
(Credits: AP Photo/Andy Wong)
TUTTO SUL G20
Il G20 di Cannes non è riuscito a risolvere i problemi dell’Europa, ma a lavori conclusi i rappresentanti di tutti i paesi che hanno partecipato torneranno a casa con la consapevolezza che solo i Brics sono usciti a testa alta dal vertice. Si sono coordinati prima dell’apertura del forum e non hanno cambiato idea nel corso dello stesso. Dimostrando al mondo che lo strapotere di Europa e Stati Uniti nel determinare gli equilibri dei mercati internazionali anche se non si è ancora esaurito, è stato certamente ridimensionato.
Brasile, Russia, India e Sud Africa sono d’accordo con la Cina: dal loro punto di vista l’Europa dovrebbe in primo luogo fare dei “veri sacrifici“, e solo in un secondo momento chiedere l’intervento della comunità internazionale Continua

Manifestazione contro le misure di austerity (Credits: AP Photo/Lefteris Pitarakis)
La sesta tranche di aiuti per la Grecia è rimasta in sospeso. E mentre i ministri delle Finanze dell’Eurogruppo restano indecisi sul da farsi, per Atene si fa ogni giorno più concreta l’ipotesi del fallimento. Il rappresentante ellenico Evangelos Venizelos è stufo che il suo paese sia identificato come “il capro espiatorio dell’Europa”, perché la Grecia è “soltanto” una nazione che, nonostante le attuali difficoltà strutturali, “resta orgogliosa e dimostrerà di avere le possibilità di andare avanti e uscire dalla crisi“. Il ministro, però, non si rende conto che i governi del Vecchio Continente sembrano non sapere come reagire in generale, visto che non hanno trovato l’accordo neppure sull’aumento della capacità del fondo salva Stati. Continua

Manifestazione contro le misure di austerity (Credits: AP Photo/Lefteris Pitarakis)
Nel 2010 l’Europa ha messo a disposizione un fondo di 110 miliardi di Euro, con l’aiuto dei quali Atene avrebbe dovuto essere in grado di ridurre del 7,6% il suo deficit. E invece è sempre più probabile che la Grecia non ce la farà, così mentre in Europa tornano a rincorrersi le voci di un possibile default, aumentano i timori per i dieci miliardi di euro di bond che arriveranno a maturazione nel mese di dicembre e che potrebbero rimanere scoperti. Continua

Ofunato, Giappone due uomini cercano di aprire una cassaforte spazzata via insieme al loro ristorante (AP Photo/Matt Dunham)
In Giappone il livello di emergenza sociale, economica e ambientale resta altissimo. A Tokyo “la situazione è abbastanza strana perché la città ha una parvenza di normalità con grandi magazzini aperti ed affollati, gente in fila normalmente e uffici aperti, mentre nei supermercati i generi di prima necessità come latte, acqua, pane, riso e uova e anche la carta igienica sono esauriti, come del resto la benzina nei distributori”, racconta Francesco Formiconi, Presidente della Camera di Commercio Italiana in Giappone, Continua

Un manifestante contro il governo greco ad Atene
La speculazione contro Grecia, Spagna e Portogallo nell’ultima settimana ha messo a dura prova l’Eurozona. Ma il rischio di Default per l’economia greca, quella più in difficoltà in Europa, sembra scongiurato. Continua

Lo avevano promesso e lo faranno: restituiranno bonus per 50 milioni di dollari: 24 dei manager che hanno ricevuto assegni da Aig optano per svuotare le tasche e restituire quanto ricevuto. In particolare a fare marcia indietro sono 15 dei 20 executive della divisione prodotti finanziari che hanno incassato i premi più sostanziosi e nove dei dieci manager di Aig con i bonus più pesanti.
Il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, non nasconde la propria soddisfazione nell’annunciare la decisione di alcuni top manager della divisione prodotti finanziari del colosso assicurativo, a poche ore dall’audizione al riguardo del segretario al Tesoro Timothy Geithner e del presidente della Fed Ben Bernanke.
“Plaudo alla decisione di tutti i dipendenti di Aig che hanno restituito i bonus: state facendo la cosa giusta” afferma Cuomo, mostrando la propria comprensione per tale “difficile scelta”, soprattutto se operata da persone non coinvolte nel creare le operazioni che hanno spinto il colosso assicurativo sull’orlo del collasso. Molti non americani hanno deciso di restituire i bonus, “pur non rientrando sotto la mia giurisdizione” spiega Cuomo precisando di non ritenere di pubblico interesse la divulgazione dei nomi di coloro che hanno optato per fare marcia indietro e restituire i contestati premi.
Dei 165 milioni di dollari di bonus distribuiti da Aig, che ha ricevuto dal governo americano aiuti per oltre 170 miliardi di dollari, il 47% (cioé circa 80 milioni) è stato distribuito a dipendenti americani. Aig aveva fissato alle ore 23.00 italiane la scadenza per i propri dipendenti per comunicare la propria posizione rispetto ai bonus. “Siamo profondamente grati che la maggioranza dei senior manager della divisione prodotti finanziari abbia espresso la volontà di restituire i bonus - sottolinea il colosso assicurativo in una nota -. Continuiamo a esaminare le risposte che ci sono giunte dagli altri dipendenti e apprezziamo il supporto di Cuomo”.
L’annuncio - dopo lo “scandalo” espresso dal presidente Obama - giunge a poche ore dall’apparizione di Geithner e Bernanke di fronte alla Commissione Servizi Finanziari della camera che, probabilmente, li metterà sotto torchio per cercare di capire se e quanto l’amministrazione e la banca centrale fossero al corrente dei bonus. I premi hanno sollevato molte proteste e indignato l’opinione pubblica, anche perché giunti poco dopo gli ulteriori aiuti per 30 miliardi accordati dal governo ad Aig. A finire nel mirino delle critiche è stato soprattutto Geithner: da più parti è stato invitato a lasciare il posto di segretario al Tesoro.
Geithner però ha respinto le accuse, spiegando di essere venuto a conoscenza dei bonus solo il 10 marzo e aver informato la Casa Bianca il 12 marzo, dopo aver cercato di fermarli insieme al suo staff ma non aver trovato mezzi legali per farlo. Nelle scorse settimane, prima dello scandalo bonus, Bernanke sia davanti alla Camera sia davanti al Senato aveva messo in evidenza la propria “arrabbiatura” per il salvataggio di Aig, definendolo l’intervento che più gli è costato da quando è scoppiata la crisi.

General Motors e Chrysler consegnano al governo americano i propri piani di ristrutturazione che prevedono tagli drastici ma anche richieste consistenti: le due case automobilistiche potrebbero avere complessivamente bisogno di ulteriori 21,6 miliardi di dollari, oltre a quelli finora stanziati.
L’esame dei progetti partirà - ha assicurato il segretario al Tesoro Timothy Geithner - alla fine della settimana. Valutando l’alleanza strategica con la Fiat come “l’opzione migliore” per Chrysler, la più piccola delle case automobilistiche di Detroit presenta al governo un piano dettagliato, che prevede il taglio di ulteriori 3.000 posti di lavoro. Chrysler, allo stesso tempo, sottolinea la necessità di avere bisogno di aiuti supplementari: oltre ai 4 miliardi già incassati, ne chiede altri 5 entro il 31 marzo. Di questi 3 erano previsti nel precedente accordo e condizionati al piano, due invece sono nuovi.
Complessivamente Chrysler punta ad ottenere dal governo 9 miliardi di dollari, cioé due miliardi in più rispetto alla richiesta iniziale. Senza gli ulteriori fondi, e in mancanza di concessioni da sindacati e creditori, Chrysler - spiega la società nel piano - potrebbe essere costretta a chiedere la bancarotta. Un’operazione che potrebbe arrivare a costare 24 miliardi di dollari. Il Chapter 11 - ha comunque rassicurato l’amministratore delegato Bob Nardelli nel corso di una conference call - “non è necessaria” per la sopravvivenza di Chrysler. Gm mette sul piatto riduzioni ben più pesanti ma chiede anche un cifra decisamente maggiore.
Promettendo un’accelerazione nelle operazioni di ristrutturazione (12 impianti chiusi entro il 2012 e 47.000 posti di lavoro in meno entro il 2009), Gm chiede al governo aiuti ulteriori fino a 16,6 miliardi di dollari, che vanno a sommarsi ai 13,4 miliardi di dollari già ottenuti, portando così - stima il colosso di Detroit - a 30 miliardi le risorse necessarie per il salvataggio, cioé una cifra inferiore a un’eventuale cessione che costerebbe in media 100 miliardi di dollari. In particolare chiede un prestito da 4,6 miliardi entro marzo-aprile, portando così il prestito totale a 18 miliardi, la cifra inizialmente richiesta. Inoltre, la casa domanda una linea di credito da 7,5 miliardi e lo slittamento del pagamento di una linea di credito da 4,5 miliardi in scadenza nel 2011.