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Viaggi di nicchia: quando il turismo natura salva dalla crisi

 il presepe di luce che occupa tutta la collina che sovrasta MAnarola, un paese delle Cinque Terre

Nonostante la crisi economica, che ha colpito duramente anche il turismo italiano, c’è una nicchia – quella del Turismo-Natura – che invece continua a tirare. Nel 2007 le presenze complessive del turismo-natura in Italia sono state 95.917.153, con un aumento dell’1,79% e un fatturato globale di quasi 10 miliardi (9.894 milioni). è quanto emerge dal VI Rapporto sul Turismo-Natura, che evidenzia la crescita del settore. Il Rapporto, presentato questa mattina all’Enit, è stato redatto dal Centro Studi Permanente dell’Osservatorio Ecotur, il cui comitato scientifico è costituito dall’Università dell’Aquila, dalla Regione Abruzzo, dall’Enit, dall’Istat. Il Rapporto è edito dal Sole 24 Ore Business media.
“La crisi dei consumi e la recessione in atto anche in Italia fanno sì che il turismo natura diventi oggi un turismo per tutte le fasce economiche e sociali; il 2007 è stato l’anno della penetrazione di questo tipo di turismo nella classe media, del recupero della quota di mercato delle strutture alberghiere, dell’aumento delle professionalità nell’accoglienza grazie anche al lavoro svolto in questi anni da Ecotur”, ha spiegato Enzo Giammarino, presidente di Ecotur, presentando i dati del Rapporto. Per il presidente di Ecotur “nel 2008 e 2009 si prevedono due anni difficili, ma prevediamo un aumento del settore. Piccoli numeri, non quelli a due cifre a cui siamo abituati”. Target? Sebbene il turismo-natura ormai sta penetrando tutte le fasce è un classico turismo da settore per redditi medi, con fasce di età 30-60 anni (50%), 16-30 anni (22%), over 60 (15%), under 15 (13%). Dal Rapporto emerge anche che il 56% dei turisti-natura scelgono al primo posto i parchi (quelli più gettonati sono Abruzzo, Foreste Casentinesi, Pollino, Cinque Terre, La Maddalena, Stelvio, Monti Sibillini, Sil, Macella, Gran Sasso); al secondo posto la montagna, che rispetto allo scorso anno ha scavalcato l’agriturismo che scende in quarta posizione, preceduto dal segmento mare-parchi e riserve marine. In quinta posizione troviamo il turismo rurale che precede a sua volta i borghi più belli d’Italia che fanno la loro apparizione quest’anno in graduatoria. Ultimo il turismo lacuale. E le regioni più battute dal turismo-natura? Al primo posto l’Abruzzo, seguito dal Trentino Alto Adige, Sardegna, Calabra e Toscana. Più distanziate Lazio, Campania, Sicilia, Veneto, Basilicata e Friuli Venezia Giulia. Nel Rapporto è stata fatta anche una previsione sui dati del 2008 che si sta concludendo: l’andamento dei flussi turistici dovrebbe essere stabile per il 53,1% degli analisti, in aumento per il 18,8% e in diminuzione per il 28,1%. Migliore l’andamento per il 2009 allorché l’andamento dovrebbe essere stabile per il 62%, in aumento per il 34,5% e in diminuzione solo per il 3,4%. Comunque emerge come sempre più tour operator scelgano e inseriscano nell’offerta di pacchetti turistici rivolti al turismo-natura nei propri cataloghi a dimostrano del forte interesse della domanda. Per Eugenio Magnani, Direttore generale Enit, “il turismo-natura è un tipo di turismo armonioso che ci permette, andando più piano, di scoprire cose che andando veloce non si vedono”.
Per il direttore generale dell’Enit il settore turismo-natura è una nicchia importante: “I borghi sono fatti per pochi. Per chi li ama davvero. E quindi è giusto vendere questo prodotto a chi è in grado di apprezzarlo, ma non bisogna svilire questo prodotto magico”. Antonio Centi, responsabile turismo Anci, ha sottolineato l’importanza che per il turismo rivestono i Comuni italiani. Infatti un intero capitolo del Rapporto è stato dedicato al turismo nei borghi più belli d’Italia. Il club, un’invenzione dell’Anci, conta su 180 Comuni e 3.538 esercizi ricettivi per una disponibilità totale di 119mila posti letto, ovvero il 2,7% della totale capacità ricettiva italiana. Centi ha spiegato che recenti dati Istat hanno evidenziato nel 2007 quasi 2 milioni di arrivi nei borghi più belli d’Italia con oltre 7,5 milioni di presenze, per un fatturato complessivo di 681 milioni nel 2007. Fiorello Primi, presidente dei Borghi più belli d’Italia, ha dichiarato: “Accogliamo tantissimi turisti e svolgiamo un’opera sociale e culturale importante stando nei piccoli comuni e nei borghi più storici del nostro Paese”. Tommaso Paolini, coordinatore comitato tecnico scientifico di Ecotur, che ha curato il Rapporto, ha spiegato che “il turismo può alleviare la crisi economica che tanto sta preoccupando il nostro futuro”. E sebbene i flussi turistici nel 2008 siano diminuiti nel nostro Paese “il settore di nicchia del turismo-natura è in crescita”.

La manovra di Tremonti: ridurre il deficit senza aumentare le tasse

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti

Il messaggio del ministro dell’Economia Giulio Tremonti è chiaro: “Ridurre il deficit non aumentando le tasse”. Quella del tesoretto, poi, è una “mitologia”: “Non ci sono giacenze nascoste” precisa il numero uno di Via XX settembre. E chiarisce alcuni aspetti del progetto di federalismo fiscale: “È fondamentale un accordo su una preventiva condivisione dei dati di finanza pubblica su entrate, uscite, stock e dinamiche. Poi siamo aperti a tutte le scelte, senza pregiudiziali programmatiche o ideologiche”. Secondo Tremonti, inoltre, nella creazione del federalismo fiscale è essenziale, oltre al coinvolgimento delle Regioni, anche quello della “dimensione municipale”.

Le misure. Addio all’Ici sulla prima casa, nuove regole per chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile e ora si trova a fare i conti con rate troppo salate e novità per i dipendenti privati in busta paga grazie agli sgravi sugli straordinari: sono queste le misure chiave del pacchetto fiscale contenuto nel decreto legge che il Senato ha approvato oggi in via definitiva. Il testo era stato varato alla Camera il 25 giugno dopo un voto di fiducia. Stop totale all’Ici sulla prima casa, dunque, ma la tassa resta però per le case di lusso (per un valore di soli 61 milioni di euro). L’abolizione dell’Ici, però, ha fatto alzare barricate ai Comuni. Così durante l’esame in Parlamento è stato messo a punto un pacchetto di modifiche in loro favore: il 50% del rimborso, a titolo di acconto, deve arrivare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione: è stato sospeso, inoltre, il potere di Regioni ed enti locali di aumentare le aliquote di tributi.
Rispetto al testo varato dal Governo novità sono state inserite all’articolo 3 sulla convenzione Abi-Economia sulla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile. È stato introdotto un elemento di maggiore concorrenza, prevedendo che il tasso che grava sul conto di finanziamento accessorio non sia più maggiorato di uno spread dello 0,50 ma maggiorabile “fino a un massimo” dello 0,50. Restano confermate, invece, le norme sulla detassazione degli straordinari e dei premi di produttività: il beneficio consiste nell’applicazione di un’imposta sostitutiva di Irpef e addizionali regionali e comunali pari al 10%, entro il limite di importo complessivo di 3mila euro lordi. I lavoratori non devono avere percepito nel 2007 un reddito da lavoro dipendente superiore a 30mila euro.

I Comuni. A fare il punto sulla situazione delle casse comunali è il rapporto 2008 Ifel-Anci sulla manovra finanziaria dei Comuni, presentato oggi a Roma: nel 2008 incassano in totale un miliardo e 677 milioni di euro in meno rispetto a quanto deliberato in bilancio, ma hanno tenuto invariata l’addizionale Irpef oltre quattro Comuni su cinque in cui è vigente l’aliquota. Da un riepilogo del taglio alle entrate emerge che nel 2007 per il taglio ai trasferimenti Ici dovuti al decreto Visco i Comuni si sono visti sottrarre 609 milioni di euro, nel 2008 768 milioni e nel 2009 818 milioni. Con la Finanziaria 2008 si aggiunge poi un taglio per i costi della politica pari a 313 milioni e sempre nel 2008 con il nuovo taglio Ici ai Comuni vengono tolti altri 596 milioni di euro. “Se lo Stato” si legge nel rapporto “non garantisce un ristoro completo i Comuni avranno un introito sul gettito Ici per l’anno 2008 minore di 596 milioni di euro rispetto a quanto risulta dalla elaborazione dei consuntivi 2006″.
Per quanto riguarda l’addizionale Irpef risulta in vigore nel 75,47% dei Comuni (pari ad una popolazione dell’87,09%): il 62,08% ha tenuto invariata l’aliquota, il 12,69% l’ha aumentata, lo 0,83% l’ha diminuita e il 24,53% non l’ha istituita. Nel rapporto sono state poi confrontate le aliquote medie, ponderate sulla base imponibile 2005, calcolate per Regione, sui Comuni che hanno adottato l’addizionale: l’aliquota media nazionale nel 2008 è risultata pari a 0,497%, calcolata sui Comuni che hanno adottato l’imposta (75,47%) “ben lontana” si legge nel rapporto “dal livello massimo consentito dalla legge pari a 0,8%”. Il principale dato che emerge nel confronto tra le ultime due manovre è che gli incrementi dell’aliquota dell’addizionale comunale all’Irpef nel 2008 si sono stabilizzati, risultando considerevolmente inferiori rispetto a quelli del 2007, anno di “sblocco” del tributo. Nel 2007 l’aliquota media nazionale era infatti cresciuta di 0,145 punti percentuali contro gli 0,027 del 2008 ad indicare che i Comuni hanno utilizzato “responsabilmente” la leva fiscale.

Il VIDEO servizio:

Abolire l’Ici: il primo punto nell’agenda del nuovo governo

Modello Ici (l'imposta comunale sugli immobili)
Arriverà con il primo Consiglio dei Ministri, quello che seguirà i due cdm per sistemare tutte le “caselle” del nuovo governo (quelle che riguardano i viceministri e i sottosegretari), l’abolizione totale dell’Ici sulla prima casa. Il premier Silvio Berlusconi ha più volte confermato quello che definisce “un impegno programmatico” nei confronti degli elettori.
Potrebbe arrivare per decreto, per consentire l’applicazione già con l’acconto di giugno. Il costo della misura dovrebbe essere di poco inferiore ai 2 miliardi di euro. Escluse le case lussuose e salvaguardati i Comuni: questi i due punti fermi del provvedimento. Si lavora invece alle coperture. Escludendo di finanziare il taglio di un’imposta con una nuova tassa, la strada che resta è solo quella di un taglio alla spesa.
A meno che nella “due diligence” emerga l’esistenza anche per il 2008 di un extragettito. La congiuntura negativa ha infatti rallentato la crescita delle entrate ma contando sul fatto che le tasse risentono delle dinamiche economiche relative ai mesi passati (quando ancora la congiuntura era positiva) è probabile che un “tesoretto” da utilizzare ancora ci sia. Si potrebbe poi profilare anche un aumento della tassazione per le banche, anche se questa misura annunciata dallo stesso Tremonti in campagna elettorale potrebbe essere legata più che all’Ici ad un alleggerimento del peso dei mutui per le famiglie.
L’abolizione dell’Ici sulla prima casa costerebbe tra 1,7 e 2 miliardi di euro. Questo quanto emerso nella prima riunione informale nei giorni scorsi tra il ministro, allora in pectore, Giulio Tremonti e i rappresentanti dell’Anci. L’associazione dei Comuni stima però un costo della misura leggermente più alto: 2,2 miliardi di euro. Si tratta della cancellazione dell’imposta per quel 60-70% degli italiani che ancora pagano questa tassa dal momento che la Finanziaria per il 2008, con la detrazione aggiuntiva dell’1,33 per mille l’ha di fatto “cancellata” nel circa 30-40% dei casi.
Come già avviene per la nuova detrazione decisa con l’ultima Finanziaria, l’abolizione dell’Ici non riguarderà gli immobili, anche se casa di abitazione, accatastati come ville, castelli e appartamenti di lusso. L’Ici è la fonte primaria del finanziamento dei Comuni e la sua eliminazione sarà per gli stessi a costo zero. L’assicurazione è arrivata nei giorni scorsi dallo stesso Tremonti nell’incontro con l’Anci. Quello che si profilerebbe è dunque un “ritocco” verso l’alto della compartecipazione dell’Irpef nazionale da parte degli stessi Comuni. L’Anci chiede comunque al governo di aprire un tavolo tecnico. Il presidente Leonardo Domenici sottolinea che serve una soluzione ad hoc per quei Comuni che hanno già abbassato per propria iniziativa l’Ici e che rischiano di ottenere una compensazione esclusivamente per il taglio che farà eventualmente il governo Berlusconi, ma non per il loro. Domenici suggerisce dunque che il provvedimento del governo preveda una compensazione che riguardi gli ultimi due anni per i Comuni che hanno già ridotto l’Ici.
È la questione sulla quale si lavorerà nei prossimi giorni. L’impegno è di circa 2 miliardi di euro: extragettito o taglio alla spesa? Si potrebbe però profilare anche una terza ipotesi. Tremonti aveva infatti preannunciato in campagna elettorale un possibile aggravio dell’aliquota Ires per le banche, lasciando “il regalo di Prodi”, ovvero il taglio dal 33% al 27,5%, “solo alle banche che daranno alle famiglie italiane mutui più umani”.

Via l’Ici dal 2008? Macché, con il nuovo catasto sarà il bancomat dei Comuni

Va avanti la riforma del catasto, un provvedimento che al di là delle dichiarazioni ufficiali e delle rassicurazioni, potrebbe riservare sorprese amare all'80 per cento circa delle famiglie proprietarie di una casa
Mentre il vice premier, Francesco Rutelli, chiede a gran voce l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e il premier, Romano Prodi, gli risponde di portar pazienza e di rinviare tutto all’anno prossimo (con la Finanziaria 2008), va avanti la riforma del catasto, un provvedimento che al di là delle dichiarazioni ufficiali e delle rassicurazioni, potrebbe riservare sorprese amare all’80 per cento circa delle famiglie proprietarie di una casa. Quando Panorama rivelò che si stava profilando il rischio molto concreto di un aumento generalizzato dell’Ici (qui la guida del Dipartimento per le politiche fiscali), proprio per effetto della sostanziale modifica dei criteri catastali, il sottosegretario Alfiero Grandi (Ds), che al ministero delle Finanze segue in particolare la delicata partita delle tasse sulla casa, cercò di rassicuare i possessori di immobili dichiarando all’Ansa che l’operazione in corso sarebbe avvenuta in un regime di “invarianza di gettito” e che comunque era improntata a criteri di giustizia.
Avvertendo inoltre che se fosse salito il valore delle rendite per effetto della revisione degli estimi, sarebbero state abbattute le aliquote Ici in modo tale da non penalizzare, appunto, i proprietari di case. A questo proposito promise che per evitare inutili sospetti e polemiche, il governo avrebbe concordato con la relatrice della legge, Donatella Mungo, di Rifondazione comunista, gli emendamenti opportuni.
Ora quegli emendamenti sono stati presentati, ma la sostanza non è cambiata di una virgola, anzi il rischio che gira e rigira una revisione degli estimi così come viene realizzata possa portare ad un aumento dell’Ici non solo resta, ma diventa sempre più concreto.
Per aggiornare la valutazione degli immobili ed evitare quelle stridenti sperequazioni che in realtà esistono e che in alcuni casi portano un proprietario di una casa di lusso nel centro cittadino a pagare meno di un proprietario di un immobile normale in un quartiere periferico, la via maestra potrebbe essere quella della revisione del classamento degli immobili.
Possibilità concessa ai comuni con la legge Finanziaria di alcuni anni fa firmata dall’allora ministro del Tesoro, Domenico Siniscalco, ma di cui si sono avvalsi pochissimi sindaci di grandi città.
La revisione degli estimi affidate per legge alle amministrazioni comunali che nello stesso tempo hanno il potere di fissare anche l’entità dell’aliquota nell’ambito di un range imposto dallo Stato rischia, invece, di creare le premesse per un aumento generalizzato della tassa.
In altre parole, sembra un modo concesso ai comuni di fare cassa tutte le volte che ne hanno necessità. E siccome molti comuni si trovano in condizioni finanziarie non proprio floride c’è il rischio che l’Ici venga scambiato per una specie di bancomat comunale.

Tanto l’Ici aumenterà. Ecco perché

Sui tetti della cittÃ
Gira e rigira l’Ici aumenterà.
A dispetto delle rassicurazioni del governo, l’imposta comunale sugli immobili, già ritoccata di recente da molte amministrazioni locali, è destinata a crescere ancora (qui la guida del Dipartimento per le politiche fiscali). Come se lo stesso esecutivo avesse consapevolezza del vespaio che sta andando a toccare, la decisione è stata inserita quasi di soppiatto in un provvedimento ipertecnico, il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri in corso di emanazione sul decentramento delle funzioni catastali.
In quel testo si introduce una novità tanto semplice quanto carica di conseguenze per i contribuenti: in futuro gli estimi catastali dei singoli immobili potranno essere determinati direttamente dai comuni, senza il coinvolgimento di organi dello Stato. Escludendo, cioè, l’intervento degli uffici provinciali dell’Agenzia del territorio. E siccome i sindaci hanno un bisogno disperato di soldi e l’occasione fa l’uomo ladro, non è difficile prevedere che in molte situazioni useranno la facoltà che viene loro concessa per reperire risorse fresche.
Da tempo i comuni stavano premendo sul governo attraverso la loro associazione (l’Anci guidata dal primo cittadino di Firenze Leonardo Domenici, ds) perché fosse introdotta un’addizionale Ici. Ora le richieste dei sindaci vengono almeno in parte soddisfatte proprio alla vigilia delle elezioni amministrative fissate per la fine di maggio.
Se la novità dovesse passare in Parlamento così come è stata preparata dal ministero dell’Economia guidato da Tommaso Padoa-Schioppa, essa potrebbe cominciare a pesare sulle tasche dei contribuenti a partire dal 2008. E c’è da scommettere che questi ultimi non saranno affatto contenti, perché fra tutte le tasse in circolazione l’Ici è una delle più invise. Per il semplice motivo che è una specie di “piccola” patrimoniale sulle spalle di quasi tutti i cittadini (l’80 per cento degli italiani è proprietario di casa), a prescindere dalle loro condizioni di vita e di reddito.
Fino a oggi per l’Ici i comuni avevano la possibilità di fissare l’aliquota in un ambito predeterminato dallo Stato tra lo 0,4 e lo 0,7 per cento di una base imponibile collegata al valore catastale. In passato questo valore era stabilito dagli uffici statali a cui con la Finanziaria 2007 si sarebbero potuti affiancare i comuni. La nuova norma, invece, concede alle amministrazioni locali addirittura la possibilità di stabilire autonomamente aliquota e base imponibile.
Tra i più critici nei confronti della novità c’è la Confedilizia, organizzazione dei proprietari di case. Il presidente, Corrado Sforza Fogliani, ha inviato una nota a Romano Prodi e Padoa-Schioppa invitandoli a fare marcia indietro. E ora dice a Panorama: “Se il governo non volesse ascoltarci, impugneremo la decisione davanti al tar”.

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