Archivio per il tag “aiuti”

Un manifestante contro il governo greco ad Atene
La speculazione contro Grecia, Spagna e Portogallo nell’ultima settimana ha messo a dura prova l’Eurozona. Ma il rischio di Default per l’economia greca, quella più in difficoltà in Europa, sembra scongiurato. Continua

Lo avevano promesso e lo faranno: restituiranno bonus per 50 milioni di dollari: 24 dei manager che hanno ricevuto assegni da Aig optano per svuotare le tasche e restituire quanto ricevuto. In particolare a fare marcia indietro sono 15 dei 20 executive della divisione prodotti finanziari che hanno incassato i premi più sostanziosi e nove dei dieci manager di Aig con i bonus più pesanti.
Il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, non nasconde la propria soddisfazione nell’annunciare la decisione di alcuni top manager della divisione prodotti finanziari del colosso assicurativo, a poche ore dall’audizione al riguardo del segretario al Tesoro Timothy Geithner e del presidente della Fed Ben Bernanke.
“Plaudo alla decisione di tutti i dipendenti di Aig che hanno restituito i bonus: state facendo la cosa giusta” afferma Cuomo, mostrando la propria comprensione per tale “difficile scelta”, soprattutto se operata da persone non coinvolte nel creare le operazioni che hanno spinto il colosso assicurativo sull’orlo del collasso. Molti non americani hanno deciso di restituire i bonus, “pur non rientrando sotto la mia giurisdizione” spiega Cuomo precisando di non ritenere di pubblico interesse la divulgazione dei nomi di coloro che hanno optato per fare marcia indietro e restituire i contestati premi.
Dei 165 milioni di dollari di bonus distribuiti da Aig, che ha ricevuto dal governo americano aiuti per oltre 170 miliardi di dollari, il 47% (cioé circa 80 milioni) è stato distribuito a dipendenti americani. Aig aveva fissato alle ore 23.00 italiane la scadenza per i propri dipendenti per comunicare la propria posizione rispetto ai bonus. “Siamo profondamente grati che la maggioranza dei senior manager della divisione prodotti finanziari abbia espresso la volontà di restituire i bonus - sottolinea il colosso assicurativo in una nota -. Continuiamo a esaminare le risposte che ci sono giunte dagli altri dipendenti e apprezziamo il supporto di Cuomo”.
L’annuncio - dopo lo “scandalo” espresso dal presidente Obama - giunge a poche ore dall’apparizione di Geithner e Bernanke di fronte alla Commissione Servizi Finanziari della camera che, probabilmente, li metterà sotto torchio per cercare di capire se e quanto l’amministrazione e la banca centrale fossero al corrente dei bonus. I premi hanno sollevato molte proteste e indignato l’opinione pubblica, anche perché giunti poco dopo gli ulteriori aiuti per 30 miliardi accordati dal governo ad Aig. A finire nel mirino delle critiche è stato soprattutto Geithner: da più parti è stato invitato a lasciare il posto di segretario al Tesoro.
Geithner però ha respinto le accuse, spiegando di essere venuto a conoscenza dei bonus solo il 10 marzo e aver informato la Casa Bianca il 12 marzo, dopo aver cercato di fermarli insieme al suo staff ma non aver trovato mezzi legali per farlo. Nelle scorse settimane, prima dello scandalo bonus, Bernanke sia davanti alla Camera sia davanti al Senato aveva messo in evidenza la propria “arrabbiatura” per il salvataggio di Aig, definendolo l’intervento che più gli è costato da quando è scoppiata la crisi.

General Motors e Chrysler consegnano al governo americano i propri piani di ristrutturazione che prevedono tagli drastici ma anche richieste consistenti: le due case automobilistiche potrebbero avere complessivamente bisogno di ulteriori 21,6 miliardi di dollari, oltre a quelli finora stanziati.
L’esame dei progetti partirà - ha assicurato il segretario al Tesoro Timothy Geithner - alla fine della settimana. Valutando l’alleanza strategica con la Fiat come “l’opzione migliore” per Chrysler, la più piccola delle case automobilistiche di Detroit presenta al governo un piano dettagliato, che prevede il taglio di ulteriori 3.000 posti di lavoro. Chrysler, allo stesso tempo, sottolinea la necessità di avere bisogno di aiuti supplementari: oltre ai 4 miliardi già incassati, ne chiede altri 5 entro il 31 marzo. Di questi 3 erano previsti nel precedente accordo e condizionati al piano, due invece sono nuovi.
Complessivamente Chrysler punta ad ottenere dal governo 9 miliardi di dollari, cioé due miliardi in più rispetto alla richiesta iniziale. Senza gli ulteriori fondi, e in mancanza di concessioni da sindacati e creditori, Chrysler - spiega la società nel piano - potrebbe essere costretta a chiedere la bancarotta. Un’operazione che potrebbe arrivare a costare 24 miliardi di dollari. Il Chapter 11 - ha comunque rassicurato l’amministratore delegato Bob Nardelli nel corso di una conference call - “non è necessaria” per la sopravvivenza di Chrysler. Gm mette sul piatto riduzioni ben più pesanti ma chiede anche un cifra decisamente maggiore.
Promettendo un’accelerazione nelle operazioni di ristrutturazione (12 impianti chiusi entro il 2012 e 47.000 posti di lavoro in meno entro il 2009), Gm chiede al governo aiuti ulteriori fino a 16,6 miliardi di dollari, che vanno a sommarsi ai 13,4 miliardi di dollari già ottenuti, portando così - stima il colosso di Detroit - a 30 miliardi le risorse necessarie per il salvataggio, cioé una cifra inferiore a un’eventuale cessione che costerebbe in media 100 miliardi di dollari. In particolare chiede un prestito da 4,6 miliardi entro marzo-aprile, portando così il prestito totale a 18 miliardi, la cifra inizialmente richiesta. Inoltre, la casa domanda una linea di credito da 7,5 miliardi e lo slittamento del pagamento di una linea di credito da 4,5 miliardi in scadenza nel 2011.
Sono in arrivo aiuti “verdi” per auto, componentistica, elettrodomestici. Silvio Berlusconi, intervistato da Mattino Cinque, su Canale 5 conferma che il governo sta mettendo a punto ulteriori misure anticrisi.
Il presidente del Consiglio rivendica all’esecutivo di essersi mosso “per primo contro le dichiarazioni catastrofiste della sinistra che fa di questo una musica quotidiana”. E anche rispetto agli altro partner europei e all’amministrazione Usa. Quanto alle misure, Berlusconi ripete che il governo punta a mettere in moto risorse per “40 miliardi di euro che potranno arrivare ad 80 miliardi con l’aiuto dei fondi europei e delle regioni”. Ma aggiunge che a questi interventi si sommeranno “altri provvedimenti che metteremo a punto nei prossimi giorni per aiutare settori strategici come quello delle auto, della componentistica e degli elettrodomestici per un consumo inferiore di energi”.
E la Fiat oggi vola in vetta al listino delle blue chip e fa segnare un guadagno del 6,2% a 4,28 euro fra scambi molto consistenti, pari al 2,5% del capitale. A spingere il titolo, già ieri protagonista di un forte rialzo, è proprio l’attesa per il piano di aiuti al settore auto. Secondo quanto dichiarato dal ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola sarà “un provvedimento forte” e sarà esaminato venerdì dal consiglio dei ministri.

Più soldi netti in busta paga a fine anno. È questo il sogno del premier e del governo come “regalo di Natale” agli italiani vessati dalla crisi economica internazionale. “Detassare la tredicesima? Ci sono diverse ipotesi, i fondi sono pochi”. Spiega Silvio Berlusconi arrivando alla sede della Confcommercio. Le misure allo studio dei tecnici dell’esecutivo sono diverse. “Stiamo lavorando” spiega il premier, “venerdì avremo questo incontro con il mondo del lavoro. Abbiamo in mente diverse cose che pensiamo possano essere messe in pratica”. Di fronte all’attuale tempesta finanziaria sono allo studio varie ipotesi sulla possibilità di detassare le tredicesime, ma tutto dipende dai fondi a disposizione.
Il premier ha poi affrontato il tema della crisi finanziaria. Il governo è pronto a sostenere, ove richiesto, il sistema bancario italiano. Ma solo se richiesto. “Io sono ottimista. Le Borse sono ripartite e il sistema delle banche è solido. Tuttavia - ha aggiunto - se le banche lo richiedono il governo è a disposizione per intervenire senza però che questo intervento significhi in alcun modo come qualcosa di imposto o di imperativo. Senza che significhi in alcun modo che ci sia alcuna conseguenza per i dirigenti e gli amministratori delegati”.
Il Cavaliere ha quindi ribadito che “il governo è pronto ad assistere le banche alle regole di mercato senza condizioni punitive né per il management né per gli azionisti”. Ad ogni modo, insiste Berlusconi, “il sistema bancario è solido”. “Sempre con la massima libertà da parte delle banche, se gli istituti ritengono di voler aumentare la loro disponibilità liquida e di patrimonio, lo Stato è pronto a intervenire. Lo Stato” ha aggiunto “può sottoscrivere delle obbligazioni, azioni di risparmio o obbligazioni convertibili, che sarà possibile convertire su richiesta delle banche”.
Gli aiuti di Stato sono ora “un imperativo categorico”. Quello che prima veniva considerato un “peccato” è ora l’unica ricetta per salvare l’economia reale. Parola di Silvio Berlusconi. Il premier sceglie la capitale delle Istituzioni europee, da sempre vigili sull’intervento pubblico degli Stati membri, per sottolineare come il tabù ormai sia stato infranto.
Una scelta, spiegherà qualche minuto dopo il ministro dell’Economia Giulio Tremtonti, dettata dalle contingenze: “Con la crisi il mondo è cambiato”. Se l’emergenza finanziaria “è ormai sotto controllo” dopo gli interventi degli Stati Uniti e dell’Europa, “l’andamento negativo dei mercati ora riflette la paura per i dati dell’economia reale”.
A fornire l’esempio del nuovo corso intrapreso dall’economia è lo stesso Tremonti, ricordando il 2001, quando volevano cacciare l’Italia “dal tempio del dio mercato” per aver chiesto la diminuzione del costo delle assicurazioni per gli aerei. L’invito rivolto dal governo italiano ora è all’Europa, affinché faccia quadrato contro la crisi. “Non esiste una via nazionale” per risolvere il problema, taglia corto Tremonti. A fornire però qualche rassicurazione ci pensa direttamente il Cavaliere che annuncia lo stanziamento di fondi della Banca europea degli investimenti a favore delle infrastrutture degli Stati membri: “Una cifra pari a 30-40 miliardi di euro, di cui il 15-20% per l’Italia”.
Il premier mette poi sul tavolo l’ipotesi che gli aiuti di Stato possano estendersi anche al settore automobilistico. Sull’esempio dell’America, osserva Berlusconi “Non c’è da scandalizzarsi - dice nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio - se le nostre imprese verranno aiutate, ove necessario, anche se non so ancora come”.
A difendere l’italianità delle aziende contro le opa ostili ci penserà poi una modifica della normativa vigente. Una iniziativa annunciata ieri, e ribadita anche oggi. “C’è il nostro impegno a modificare questa normativa”, dice il titolare di Via XX Settembre, precisando però che l’intervento avverrà “all’interno di uno schema europeo”. L’Italia, osservano il premier e Tremonti, è però al momento l’unico Paese Ue ad impegnarsi. Al contrario, nel resto d’Europa “la materia è solo oggetto di seminari”.
Oltre alle questioni internazionali però, il premier coglie l’occasione per ricordare gli obiettivi raggiunti fino ad ora dal governo. Approfittando della presenza di Tremonti, Berlusconi si concentra sul pacchetto di misure economiche messe in campo dall’esecutivo. Una serie di provvedimenti a cui dovrà aggiungersi, “bilancio permettendo”, anche il quoziente familiare.
Nell’elenco delle misure già adottate, il Cavaliere ricorda l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, l’abolizione dei ticket. La parola passa poi a Tremonti che completa l’elenco: modifica delle politiche bancarie, una finanziaria “di stabilita”‘, ma soprattutto “l’introduzione della social card a dicembre”. La misura, annuncia il ministro dell’Economia “sarà retroattiva per i due mesi precedenti all’entrata in vigore”. Tra gli sgravi previsti ci sarà la possibilità di usufruire della tariffa sociale dell’Enel.
Il VIDEO servizio:
“L’Alitalia è continuamente sovvenzionata dal governo italiano. Questa storia deve finire” ha intimato alcuni giorni fa Michael O’Leary, amministratore della compagnia aerea irlandese low-cost Ryanair, erigendosi a campione della libera concorrenza e autoproclamandosi censore delle pessime abitudini dei soliti italiani. Ma O’Leary e la sua società dei voli a prezzi imbattibili hanno davvero le carte in regola per fare la morale ai concorrenti e per tirare le orecchie all’esecutivo di Roma? Si direbbe proprio di no a giudicare dalle agevolazioni pubbliche e dagli sconti ottenuti grazie a contratti vantaggiosi con le società aeroportuali tenuti gelosamente segreti e di cui Panorama è entrato in possesso.
Proprio sul contenuto di quei contratti da un po’ di tempo in tutta Europa si moltiplicano sospetti e inchieste. La Ryanair è già stata condannata quattro anni fa dalla Commissione europea alla restituzione di parte degli aiuti ricevuti dalla regione vallona per l’aeroporto di Charleroi. L’8 luglio la stessa Commissione è tornata alla carica aprendo un’istruttoria per l’accordo stipulato dalla compagnia irlandese con l’aeroporto slovacco di Bratislava. Ventuno giorni prima era toccato allo scalo tedesco di Frankfurt Hahn, mentre alla fine dell’anno passato sotto la lente era stato posto quello di Alghero su cui anche l’Enac, l’ente italiano per l’aviazione civile, nel frattempo aveva avviato un’inchiesta. E in questi giorni l’italiana AirOne ha presentato un ricorso al Tar del Lazio contro i prezzi superscontati praticati dalla Ryanair.
In Francia le Chambres regionales des comtes (Crc), l’equivalente delle sedi periferiche della Corte dei conti italiana, hanno acceso i riflettori sulla società di O’Leary e sui suoi collegamenti in 22 città di provincia, da Carcassonne a Brest, da La Rochelle a Beauvais. Il giornale transalpino Le Figaro dando notizia delle inchieste ha scritto alla fine di luglio che sono state riscontrate “macroscopiche irregolarità”.
Finora Ryanair era riuscita a tenere nascosti i contratti vincolando gli aeroporti a una clausola di riservatezza, facendo passare, in pratica, quelle intese come segreti industriali. Panorama è entrato in possesso di due di quei documenti, comprese le note integrative, con la società dell’aeroporto di Alghero e con quella pugliese degli scali di Bari e di Brindisi. In entrambi i casi le aziende interessate sono pubbliche e quindi le agevolazioni e i contributi che elargiscono sono a carico dei contribuenti.
Ad Alghero la società di gestione si chiama Sogeaal ed è posseduta dalla Regione Sardegna direttamente con il 18,3 per cento del capitale e indirettamente con il 30,43 attraverso la finanziaria Sfirs. Altri soci sono il Comune di Alghero (10 per cento), quello di Sassari (4,14), la Provincia e la Camera di commercio della stessa città (con il 15 e il 21,7 per cento). Nel caso degli scali pugliesi la società di gestione si chiama Seap ed è controllata dalla regione con una sfilza di soci minori: le Province di Bari, Brindisi e Foggia, i Comuni di Bari e Brindisi, le Camere di commercio di Taranto, Bari e Brindisi.
Due sono i punti intorno ai quali ruota il rapporto privilegiato e sospetto tra Ryanair e le società aeroportuali: le tariffe per i servizi di handling, cioè quelle operazioni di cui gli aerei hanno bisogno a terra, dal carico e scarico dei bagagli alla pulizia a bordo, al rifornimento di carburante. L’altro punto riguarda i cosiddetti marketing contribution, cioè le somme elargite direttamente dalle società aeroportuali alla compagnia irlandese a titolo di incentivo, con lo scopo ufficiale di invogliare la stessa compagnia a trasportare più viaggiatori possibile.
Ad Alghero il primo contratto tra Sogeaal e Ryanair risale a metà del 2000 con validità 10 anni. Per i servizi di handling prevedeva 250 mila lire a volo, diventati con le note aggiuntive 450 euro per ogni “toccata”, cioè per ogni atterraggio e decollo. Le tariffe ufficiali per l’handling approvate dal ministero dei Trasporti sono molto più onerose: 24,79 euro a tonnellata per i voli nazionali e 28,41 euro per gli internazionali. Considerando che, per esempio, un Boeing 737 pesa circa 67 tonnellate, la tariffa ministeriale di riferimento prevede un costo di 1.660 euro per i voli nazionali e di circa 1.900 per gli internazionali, da quasi 4 a 5 volte la tariffa praticata a Ryanair. Il contributo di marketing è commisurato al numero di passeggeri e regolato da clausole minuziose. In media ad Alghero la società aeroportuale ha pagato circa 3,4 milioni di euro all’anno e in cambio Ryanair ha trasportato circa 518 mila persone.
Negli aeroporti pugliesi lo schema di contratto con la compagnia irlandese è simile a quello di Alghero. Per l’handling tra il 2003 e il 2004 la tariffa è salita da 100 a 300 euro mentre le tariffe ministeriali si aggirano intorno ai 1.800 euro. I contributi di marketing, invece, sono passati da 3,50 euro per passeggero a 4 euro e nel caso di Brindisi arrivano addirittura a 5.
I bilanci delle società di gestione dell’aeroporto di Alghero e degli aeroporti pugliesi risultano ovviamente appesantiti sia dalla politica di tariffe superscontate per l’handling sia dai contributi marketing elargiti, al punto che entrambe le aziende sono costrette a ricorrere a periodiche iniezioni di capitale sottoscritte dagli azionisti pubblici con soldi dei contribuenti. Ryanair, invece, proprio grazie a queste tariffe e sovvenzioni riesce a vendere i biglietti a prezzi bassissimi facendo terra bruciata intorno alla concorrenza. Le società aeroportuali sostengono che proprio grazie alla loro politica tariffaria aumenta il traffico e quindi cresce il turismo e ne beneficia l’economia della zona. E probabilmente almeno in parte è vero, anche se manca la controprova. Per i profitti di Ryanair, invece, le controprove non occorrono.
Gli ultimi commenti