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Altero-Matteoli

Tav, Ponte sullo Stretto, strade e scuole: grandi opere contro la crisi

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Riparte la costruzione del Ponte sullo Stretto, che il governo Prodi aveva bloccato. Il presidente del Senato, Renato Schifani, al congresso Mpa della settimana scorsa lo aveva anticipato alla platea composta in maggioranza da siciliani: “La settimana prossima il Cipe confermerà gli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto e a breve ripartiranno i cantieri. Detto, fatto. Parole confermate questa mattina dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica presieduto dal premier Silvio Berlusconi.Il Cipe, che fa capo al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianfranco Miccichè, ha approvato un pacchetto di opere per un ammontare complessivo di 17,8 mld di euro. Di cui 1,2 mld sono destinati all’edilizia scolastica e carceraria e il resto, 16,6 mld, per grandi infrastrutture. Sul tavolo del Cipe erano approdati progetti quali Ponte sullo Stretto di Messina, i cantieri ultimativi della Salerno-Reggio Calabria, la statale Jonica per quanto riguarda il Mezzogiorno, la Pedemontana, il terzo valico Milano-Genova, l’alta velocità Milano-Treviglio e alcun interventi per l’Expo di Milano.
Entrando nello specifico dell’opera che dovrà congiungere la Sicilia al “Continente” (così i siciliani chiamano lo Stivale) lo stanziamento di questa mattina è di 1,3 mld di euro, come ha confermato Miccichè a fine Cdm: “Ci sono i soldi per il Ponte”. Il costo totale del ponte tra Scilla e Cariddi dovrebbe essere di circa 6 mld di euro. Che il governo conta di realizzare in project financing.
E proprio Schifani, che stamattina era in visita a Trapani, è stato il più lesto a commentare l’arrivo dei fondi: “Progetto strategico per l’intero Mezzogiorno”. A gioire anche il portavoce di Foza Italia, Daniele Capezzone, che considera questi fondi “una potente iniezione di concretezza lontana dal fumo e dalla demagogia del Pd”.
Il Pd è critico. I verdi di più. A parlare è il siciliano Sergio D’Antoni, che spara: “Briciole date al Sud, dopo uno scippo di 20 mld di euro”. E sul Ponte aggiunge: “Quanto allo spot del ponte sulle Stretto, non c’è bisogno di ricordare che è necessario almeno un anno per l’apertura dei cantieri, e che quindi non ha alcuna incidenza in chiave anti-crisi”. Anche la Legambiente ha critica il governo considerando che i fondi “sono stati destinati per opere faraoniche e inutili”.

Il VIDEO servizio:

Matteoli: blocco tariffe autostradali? Ipotesi allo studio

Strade trafficate

Il blocco delle tariffe autostradali per un periodo di 4 mesi è un’ipotesi allo studio del governo. Ad affermarlo è stato il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Altero Matteoli, parlando a margine della 42esima assemblea dell’Aiscat.
“È un’ipotesi alla quale si sta lavorando, fermo restando che i contratti delle società autostradali non si toccano” ha specificato il ministro, il quale ha preferito non sbilanciarsi sulla possibilità di un recupero degli aumenti tariffari bloccati, alla scadenza dei 4 mesi.
Di “ennessimo bluff da parte del governo” parla il ministro delle Infrastrutture del governo ombra, Andrea Martella. L’esponende del Pd sottolinea che le tariffe autostradali “sono state già aumentate con il decreto del luglio scorso. Oggi, quindi, sempre che l’ipotesi si realizzi, si bloccherebbe un aumento che era già stato deciso quattro mesi fa, senza alcun vantaggio per i cittadini”.
Matteoli intanto però incassa il via libera della società concessionarie autostradali. “Se ci viene richiesto” ha detto il presidente dell’Aiscat, Fabrizio Palenzona “siamo d’accordo per una moratoria di 4 mesi sulle tariffe. Non saremo noi a creare contenziosi, sappiamo bene delle difficoltà del quadro economico. Ma” ha sottolineato “abbiamo bisogno che ci sia un termine definito e certo e che ci sia il rispetto dei contratti”.

Grandi opere contro grandi crisi

Operaio al lavoro

“In una situazione in cui tutti piangono, siamo riusciti a mettere a punto un programma composto da finanziamenti immediati per le opere da completare, interventi per nuovi cantieri da aprire entro il 2009 e piani operativi da avviare con il project financing”. Il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli, è soddisfatto. Pur facendo i conti con le ristrettezze imposte dal debito pubblico, con i limiti previsti nelle leggi di bilancio e perfino con una contrazione delle somme previste nel Fondo per le aree sottoutilizzate (Fas), è riuscito a mettere insieme un pacchetto di risorse da utilizzare per le opere pubbliche.

Un obiettivo che Matteoli ha condiviso con il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, al quale fa capo la gestione dello stesso Fas e che è riuscito a mobilitare finanziamenti per altri tipi di progetto, come il sostegno alla ricerca, lo sviluppo della cosiddetta banda larga, la garanzia pubblica per i crediti alle piccole e medie imprese.

Insieme ad altre misure per le imprese e le famiglie, questi interventi saranno una parte rilevante del programma annunciato dal governo per sostenere l’economia. Decisioni che saranno efficaci soprattutto se riusciranno a produrre risultati in tempi brevi. Tutti gli esperti, a cominciare dal premio Nobel Paul Krugman, sostengono infatti che la velocità è diventata il fattore decisivo per evitare che la caduta dei mercati finanziari abbia ripercussioni drammatiche sull’attività industriale, sull’occupazione, sui redditi.
Quanto ci vorrà per vedere se le scelte del governo sui finanziamenti alle opere pubbliche e su ricerca e innovazione si tramuteranno davvero in cantieri e in lavoro? Racconta Matteoli a Panorama: “Avevamo di fronte due strade. Una prevedeva di non fare nulla, perché non c’erano soldi. Quindi tutto restava come prima, con l’elenco delle opere e i tempi biblici per realizzarle. L’altra, che abbiamo imboccato, era quella di lavorare con flessibilità e fantasia per mobilitare subito, per quanto possibile, tutte le forze, comprese quelle dei privati”.

È nata così la decisione di concentrare su un primo, limitato e ben determinato elenco di opere pubbliche tutti i fondi disponibili, di provenienza italiana ed europea, pubblica e privata, a cominciare da quelli previsti nel Fas. Un elenco che Matteoli ha preparato d’accordo con Scajola e con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
Per una parte di questi interventi Matteoli prevede tempi stretti. Tre, in particolare, sono le opere per le quali potranno essere spese a partire dal 2008 le somme previste dal governo, perché i cantieri sono già aperti. La prima è il Mose, il sistema di paratie mobili che secondo i progettisti sarà in grado di evitare le conseguenze dell’alta marea nella laguna di Venezia. L’opera, per la quale viene previsto uno stanziamento ulteriore di oltre 800 milioni di euro, è in corso di realizzazione dal 2003.

Il secondo progetto da completare riguarda l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, dove i cantieri sono aperti da tempo immemorabile. In questo caso lo sforzo sarà più ampio: oltre 2 miliardi di euro per completare gli ultimi 60 chilometri. Infine il ministero delle Infrastrutture ha deciso di finanziare un ulteriore lotto di lavori sulla strada statale 106 Jonica, che collega Taranto a Reggio Calabria.
Per un altro blocco di opere individuate da Matteoli si prevede la mobilitazione di molti finanziamenti privati, in particolare delle società che gestiscono le autostrade. L’obiettivo, dice lo stesso ministro a Panorama, è di aprire i cantieri prima possibile, alcuni già nel 2008, gli altri nel 2009.
L’elenco è lungo: dall’autostrada Cecina-Civitavecchia (per la quale il governo prevede l’avvio immediato dei lavori) all’asse Parma-La Spezia-Nogarole-Rocca, dalla Brescia-Padova alla cosiddetta Brebemi, cioè l’autostrada tra Brescia, Bergamo e Milano (altro obiettivo a brevissima scadenza secondo il governo), fino alla Pedemontana lombarda e alla cosiddetta variante di valico sulla A1, tra Firenze e Bologna.

Nel contesto dei fondi privati da attivare per queste opere rientra ovviamente il problema delle tariffe, che molte società di gestione delle autostrade hanno chiesto di rivedere (vedere anche l’articolo da pagina 144). “Ne abbiamo parlato con Tremonti” taglia corto Matteoli. “Chi investe può parlarne. Chi non investe no”.
Dello stesso blocco di interventi fanno parte un finanziamento di 600 milioni di euro pubblici per la rete stradale siciliana, oltre 2 miliardi per la tratta ferroviaria Brescia-Treviglio, primo lotto della Milano-Verona, la linea C della metropolitana di Roma (che il governo considera “cantierabile” già dal 2008) e quella regionale campana, oltre al potenziamento degli schemi idrici nel Mezzogiorno, per i quali si prevede di mobilitare all’incirca 1 miliardo. Senza considerare la ripresa del progetto Ponte sullo Stretto di Messina.
Infine ci sono piani già pronti e da finanziare con il sistema di “project finance”. Secondo Matteoli, i cantieri delle opere individuate dovrebbero prendere l’avvio al massimo nel 2010. Rientrano in questo capitolo la tangenziale per il porto di Ancona, la trasformazione in autostrada della statale Telesina (collega Caianello, sulla A1, a Benevento), oltre alle autostrade Termoli-San Vittore e Catania-Ragusa.
Ma basterà? Questa, dice Matteoli, è solo la lista sulla quale concentrare le risorse da mobilitare subito. Secondo il ministro, il complesso dei fondi privati e pubblici da impegnare nei prossimi anni sfiorerà i 44 miliardi di euro.
Quasi tutte le somme che Scajola ha deciso di attivare in questa fase dovrebbero avere effetto in tempi brevi. “Dobbiamo agire con rapidità e determinazione, usando al meglio le risorse già disponibili, che non sono poche” dice il ministro a Panorama. “Stiamo rafforzando i sostegni per le banche e per le imprese, soprattutto piccole e medie. Va in questa direzione il rifinanziamento con 600 milioni di euro del Fondo centrale di garanzia, che sarà esteso alle imprese artigiane, oggi escluse. Rafforzeremo i confidi di garanzia, che servono a facilitare i crediti alle piccole e medie imprese”.

Per quanto riguarda gli investimenti più strutturali, il ministro ha individuato alcuni interventi da finanziare con le risorse del Fas. A cominciare da oltre 2 miliardi di euro da destinare alla bonifica e alla reindustrializzazione di siti industriali inquinati. Saranno impiegati inoltre 800 milioni per diffondere la banda larga, destinata a estendere l’uso di internet, e 700 per lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Altre risorse, circa 6,3 miliardi di euro, verranno infine mobilitate ricorrendo al Fondo per la ricerca e la competitività. Promette Scajola: “Daremo impulso all’innovazione e alla creazione di imprese nel Sud con 1,1 miliardi in più per i progetti che rientrano nel programma Industria 2015, e, tra l’altro, con 1,8 miliardi per i contratti di sviluppo nel Mezzogiorno”.

L’Alitalia contro i nanetti

Un aereo Alitalia in fase d decollo
di Alessandra Gerli
Il decollo è fissato per dicembre. Ma per l’Alitalia che prova a risuscitare insieme all’Air One, sotto le ali della Cai, ogni giorno che passa significa un nodo in più da sciogliere: prima ila trattativa con i sindacati, poi il nodo della licenza, l’aumento di capitale e, adesso, gli scioperi. E mentre Roberto Colaninno, presidente della Cai, e i suoi soci cerca di sbrogliarli, le altre compagnie italiane cercano di capire quali saranno le rotte che saranno lasciate libere dalla nuova Alitalia e su quali sarà più proficuo investire. Ma lo fanno con affanno e sconforto evidenti. Più che approfittare di questa fase di trasformazione, pare ne siano schiacciate.
Se, come previsto, la nuova Alitalia conquisterà il 60 per cento del mercato nazionale, in gioco c’è il restante 40 per cento. «Una quota importante» l’ha valutata Vito Riggio, il presidente dell’Enac, massima autorità aeronautica nazionale, che ha incoraggiato le altre italiane: «Si unissero, avrebbero delle ottime chances».
La partita sarà dura. Nel gotha del trasporto aereo tricolore è infatti diffusa l’idea che a vincerla saranno le concorrenti straniere. In effetti nel solo mese di ottobre l’irlandese Ryanair ha lanciato 20 nuove rotte italiane e organizzato la prossima apertura di quattro basi in altrettanti aeroporti: Trapani, Alghero, Cagliari e Bologna, da dove partiranno 43 voli inediti. Ad aspirare a nuovi collegamenti della Ryanair sono molti altri scali, da Genova a Comiso, in Sicilia. La low cost inglese easyJet non è da meno. Con la fuga dell’Alitalia, è diventata la prima compagnia a Malpensa e da Roma Fiumicino sta per debuttare su linee nazionali redditizie come Palermo, Bari e la stessa Malpensa. La Lufthansa ha creato una compagnia di diritto italiano, battezzata a scanso di equivoci Lufthansa Italia, che in febbraio esordirà da Malpensa con voli diretti, almeno per ora, verso le capitali europee ma ha anche chiesto di volare sulla rotta più ricca, quella tra Linate e Fiumicino. Altrettanto ha fatto l’Air France che si scommette sia pronta a varare un’analoga Air France Italia. Da notare che la compagnia tedesca e quella francese sono le due candidate più gettonate a diventare partner strategici della nuova Alitalia. Evidentemente si stanno preparando con proprie rotte se dovesse fallire il negoziato con Colaninno.
Anche le compagnie italiane provano a conquistare gli avanzi dell’Alitalia, ma di voli nuovi se ne vedono pochi. L’unica notizia di rilievo arriva da Forlì, che la Ryanair ha abbandonato all’improvviso, ma dove sta per sbarcare in forze la low cost siciliana WindJet, con voli, da fine marzo, verso 19 destinazioni. Una spiegazione della «latitanza» delle compagnie italiane la dà Massimo Polimenti (ex Alitalia) direttore commerciale della Windjet: «Da aeroporti ed enti locali non riceviamo un solo euro mentre per la Ryanair e la easyJet ci sono lauti finanziamenti pubblici. Soldi che utilizzano per sparare sulle compagnie italiane». «Il governo dia credito anche alle altre italiane. Non solo all’Alitalia» è l’appello il patron della Blue Panorama Franco Pecci: «Siamo piccole. Tutte insieme, però, trasportiamo 14 milioni di persone all’anno con 70, 80 aerei».
Ma il capo dell’Enac Vito Riggio le ha avvertite tutte. Tengano sotto controllo i conti e rafforzino il capitale perché «nel nostro sistema di sorveglianza sono tutte sotto osservazione. Chi più chi meno».
Nel clima di sfiducia, con la recessione globale che avanza e la domanda di trasporto aereo che scende, si trova però anche chi è disposto a rischiare. Ci sono, infatti, almeno quattro compagnie ansiose di nascere (o risorgere) con nuovi investitori. È il caso della Club Air, che in sei anni di vita spericolata è stata atterrata due volte dall’Enac. Artefice dell’operazione, l’imprenditore alberghiero Gerardo Soglia, 37 anni, neo deputato del Pdl. Al suo fianco l’imprenditore edile Antonio Di Donato e Vincenzo Morelli, proprietario della Amc manutenzione che lavorava anche per la Club Air e ora vorrebbe far sua la Atitech dell’Alitalia. «Abbiamo costituito la società con quote paritetiche e un capitale di 5 milioni, 3,5 già sottoscritti» rivela Soglia, che è in trattativa con un quarto socio. «Con il Tribunale di Milano ci siamo accordati per l’affitto dell’azienda e dei suoi due aerei. Non ci portiamo dietro la posizione debitoria, solo il ramo attivo. La rotta più importante, sempre che l’Alitalia l’abbandoni, sarà la Verona-Roma. Contiamo di partire per Natale». Il nome prescelto per l’ex Club Air è Italiatour Airlines ed è lo stesso dell’ex tour operator dell’Alitalia, che Soglia ha acquistato insieme alla Cit un anno fa.
Scalda i motori anche l’imprenditore siderurgico bresciano Alcide Leali, uno dei pochi italiani che con gli aerei è riuscito a fare soldi. Fondatore della Air Dolomiti nel 1991, venduta alla Lufthansa nel 2003, sta per tornare in pista con la Alis Aerolinee Italiane, compagnia merci nella quale è entrata la Intesa SanPaolo, socia della Cai di Colaninno. A fine ottobre la Alis ha comprato da Moratti, De Agostini, Falck la concorrente Cargoitalia e ora punta all’Alitalia Cargo insieme alla Miro Radici Finance.
In pista, un altro vip del trasporto aereo: Gianni Sebastiani, storico direttore generale dell’Alitalia, inventore dell’Air One, ex numero uno della Meridiana. Sotto le sue cure, potrebbe cambiare pelle e padrone la Livingston, la compagnia charter dei Viaggi del Ventaglio. «Tutto dipenderà dai conti» dice lui. «La due diligence è in corso. Speriamo di arrivare fino in fondo» mette le mani avanti Sebastiani che, in questa avventura, figura come consluente di Massimo Ferrero, produttore cinematografico colpito da un’irresistibile voglia di volare. Tanto è vero che prima della Livingston, era sul punto di rilevare la Club Air.
Anche la Alpi Eagles vuole riprendere quota. Ferma dall’inizio dell’anno, la compagnia che fu delle famiglie più in vista del Triveneto è in amministrazione straordinaria. «È congelata, ma ancora in grado di ripartire» afferma il consulente della procedura Augusto Angioletti, 47 anni e un curriculum eccezionale: pilota dell’Alitalia, leader delle Aquile selvagge, poi consigliere e membro del comitato esecutivo della compagnia, nonché amministratore delegato della charter Eurofly, lasciata nel 2006 con una perdita di 29 milioni. Oggi Angioletti reputa che il momento sia propizio: «Il riposizionamento dell’Alitalia fa intravedere ottime opportunità agli investitori». Per convincerli, però, bisogna mettere la Alpi Eagles «in condizione di ripartire». Ci vogliono soldi, che non ci sono ma potrebbero arrivare. Chiesta la garanzia dello Stato per un prestito dalle banche di circa 17 milioni, manca il via libera della Commissione europea.
C’è, insomma, un gran fermento sotto i cieli italiani. Così grande che viene da chiedersi se ci sarà spazio per tutti. In effetti i conti delle compagnie italiane in molti casi non tornano. Due esempi? Con un fatturato totale di oltre 762 milioni nel 2007 (contro i 5,5 miliardi dell’Alitalia e dell’Air One), la Meridiana e la sua controllata Eurofly sarebbero la seconda compagnia d’Italia ma i dipendenti di quest’ultima, piloti compresi, lavorano da un anno con contratti di solidarietà e a quelli della Meridiana, impantanati in una lunga vertenza, sono già state prospettate cassa integrazione e mobilità. Tra l’altro, dopo i 21,7 milioni di perdita netta del 2007, l’Eurofly ne perderà altri 19 quest’anno e ha bisogno della terza ricapitalizzazione in 12 mesi. Mentre la Meridiana passerà da un utile di un milione a un rosso di almeno 20. Insomma, il dubbio che non ci siano passeggeri per tutti è più che legittimo. l

Alitalia, via libera dalla Commissione Ue, ma non al prestito ponte

Sciopero Alitalia

Alitalia, norme penali per chi sciopera

Assistenti di volo dell'Alitalia
Se la precettazione non dovesse funzionare i dipendenti Alitalia “si metteranno nella completa illegalità e allora ci sono norme anche di ordine penale” ha detto il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, nel corso della trasmissione Panorama del Giorno, su Canale 5.
Dopo lo stop di 24 ore dichiarato da piloti e assistenti, la situazione degli aeroporti è nel caos. Più di cento i voli cancellati. Lunghe file di passeggeri, fino a 60 metri. Bivacchi durati tutta la notte all’aeroporto di Fiumicino. È lo strascico della giornata caotica di ieri, con migliaia di viaggiatori penalizzati e infuriati, che ancora stamane non sanno quando potranno partire.
Lo sciopero in Alitalia dovrebbe terminare alle 18 di oggi. Così come ieri ha deciso un’assemblea indetta da un comitato di lotta autoproclamato di “circa 200 persone, di cui 130 hanno votato a favore”, composta “prevalentemente di assistenti di volo”. Una mozione cui non avevano aderito le 5 sigle (Anpac, Up, Sdl, Anpav e Avia) che si sono opposte all’intesa sui contratti con Cai.
Anpac, Up, Avia, Anpav e Sdl, pur condividendo il malessere dei lavoratori dell’Alitalia, non ritengono infatti opportuno fermare le attività. “Sarebbe un errore spaccarsi ora” ha detto il presidente dell’Anpac, Fabio Berti “dobbiamo capire qual è il modo giusto per andare avanti”.
Non si placano intanto le polemiche per l’annuncio di più date di scioperi fatto dai sindacati dei piloti che prevedono di incrociare le braccia per 14 giorni.
L’iniziativa è “illegale”, commenta Antonio Martone, garante della legge sugli scioperi nei servizi pubblici, che ha convocato per giovedì prossimo i sindacati del fronte del no. E il vicepresidente della Camera e responsabile Infrastrutture del Pdl Maurizio Lupi bolla come “irresponsabile e senza giustificazione” la posizione dei piloti nella vicenda Alitalia.

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Il secondo senso - Scioperi

“Non ci faremo intimidire dagli scioperi di piloti e hostess” (Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture)
voleva dire
“14 giorni di sciopero entro maggio vuol dire in media due scioperi al mese. Capirai che novità!”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
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