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Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit (Credits:ANSA)
Colpo di scena in Unicredit, il primo gruppo bancario italiano. Alessandro Profumo, ex amministratore delegato e altri 19 manager dell’istituto di credito, sono stati indagati dalla Procura di Milano per frode fiscale nell’ambito del caso “Brontos”. Continua

L'ex Ceo di Unicredit Alessandro Profumo, il manager più pagato in Italia nel 2010 con 40,59 milioni di euro
Lo stipendio dei top manager italiani sale (+17% nel 2010, pari a 300 milioni di euro e con una media di 3 milioni), ma l’indice della Borsa scende (-11,5%), stando a un’inchiesta del Sole 24 ore. Che significa? Che a guadagnarci non sono certo coloro che si scambiano azioni a Piazza Affari; tranne i capitani delle Blue Chip, che tra stock option, stipendi e bonus vari, continuano a riempire il portafoglio, a prescindere dai bilanci e dall’andamento dei titoli. Continua


di Ugo Bertone
Dal giorno del crimine perfetto è passato un mese o poco più. Il tempo che c’è voluto per spartirsi all’Unicredit l’eredità di Alessandro che fu il Grande: martedì 21 settembre, la notte della defenestrazione di Profumo; nove giorni dopo, il consiglio a Varsavia con la nomina ad amministratore delegato di Federico Ghizzoni da Piacenza, il successore forse meno atteso. Infine, sempre di martedì, addì 26 ottobre, il premio a due ex profumini. La direzione generale a Roberto Nicastro, prediletto di Paolo Biasi; e un posto da chief operating officer, posizione nuova di zecca per Paolo Fiorentino, altrimenti a bocca asciutta. In uscita invece Sergio Ermotti. Continua


I sindacati, si sa, sono pignoli. Così, quando quelli dell’Unicredit hanno saputo che il loro amministratore delegato ha lasciato la banca con 40 milioni di liquidazione, hanno fatto due conti. E hanno scoperto che la buonuscita di Alessandro Profumo corrisponde, euro più, euro meno, al taglio del 40 per cento che lo stesso Profumo ha voluto assestare al premio aziendale 2010. E il fatto che 2 di quei 40 milioni saranno dati in beneficenza, come ha detto la moglie Sabina Ratti ai giornalisti, non ha attenuato lo sconcerto. Continua


di Oscar Giannino
In banca l’azionista decide, ma è il manager a dirgli tra che cosa. Così diceva il grande Raffaele Mattioli alla Comit, il modello da cui non solo Enrico Cuccia ma anche i giovani banchieri McKinsey italiani hanno sempre tratto insegnamento. Alessandro Profumo tra tutti, in un decennio e mezzo di strepitosa cavalcata in Italia e altri 22 paesi. Ma quando i dividendi agli azionisti scendono a meno della metà rispetto al difficile anno precedente, e poi a un quarto o un quinto degli anni precrisi, come nell’ultima semestrale, e si è dovuto pure mettere mano al portafoglio per miliardi in aumenti di capitale, lo spazio dei manager si restringe. Continua


di Ugo Bertone
E alla fine il «mostro», compiuti i vent’anni, si ribellò. No, non è l’ennesima riedizione, magari a fumetti, della leggenda di Frankenstein. Bensì l’improvvisa mutazione delle fondazioni ex bancarie, un «mostro giuridico» come le definì il loro creatore Giuliano Amato, al momento di illustrare la legge approvata giusto vent’anni fa. La rivolta delle fondazioni venete, ma anche della subalpina Crt e degli emiliani della Carimonte, nell’Unicredit contro Alessandro Profumo, che aveva pieni poteri sull’istituto di piazza Cordusio, è una novità clamorosa, destinata a scuotere dalle fondamenta gli equilibri della finanza. Continua


Non si sa se Flavio Tosi abbia festeggiato alla notizia delle dimissioni di Alessandro Profumo dal vertice dell’Unicredit. Avrebbe dovuto: dal primo giorno della sua elezione a sindaco di Verona ha giocato a freccette contro la faccia dell’ex amministratore delegato, forte del fatto di essere uno dei dominus della Fondazione Cariverona, proprietaria del 4,6 per cento della prima banca italiana. In altre parole il leghista Tosi è come se non aspettasse altro. E infatti…
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