

I sindacati, si sa, sono pignoli. Così, quando quelli dell’Unicredit hanno saputo che il loro amministratore delegato ha lasciato la banca con 40 milioni di liquidazione, hanno fatto due conti. E hanno scoperto che la buonuscita di Alessandro Profumo corrisponde, euro più, euro meno, al taglio del 40 per cento che lo stesso Profumo ha voluto assestare al premio aziendale 2010. E il fatto che 2 di quei 40 milioni saranno dati in beneficenza, come ha detto la moglie Sabina Ratti ai giornalisti, non ha attenuato lo sconcerto. Continua


di Oscar Giannino
In banca l’azionista decide, ma è il manager a dirgli tra che cosa. Così diceva il grande Raffaele Mattioli alla Comit, il modello da cui non solo Enrico Cuccia ma anche i giovani banchieri McKinsey italiani hanno sempre tratto insegnamento. Alessandro Profumo tra tutti, in un decennio e mezzo di strepitosa cavalcata in Italia e altri 22 paesi. Ma quando i dividendi agli azionisti scendono a meno della metà rispetto al difficile anno precedente, e poi a un quarto o un quinto degli anni precrisi, come nell’ultima semestrale, e si è dovuto pure mettere mano al portafoglio per miliardi in aumenti di capitale, lo spazio dei manager si restringe. Continua


di Ugo Bertone
E alla fine il «mostro», compiuti i vent’anni, si ribellò. No, non è l’ennesima riedizione, magari a fumetti, della leggenda di Frankenstein. Bensì l’improvvisa mutazione delle fondazioni ex bancarie, un «mostro giuridico» come le definì il loro creatore Giuliano Amato, al momento di illustrare la legge approvata giusto vent’anni fa. La rivolta delle fondazioni venete, ma anche della subalpina Crt e degli emiliani della Carimonte, nell’Unicredit contro Alessandro Profumo, che aveva pieni poteri sull’istituto di piazza Cordusio, è una novità clamorosa, destinata a scuotere dalle fondamenta gli equilibri della finanza. Continua


Non si sa se Flavio Tosi abbia festeggiato alla notizia delle dimissioni di Alessandro Profumo dal vertice dell’Unicredit. Avrebbe dovuto: dal primo giorno della sua elezione a sindaco di Verona ha giocato a freccette contro la faccia dell’ex amministratore delegato, forte del fatto di essere uno dei dominus della Fondazione Cariverona, proprietaria del 4,6 per cento della prima banca italiana. In altre parole il leghista Tosi è come se non aspettasse altro. E infatti…
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L'economista Mario Deaglio
Una cosa sull’affaire Profumo è certa: la politica c’entra poco o niente. Scordatevi i complotti di Palazzo o la manina nascosta di chissà chi (Berlusconi, Geronzi o la Lega) dietro le dimissioni dell’ex ad di Unicredit. La pensa così Mario Deaglio, ex direttore de il Sole 24 ore e professore di Economia all’Università di Torino, uno dei massimi esperti del capitalismo italiano dal dopoguerra ad oggi. Perché è una “tipica deformazione dei giornalisti italiani far entrare la politica in tutto”, spiega a Panorama.it. Continua

Alessandro Profumo ha ricevuto l'inatteso sostegno di Giulio Tremonti, preoccupato per le ricadute di un eventuale interregno in Unicredit affidato al tedesco Lampl
Messo alle corde dal presidente Dieter Rampl e dai grandi azionisti ostili alla scalata libica in Unicredit, l’Ad Alessandro Profumo ha rassegnato le dimissioni prima che si compisse il rito della cacciata nel Cda straordinario previsto questo pomeriggio alle 18.00. Lo ha fatto, nel modo meno polemico, con una lettera inviata a quello stesso Consiglio d’Amministrazione che lo voleva silurare. A sciogliere i dubbi residui, evitando una cacciata che avrebbe avuto la conseguenza di destabilizzare l’istituto di Puazza Cordusio, un accordo siglato questa mattina tra il manager e i soci di maggioranza. Non è bastato dunque, a Profumo, l’endorsement di Salvatore Ligresti, che questa mattina si era detto favorevole a una soluzione che privilegiasse la stabilità. Continua

Credit: LaPresse
Finalmente è arrivata la fumata bianca e dopo settimane di speculazioni dai piani alti di Piazza Cordusio è arrivato il nome dell’uomo che ricoprirà l’incarico di country chairman per l’Italia, cioè di colui cui dovranno essere ricondotte tutte le attività “italiane” del primo gruppo creditizio europeo. Si tratta di Gabriele Piccini. Continua