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Terremoto Rai ahi ahi. Il consiglio di Stato dà ragione a Petroni

Angelo Maria Petroni in una immagine del 15 maggio 2007 | Ansa
Angelo Maria Petroni contro Rai: uno a zero. Per ora, davanti al Consiglio di Stato, è l’ex consigliere ad aggiudicarsi il primo round. L’organo supremo della giustizia amministrativa ha respinto infatti la richiesta di sospensiva avanzata dall’azienda contro la sentenza del Tar del Lazio che reintegrava il professore bolognese al suo posto nel cda di viale Mazzini.

A questo punto non è chiaro che cosa accadrà. Se Petroni verrà reintegrato al posto di Fabiano Fabiani o se invece ci sarà un totale azzeramento del consiglio di amministrazione.
Senza la sospensiva del Consiglio di Stato, che non ha accolto la richiesta avanzata in questo senso dal Ministero del Tesoro, azionista Rai, rimane valida la decisione del Tar del Lazio che annullava la sostituzione di Angelo Maria Petroni nel Cda Rai con Fabiano Fabiani.
Ora, secondo alcune fonti legali dell’azienda, sarebbe necessario per il re-insediamento di Petroni nel consiglio, adire alle vie amministrative, così come raccomanda il Tar.
Scricchiola la poltrona del presidente RAI. Dopo la sfiducia del CDA Petruccioli rifiuta di dimettersi come richiesto dal Presidente della Commissione di Vigilanza Landolfi.<br /> [i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]
Ovvero Petroni non potrebbe tornare subito a quello che era il suo posto in azienda ma sarebbe necessario che l’azionista Ministero del Tesoro riconvocasse l’assemblea dei soci per una nuova nomina in cda al suo posto di nono consigliere. Diversa fin dall’inizio la lettura dei legali di Petroni che sono per l’insediamento immediato. Lo dice per esempio l’avvocato Filippo Satta: ”Non credo affatto che sia necessaria una nuova assemblea dei soci per reintegrare Petroni. Dal momento che il Tar ha annullato l’atto preliminiare, cioé la decisione del ministro di revocare il consigliere, cadono tutti gli atti consequenziali. Quindi Petroni può rientrare a Viale Mazzini da subito”. Intanto la confusione regna sovrana a Viale Mazzini.

Qui le tappe della vicenda

Stallo Rai, Padoa-Schioppa punta su un nuovo vertice

La sede della Rai
Il dossier Rai continua a tenere banco all’interno del governo e il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, avrebbe già pronto il nome del nuovo presidente di garanzia della Rai, su cui ovviamente c’è il massimo riserbo.
La decisione del Tar del Lazio del 15 novembre con cui è stato reintegrato al suo posto il consigliere Angelo Maria Petroni e il rinvio della riunione del cda Rai con all’ordine del giorno il piano editoriale, avrebbe finalmente spinto Padoa-Schioppa a prendere in seria considerazione l’ipotesi di un nuovo presidente e di un nuovo direttore generale per la tv pubblica. L’attuale numero uno, Claudio Petruccioli, continua a godere della fiducia di Palazzo Chigi e del Tesoro e il suo nome potrebbe essere riproposto in futuro. Ma la situazione di stallo che si è venuta a creare negli ultimi giorni potrebbe comunque riservare delle sorprese per il vertice Rai.
Del resto il consigliere Sandro Curzi (Rifondazione-Verdi) lo ha detto a chiare lettere: “O rientriamo nella piena operatività nelle prossime due settimane o è meglio dimettersi”. Il Tesoro ha annunciato che presenterà ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio sul reintegro di Petroni chiedendo una immediata sospensiva. Molto probabilmente l’attesa rivoluzione ai vertici della Rai non ci sarà prima del pronunciamento del giudice amministrativo di secondo grado. I tempi della giustizia non sono però compatibili con le esigenze Rai che, oltre a votare il nuovo piano editoriale, deve invertire subito la rotta sul piano economico per ridurre il buco nei conti.
Ma l’ipotesi dimissioni lanciata da Curzi potrebbe non trovare sostenitori all’interno del cda. Sandro Rognoni (Ds) è intenzionato a rimanere fino all’ultimo anche perché, ha affermato, “se ce ne andassimo non cambierebbe nulla in meglio per la Rai”. La svolta non può quindi che essere imposta dall’azionista Tesoro e Padoa-Schioppa, per non trovarsi impreparato, ha già avviato il giro di consultazioni.

Rai, il Tar conferma Petroni. Ora è in bilico tutto il Cda

Viale Mazzini, sede Rai a Roma
Il dossier Rai agita il governo, soprattutto dopo che il Tar del Lazio ha confermato Angelo Maria Petroni alla carica di consigliere.
La prima conseguenza è che l’assemblea degli azionisti Rai in programma per lunedì 11 giugno andrà ancora una volta deserta. Né l’azionista di maggioranza, il Tesoro, che possiede il 99,45% delle quote, né la Siae dovrebbero dunque presentarsi all’appuntamento di viale Mazzini che sarebbe dovuto servire proprio a nominare il nuovo amministratore, al posto dello “sfiduciato” Petroni.
Così non sarà, ma la questione brucia e il governo sta valutando le contromosse per permettere alla tv pubblica di uscire dall’impasse. Anche se chieste a gran voce dall’opposizione, è escluso che a dimettersi sia il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa.
Quest’ultimo starebbe, invece, ragionando intorno a quell’ipotesi molto grave su cui sarebbe potuta cadere la difesa dello stesso Petroni davanti al Tar. E cioè che il consigliere votò a favore della nomina di Alfredo Meocci (nell’agosto del 2005) alla direzione generale della Rai. Nomina che si rivelò poi incompatibile.
Ora Padoa-Schioppa potrebbe partire con un’azione di responsabilità. E a cadere potrebbe essere non solo Petroni ma tutti e cinque i consiglieri del centrodestra che votarono la nomina di Meocci.
LEGGI ANCHE: Il Tar del Lazio ferma Padoa-Schioppa

Rai, polemiche ed emendamenti: di tutto, di più

Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni
È ancora bufera sulla Rai.
Tanto per cominciare l’assemblea per la revoca del consigliere Angelo Petroni è stata nuovamente aggiornata. Era fissata per il 7 ma se ne riparla l’11 giugno, dopo che il Tar del Lazio avrà comunicato la decisione definitiva sulla sorte dell’amministratore Rai sfiduciato dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, azionista di controllo della tv pubblica.
A complicare la vicenda ci si è messo anche il Parlamento che, ancora prima di iniziare l’esame del provvedimento del ministro Paolo Gentiloni, sul riordino di Viale Mazzini, ha bloccato l’iter.
Il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani, ha infatti chiesto la riunificazione del provvedimento assegnato a Palazzo Madama con il disegno di legge, sempre del ministro Paolo Gentiloni all’esame della Camera, che però riguarda il riordino complessivo del sistema radiotelevisivo e dei tetti alla raccolta del mercato pubblicitario.
E mentre il ministro va a sfogarsi a La storia siamo noi, il programma di Rai Educational condotto da Giovanni Minoli, il governo si è riservato di decidere anche perché sul provvedimento all’esame della Camera è già piovuta una pioggia di emendamenti: ben 611 di cui 377 dal centrodestra mentre 234 provengono dalla stessa maggioranza di governo.

Rai, il Tar del Lazio ferma Padoa-Schioppa. E lui pensa di azzerare il cda

Il logo della Rai
Dal semplice ricorso al Consiglio di Stato al possibile azzeramento dell’intero consiglio di amministrazione della Rai.
Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, starebbe valutando tutte le soluzioni per risolvere la spinosa questione relativa ai vertici della tv pubblica che si è intricata ancora di più dopo che questa mattina il Tar del Lazio, in tutta fretta, ha accolto il ricorso di Angelo Maria Petroni, consigliere di amministrazione Rai sfiduciato dal Tesoro, di sospendere l’assemblea della società prevista per il 4 e 5 giugno. La riunione si sarebbe dovuta tenere per deliberare sulla revoca dello stesso Petroni. Il presidente del Tribunale amministrativo ha deciso con un suo “decreto presidenziale”, e ha fissato la camera di consiglio del collegio per il 7 di giugno. Una decisione inattesa visto che nei giorni scorsi lo stesso ministro dell’Economia aveva dichiarato che la revoca del consigliere spetta al Tesoro. In pratica, così come autonomamente il fiduciario è stato nominato, altrettanto autonomamente può essere revocato se non esiste una normativa specifica.
Ma oggi, a smentire questa interpretazione, è arrivata la decisione del Tar del Lazio e almeno fino alla settimana prossima non si conosceranno le motivazioni.

Bilancio, Endemol, Petroni: tre validi motivi per non perdere il prossimo Cda Rai

Viale Mazzini, sede Rai a Roma
Se il vecchio progetto di quotazione della Rai fosse andato in porto, sarebbero stati ancora una volta i consumatori a farne le spese. I conti della tv di Stato sono di nuovo in profondo rosso, come non succedeva da tredici anni. Il direttore generale, Claudio Cappon, ha alzato il velo. La capogruppo Rai ha archiviato l’esercizio 2006 con una perdita di 69 milioni, mentre a livello consolidato il risultato è stato negativo addirittura per 80 milioni. Il bilancio sarà al centro del consiglio di amministrazione di Viale Mazzini di martedì prossimo, ma l’argomento rischia di finire in secondo piano visto che la settimana successiva, il 4 giugno, c’è un appuntamento altrettanto importante. Si riunirà l’assemblea con all’ordine del giorno la revoca di un amministratore e la nomina di un nuovo consigliere Rai.
Sul banco degli imputati c’è il consigliere Angelo Maria Petroni sfiduciato dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, che però non ha risparmiato critiche all’intero Cda per il mal funzionamento della tv di Stato. Quello della governance è un problema cui il governo è corso ai ripari con il ddl del ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, che prevede la creazione della Fondazione Rai cui saranno conferite le azioni ora detenute dal Tesoro. Il Cda della Fondazione sarà composto da undici membri di cui solo quattro di emanazione politica e provvederà a nominare i membri il Cda di Rai spa.
Ma c’è un altro argomento che rischia di infiammare le discussioni in casa Rai. L’eventuale rinnovo dei contratti con Endemol, dopo che la società che produce i format televisivi di maggiore successo, è passata sotto il controllo di Mediaset.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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