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Usa: i manager Aig restituiscono 50 milioni di dollari

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Lo avevano promesso e lo faranno: restituiranno bonus per 50 milioni di dollari: 24 dei manager che hanno ricevuto assegni da Aig optano per svuotare le tasche e restituire quanto ricevuto. In particolare a fare marcia indietro sono 15 dei 20 executive della divisione prodotti finanziari che hanno incassato i premi più sostanziosi e nove dei dieci manager di Aig con i bonus più pesanti.
Il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, non nasconde la propria soddisfazione nell’annunciare la decisione di alcuni top manager della divisione prodotti finanziari del colosso assicurativo, a poche ore dall’audizione al riguardo del segretario al Tesoro Timothy Geithner e del presidente della Fed Ben Bernanke.
“Plaudo alla decisione di tutti i dipendenti di Aig che hanno restituito i bonus: state facendo la cosa giusta” afferma Cuomo, mostrando la propria comprensione per tale “difficile scelta”, soprattutto se operata da persone non coinvolte nel creare le operazioni che hanno spinto il colosso assicurativo sull’orlo del collasso. Molti non americani hanno deciso di restituire i bonus, “pur non rientrando sotto la mia giurisdizione” spiega Cuomo precisando di non ritenere di pubblico interesse la divulgazione dei nomi di coloro che hanno optato per fare marcia indietro e restituire i contestati premi.
Dei 165 milioni di dollari di bonus distribuiti da Aig, che ha ricevuto dal governo americano aiuti per oltre 170 miliardi di dollari, il 47% (cioé circa 80 milioni) è stato distribuito a dipendenti americani. Aig aveva fissato alle ore 23.00 italiane la scadenza per i propri dipendenti per comunicare la propria posizione rispetto ai bonus. “Siamo profondamente grati che la maggioranza dei senior manager della divisione prodotti finanziari abbia espresso la volontà di restituire i bonus - sottolinea il colosso assicurativo in una nota -. Continuiamo a esaminare le risposte che ci sono giunte dagli altri dipendenti e apprezziamo il supporto di Cuomo”.

L’annuncio - dopo lo “scandalo” espresso dal presidente Obama - giunge a poche ore dall’apparizione di Geithner e Bernanke di fronte alla Commissione Servizi Finanziari della camera che, probabilmente, li metterà sotto torchio per cercare di capire se e quanto l’amministrazione e la banca centrale fossero al corrente dei bonus. I premi hanno sollevato molte proteste e indignato l’opinione pubblica, anche perché giunti poco dopo gli ulteriori aiuti per 30 miliardi accordati dal governo ad Aig. A finire nel mirino delle critiche è stato soprattutto Geithner: da più parti è stato invitato a lasciare il posto di segretario al Tesoro.
Geithner però ha respinto le accuse, spiegando di essere venuto a conoscenza dei bonus solo il 10 marzo e aver informato la Casa Bianca il 12 marzo, dopo aver cercato di fermarli insieme al suo staff ma non aver trovato mezzi legali per farlo. Nelle scorse settimane, prima dello scandalo bonus, Bernanke sia davanti alla Camera sia davanti al Senato aveva messo in evidenza la propria “arrabbiatura” per il salvataggio di Aig, definendolo l’intervento che più gli è costato da quando è scoppiata la crisi.

Aig fa marcia indietro sui bonus: “Restituiremo allo Stato la metà”

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Aig fa marcia indietro sui superbonus. Almeno per metà: Ed Liddy, il Ceo del colosso assicurativo americano, ha chiesto ai manager che hanno ricevuto bonus 2008 per 165 milioni di dollari di restituirne la metà allo Stato. Non si sa se abbia pesato di più la campagna mediatica (scatenati i comici degli show serali), l’”arrabbiatura” pubblica del presidente Obama o le minacce di morte che i dirigenti Aig hanno ricevuto in questi giorni. Di certo, la notizia che l’azienda avrebbe concesso i bonus per il 2008 ai manager dopo aver inghiottito come un buco nero 170 miliardi di dollari concessi dal Tesoro americano aveva scaldato gli animi e suscitato indignazione. Il tutto in un periodo in cui i contribuenti americani si chiedono perché nessun supermanager stia pagando per gli errori di gestione e si cercano “mostri” da incolpare per la loro avarizia, come nel caso di Bernard Madoff.
Aig nei giorni scorsi era stata costretta a mettere guardie armate a vigilare sugli edifici della compagnia. “Non faremo i nomi dei manager che hanno percepito i bonus” ha detto Liddy in audizione alla Commissione finanza della Camera Usa, “ma quelli che hanno avuto più di 100mila dollari (298 sui 418 totali) si impegneranno a restituire la metà di quanto percepito allo Stato”. Liddy spera così di evitare la ritorsione della politica: esponenti democratici del Congresso avevano già allo studio una tassazione del 90% “ad aziendam” sui bonus dell’Aig, ma la misura sarebbe stata difficile da realizzare e a rischio incostituzionalità: i bonus erano già stati stanziati dall’azienda a inizio 2008, prima che la crisi travolgesse una delle principali compagnie assicurative del mondo. Trovatasi sull’orlo della bancarotta, Aig ha beneficiato degli aiuti governativi per tre volte,per un totale di più di 170 miliardi di dollari. Quando si è saputo che i suoi manager avevano ricevuto i bonus accordati a inizio anno come niente fosse, lo stesso Obama ha fatto sapere di essere “molto arrabbiato” e ha colto il pretesto di Aig per lanciare un monito a tutto il mondo della finanza: “Se a Wall Street pensano che quando sarà passata la crisi si tornerà al business-as-usual” ha detto, “si sbagliano”. Mentre montava la rabbia della gente, alcuni senatori e deputati si sono espressi pubblicamente per “requisire” i bonus o trovare una maniera legale perché venissero restituiti. “Dopotutto” ha detto il deputato Barney Frank, “noi (ovvero i contribuenti, ndr) siamo i veri proprietari di Aig”. Adesso dopo essersi cosparso il capo di cenere e aver fatto parziale marcia indietro, il management di Aig spera di tenersi fuori dalla politica e dalla furia dell’uomo comune, almeno fino al prossimo salvataggio.

Il grido di Obama contro lo “scandalo” dei bonus ai dirigenti Aig

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Dirigono il dipartimento Prodotti finanziari di Aig, il colosso assicurativo americano che, per evitare il fallimento, ha ricevuto dal piano salvataggio del Governo Usa circa 173 miliardi di dollari. Un settore difficile e delicato, quello in mano ai top manager dell’Aig finiti al centro di una polemica sui media americani: sarebbero stati loro ad aver dato il via libera, secondo le accuse del Governo Usa, alla maggior parte delle operazioni che nel 2008 hanno portato la società al collasso.
Eppure, rispettando il contratto stipulato coi propri top manager, il colosso assicurativo ha deciso lo stesso di destinare loro un bonus di 165 milioni di dollari. Il presidente Obama e il suo staff grida allo scandalo. “I bonus distribuiti ai trader di derivati da Aig sono un oltraggio, un’offesa”, attacca il presidente Obama. “Aig è una società che si trova in difficoltà a causa della sua imprudenza e avidità. Come possono giustificare un oltraggio ai contribuenti che tengono la società in vita? Negli ultimi sei mesi Aig ha ricevuto consistenti somme dal Tesoro e ho chiesto al segretario Geithner di seguire tutte le strade per bloccare questi bonus”. Il Governo, per ora, non mette in discussione i contratti dei dirigenti. “Piaccia o no, non siamo in un paese dove i contratti possono essere cancellati. Ciò deve servire da lezione: il nostro sistema di regole è insufficiente”, aggiunge Larry Summers, direttore del Consiglio Economico di Obama. Non è detto, comunque, che il “tesoretto” dei top manager dell’Aig sia del tutto garantito: Barney Frank, presidente della Commissione Servizi Finanziari della Camera Usa, ha chiesto al Governo di trovare un modo per costringere i manager a restituire i bonus.
Aig ha ricevuto dal governo 173 miliardi di dollari. Oltre la metà sono finiti nelle casse delle banche. Il colosso assicurativo Usa, infatti, è stato costretto a cedere alle pressioni della Casa Bianca e a rendere pubblico l’elenco dei beneficiari dei pagamenti effettuati dal 16 settembre scorso, ovvero da quando lo stato è entrato in suo soccorso, al 31 dicembre: in tale periodo ha versato 93 miliardi di dollari, come copertura di emissioni azionarie e garanzie su derivati, a una lista di istituti finanziari tra cui Goldman Sachs (12,9 miliardi in tre operazioni distinte), Société Générale (11,9 miliardi di dollari), Deutsche Bank (11,8 miliardi) e Barclays (8,5 miliardi).
Aig due settimane fa ha annunciato una perdita trimestrale di 61,7 miliardi di dollari e si è giustificata affermando di essere obbligata contrattualmente a versare gli incentivi, ma di essere pronta a stabilire nuove regole per il futuro.

Rosso da record, Aig verso un nuovo “buco” da 60 mld

La sede della Aig

Il colosso assicurativo Usa Aig, ha chiesto nuovi aiuti al governo di Barack Obama, che ha già salvato la società del fallimento per due volte, e prevede per il quarto trimestre 2008 un inaudito rosso da 60 miliardi di dollari a causa di svalutazioni di asset. Lo rivelano fonti vicine al gruppo.
Se i dati ufficiali confermassero l’indiscrezione, ci si troverebbe di fronte alla più grande perdita mai registrata da una società in un bilancio trimestrale, record attualmente detenuto da Time Warner, che nel 2002 perse 54 miliardi di dollari in tre mesi. Aig nel terzo trimestre aveva perso 24,5 miliardi di dollari, spingendo il governo Usa ad alzare a 150 miliardi i fondi messi sul tavolo per salvarla. Secondo la fonte, la situazione è ancora fluida e non è ancora chiaro dove porteranno le trattative con il governo. Secondo Bloomberg, la società potrebbe chiedere di trasformare in azioni ordinarie le azioni privilegiate detenute dal governo.
Intanto, sempre secondo l’agenzia Bloomberg, Aig ha ricevuto due distinte offerte di acquisto da Metlife e da Axa, interessate a rilevare le attività del ramo vita sparse in oltre 50 Paesi. Metlife, stando alle indiscrezioni, avrebbe avanzato una offerta preliminare da 11,2 miliardi di dollari per la divisione American Life Insurance, prezzo che però potrebbe scendere a otto miliardi per via del deterioramento degli asset. Per l’offerta rivale di Axa non viene indicata la cifra, ma viene precisato che non comprenderebbe le attività presenti in Giappone, il maggior mercato di Alico, la controllata di Aig che vanta ancora un buono stato di salute. Aig è costretta ad abbandonare numerose attività per ripagare parte dei 150 miliardi di dollari di aiuti ottenuti dal governo americano: finora, calcola l’agenzia Bloomberg, ha siglato accordi che le consentiranno di raccogliere oltre 2,3 miliardi di dollari con la vendita di alcune divisioni e asset e sta cercando di cedere due terzi del totale delle proprie attività.

Il VIDEO servizio:

La Fed salva Aig con un prestito da 85 miliardi di dollari

La sede della banca centrale americana, la Fed

La sede della Federal Reserve,la banca centrale americana

Con una mossa senza precedenti la Fed evita in extremis il fallimento di Aig, accordandole un finanziamento da 85 miliardi di dollari. Il piano si salvataggio, orchestrato una volta da banca centrale Tesoro e appoggiato dal presidente George W.Busgh, prevede inoltre che il colosso assicurativo passi sotto il controllo del Governo: una decisione storica visto che, a differenza di Fannie Mae e Freddie Mac, Aig non è regolata dal governo federale.

Dopo aver deluso Wall Street non tagliando il costo del denaro, la Fed cerca così di tranquillizzare il mercato, ancora scosso dal fallimento di Lehman Brothers. Il crac di Aig avrebbe avuto conseguenze catastrofiche sui mercati americani e mondiali, già sotto stress: mastodonte con un bilancio da 1.040 miliardi di dollari, il colosso assicurativo se fosse fallito avrebbe rischiato di innescare un effetto domino, spingendo al collasso una serie di intermediari finanziari e causando perdite - secondo le prime approssimative stime - per oltre 180 miliardi di dollari solo alle istituzioni finanziarie.
Per la seconda volta dai tempi della Grande Depressione, la Fed si è avvalsa della speciale autorità conferitale della statuto, che le consente in circostanze estreme di concedere prestiti a ogni società non in grado di assicurarsi un’adeguato finanziamento da parte di altre banche. Il prestito straordinario, che giunge al termine di dieci giorni che hanno ridisegnato la finanza americana, punta ad “assistere Aig a far fronte gli impegni presi. Il finanziamento faciliterà il processo nel corso del quale Aig cederà alcune delle proprie attività in modo ordinato”, spiega la Fed, sottolineando che al Governo va il 79,9% della società, compreso il diritto di veto sul pagamento dei dividendi. Il prestito ha una scadenza di 24 mesi e sarà ripagato con la vendita degli asset Aig.

Plaude il presidente Bush all’operazione della Fed, che punta a “promuovere la stabilità nei mercati finanziari e limitare i danni all’economia in senso lato”. Soddisfatto anche Paulson, il segretario del Tesoro, che mette in evidenza come il prestito preveda “misure a tutela dei consumatori”. Un’affermazione, questa, che sembra mirata a prevenire possibili critiche da più parti: il Tesoro, così come la Fed, è stata già oggetto di critiche per l’eccessivo interventismo in soccorso di Wall Street. Lasciando fallire Lehman Brothers, il maggiore crac della storia, Bernanke e Paulson hanno cercato di dimostrare di non essere disposti a salvare tutti e di non usare usare i soldi dei contribuenti per aiutare Wall Street. Ma di fronte ai possibili effetti del fallimento di Aig, non se la sono sentita di stare a guardare. Questo non li esimerà probabilmente da critiche, soprattutto quelle riguardanti l’avallare la filosofia del ‘moral hazard’ che con Lehman sembrava destinata sulla via del tramonto, dopo il salvataggio di Bear Stearns prima (costato ai contribuenti più di 20 miliardi di dollari) e quello di Fannie Mae e Freddie Mac poi (il costo per tasche dei consumatori sarà superiore, secondo le stime, ai 100 miliardi).

Subito le reazioni del mondo politico ed economico italiano. “Il fallimento di Lehman Brothers rappresenta un mondo che è finito con la globalizzazione finanziata dal debito” ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti al Tg1 aggiungendo che adesso “occorre fare nuove regole” e le regole devono farle “i governi e le autorità” vietando i paradisi fiscali e i bilanci falsi delle aziende”.
Per il governatore di Bankitalia Mario Draghi “quella in atto è una delle crisi finanziarie più dure e complesse dei nostri tempi”. “Le sfide” ha aggiunto “saranno sostanziali: restaurare la stabilità dei prezzi per sostenere la crescita e garantire che i necessari aggiustamenti nei bilanci bancari e in quelli delle famiglie, oltre che la correzione degli squilibri mondiali, avvengano in modo ordinato”. Secondo Draghi ciò richiederà “un’azione sul fronte monetario, su quello fiscale e su quello normativo”, oltre che un’azione decisiva sul fronte privato. Per affrontare le crisi finanziarie serve “una più forte cooperazione e la condivisione delle informazioni tra le autorità sia nazionali sia transfrontaliere” ha aggiunto il governatore sottolineando inoltre come sia necessaria “una maggiore trasparenza e un miglioramento dei processi informativi da parte del settore privato per permettere di valutare pienamente le condizioni del sistema finanziario e per formulare una politica economica appropriata”.

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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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