
Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Autorità per la tutela della concorrenza e del mercato
di Stefano Cingolani
Sarà perché coltiva la passione per la mountain bike, ma Giovanni Pitruzzella non disdegna i sentieri impervi.
- Martedì 10 Gennaio 2012
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Antitrust

Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Autorità per la tutela della concorrenza e del mercato
di Stefano Cingolani
Sarà perché coltiva la passione per la mountain bike, ma Giovanni Pitruzzella non disdegna i sentieri impervi.

Lunghe file al parcheggio dei taxi durante lo sciopero dei trasporti a Roma (ANSA/CLAUDIO PERI)
Se non volete chiamarla battaglia contro le lobby, fate come il ministro Monti che ha parlato di “disarmo multilaterale delle corporazioni”. Cambiano le parole, insomma, ma non la sostanza: si tratta di rimuovere quelle staccionate che proteggono da anni alcune categorie in Italia. Come quella appunto dei tassisti, che potrebbe finire di nuovo nel mirino delle liberalizzazioni del governo. Continua


di Francesco Bisozzi
Addio ai riferimenti tariffari per i professionisti. È un pezzo di liberalizzazione prevista dalla legge di stabilità approvata sabato 12. Ma le prove generali sono già cominciate da tempo. Su Internet dentisti, ingegneri, avvocati ma anche commercialisti e geologi vendono i propri servizi con lo sconto. Nei siti degli acquisti di gruppo, con Groupon in testa. Ma anche su eBay. Sono pochi ancora, rispetto al numero totale di professionisti, ma stanno provocando la reazione degli Ordini. Continua

Il presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà nel corso della relazione annuale del 21 giugno 2011 alla Sala della Lupa a Montecitorio (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)
«È dovere dell’Antitrust ricordare che le libertà economiche hanno assicurato prosperità in Europa per oltre un cinquantennio e costituiscono
un pilastro indispensabile per una crescita sostenibile e inclusiva. Il solco da seguire resta quello dei valori comunitari riaffermati nel Trattato sull’Unione: promuovere lo sviluppo attraverso un’economia sociale di mercato fortemente competitiva». Così il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà nella sua relazione annuale a Montecitorio (qui il testo completo e la relazione sull’attività svolta nel 2010) ha voluto ricordare i compiti dell’Authority per la concorrenza, introdotta solo nel 1990 in Italia. Ma passati vent’anni, il mercato italiano è oggi davvero competitivo? Continua

Foto d'archivio: uno stetoscopio (FRANCO SILVI /ANSA)
Mr Pmi ha incontrato le «professioni non ordinistiche», espressione con cui si indica tutte quelle professioni non regolamentate (ma meglio sarebbe dire protette) da uno specifico albo: in tutto si tratta di 3 milioni di lavoratori di settori che vanno dai servizi alle imprese alle attività di cura e comunicazione. Continua

Giù le mani dai consumatori. Questo il monito che il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, lancia alle banche, perchè facciano passi avanti verso una trasparenza “compromessa” da contratti incomprensibili; al Parlamento, perchè si blocchi “lo stillicidio” di norme che “restaurano l’equilibrio del passato”; alle imprese, perchè “i costi della crisi non siano riversati sui consumatori” anche attraverso un pericoloso ritorno al protezionismo.
Nella sua relazione annuale al Parlamento, Catricalà mette al primo posto l’attenzione e la tutela dei consumatori, esposti oggi a rischi che arrivano da diverse direzioni. E richiama le banche a fare “ulteriori passi in avanti sulla strada della trasparenza, intrapresa solo ora con timidezza”. Perché la reputazione degli istituti di credito “oggi sembra compromessa più che in altri periodi”, anche a causa di “prassi contrattuali spesso troppo articolate e difficilmente comprensibili da parte dei risparmiatori”.
L’Abi invece rivendica passi in avanti sulla trasparenza “non timidi, ma molto coraggiosi”, anche se, ammette il presidente Faissola, “purtroppo la nostra reputazione, soprattutto per motivi mediatici, non è al massimo”.
Un richiamo forte arriva anche al Parlamento: “Va scoraggiato” ha spiegato il Garante “lo stillicidio di iniziative volte a restaurare gli equilibri del passato” e ridurre la spinta delle liberalizzazioni. Catricalà punta il dito contro le norme che riguardano l’abolizione delle parafarmacie (in 3 anni ne sono state aperte circa 3.000 con sconti su alcuni farmaci superiori al 22%), l’abrogazione della facoltà di recesso annuale nei contratti assicurativi e la cancellazione dei tetti antitrust per l’importazione di gas. In questo caso, Catricalà torna a proporre un tetto flessibile, che tenga conto dell’evoluzione futura del mercato italiano, ma l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, ribadisce che “in nessun paese d’Europa ci sono tetti antitrust”.
Attenzione anche al ritorno del protezionismo, i cui venti soffiano forti in Europa e rischiano di pesare sulla ripresa: è per questo, avverte Catricalà, che “occorre vigilare affinchè i costi della crisi non siano riversati sui consumatori”.
Proprio in quest’ottica, l’Antitrust esprime preoccupazione per la scarsa considerazione che trova lo strumento della class action, anche per colpa degli interessi di pochi gruppi. E se il rinvio dell’entrata in vigore era stato visto dallo stesso Catricalà come un modo per “migliorarla, la soluzione che oggi si profila sembra di segno contrario”. L’Antitrust rivendica un ruolo maggiore nell’ambito di questo istituto, così come in quello della legge sul conflitto di interessi che al momento è “macchinosa”, limitando di fatto l’intervento dell’Autorità alla presenza di “un atto di governo”.
Commenti positivi sono arrivati dalle associazioni dei consumatori: se Adusbef e Federconsumatori vogliono più poteri per l’Antitrust, l’Adiconsum chiede che, insieme al pagamento delle sanzioni (pari a 82 milioni di euro dall’inizio del 2008), i colpevoli di infrazioni vengano obbligati al risarcimento dei consumatori penalizzati.

Abuso di posizione dominante. E una multa a nove zeri, un miliardo di euro. La prima così elevata decisa dall’Antitrust europeo. Sul banco degli imputati c’è Intel, l’azienda che da più di mezzo secolo produce microprocessori nella Silicon Valley.
Bruxelles accusa Intel, come si legge in una nota, di “aver violato le regole antitrust, mettendo in atto pratiche anticoncorrenziali illegali finalizzate ad escludere del mercato dei chip per computer i concorrenti”. Un settore stimato globalmente in 22 miliardi di euro: circa un terzo deriva dall’Europa.
Ironia della sorte, ieri l’amministratore delegato di Intel, Paul Otellini, aveva dichiarato che prevedeva una lieve ripresa per la sua multinazionale nei prossimi mesi. La Commissione Ue, inoltre, ha ordinato al gigante americano del settore di ”cessare immediatamente tali pratiche il legali nella misura in cui esse continuino ad andare avanti”. Il record precedente era quello della multa a Microsoft: lo scorso anno fu costretta a pagare 899 milioni di euro.
L’indagine compiuta dall’Antitrust Ue si riferisce al periodo compreso tra l’ottobre 2002 e il dicembre 2007 e riguarda il mercato del chip denominato x86 Cpu. Intel avrebbe innanzitutto “concesso ai produttori di computer, completamente o parzialmente, sconti nascosti, in modo da favorire l’acquisto di tutti i propri chip x86 o di quasi tutti”. Inoltre, secondo la Commissione Ue, ha anche provveduto a “pagamenti diretti ai maggiori venditori al dettaglio, a condizione che acquistassero solo computer con chip Intel”. Queste pratiche per l’Antitrust Ue “hanno effettivamente impedito ai clienti e anche ai consumatori di poter scegliere prodotti alternativi”.
Ora l’Intel non naviga in buone acque: secondo Goldman Sachs la spesa globale per l’information technology è destinata a rallentare del 9 per cento: nei primi quattro mesi dell’anno l’azienda di Santa clara ha già lasciato sul terreno la metà dei profitti rispetto all’anno scorso.
