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La scorsa settimana, come scriveva Panorama, era stato il ministro Brunetta a fare l’annuncio: “Vendiamo le case ex Iacp a chi le abita, risparmieremo miliardi”.
E infatti è in arrivo un maxi-piano per la vendita delle case popolari, che potranno essere acquistate dagli attuali inquilini attraverso mutui agevolati. Il governo, a quanto apprende l’Adnkronos, sta studiando una serie di incentivi, per l’avvio di un grande piano di dismissione del patrimonio Erp (edilizia residenziale pubblica), che in sostanza dovrebbero trasformare l’attuale affitto in un mutuo.
Saranno circa un milione i cittadini a poter diventare proprietari degli immobili in cui vivono. Il provvedimento, secondo le intenzioni dell’esecutivo, sarebbe un’altra
misura per il sostegno alle famiglie piu’ deboli, che potrebbero cosi’ acquistare la casa.
Sarebbe questo, quindi, un altro tassello per completare il progetto avviato dall’esecutivo nel settore dell’edilizia popolare. Il decreto per lo stanziamento dei 550 milioni e’ stato gia’ predisposto.
Della somma complessiva i primi 200 milioni saranno utilizzati per realizzare dai 5.00 ai 6.000 nuovi alloggi. Questa sarebbe comunque solo la fase iniziale del programma che, secondo le stime dell’esecutivo, dovrebbe portare alla realizzazione di 20.000 nuovi appartamenti entro il 2011. Le case andranno prima alle giovani coppie, agli anziani e ai studenti che, con il tempo, potranno riscattare l’abitazione attraverso l’offerta dei mutui agevolati.
La notizia del piano governativo arriva proprio nel giorno in cui l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del territorio tira le somme sul settore nel 2008. Le conclusioni dello studio sono fosche: il mercato del mattone arranca. L’anno scorso molte famiglie non se la sono sentita di accendere un mutuo per acquistare una casa e così le compravendite di abitazioni, con 686.587 transazioni, hanno subito una flessione del 15,1% rispetto al 2007 per un fatturato totale che si è ridotto a 112 miliardi dai 127 del 2007, con una flessione del 12% circa.
L’Agenzia del territorio ha anche evidenziato che le abitazioni acquistate con mutuo nel 2008 sono state 271.775 (-26,8% sul 2007) e il capitale erogato è stato di 34,5 miliardi di euro (-27,5%): al Nord 19,8 miliardi, al Centro 8,1 miliardi e al Sud 6,7 miliardi. Alla base della contrazione della richiesta di mutui, ha spiegato il direttore generale dell’Agenzia, Gabriella Alemanno, sono “le minori risorse economiche delle famiglie legate alla crisi reale e la richiesta di maggiori garanzie da parte delle banche”.

Piccoli negozi, minimarket, macellai, ma anche panetterie e sartorie. Aprire un piccolo esercizio nei centri storici delle maggiori città italiane è diventato ormai un lusso: per affittare un negozio negli ultimi cinque anni i canoni di locazione hanno vissuto un vero e proprio boom, con punte di oltre il 60%. È quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre che segnala, inoltre, come il valore delle loro vendite sia diminuito del 6,5%, mentre l’inflazione sia cresciuta del 12%.
E, a sorpresa, la città dove si spende di più per affittare un negozio è Bari: nel capoluogo pugliese un piccolo esercizio di 60 metri quadri ha visto aumentare il costo dell’affitto di 708 euro (+62,9%) attestandosi, l’anno scorso, su un valore medio mensile pari a 1.833 euro. A seguire un altro porto del Sud, Palermo dove l’incremento è stato di 463 euro (+44,5%) e dove per affittare un piccolo punto vendita sempre di 60 metri quadri si possono spendere in media 1.503 euro mensili. E al terzo posto, di nuovo una città portuale, ma del Nord Ovest: Genova, dove tra il 2003 e il 2008 l’aumento è stato di 545 euro (+44,4%) e il valore medio dell’affitto di una bottega di 60 metri quadri costa 1.773 euro al mese. In coda troviamo Firenze e Venezia. Nel capoluogo toscano l’aumento medio del canone di locazione in questi ultimi 5 anni è stato di appena il 3,8%, mentre nel centro storico della città lagunare si è registrata l’unica contrazione tra le 13 città prese in esame (-3,2%), anche se l’affitto di un negozietto di 60 metri supera i 6.200 euro al mese, vale a dire oltre il doppio del centro di Milano e più del triplo di quanto spenderebbe un collega fiorentino. “Negli ultimi anni gran parte dell’opinione pubblica ha dato la colpa del caro prezzi a chi ha speculato nella fase di passaggio dalla lira all’euro”, spiega Giuseppe Bortolussi, direttore dell’Ufficio studi della Cgia. “Purtroppo, però, nessuno ricorda gli aumenti esponenziali registrati dagli affitti, dalle tasse locali, dalle tariffe dell’asporto rifiuti e dalle bollette della luce o del gas che hanno fatto esplodere i costi fissi delle attività commerciali”.

La crisi è ancora più pesante per chi vive in affitto. Aumenta infatti il canone medio e cresce il numero di famiglie che, non potendo acquistare una casa, cerca di concludere un contatto di locazione, ma diminuiscono le risorse pubbliche a sostegno degli inquilini con redditi bassi.
Secondo la ricerca presentata oggi da Cgil e Sunia (Sindacato nazionale unitario inquilini e assegnatari) in dieci anni, dal 1999, i prezzi degli affitti sono cresciuti fino al 145% nelle grandi città. Attualmente il canone medio è di 1.100 euro al mese, mentre per i contratti in corso il prezzo medio è di 740 euro, e solo il 15% dei contratti viene agevolato dallo Stato.
Così che l’incidenza sul reddito della spesa per l’affitto continua a rimanere alta, sopra il 50%. L’indagine traccia vaste “aree di disagio abitativo” tra chi vive in affitto in Italia, circa il 20% delle famiglie. I dati elaborati su Roma e Milano registrano 30.000 famiglie in graduatoria per un alloggio pubblico, 16.000 sfratti e 44.000 richieste di contributi all’affitto. L’emergenza abitativa allarga ancora i suoi confini quando nelle statistiche si fanno rientrare gli immigrati e gli studenti fuori sede.
Se si guarda all’offerta di case in affitto, che pure è aumentata, si nota l’innalzamento della disponibilità sul mercato di tagli piccoli, sopratutto bilocali, situati in zone periferiche. “Questa è una semi-novità che rappresenta l’espulsione dal centro delle famiglie in affitto”, ha spiegato Luigi Pallotta, segretario generale del Sunia. Le richieste di locazione sono in rialzo, ha sottolineato il sindacalista, anche a causa della crisi che ha determinato un calo delle compravendite residenziali: nel terzo trimestre del 2008 il ribasso registrato è stato del 13%. Pallotta ha, poi, osservato come la contrazione delle compravendite non abbia colpito solo le grandi città, ma anche quelle medie.
Per quanto riguarda le differenze territoriali, i canoni maggiori si registrano al centro di Roma e Milano (2.300 e 2.250 euro al mese). In generale i prezzi più alti si trovano nel Nord e nel Centro Italia, fa eccezione Torino, dove il canone medio (850.000 euro al mese) è uguale a quello dei Capoluoghi meridionali “Le istituzioni si sono dimenticate di chi vive in affitto”, ha ammonito Paola Agnello Modica, segretaria confederale della Cgil. “È necessaria” ha aggiunto “una risposta del governo che continua ad annunciare un piano casa mentre erode le già scarse risorse a disposizione”. Secondo l’indagine, il Fondo di sostegno all’affitto dal 2000 si è ridotto del 44,41% e si prevede che nel 2011 segnerà un meno 66,58%.
Il VIDEO servizio:

Sono sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente i consumi delle famiglie. Lo sottolinea l’Istat nell’Annuario statistico italiano 2007 che spiega come la spesa media mensile familiare è stata pari a 2.460,80 euro, circa 63 euro in più rispetto all’anno precedente (+2,6%).
“Poiché tale aumento incorpora sia la dinamica inflazionistica (nel 2006, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività è pari in media al 2,1%), sia la crescita del valore del fitto figurativo, ne consegue una sostanziale stabilità in termini reali della spesa per consumi delle famiglie. La spesa per generi alimentari e bevande si attesta su un livello leggermente superiore a quello dell’anno precedente (467 euro contro 456). Tra le spese alimentari - rileva l’Istat - quella per l’acquisto di carne è la più alta (rappresenta il 4,3% della spesa totale e il 22,6% di quella alimentare); ma è per l’acquisto di pesce che le famiglie italiane hanno aumentato la spesa tra il 2005 e il 2006 (+6,6%)”.
Le uscite familiari per generi non alimentari passano, tra il 2005 e il 2006, da 1.941 euro mensili a 1.994 euro. Risultano stabili le quote di spesa totale che le famiglie destinano all’abbigliamento e alle calzature (6,4% della spesa totale), agli altri beni e servizi (igiene personale, vacanze, onorari per professionisti, assicurazioni di vario genere ad esclusione di quella per mezzi di trasporto) (11,1%), alle comunicazioni (2,1%), all’istruzione (1,1%) e ai tabacchi (0,8 %).
I VIDEO servizi,
il caro mutui:
il caro carne:
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Oltre 36mila euro al mq: tanto può costare una casa a Londra che per questo si aggiudica il titolo di città più cara del mondo per quanto riguarda gli immobili.
Lo rivela il rapporto Wealth Report 2007, realizzato dall’agenzia immobiliare Knight Frank una delle più importanti società immobiliari del mondo.
A tenere alto il mercato sono soprattutto gli immobili delle zone più chic della City, come Belgravia, Kensington e Chelsea: qui i prezzi sono saliti del 31% rispetto a febbraio del 2006, la crescita più alta negli ultimi 28 anni. Al secondo posto, nella top ten, c’è Monaco, sede per eccellenza dei ricchi e famosi (anche e soprattutto per ragioni fiscali), con con 33.800 euro al metro quadro. Seguono New York, dove un immobile di lusso arriva a circa 35.000 dollari (25.700 euro) al metro quadrato, e poi Hong Kong con 19.000 euro. Completano la top 10 Tokyo, Cannes, St. Tropez, Sydney, Parigi e Roma, la prima delle italiane, dove le case più prestigiose non faticano ad arrivare in media a 13.500 euro al metro quadrato.
Restando nel Belpaese, Venezia si piazza al dodicesimo posto con 11.000 euro, seguita da Firenze (9.000) e Milano (7.500 euro).
Nello studio, redatto su 70 città in collaborazione con la City Private Bank, si sottolinea che il segmento più alto del mercato immobiliare continua a essere spinto al rialzo dai tanti paperoni disposti a investire più di 7 milioni di euro per un immobile, a fronte di un sostanziale assestamento del mercato medio-alto.
Italia e Francia poi dominano la classifica delle “location” extra-urbane più care, guidata dalla francese St. Jean Cap Ferrat con 30.300 euro al metro quadro ma con ben quattro località della penisola tra le prime 10: la Costa Smeralda è seconda (26.625), Forte dei Marmi quinta (18.000), Portofino sesta (17.500) e Cortina decima (14.000).
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Un passo in più verso il fantastico mondo dell’informatizzazione (senza per forza aprire un’altra identità su Second Life), dove non esistono abusi, file da fare agli sportelli della banca o della posta. A partire dal novembre del 2009, sarà infatti possibile pagare una bolletta (gas, luce, acqua o telefono) o l’affitto alla cassiera del supermercato o con il telefonino. Di più, si potranno pagare nello stesso modo anche le bollette della casa di vacanza all’estero, senza necessariamente avere un conto in banca in quel paese. E ancora: sarà possibile usare in tutta Europa la propria carta di credito o il bancomat grazie a un chip che prenderà il posto della banda magnetica. La “rivoluzione” è stata varata dal Consiglio dei ministri finanziari della Ue (Ecofin) con la “Direttiva sui servizi di pagamento” i cui capisaldi sono tre. Primo: permettere pagamenti dappertutto nello spazio dei 27 paesi del mercato unico europeo senza costi aggiuntivi rispetto a quelli che si sosterrebbero se il pagamento avvenisse entro i confini nazionali. Secondo: liberalizzare il mercato, consentendo a soggetti “non istituzionali” (come le catene di distribuzione o i gestori di telefonia mobile) l’accesso a quel servizio a prezzi concorrenziali, quindi presumibilmente più bassi di quelli attuali. Terzo: la cosiddetta regola del “D+1″, cioè ogni bonifico e domiciliazione effettuato in banca, o presso un altro operatore finanziario autorizzato, dovrà arrivare a destinazione al massimo il giorno dopo la firma del trasferimento.
La direttiva farà dunque sparire le frontiere per i pagamenti all’interno dell’Ue, con regole e modalità di lavoro uguali per tutti, liberalizzando i servizi bancari che, per via della mancanza di uno spazio unico europeo, bruciano ogni anno il 2-3% del Pil europeo. Senza contare che i consumatori europei risparmieranno, secondo i calcoli Ecofin, oltre 100 miliardi di euro l’anno. Per questo si dicono soddisfatte le associazioni dei consumatori italiani. Che, prima di potersi considerare utenti europei, hanno ancora da combattere la battaglia degli sportelli nostrani: in Italia, denuncia l’Adusbef “le banche, nonostante gli impegni assunti con l’Antitrust, continuano ad aumentare i costi dei conti correnti, i più alti del mondo, e le commissioni sui prelevamenti bancomat da altra banca, che passano da 1,81 euro a 2,10 euro, con un rincaro secco del 16%”.
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