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Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà (Credits:ANSA)
TUTTE LE MOSSE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI
Approvato il decreto sulle liberalizzazioni, ora ci si domanda cosa cambierà davvero per gli italiani. E quali delle norme inserite nel primo decreto Cresci-Italia consentiranno di far ripartire davvero l’economia. Secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà e secondo il presidente del Consiglio Mario Monti, il decreto può aiutare il prodotto interno lordo italiano a crescere del 10%. Secondo la Cgia di Mestre, invece, i settori interessati incideranno per il 15% della spesa media di una famiglia (che vale circa 4.500 euro). Una valutazione che si avvicina a quella del Casper (il cartello delle associazioni dei consumatori) per il quale il decreto vale circa 465 euro di risparmi per nucleo. Ecco cosa cambia. Continua

(Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)
TUTTE LE MISURE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI
Semaforo verde per la liberalizzazione sui treni. È quello che si attendono i consumatori, interessati a servizi di maggiore qualità e prezzi più economici, e imprenditori, intenzionati finalmente ad entrare in un mercato ferroviario italiano in cui davvero valgano i criteri della concorrenza e della competitività. E le premesse questa volta sembrano esserci tutte, almeno a sentire le indiscrezioni che circolano riguarda le possibili misure di liberalizzazione che il governo Monti avrebbe intenzione di adottare. Continua

Giù le mani dai consumatori. Questo il monito che il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, lancia alle banche, perchè facciano passi avanti verso una trasparenza “compromessa” da contratti incomprensibili; al Parlamento, perchè si blocchi “lo stillicidio” di norme che “restaurano l’equilibrio del passato”; alle imprese, perchè “i costi della crisi non siano riversati sui consumatori” anche attraverso un pericoloso ritorno al protezionismo.
Nella sua relazione annuale al Parlamento, Catricalà mette al primo posto l’attenzione e la tutela dei consumatori, esposti oggi a rischi che arrivano da diverse direzioni. E richiama le banche a fare “ulteriori passi in avanti sulla strada della trasparenza, intrapresa solo ora con timidezza”. Perché la reputazione degli istituti di credito “oggi sembra compromessa più che in altri periodi”, anche a causa di “prassi contrattuali spesso troppo articolate e difficilmente comprensibili da parte dei risparmiatori”.
L’Abi invece rivendica passi in avanti sulla trasparenza “non timidi, ma molto coraggiosi”, anche se, ammette il presidente Faissola, “purtroppo la nostra reputazione, soprattutto per motivi mediatici, non è al massimo”.
Un richiamo forte arriva anche al Parlamento: “Va scoraggiato” ha spiegato il Garante “lo stillicidio di iniziative volte a restaurare gli equilibri del passato” e ridurre la spinta delle liberalizzazioni. Catricalà punta il dito contro le norme che riguardano l’abolizione delle parafarmacie (in 3 anni ne sono state aperte circa 3.000 con sconti su alcuni farmaci superiori al 22%), l’abrogazione della facoltà di recesso annuale nei contratti assicurativi e la cancellazione dei tetti antitrust per l’importazione di gas. In questo caso, Catricalà torna a proporre un tetto flessibile, che tenga conto dell’evoluzione futura del mercato italiano, ma l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, ribadisce che “in nessun paese d’Europa ci sono tetti antitrust”.
Attenzione anche al ritorno del protezionismo, i cui venti soffiano forti in Europa e rischiano di pesare sulla ripresa: è per questo, avverte Catricalà, che “occorre vigilare affinchè i costi della crisi non siano riversati sui consumatori”.
Proprio in quest’ottica, l’Antitrust esprime preoccupazione per la scarsa considerazione che trova lo strumento della class action, anche per colpa degli interessi di pochi gruppi. E se il rinvio dell’entrata in vigore era stato visto dallo stesso Catricalà come un modo per “migliorarla, la soluzione che oggi si profila sembra di segno contrario”. L’Antitrust rivendica un ruolo maggiore nell’ambito di questo istituto, così come in quello della legge sul conflitto di interessi che al momento è “macchinosa”, limitando di fatto l’intervento dell’Autorità alla presenza di “un atto di governo”.
Commenti positivi sono arrivati dalle associazioni dei consumatori: se Adusbef e Federconsumatori vogliono più poteri per l’Antitrust, l’Adiconsum chiede che, insieme al pagamento delle sanzioni (pari a 82 milioni di euro dall’inizio del 2008), i colpevoli di infrazioni vengano obbligati al risarcimento dei consumatori penalizzati.
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Con quattro diversi provvedimenti l’Antitrust ha colpito otto società di telefonia per pratiche commerciali scorrette nella vendita di suonerie, loghi e contenuti multimediali. Le sanzioni complessivamente ammontano a oltre 2,2 milioni di euro. Le società colpite sono: Telecom (640mila euro), Vodafone (560mila euro), Wind (480mila) euro, Buongiorno (115mila), Dada (125mila), Zed (95mila), H3G (155mila) e Zeng (55mila).
Al termine dell’istruttoria, avviata fra la primavera e l’estate del 2008, l’Autorità guidata da Antonio Catricalà, ha sanzionato le società di fornitura di questi servizi (che spesso sono ’scaricati’ direttamente da Internet da adolescenti, considerati quindi consumatori più “deboli”) perché i messaggi non chiarivano adeguatamente che richiedendo il servizio non si scaricava la singola suoneria ma si sottoscriveva un abbonamento con una ‘decurtazione’ settimanale della scheda telefonica.
Ugualmente poco chiara era l’indicazione dei costi e difficile la disattivazione del servizio.
L’Antitrust ha sanzionato anche le società di telefonia mobile che, nei singoli casi, avevano cointeressenze economiche nell’offerta dei servizi e avevano collaborato nella definizione dei servizi e autorizzato i messaggi ritenuti ingannevoli dall’Autorità.
Non è la prima volta che l’Antitrust commina sanzioni pesanti agli operatori di telefonia mobile per servizi collegati alle suonerie: nello scorso ottobre il Garante aveva assegnato multe per complessivi 1,16 milioni di euro a Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3g e Neomobile per pratiche commerciali scorrette riguardanti un abbonamento settimanale per ricevere contenuti multimediali, tra cui appunto le suonerie.
Il business, ricorda il Codacons applaudendo “il provvedimento dell’Antitrust che ha elevato sanzioni per 2,2 milioni di euro contro alcuni operatori telefonici”, è da 800 milioni di euro all’anno. Secondo il presidente Carlo Rienzi, “Sono troppe le truffe e le pratiche scorrette che caratterizzano questo settore. Basti pensare che 8 siti internet su 10, specializzati nella vendita di suonerie e prodotti simili, non rispettano la normativa europea”.
L’associazione di consumatori sottolinea come “il prezzo medio di una suoneria va dai 3 ai 5 euro e tra le principali scorrettezze a danno degli utenti vi e’ la prassi di non specificare l’avvenuta adesione ad abbonamenti settimanali, nonché quella di non indicare chiaramente come disdire il servizio di invio suonerie direttamente sul cellulare”.

Poco meno di 44 milioni di euro di sanzioni, con le multe per pratiche commerciali scorrette a fare la parte del leone: è questo, in cifre, il bilancio dell’attività dell’Antitrust nel 2008. L’Autorità presieduta da Antonio Catricalà ha infatti accettato in molti casi i ”ravvedimenti” delle aziende finite sotto la lente del Garante per violazione della legge sulla concorrenza: in virtù della legge Bersani, infatti, le imprese possono presentare impegni volti a evitare sanzioni pecuniarie. Un comportamento virtuoso messo in atto nel 2008 da molti grandi gruppi e associazioni, dagli editori di libri scolastici riuniti nell’Aie, alla Federazione Sport Equestri, agli impegni presi da Telecom Italia sulle morosità pregresse e sull’attività di recupero dei clienti passati ad altro operatore, a quelli assunti da Fs nel trasporto merci.
Ed è così che dei complessivi 43.972.040 euro di multe comminate dall’Autorità nell’anno passato, quelle per pratiche commerciali scorrette rappresentano la larga maggioranza raggiungendo oltre 36 milioni di euro (36.426.140 per l’esattezza), con un importo più che triplicato rispetto ai 10 milioni e 556 mila euro del 2007. Tra i settori più censurati dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette figurano le telecomunicazioni (44 sanzioni per un totale di 9.971.890 euro di multe) e le banche che con ’solo’ 15 multe hanno totalizzato ben 9.680.000 euro.
Più in generale nel settore dell’energia e industria il totale delle sanzioni è stato di 4 milioni 825.900 euro, nelle comunicazioni 11 milioni 428.090, nelle attività finanziarie 11 milioni 126.500, nell’agroalimentare 2 milioni 539.550 milioni di euro, nei servizi 6 milioni 506.100.
Tra le multe più cospicue del 2008, che per violazione della legge sulla concorrenza rappresentano 7.545.900 euro del totale, figurano quella decisa dall’Autorità nella riunione del 23 ottobre nei confronti di Adr sanzionata per avere abusato della sua posizione dominante, derivante dall’essere concessionaria esclusiva, fino al 2044, della gestione unitaria degli aeroporti di Roma-Fiumicino e Roma-Ciampino. Ad Adr l’Autorità ha comminato sanzioni per complessivi 1.668.000 euro.
Sempre in tema di gestione di scali aerei un’altra corposa sanzione elevata dal Garante della Concorrenza: nella riunione del 26 novembre 2008, ha deliberato che Sea ha abusato della sua posizione dominante derivante dall’essere concessionaria esclusiva, fino al 2041, della gestione degli aeroporti di Malpensa e Linate, e ha comminato alla società sanzioni per complessivi 1.549.000 euro.
Sul fronte delle banche l’Autorità presieduta da Catricalà, nella riunione dell’11 dicembre scorso, ha deliberato che Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Bnl hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza, coordinando i propri comportamenti, nel periodo compreso tra il maggio 1996 e il maggio 2006, in relazione alle gare bandite da Inail per l’affidamento del proprio servizio di cassa. L’Autorità ha dunque deciso di sanzionare Unicredit con una multa di 1.500.000 euro e Intesa Sanpaolo, Bnl e Mps con una sanzione di 50.000 euro, tenendo conto, in linea con gli Orientamenti della Commissione Europea, del fatturato realizzato dalle parti nel mercato dei servizi di cassa Inail: Unicredit, ha infatti spiegato l’Antitrust, ha infatti la maggior quota in assoluto del servizio di cassa per l’ente.
Molto meno cospicue altre multe, come quella inflitta all’Unione Panificatori di Roma e Provincia, che per aver messo in atto un’intesa restrittiva della concorrenza, ”divulgando indicazioni di prezzo minimo o di aumenti minimi consigliati, per tutte le tipologie di pane vendute dai panifici attivi nella zona” si è vista infliggere una sanzione di poco superiore ai 4.000 euro. La stessa Antitrust ha spiegato il perché affermando che ”poiché l’Unione Panificatori di Roma è un’associazione di imprese, l’Autorità, che ha giudicato l’intesa molto grave, ha potuto calcolare la sanzione, pari a 4.430 euro, solo sul totale delle entrate associative (55.372 euro)”.
Stesso discorso, di multe comminate sulla base delle entrate di un’associazione e non delle imprese che ne fanno parte, per la sanzione che ha colpito l’associazione dei farmacisti di Teramo per intesa restrittiva della concorrenza. Secondo l’Autorità, l’associazione ha limitato la concorrenza, indicando, alle farmacie della provincia, tetti massimi agli sconti praticabili sui prezzi dei farmaci senza obbligo di prescrizione medica. L’Autorità ha sanzionato l’associazione con una multa di 11.200 euro, calcolata, appunto, sulla base delle sole entrate associative versate all’associazione, pari a 140.015 euro.
Infine, tra le violazioni della concorrenza, figura anche la multa inflitta a Parmalat per non aver ottemperato alla precedente delibera con la quale la stessa Autorità aveva imposto la cessione della Newlat entro il 30 ottobre 2007. La sanzione, pari a 2.226.900 euro, rappresenta il minimo edittale in quanto l’Autorità ha tenuto conto del comportamento adottato dall’impresa che ha recentemente dismesso la società, sia pur con circa 6 mesi di ritardo rispetto ai termini prescritti (ottobre 2007). Nella stessa riunione l’Autorità ha infatti dato il via libera all’acquisizione, da parte del gruppo Tmt, della società Newlat.

È tornata l’Alitalia. Dopo mesi di polemiche e proteste, dopo il fallimento, la grande novità della compagnia di bandiera è che è ancora la stessa. Almeno nel nome. Si è infatti chiusa l’assemblea straordinaria degli azionisti Cai chiamata a deliberare il cambio di ragione sociale con l’adozione della denominazione storica Alitalia. All’uscita il vice presidente di Cai, Salvatore Mancuso, che ha guidato l’assemblea odierna, ha dichiarato: “Abbiamo cambiato il nome: la compagnia si chiamerà Alitalia e sarà operativa dal 13 gennaio”.
Interrogato sul possibile ingresso di nuovi soci della compagine azionaria di Alitalia, Mancuso ha aggiunto che è previsto l’ingresso “solo di quelli strategici” ribadendo che la scelta del partner straniero avverrà “a breve”. In merito alle osservazioni del presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà sui rischi per le tariffe della concentrazione di voli nella nuova compagnia, Mancuso ha preferito glissare.
A spiegare le ragioni del fallimento di Alitalia è il commissario straordinario della Compagnia, Augusto Fantozzi in una intervista a tutto campo rilasciata al settimanale l’Espresso: “Nella mia relazione sulle cause dell’insolvenza” punta il dito il commissario di Alitalia Augusto Fantozzi “dico chiaramente che l’azienda ha sperperato: non è un mistero che ci sono cinque procuratori della Repubblica al lavoro nei nostri uffici e la Corte dei Conti che indaga”. Insomma: “Alitalia è morta di grandeur, non per il mio taglio dei voli” afferma Fantozzi. “Perché si è voluta mantenere in piedi una struttura troppo ampia rispetto alle sue possibilità di produrre reddito. Si è detto che a Colaninno ho dato la polpa, ma anche lui avrà il problema di riempire gli aerei…”. Fantozzi spiega anche cosa intende per grandeur. “Semplice. Alitalia pagava tutto il triplo”. Così mandava “tre macchine per prendere l’equipaggio, perché se la prima buca e la seconda rompe il motore… era uno spreco”.
Intanto a pochi giorni dalla data di decollo della nuova Alitalia, parte la campagna pubblicitaria sui quotidiani.
Con un’intera pagina acquistata sui maggiori quotidiani nazionali, Alitalia ricorda che dal 13 gennaio sarà operativo il nuovo programma di voli. La compagnia precisa che verrà garantita la validità di tutti i biglietti già acquistati per tutti i collegamenti Alitalia e AirOne; inoltre sarà garantita la validità delle miglia accumulate dai frequent-flyer.
Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust
Che la finanza italiana sia un groviglio di intrecci si sa. Ma fa un certo effetto scoprire che tutte, proprio tutte le compagnie di assicurazione quotate in borsa soffrano delle stessa malattia: si chiama “conflitto di ruolo” e consiste nell’avere al vertice persone che sono anche nella governance di una compagnia concorrente. Un fenomeno dalle proporzioni esagerate, che riguarda pure 16 banche quotate su 22.
A scattare la fotografia di questa ragnatela di relazioni è l’Antitrust, che sta concludendo l’indagine sulla corporate governance nel mondo della finanza. “Su 150 assicurazioni, banche e finanziarie, quotate e non quotate, con oltre 50 sportelli” anticipa a Panorama il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, “30 sono caratterizzate dalla presenza di azionisti concorrenti, cioè di soci presenti anche nel capitale di altre banche, assicurazioni o finanziarie. E 82 gruppi hanno nella loro governance persone che ricoprono ruoli nel vertice di società concorrenti”. In sintesi: tutte le compagnie di assicurazioni tranne due, tutte le banche salvo sei e l’intero campione delle sgr (le società che gestiscono il risparmio) hanno problemi di conflitti di ruolo. Una situazione di grande inciucio che naturalmente l’Antitrust considera dannosa per la concorrenza, ma alla quale è difficile porre rimedio se non modificando regole deontologiche e una cultura poco attenta ai conflitti di interesse.
Certo, in questi tempi di crisi parlare di concorrenza sembra fuori luogo. Oggi la priorità della politica è salvare le banche e le aziende dalla recessione, c’è addirittura chi vede il pericolo di un rilancio del protezionismo. Ma Catricalà non ha questo timore: “Le misure adottate dalle autorità europee e italiane per scongiurare la crisi non sono in conflitto con le regole di mercato. Sarebbe un errore di prospettiva pensare che l’Europa stesse tornando al protezionismo. Stiamo semplicemente cercando di recuperare un mercato meno drogato. Chi spera nella rivincita dei monopoli resterà molto deluso. I venti del protezionismo sarebbe devastanti per l’Unione Europea e soprattutto per l’Italia”.
C’è però un caso concreto che ha alimentato qualche preoccupazione: l’Alitalia. Per salvare la compagnia aerea si è dovuto rinunciare alla competizione con l’AirOne, che finirà nella nuova Alitalia: di conseguenza il governo ha deciso di bloccare per 3 anni l’intervento dell’Antitrust così da permettere alla società di operare quasi in monopolio sulla rotta Linate-Fiumicino. “Ma attenzione”, avverte Catricalà “il blocco riguarda solo l’aspetto concentrazione, ovvero il nostro via libera alla fusione con l’AirOne. Abbiamo sempre la possibilità di dettare misure volte a rendere neutro l’effetto di questa operazione sui consumatori. In altre parole, possiamo intervenire sulle tariffe, sulla qualità del servizio, sulla tutela dei diritti dei viaggiatori”. Per esempio, la nuova Alitalia dovrà giustificare all’Antitrust le ragioni di un aumento dei biglietti. E l’Antitrust potrà brandire l’arma dell’abuso di posizione dominante. A chi sostiene che il possibile monopolio sulla rotta Linate-Fiumicino è un non-problema poiché dal prossimo anno il vero concorrente sarà il treno ad alta velocità, il presidente dell’Antitrust risponde che prima andrà verificato se si radicherà questa concorrenza: “Per ora, per noi sono due mercati separati”.
Restando in tema ferroviario, nelle scorse settimane c’è stata una reazione piccata dell’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, all’indagine per abuso di posizione dominante avviata dall’Antitrust contro la sua azienda dopo le proteste della Ntv, la società guidata da Luca di Montezemolo che dovrà operare sulla linea Milano-Roma. La Ntv chiede da tempo il via libera a usare un’area manutenzione e alcuni binari (4 su 18) incontrando una serie di ostacoli che hanno provocato l’intervento dell’Autorità. “Chi è titolare della rete” ricorda Catricalà “deve dare libertà di accesso a tutti i concorrenti, anche per usare infrastrutture che non sono essenziali. Lo deve fare perché lo prescrive il Codice civile e, nel caso specifico, c’è anche un decreto legislativo. Ovviamente la situazione andrà verificata nell’istruttoria”.
Moretti lamenta che lui deve garantire il servizio universale, mantenendo collegamenti che rendono poco, mentre ai privati va il piatto ricco della linea Milano-Roma: “Intanto i privati pagano per usare binari e infrastrutture. E il problema del servizio universale non si risolve bloccando i concorrenti” replica il presidente dell’Antitrust “ma facendosi pagare il giusto dallo Stato”.
Che gli ex monopolisti perdono il pelo ma non il vizio lo dimostra anche la recente istruttoria aperta dall’Antitrust contro l’Enel per abuso di posizione dominante: la società è sospettata di limitare la concorrenza nella vendita al dettaglio di energia elettrica. “Fulvio Conti (il numero uno dell’Enel, ndr) è un manager illuminato, ma la struttura aziendale è rimasta legata a vecchie prassi. E a volte maltratta il consumatore”.