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ALtroconsumo

Liberalizzazioni, battaglia di cifre tra consumatori e professionisti

La protesta dei tassisti in piazza del Plebiscito a Napoli (Credits: ANSA/CESARE ABBATE)

La protesta dei tassisti in piazza del Plebiscito a Napoli (Credits: ANSA/CESARE ABBATE)

Assemblee spontanee, blocco del servizio e numerose proteste in diverse grandi città, da Torino a Napoli, passando per Milano e Roma. Così  i tassisti di tutta Italia oggi si sono mobilitati per fermare le liberalizzazioni progettate dal governo Monti. Come se non bastasse, adesso è iniziata pure una piccola battaglia di cifre, tra le associazioni dei consumatori e quelle di categoria,  sui potenziali costi e benefici che le liberalizzazioni porteranno nelle tasche degli italiani.

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Prestiti personali: c’è bisogno di più chiarezza

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Panorama.it per Prestiti.it

In un’Italia che fa sempre più fatica a stare dietro a conti, spese e bollette, aumentano le famiglie che ricorrono al credito al consumo e ai prestiti personali per gestire al meglio le proprie finanze e realizzare piccoli progetti. Continua

Altroconsumo: con l’euro i redditi crescono più lentamente

Ansa

Ansa

A quasi 10 anni dalla comparsa dell’euro nelle tasche degli italiani, quanto ci abbiamo guadagnato? Poco, almeno a giudicare da un’indagine condotta da Altroconsumo: a fronte di un aumento medio dal 2002 al 2011 dei prezzi al consumo del 21% c’è stata un’evoluzione più lenta nella crescita dei redditi pro capite (+14%) e una conseguente riduzione del potere d’acquisto: -7%. Continua

A Milano la “casa giusta” per il risparmio ecosostenibile

casagiusta

Vuoi cambiare il mondo? Inizia da casa tua. Uno slogan, certo, ma può diventare realtà. Edilizia, arredamento, pratiche abitative. Tutto ciò che riguarda l’abitare può essere fatto in maniera eco-sostenibile. Ne sono convinti i creatori di “Fa’ la cAsa giusta” una mostra itinerante inserita nella fiera di Milano in occasione di “Fa’ la cosa giusta“, kermesse del consumo critico e degli stili di vita sostenibili che si terrà nel capoluogo lombardo dal 13 al 15 marzo. Una fiera che cresce di anno in anno nonostante i saliscendi dell’economia e della finanza, proprio per il suo stile “alternativo”. A cominciare dallo sponsor principale, Banca Etica, che compie 10 anni proprio in questi giorni.
Quest’anno ad accogliere i visitatori (41mila lo scorso anno) sarà proprio la “casa giusta” allestita all’interno della Fiera realizzata in collaborazione con BestUp, primo circuito dell’abitare sostenibile. Sei stanze ricche di prodotti e servizi selezionati per il design, il basso impatto ambientale, la valorizzazione dei saperi artigiani, l’utilizzo di materiali al 100% naturali o riciclati, l’accessibilità ed equità nella distribuzione dei ricavi delle vendite.
I visitatori potranno visitare l’appartamento e costruirsi un “catalogo personalizzato” staccando i promemoria che spiegano la storia dei prodotti esposti in ogni stanza. La struttura portante è in pannelli di cartone riciclabile, l’illuminazione è a basso consumo, gli impianti sono tutti votati al risparmio energetico: caldaie a condensazione, riscaldamento a pavimento, pannelli solari per riscaldare l’acqua. L’energia consumata negli edifici per abitazione, per la vita pubblica e del lavoro corrisponde almeno al 40% dei consumi energetici del pianeta. “Un dato su cui riflettere” dice Giuliana Zoppis, curatrice della mostra.

“Tra le tante aziende che hanno collaborato” spiega, “per i materiali dell’edilizia abbiamo deciso di rivolgerci a realtà del territorio in cui viene realizzata l’esposizione, per minimizzare i costi di trasporto: in questo caso ad esempio “Cerchi nel grano”, un fornitore milanese che si è distinto nell’ecosostenibilità”. Grande spazio quindi al riciclaggio e all’economia dello scambio, all’insegna dello slogan “consumare meno, consumare meglio”, mai così attuale in tempi di ristrettezze economiche e discariche stracolme. Ecco allora i pavimenti ricavati da legno e plastica riciclati o Controprogetto, un laboratorio di progettazione e riqualificazione di materiali apparentemente inutilizzabili per promuovere l’autocostruzione. Con largo spazio al design innovativo.
Ma il risparmio può arrivare anche dai comportamenti: c’è poi tutta un’area dedicata alla “gestione consapevole” dello spazio comune e del tempo libero: con iniziative come i Gas, i gruppi di acquisto solidale, associazioni che promuovono il Co-housing, il bookcrossing o il couch-surfing. Tutti termini inglesi che stanno a indicare pratiche in realtà antiche ma sempre valide anche quando non erano “trendy”: scambio gratuito di libri, ospitalità sul divano di casa, gestione comune delle risorse e delle spese di più famiglie che condividono un condominio. Ma non è solo l’interno della casa che si può rendere più “sostenibile”: nella mostra trovano spazio le soluzioni per l’edilizia (pannelli solari, muri isolanti, pareti d’edera antinquinamento, rubinetti antispreco) e per orti e giardini da far nascere anche in spazi ridotti come quelli dei balconi metropolitani. Ogni elemento della casa, una scoperta. Che porta a braccetto rispetto per l’ambiente e risparmio. Una buona occasione per scoprire l’edilizia ecosostenibile è offerta anche dal “Piano casa” del governo che conferma e ampia gli eco-incentivi per le ristrutturazioni delle case. “Positivo, ma non vorrei fosse solo un’operazione di green-washing, di immagine e basta” commenta la Zoppis: “bisogna vedere i decreti attuativi e la risposta delle istituzioni locali. Avrei apprezzato di più gli incentivi sull’isolamento termoacustico” spiega, “con questo piano si rischia di far passare più gli abusi edilizi che gli edifici “verdi”, è un’arma a doppio taglio”.
Materiali e comportamenti per una casa “giusta” ci sono, ma l’importante è conoscerli, ecco perché è stato allestito anche uno sportello informazioni al quale ci si può rivolgere per chiedere consigli sui prodotti e gli accorgimenti pratici da seguire, per andare un po’ oltre al pur valido “spegni la luce quando esci dalla stanza”.
LEGGI ANCHE: “Consumare meno e meglio”:la ricetta anticrisi di “Fa’ la cosa giusta”

Stangata dell’Antitrust: multa da 500 mila euro a Tim e Vodafone

cellulare
Sanzionate. A Tim e Vodafone l’Antitrust con comminato una multa di 500 mila euro ciascuno per modifica unilaterale e sistematica dei piani tariffari senza fornire adeguate informative al consumatore. A dare notizia dell’azione del Garante è l’associazione Altroconsumo, che aveva denunciato l’agosto scorso all’Autorità i due operatori per pratiche commerciali scorrette sui rincari delle tariffe di telefonia mobile.
La mancanza di informazione e trasparenza, riferisce Altroconsumo nella nota, “ha impedito agli utenti di conoscere le caratteristiche delle nuove tariffe, le modalità di attuare la portabilità del numero da un operatore all’altro e le modalità di rimborso del credito residuo”.
I rincari, calcolati dall’associazione dei consumatori, “sono stati per profili medi in un anno da 49 sino a 83 euro, con picchi d’aumento sulle singole telefonate di oltre il 100%”. La vicenda risale all’agosto scorso, quando Vodafone decise una serie di ritocchi al proprio listino prezzi, mandando tra l’altro in soffitta 31 vecchi piani tariffari nati tra il 1998 e il 2003, e utilizzando come strumento “primario” di comunicazione un Sms. Negli stessi giorni anche Tim aveva inviato Sms a oltre 3 milioni di clienti per annunciare una serie di ritocchi tariffari. Le associazioni dei consumatori erano subito intervenute con una serie di esposti sia all’Antitrust che all’Autorità per le tlc. Il provvedimento dell’Antitrust non ha preso in esame il fondamento o la legittimità della variazione tariffaria, ma la pratica commerciale adottata per comunicarla alla clientela, giudicandola “scorretta”.
Sia per Tim che per Vodafone, l’Antitrust sottolinea che il contenuto dell’Sms che annunciava l’aumento tariffario “si caratterizza per un contenuto ambiguo ed omissivo circa le informazioni relative alla natura dell’operazione in atto, tale da impedire al cliente interessato di assumere una conseguente decisione consapevole, con particolare riferimento alla possibilità di esercitare un diritto di recesso senza alcuna penale”. L’Sms di Tim, in particolare, con la parola ‘rimodulazione’ unita a quella ‘gratis’ “risulta idoneo a indurre in errore il consumatore”. Per quanto riguarda invece Vodafone, l’Antitrust punta il dito contro la parola ’semplificazione’, e anch’essa “risulta idonea a indurre in errore il consumatore”.
In entrambi i casi l’Antitrust parla anche di “condotta plurioffensiva” in seguito alla quale i consumatori “si sentono traditi”, e con l’aggravante che “la sfiducia dei consumatori, quando è generalizzata, rallenta il processo di crescita dei mercati”. L’intervento dell’Antitrust, commenta Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, “dimostra la necessità urgente di introdurre la class action nel nostro Paese.
L’istituto del risarcimento collettivo si adatterebbe perfettamente a casi come questi dove, per tali pratiche commerciali scorrette, la multa acquista un significato formale e non restituisce alle migliaia di utenti le cifre incassate automaticamente dai gestori, senza che i consumatori avessero alcuna possibilità di essere informati e di scegliere. Ma la conversione del decreto milleproroghe al Senato ha confermato l’ulteriore rinvio a luglio della norma, e i disegni di legge pendenti sia alla Camera che al Senato sono ancora impantanati nelle commissioni competenti”.

Confindustria: “Italia in recessione, ma nel 2009 la ripresa”

Spesa al mercato
L’economia italiana nel 2008 è in recessione. Lo sottolinea il centro studi di Confindustria, prevedendo un pil 2008 in calo dello 0,1 per cento. Si tratta della terza recessione dal dopoguerra, dopo quelle del 1975 per lo shock petrolifero e del 1993 per la crisi dalla finanza pubblica. “Nel 2009 l’Italia potrà agganciarsi alla ripresa internazionale chiudendo l’anno con un pil a +0,4 per cento. L’inflazione dovrebbe attestarsi sul 3,6 nel 2008 e al 2,5 per cento nel 2009, i consumi saranno in calo dello 0,1 per cento”, dice ancora Confindustria. Crescono le spese della pubblica amministrazione che “mostrano una forte accelerazione nel 2008 attestandosi al 49,9 per cento del pil”. Confindustria vede, però, nel 2009 una leggera flessione delle spese (49,7 per cento). Contemporaneamente le entrate aumentano di 0,2 punti, al 47,4 per cento del pil nel 2008, e conserveranno lo stesso livello nel 2009. Gli industriali stimano che, nel 2008, per ogni 100 euro di remunerazione del lavoro dipendente che spetta a una famiglia modello nel nord Italia, 53 finiscono in imposte, dirette e indirette, e contributi sociali. Secondo il centro studi di Confindustria, inoltre, “è finita la bolla petrolifera e il prezzo del petrolio scenderà, alla fine del 2008, anche sotto i 90 dollari al barile”.

Intanto, le undici organizzazioni del settore agroalimentare, acoltate in un’audizione in commissione Agricoltura alla camera dei deputati, lanciano un altro allarme: l’incremento medio di spesa alimentare per il 2008 per famiglia è di 332 euro annuali anche se i maggiori rincari si fanno sentire per le famiglie numerose con tre o più figli che arriveranno a spendere 476 euro in più all’anno. Il punto di vista degli operatori è stato illustrato, a nome di tutti i componenti del “Tavolo degli undici”, da Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura. “È la prima volta che partecipiamo a un importante appuntamento istituzionale con una posizione unitaria e coesa - dice Vecchioni - Nel merito, chiediamo a Governo e alle istituzioni essenzialmente due cose. Sul fenomeno del caro-alimentare, va evitata la ricerca del colpevole a tutti i costi e si deve invece tendere ad un equilibrio stabile della filiera”. “Dai riscontri effettuati fino ad oggi – gli fa eco Paolo Russo Russo, presidente della commissione Agricoltura della Camera – emerge un dato evidente quanto sconcertante: le impennate impoveriscono i consumatori ma non arricchiscono i produttori. L’attenzione delle istituzioni sarà altissima per attuare quelle contromisure che, cosi come ha annunciato il premier Silvio Berlusconi, non possono non passare per il sostegno ad iniziative che favoriscano il made in Italy e i prodotti locali con interventi normativi e strutturali”.

Secondo gli ultimi dati Istat, resta stabile l’inflazione nel mese di agosto ma rispetto allo stesso periodo del 2007 segna un aumento del 4,1 per cento. Nei primi sette mesi dell’anno infatti vanno a picco soprattutto i consumi di frutta (-4 per cento), di pane (-2,6 per cento) e di carne bovina (-3,2 per cento). Ma resta difficile anche il quadro per gli ortaggi (-1,5 per cento), l’olio d’oliva (-2,7 per cento), il vino e lo spumante (-1,2 per cento). Torna, invece a crescere, nonostante il rincaro del 25,6 per cento, la pasta (+1,5 per cento). “Da una parte, l’inflazione sembra stabilizzarsi presentando una variazione generale dell’indice dei prezzi al consumo dello 0,1 per cento rispetto al mese di luglio 2008 – riferisce il presidente di Confagricoltura - Dall’altra si manifestano nuove tensioni al rialzo nel comparto dei servizi, in particolare per i capitoli di spesa della ricreazione, spettacoli e cultura (+0,7 per cento su luglio 2008) e dei servizi ricettivi e di ristorazione (+0,3 per cento su luglio 2008)”.

Boicottare il carovita è possibile. In un anno una famiglia media può risparmiare quasi 2 mila euro, sulla spesa alimentare, per l’igiene personale e della casa, se abita a Milano, 1050 euro a Roma, 1900 euro a Firenze, 1555 a Parma. Come? Scegliendo il punto vendita più conveniente, grazie alla concorrenza tra supermercati e iper. Lo certifica l’inchiesta di Altroconsumo che, per il ventesimo anno consecutivo, ha tracciato la mappa di dove fare la spesa in 44 città italiane, visitando 657 punti vendita e rilevando 122 mila prezzi differenti. Firenze risulta la piazza più conveniente: un costo della spesa annua attorno ai 6 mila euro, ben al di sotto della media delle altre città. Maglia nera dell’indagine, invece, è Reggio Calabria, dove la spesa alle famiglie costa il 32 per cento in più che nel capoluogo toscano. Potenza e Aosta seguono a ruota, con prezzi più cari del 30 per cento.

E, in occasione della giornata di mobilitazione contro il caro-vita alimentare, indetta dalle associazioni dei consumatori per oggi, l’Unione nazionale consumatori (Unc) ha diffuso un decalogo per risparmiare sulla spesa. “Comperando frutta e verdura nei mercati rionali alle ore 13, si risparmia fino al 50 per cento, in quanto i prezzi scendono perché i prodotti rischiano di appassire o alterarsi – spiega l’associazione dei consumatori – Poi, preferire i banchi degli ortolani, che vendono propri prodotti, in particolare quelli che ne espongono pochi: costano meno. Nei supermercati, comprare solo generi di prima necessità: marche non conosciute di pasta e di basso prezzo possono contenere un buon prodotto, perché fatte da aziende che non spendono in pubblicità. Quindi, conviene provare”.

Investimenti, allo sportello quanti consigli sbagliati

Uno sportello bancario

Domanda: se un risparmiatore ha un gruzzolo e vuole investirlo senza correre rischi, la scelta migliore è un’obbligazione index linked collegata agli indici o alle valute? Seconda domanda: se un risparmiatore punta a rendimenti elevati sul lungo termine, è giusto che faccia un forte ricorso ai pronti contro termine (il cliente acquista titoli che la banca si riprende qualche settimana dopo a prezzo prefissato)? In entrambi i casi la risposta dovrebbe essere un no. Eppure, l’esperienza dimostra che in banca non è raro incappare proprio in suggerimenti del genere, poco adeguati alle vere esigenze delle persone. E questo nonostante l’indubbio impegno delle aziende di credito nel formare il personale addetto ai borsini; la pressione della Banca d’Italia per fare in modo che gli obiettivi commerciali, di prodotto o di bilancio degli istituti non vadano a scapito dei risparmiatori; e malgrado sia ormai in vigore la direttiva europea Mifid, che accolla alle banche la responsabilità di capire che cosa sia meglio per i clienti.

Sul tema è interessante leggere l’ultima inchiesta di Altroconsumo, associazione di difesa dei consumatori. All’inizio di giugno, 15 giorni prima che scattasse per le banche l’obbligo di far compilare un corposo questionario ai risparmiatori, gli attivisti di Altroconsumo si sono presentati come potenziali clienti in 93 agenzie, 32 a Roma, 21 a Torino e 40 a Milano. In ogni banca hanno chiesto di essere assistiti, presentando diverse tipologie di propensione al rischio e di scadenza temporale. I risultati? Tempo medio di attenzione: appena un quarto d’ora. Pochi prospetti informativi sui prodotti consegnati ai clienti e, accanto ad alcune proposte adeguate, non pochi suggerimenti considerati sbagliati dagli esperti di Altroconsumo.

Il primo tipo di investitore simulato era una signora di 40 anni con casa di proprietà, 10 mila euro sul conto e 20 mila euro da impiegare con un orizzonte temporale di 10 anni. Tre delle 32 agenzie bancarie visitate a Roma hanno proposto un fondo obbligazionario (o direttamente obbligazioni), più un investimento pronti contro termine, tipico di un impiego a breve scadenza; altre tre banche un semplice fondo obbligazionario, non proprio il più indicato per un investimento a 10 anni; in 16 agenzie sono state proposte obbligazioni bancarie (come dire, il prodotto della casa). In altre tre agenzie il responso è stato: obbligazioni più una polizza index linked, investimento che gli esperti di Altroconsumo hanno definito “costoso e poco redditizio”.

La seconda tipologia di investitore era relativa a un signore di 50 anni con casa di proprietà, 10 mila euro sul conto e 20 mila da investire per 5 anni, in modo da poter acquistare poi una nuova auto. Nelle 21 agenzie visitate a Torino, molti sono stati i prospetti informativi consegnati (18), un po’ piu alto il tempo medio di attenzione (26 minuti) e anche in questo caso le obbligazioni bancarie sono state il prodotto più suggerito (13 casi), seguito dalle polizze index linked.

Per la terza tipologia di investitore, una signora di 50 anni con casa di proprietà, 10 mila euro sul conto, 20 mila da investire a breve termine e con scarsa propensione al rischio, in una delle 20 agenzie bancarie visitate a Milano e stato offerto un prestito per investire in un fondo obbligazionario a lungo termine; un’altra azienda ha suggerito un certificato di deposito in yen.

Infine, un tipo di risparmiatore piu propenso al rischio, un giovane di 30 anni con casa di proprietà, 10 mila euro sul conto e 20 mila da investire a 20 anni. Anche in questo caso molte proposte poco adeguate. Addirittura in un caso e stato suggerito un mix con il 30 per cento messo in un fondo azionario e il resto investito tutto in pronti contro termine.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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