insostenibili: tra il 40 e il 50% a Genova e Torino, tra il 50 e il 70% a Bologna e Firenze, oltre il 70% a Milano e Roma. In generale, le spese totali per l’abitazione gravano sul reddito mediamente tra il 50 e il 70%, con i casi eclatanti di Milano e Roma, dove l’incidenza oscilla tra l’82 e il 92%”.
Nello studio sono state prese in esame 1000 famiglie sfrattate nel 2008: “il 24% ha subito la perdita del posto di lavoro del primo percettore del reddito, il 22% è precario mentre per un altro 21% il percettore è in cassa integrazione”.
Per il segretario generale del sindacato inquilini Luigi Pallotta “il governo si indirizza sulla casa di proprietà che in Italia ha raggiunto livelli difficilmente superabili, mentre serve un piano per il rilancio del mercato dell’affitto a prezzi sostenibili”.
Il VIDEO servizio:

È Tokyo la città con gli affitti più cari del mondo. Per un bilocale nella capitale giapponese si toccano i 3.117 euro al mese e i 5.000 euro per un quadrilocale non arredato.
Praticamente più del costo di tre mesi a Milano, dove un bilocale costa in media 920 euro al mese e un quadrilocale viaggia intorno ai 1.350 euro. In Italia non é però il capoluogo lombardo ad essere il più caro. La capitale batte tutte le altre città, visto che Roma figura al 29/o posto delle città più costose al mondo contro il 42/o di Milano. La classifica del caro-affitti, che emerge dai dati della Camera di Commercio di Milano, vede New York tallonare Tokyo al secondo posto, con cifre ancora da capogiro: 3.040 euro al mese per un bilocale. Terzo posto per la cinese Tianjin, mentre Londra, prima tra le europee, batte Pechino, rispettivamente al quarto e quinto posto. Sesta Osaka, settima Hong Kong, mentre all’ottavo posto c’é un’altra città europea, Parigi. Roma è al 29/o posto della classifica mondiale, con un guadagno di cinque posizioni nel 2007 rispetto al 2006. La capitale è ottava in Europa per il costo degli affitti, mentre Milano è all’11/o posto.
Secondo le rilevazioni, un bilocale arredato costava l’anno scorso 800 euro a Roma (contro i 700 del 2006) e 920 a Milano (contro i 900 dell’anno prima), città dove è maggiore la richiesta per le case piccole. Per i trilocali, sempre arredati, la capitale è però più cara: 1.350 euro contro i 1.200 in media della città lombarda. E quello di Roma è quasi un paradosso, visto che i trilocali non arredati costano più di quelli forniti di mobili: l’affitto mensile raggiunge infatti i 1.400 euro contro i 1.000 di Milano. I costi lievitano rispettivamente a 1.800 euro e 1.350 per un quadrilocale non arredato. La più conveniente tra le città europee è Budapest, appena 316 euro per un bilocale arredato e 364 per un trilocale. In fondo alla classifica mondiale si trova invece Tunisi, dove un appartamento di due stanze costa appena 139 euro.
Ecco la tabella con le città più care del mondo.
1) Tokyo
2) New York
3) Tianjin
4) Londra
5) Pechino
6) Osaka/kobe
7) Hong Kong
8) Parigi
9) Guangzhou
10) Seul
29) Roma
42) Milano.

Le tasse sui Bot e gli altri titoli pubblici non aumenteranno e resteranno al 12,5 per cento. Contrariamente alle voci circolate in queste ultime ore, a Panorama.it risulta che il governo mantiene ferma l’intenzione di armonizzare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20 per cento escludendo, però, dalla manovra i titoli di Stato.
L’adeguamento riguarderà gli altri prodotti finanziari a partire dalle azioni per arrivare ai fondi di investimento e interesserà anche i depositi bancari che in Italia rappresentano circa il 70 per cento dello stock di risparmio. In quest’ultimo caso, però, si tratterà non di un incremento di imposta, ma di una riduzione in quanto la cedolare secca del 27 per cento che ora grava sui conti correnti dovrebbe essere ridotta al 20 e allineata con il resto.
La manovra di revisione delle aliquote sulle rendite finanziarie dovrebbe essere attuata entro marzo ed è frutto di due spinte convergenti. La prima è di natura europea. In più di un’occasione l’Unione ha premuto sui governi italiani perché armonizzassero le tasse sulle rendite portandole il più possibile in linea con il livello degli altri paesi. La seconda spinta è legata alla politica interna: l’armonizzazione delle rendite finanziarie è uno dei capitoli del programma di governo dell’Ulivo, ma in particolare sta a cuore all’ala sinistra della maggioranza, Rifondazione comunista in prima linea. Non a caso l’operazione è seguita con particolare attenzione da Alfiero Grandi, ex sindacalista Cgil, Ds, sottosegretario alle Finanze molto vicino all’area della Sinistra democratica di cui anche Rifondazione fa parte.
Nelle intenzioni del governo l’uniformazione della tassazione sulle rendite dovrebbe costituire uno dei volani finanziari per la riduzione dell’aliquota Irpef dal 23 al 20 per cento.
In un secondo momento anche la tassazione sugli affitti dovrebbe essere portata al 20 per cento. Oggi i proventi dell’affitto sono considerati reddito e quindi tassati con l’Irpef, ovviamente quando vengono dichiarati perché, come è noto, il settore è caratterizzato da un’evasione diffusa. L’idea di istituire una tassa secca al 20 per cento dovrebbe favorire proprio l’emersione del nero consentendo ai proprietari di sottrarre gli incassi degli affitti dalla tagliola della progressività del reddito.

“Mandiamo i bamboccioni fuori di casa” ha detto il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa scatenando le ire di tanti e la risposta piccata del direttore del’Istat, Luigi Biggeri: “Restano a casa perché nonhanno i soldi”
Comunque, dopo meno di una settimana, la boutade di TPS è lo slogan per promuovere i voli della Ryanair: “Via da casa! Finalmente ci libereremo dei bamboccioni”.
Volto della campagna? Chi meglio del ministro stesso, suo malgrado.

Sarà capitato a molti, nel girare per Milano, di accorgersi di una finestra sempre chiusa o di una cassetta della posta nel nostro palazzo che nessuno svuota mai. E la domanda “ma di chi è quell’appartamento?” rimane spesso senza una risposta. Beh, forse quella casa appartiene a uno dei tantissimi milanesi che vivono all’estero. Ma non a quelli che poi decidono di affittarla. Secondo una ricerca effettuata a luglio dalla Borsa Immobiliare, sono circa diecimila i milanesi che vivono all’estero e danno in locazione il proprio appartamento. Case che sorgono nei quartieri nobili della città e i cui affitti incidono per circa il 10 per cento sull’intero mercato immobiliare del capoluogo.
Ma dove sono queste abitazioni? La maggior parte si trova nel centro storico, in quell’area compresa tra San Babila, Brera, Cairoli e Sant’Ambrogio in cui le case arrivano a costare anche 10 mila euro al metro quadrato. Secondo lo studio si trova qui il 14 per cento delle residenze date in affitto da emigrati di lusso. Bene si posizionano anche i Bastioni Nord, che vedono in piazza della Repubblica, Corso Garibaldi e via Solferino un altro buon 11,8 per cento. Quasi la stessa percentuale (10,8) delle case affittate ai Bastioni Ovest, nella parte di città compresa tra Pagano, Parco Castello e San Vittore, e intorno alla Circonvallazione Est, lungo il corridoio che da viale Abruzzi arriva fino a viale Piceno.
Se queste sono le zone più “in” della città il discorso cambia di poco negli altri quartieri di Milano. E così vicino al Tribunale e a Corso Monforte si arriva a toccare il 9,7 per cento del totale, come nell’area compresa tra la stazione Garibaldi e via Paolo Sarpi, mentre tra Porta Genova, i Navigli e il Quadronno la percentuale arriva all’8,6. A seguire, poi, tutti gli altri rioni: da viale Bligny a Dergano, dalla Fiera ad Abbiategrasso, da Bande Nere a via Corsica. E se man mano che ci si allontana dal centro i prezzi al metro quadrato cambiano la solfa è sempre la stessa: ci saranno sempre degli emigrati che affittano le proprie case in città.

La città più cara al mondo? Mosca, che per il secondo anno consecutivo straccia le altre 142 metropoli prese in considerazione dalla Mercer Human Resource Consulting, storica azienda statunitense fondata nel 1937 e leader mondiale nella consulenza finanziaria legata alle risorse umane. In base al “Cost of Living Survey”, studio che calcola il “caro vita” nelle principali metropoli mondiali, la capitale russa è seguita da Londra che, rispetto al 2006, passa dal quinto al secondo posto tra le città più care in assoluto. Il calcolo è stato reso possibile inserendo in una matrice matematica circa duecento parametri indicizzati, “pesati” in base all’importanza. Tra i principali i prezzi delle abitazioni e degli affitti, del trasporto urbano, del cibo, dell’abbigliamento e di alcuni beni di largo consumo quali il prezzo di biglietto per vedersi un buon film al cinema o di una pizza al ristorante.
Stupisce il balzo in avanti compiuto dalle uniche due città italiane in graduatoria, nonostante i dati statistici che vorrebbero in Italia un’inflazione bassa, al 1,9 per cento: Milano è infatti passata in dodici mesi dal tredicesimo all’undicesimo posto, mentre Roma ha fatto il suo ingresso nelle “top twenty”, guadagnando tre posizioni ed issandosi in diciottesima posizione. La metropoli lombarda, dunque, risulta essere più cara di altre tradizionalmente più “salate” come Parigi, Singapore e New York e si piazza appena di un soffio dietro a Oslo, Zurigo, Osaka e Ginevra.
Roma, invece, scavalca Vienna, Sidney e Kiev, lasciandosi dietro in quanto a “caro vita” Helsinki, Stoccolma ed Amsterdam. Da segnalare, infine, il passo indietro compiuto dalle uniche due città statunitensi presenti tra le 50 città più care al mondo: New York è uscita dalle “top ten”, posizionandosi in quindicesima posizione, mentre Los Angeles è scesa dal 29esimo al 42esimo posto.
