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Antitrust: Giù le mani dai consumatori. “Le banche siano più trasparenti”

Antonio Catricalà

Giù le mani dai consumatori. Questo il monito che il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, lancia alle banche, perchè facciano passi avanti verso una trasparenza “compromessa” da contratti incomprensibili; al Parlamento, perchè si blocchi “lo stillicidio” di norme che “restaurano l’equilibrio del passato”; alle imprese, perchè “i costi della crisi non siano riversati sui consumatori” anche attraverso un pericoloso ritorno al protezionismo.
Nella sua relazione annuale al Parlamento, Catricalà mette al primo posto l’attenzione e la tutela dei consumatori, esposti oggi a rischi che arrivano da diverse direzioni. E richiama le banche a fare “ulteriori passi in avanti sulla strada della trasparenza, intrapresa solo ora con timidezza”. Perché la reputazione degli istituti di credito “oggi sembra compromessa più che in altri periodi”, anche a causa di “prassi contrattuali spesso troppo articolate e difficilmente comprensibili da parte dei risparmiatori”.

L’Abi invece rivendica passi in avanti sulla trasparenza “non timidi, ma molto coraggiosi”, anche se, ammette il presidente Faissola, “purtroppo la nostra reputazione, soprattutto per motivi mediatici, non è al massimo”.
Un richiamo forte arriva anche al Parlamento: “Va scoraggiato” ha spiegato il Garante “lo stillicidio di iniziative volte a restaurare gli equilibri del passato” e ridurre la spinta delle liberalizzazioni. Catricalà punta il dito contro le norme che riguardano l’abolizione delle parafarmacie (in 3 anni ne sono state aperte circa 3.000 con sconti su alcuni farmaci superiori al 22%), l’abrogazione della facoltà di recesso annuale nei contratti assicurativi e la cancellazione dei tetti antitrust per l’importazione di gas. In questo caso, Catricalà torna a proporre un tetto flessibile, che tenga conto dell’evoluzione futura del mercato italiano, ma l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, ribadisce che “in nessun paese d’Europa ci sono tetti antitrust”.
Attenzione anche al ritorno del protezionismo, i cui venti soffiano forti in Europa e rischiano di pesare sulla ripresa: è per questo, avverte Catricalà, che “occorre vigilare affinchè i costi della crisi non siano riversati sui consumatori”.
Proprio in quest’ottica, l’Antitrust esprime preoccupazione per la scarsa considerazione che trova lo strumento della class action, anche per colpa degli interessi di pochi gruppi. E se il rinvio dell’entrata in vigore era stato visto dallo stesso Catricalà come un modo per “migliorarla, la soluzione che oggi si profila sembra di segno contrario”. L’Antitrust rivendica un ruolo maggiore nell’ambito di questo istituto, così come in quello della legge sul conflitto di interessi che al momento è “macchinosa”, limitando di fatto l’intervento dell’Autorità alla presenza di “un atto di governo”.
Commenti positivi sono arrivati dalle associazioni dei consumatori: se Adusbef e Federconsumatori vogliono più poteri per l’Antitrust, l’Adiconsum chiede che, insieme al pagamento delle sanzioni (pari a 82 milioni di euro dall’inizio del 2008), i colpevoli di infrazioni vengano obbligati al risarcimento dei consumatori penalizzati.

Loghi e suonerie: multe dell’Antitrust per 2,2 milioni di euro

Adolescenti e cellulari

Con quattro diversi provvedimenti l’Antitrust ha colpito otto società di telefonia per pratiche commerciali scorrette nella vendita di suonerie, loghi e contenuti multimediali. Le sanzioni complessivamente ammontano a oltre 2,2 milioni di euro. Le società colpite sono: Telecom (640mila euro), Vodafone (560mila euro), Wind (480mila) euro, Buongiorno (115mila), Dada (125mila), Zed (95mila), H3G (155mila) e Zeng (55mila).
Al termine dell’istruttoria, avviata fra la primavera e l’estate del 2008, l’Autorità guidata da Antonio Catricalà, ha sanzionato le società di fornitura di questi servizi (che spesso sono ’scaricati’ direttamente da Internet da adolescenti, considerati quindi consumatori più “deboli”) perché i messaggi non chiarivano adeguatamente che richiedendo il servizio non si scaricava la singola suoneria ma si sottoscriveva un abbonamento con una ‘decurtazione’ settimanale della scheda telefonica.
Ugualmente poco chiara era l’indicazione dei costi e difficile la disattivazione del servizio.
L’Antitrust ha sanzionato anche le società di telefonia mobile che, nei singoli casi, avevano cointeressenze economiche nell’offerta dei servizi e avevano collaborato nella definizione dei servizi e autorizzato i messaggi ritenuti ingannevoli dall’Autorità.
Non è la prima volta che l’Antitrust commina sanzioni pesanti agli operatori di telefonia mobile per servizi collegati alle suonerie: nello scorso ottobre il Garante aveva assegnato multe per complessivi 1,16 milioni di euro a Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3g e Neomobile per pratiche commerciali scorrette riguardanti un abbonamento settimanale per ricevere contenuti multimediali, tra cui appunto le suonerie.
Il business, ricorda il Codacons applaudendo “il provvedimento dell’Antitrust che ha elevato sanzioni per 2,2 milioni di euro contro alcuni operatori telefonici”, è da 800 milioni di euro all’anno. Secondo il presidente Carlo Rienzi, “Sono troppe le truffe e le pratiche scorrette che caratterizzano questo settore. Basti pensare che 8 siti internet su 10, specializzati nella vendita di suonerie e prodotti simili, non rispettano la normativa europea”.
L’associazione di consumatori sottolinea come “il prezzo medio di una suoneria va dai 3 ai 5 euro e tra le principali scorrettezze a danno degli utenti vi e’ la prassi di non specificare l’avvenuta adesione ad abbonamenti settimanali, nonché quella di non indicare chiaramente come disdire il servizio di invio suonerie direttamente sul cellulare”.

Tutte le multe dell’Antitrust: nel 2008 sanzioni per 44 milioni di euro

Antonio CatricalÃ

Poco meno di 44 milioni di euro di sanzioni, con le multe per pratiche commerciali scorrette a fare la parte del leone: è questo, in cifre, il bilancio dell’attività dell’Antitrust nel 2008. L’Autorità presieduta da Antonio Catricalà ha infatti accettato in molti casi i ”ravvedimenti” delle aziende finite sotto la lente del Garante per violazione della legge sulla concorrenza: in virtù della legge Bersani, infatti, le imprese possono presentare impegni volti a evitare sanzioni pecuniarie. Un comportamento virtuoso messo in atto nel 2008 da molti grandi gruppi e associazioni, dagli editori di libri scolastici riuniti nell’Aie, alla Federazione Sport Equestri, agli impegni presi da Telecom Italia sulle morosità pregresse e sull’attività di recupero dei clienti passati ad altro operatore, a quelli assunti da Fs nel trasporto merci.
Ed è così che dei complessivi 43.972.040 euro di multe comminate dall’Autorità nell’anno passato, quelle per pratiche commerciali scorrette rappresentano la larga maggioranza raggiungendo oltre 36 milioni di euro (36.426.140 per l’esattezza), con un importo più che triplicato rispetto ai 10 milioni e 556 mila euro del 2007. Tra i settori più censurati dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette figurano le telecomunicazioni (44 sanzioni per un totale di 9.971.890 euro di multe) e le banche che con ’solo’ 15 multe hanno totalizzato ben 9.680.000 euro.

Più in generale nel settore dell’energia e industria il totale delle sanzioni è stato di 4 milioni 825.900 euro, nelle comunicazioni 11 milioni 428.090, nelle attività finanziarie 11 milioni 126.500, nell’agroalimentare 2 milioni 539.550 milioni di euro, nei servizi 6 milioni 506.100.
Tra le multe più cospicue del 2008, che per violazione della legge sulla concorrenza rappresentano 7.545.900 euro del totale, figurano quella decisa dall’Autorità nella riunione del 23 ottobre nei confronti di Adr sanzionata per avere abusato della sua posizione dominante, derivante dall’essere concessionaria esclusiva, fino al 2044, della gestione unitaria degli aeroporti di Roma-Fiumicino e Roma-Ciampino. Ad Adr l’Autorità ha comminato sanzioni per complessivi 1.668.000 euro.
Sempre in tema di gestione di scali aerei un’altra corposa sanzione elevata dal Garante della Concorrenza: nella riunione del 26 novembre 2008, ha deliberato che Sea ha abusato della sua posizione dominante derivante dall’essere concessionaria esclusiva, fino al 2041, della gestione degli aeroporti di Malpensa e Linate, e ha comminato alla società sanzioni per complessivi 1.549.000 euro.

Sul fronte delle banche l’Autorità presieduta da Catricalà, nella riunione dell’11 dicembre scorso, ha deliberato che Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Bnl hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza, coordinando i propri comportamenti, nel periodo compreso tra il maggio 1996 e il maggio 2006, in relazione alle gare bandite da Inail per l’affidamento del proprio servizio di cassa. L’Autorità ha dunque deciso di sanzionare Unicredit con una multa di 1.500.000 euro e Intesa Sanpaolo, Bnl e Mps con una sanzione di 50.000 euro, tenendo conto, in linea con gli Orientamenti della Commissione Europea, del fatturato realizzato dalle parti nel mercato dei servizi di cassa Inail: Unicredit, ha infatti spiegato l’Antitrust, ha infatti la maggior quota in assoluto del servizio di cassa per l’ente.

Molto meno cospicue altre multe, come quella inflitta all’Unione Panificatori di Roma e Provincia, che per aver messo in atto un’intesa restrittiva della concorrenza, ”divulgando indicazioni di prezzo minimo o di aumenti minimi consigliati, per tutte le tipologie di pane vendute dai panifici attivi nella zona” si è vista infliggere una sanzione di poco superiore ai 4.000 euro. La stessa Antitrust ha spiegato il perché affermando che ”poiché l’Unione Panificatori di Roma è un’associazione di imprese, l’Autorità, che ha giudicato l’intesa molto grave, ha potuto calcolare la sanzione, pari a 4.430 euro, solo sul totale delle entrate associative (55.372 euro)”.

Stesso discorso, di multe comminate sulla base delle entrate di un’associazione e non delle imprese che ne fanno parte, per la sanzione che ha colpito l’associazione dei farmacisti di Teramo per intesa restrittiva della concorrenza. Secondo l’Autorità, l’associazione ha limitato la concorrenza, indicando, alle farmacie della provincia, tetti massimi agli sconti praticabili sui prezzi dei farmaci senza obbligo di prescrizione medica. L’Autorità ha sanzionato l’associazione con una multa di 11.200 euro, calcolata, appunto, sulla base delle sole entrate associative versate all’associazione, pari a 140.015 euro.

Infine, tra le violazioni della concorrenza, figura anche la multa inflitta a Parmalat per non aver ottemperato alla precedente delibera con la quale la stessa Autorità aveva imposto la cessione della Newlat entro il 30 ottobre 2007. La sanzione, pari a 2.226.900 euro, rappresenta il minimo edittale in quanto l’Autorità ha tenuto conto del comportamento adottato dall’impresa che ha recentemente dismesso la società, sia pur con circa 6 mesi di ritardo rispetto ai termini prescritti (ottobre 2007). Nella stessa riunione l’Autorità ha infatti dato il via libera all’acquisizione, da parte del gruppo Tmt, della società Newlat.

Cai ritorna Alitalia: la compagnia pronta al decollo dal 13 gennaio

Un aereo Alitalia e uno AirOne

È tornata l’Alitalia. Dopo mesi di polemiche e proteste, dopo il fallimento, la grande novità della compagnia di bandiera è che è ancora la stessa. Almeno nel nome. Si è infatti chiusa l’assemblea straordinaria degli azionisti Cai chiamata a deliberare il cambio di ragione sociale con l’adozione della denominazione storica Alitalia. All’uscita il vice presidente di Cai, Salvatore Mancuso, che ha guidato l’assemblea odierna, ha dichiarato: “Abbiamo cambiato il nome: la compagnia si chiamerà Alitalia e sarà operativa dal 13 gennaio”.
Interrogato sul possibile ingresso di nuovi soci della compagine azionaria di Alitalia, Mancuso ha aggiunto che è previsto l’ingresso “solo di quelli strategici” ribadendo che la scelta del partner straniero avverrà “a breve”. In merito alle osservazioni del presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà sui rischi per le tariffe della concentrazione di voli nella nuova compagnia, Mancuso ha preferito glissare.

A spiegare le ragioni del fallimento di Alitalia è il commissario straordinario della Compagnia, Augusto Fantozzi in una intervista a tutto campo rilasciata al settimanale l’Espresso: “Nella mia relazione sulle cause dell’insolvenza” punta il dito il commissario di Alitalia Augusto Fantozzi “dico chiaramente che l’azienda ha sperperato: non è un mistero che ci sono cinque procuratori della Repubblica al lavoro nei nostri uffici e la Corte dei Conti che indaga”. Insomma: “Alitalia è morta di grandeur, non per il mio taglio dei voli” afferma Fantozzi. “Perché si è voluta mantenere in piedi una struttura troppo ampia rispetto alle sue possibilità di produrre reddito. Si è detto che a Colaninno ho dato la polpa, ma anche lui avrà il problema di riempire gli aerei…”. Fantozzi spiega anche cosa intende per grandeur. “Semplice. Alitalia pagava tutto il triplo”. Così mandava “tre macchine per prendere l’equipaggio, perché se la prima buca e la seconda rompe il motore… era uno spreco”.

Intanto a pochi giorni dalla data di decollo della nuova Alitalia, parte la campagna pubblicitaria sui quotidiani.
Con un’intera pagina acquistata sui maggiori quotidiani nazionali, Alitalia ricorda che dal 13 gennaio sarà operativo il nuovo programma di voli. La compagnia precisa che verrà garantita la validità di tutti i biglietti già acquistati per tutti i collegamenti Alitalia e AirOne; inoltre sarà garantita la validità delle miglia accumulate dai frequent-flyer.

Catricalà: il grande inciucio di banche e assicurazioni

 Antonio CatricalÃ

Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust

Che la finanza italiana sia un groviglio di intrecci si sa. Ma fa un certo effetto scoprire che tutte, proprio tutte le compagnie di assicurazione quotate in borsa soffrano delle stessa malattia: si chiama “conflitto di ruolo” e consiste nell’avere al vertice persone che sono anche nella governance di una compagnia concorrente. Un fenomeno dalle proporzioni esagerate, che riguarda pure 16 banche quotate su 22.
A scattare la fotografia di questa ragnatela di relazioni è l’Antitrust, che sta concludendo l’indagine sulla corporate governance nel mondo della finanza. “Su 150 assicurazioni, banche e finanziarie, quotate e non quotate, con oltre 50 sportelli” anticipa a Panorama il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, “30 sono caratterizzate dalla presenza di azionisti concorrenti, cioè di soci presenti anche nel capitale di altre banche, assicurazioni o finanziarie. E 82 gruppi hanno nella loro governance persone che ricoprono ruoli nel vertice di società concorrenti”. In sintesi: tutte le compagnie di assicurazioni tranne due, tutte le banche salvo sei e l’intero campione delle sgr (le società che gestiscono il risparmio) hanno problemi di conflitti di ruolo. Una situazione di grande inciucio che naturalmente l’Antitrust considera dannosa per la concorrenza, ma alla quale è difficile porre rimedio se non modificando regole deontologiche e una cultura poco attenta ai conflitti di interesse.
Certo, in questi tempi di crisi parlare di concorrenza sembra fuori luogo. Oggi la priorità della politica è salvare le banche e le aziende dalla recessione, c’è addirittura chi vede il pericolo di un rilancio del protezionismo. Ma Catricalà non ha questo timore: “Le misure adottate dalle autorità europee e italiane per scongiurare la crisi non sono in conflitto con le regole di mercato. Sarebbe un errore di prospettiva pensare che l’Europa stesse tornando al protezionismo. Stiamo semplicemente cercando di recuperare un mercato meno drogato. Chi spera nella rivincita dei monopoli resterà molto deluso. I venti del protezionismo sarebbe devastanti per l’Unione Europea e soprattutto per l’Italia”.

C’è però un caso concreto che ha alimentato qualche preoccupazione: l’Alitalia. Per salvare la compagnia aerea si è dovuto rinunciare alla competizione con l’AirOne, che finirà nella nuova Alitalia: di conseguenza il governo ha deciso di bloccare per 3 anni l’intervento dell’Antitrust così da permettere alla società di operare quasi in monopolio sulla rotta Linate-Fiumicino. “Ma attenzione”, avverte Catricalà “il blocco riguarda solo l’aspetto concentrazione, ovvero il nostro via libera alla fusione con l’AirOne. Abbiamo sempre la possibilità di dettare misure volte a rendere neutro l’effetto di questa operazione sui consumatori. In altre parole, possiamo intervenire sulle tariffe, sulla qualità del servizio, sulla tutela dei diritti dei viaggiatori”. Per esempio, la nuova Alitalia dovrà giustificare all’Antitrust le ragioni di un aumento dei biglietti. E l’Antitrust potrà brandire l’arma dell’abuso di posizione dominante. A chi sostiene che il possibile monopolio sulla rotta Linate-Fiumicino è un non-problema poiché dal prossimo anno il vero concorrente sarà il treno ad alta velocità, il presidente dell’Antitrust risponde che prima andrà verificato se si radicherà questa concorrenza: “Per ora, per noi sono due mercati separati”.

Restando in tema ferroviario, nelle scorse settimane c’è stata una reazione piccata dell’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, all’indagine per abuso di posizione dominante avviata dall’Antitrust contro la sua azienda dopo le proteste della Ntv, la società guidata da Luca di Montezemolo che dovrà operare sulla linea Milano-Roma. La Ntv chiede da tempo il via libera a usare un’area manutenzione e alcuni binari (4 su 18) incontrando una serie di ostacoli che hanno provocato l’intervento dell’Autorità. “Chi è titolare della rete” ricorda Catricalà “deve dare libertà di accesso a tutti i concorrenti, anche per usare infrastrutture che non sono essenziali. Lo deve fare perché lo prescrive il Codice civile e, nel caso specifico, c’è anche un decreto legislativo. Ovviamente la situazione andrà verificata nell’istruttoria”.
Moretti lamenta che lui deve garantire il servizio universale, mantenendo collegamenti che rendono poco, mentre ai privati va il piatto ricco della linea Milano-Roma: “Intanto i privati pagano per usare binari e infrastrutture. E il problema del servizio universale non si risolve bloccando i concorrenti” replica il presidente dell’Antitrust “ma facendosi pagare il giusto dallo Stato”.
Che gli ex monopolisti perdono il pelo ma non il vizio lo dimostra anche la recente istruttoria aperta dall’Antitrust contro l’Enel per abuso di posizione dominante: la società è sospettata di limitare la concorrenza nella vendita al dettaglio di energia elettrica. “Fulvio Conti (il numero uno dell’Enel, ndr) è un manager illuminato, ma la struttura aziendale è rimasta legata a vecchie prassi. E a volte maltratta il consumatore”.

Gas: Catricalà lancia la rete europea e una centrale unica di acquisto

Centrale a gas

Una rete unica europea per il trasporto del gas che in prospettiva possa trasformarsi in una centrale unica di acquisto per aumentare il potere contrattuale nei confronti dei grandi produttori. È l’idea lanciata da Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, intervenendo ad un convegno promosso dall’Isimm, l’Istituto per lo studio dell’innovazione – Media, economia, società, istituzioni, sul mercato del gas e il futuro delle reti europee.

Secondo Catricalà, “l’ipotesi di una semplice separazione proprietaria della rete italiana del gas si scontra con ”il vero tema che non è vendere, ma come vendere e soprattutto chi compra. Questo perché c’è il rischio che un operatore dominante a livello continentale o mondiale potrebbe decidere di acquistare la nostra piccola rete del gas”.
“Noi abbiamo trovato una possibile soluzione che è quella della creazione della rete europea del gas con una società europea che la possa gestire secondo regole di governance molto dure che garantiscano assoluta neutralità di gestione”, aggiunge il numero uno dell’Antitrust. “Questo sarebbe un primo passo per una presa di posizione dell’Unione europea nelle politiche energetiche mondiali”. Parole che trovano pieno sostegno da parte di Claudio Scajola, ministro per lo Sviluppo Economico, secondo il quale “occorre accelerare il processo di formazione del mercato interno integrato dell’energia e, in tale ottica, è certamente auspicabile l’obiettivo di una rete integrata europea. È un processo che richiederà tempo per essere realizzato, ma armonizzerà la gestione delle reti di trasporto, avvierà a soluzione i problemi di congestione e soprattutto stabilirà regole uniche per il trasporto e il transito, in modo da facilitare l’operato delle imprese, a vantaggio della concorrenza e quindi dei consumatori”.

Nel settembre 2007, la Commissione europea ha presentato il “Terzo pacchetto di proposte legislative in materia di energia” con lo scopo di promuovere lo sviluppo sostenibile, stimolare l’efficienza energetica, assicurare l’accesso al mercato dell’energia anche alle imprese più piccole. I principali strumenti per la realizzazione di tali obiettivi sono il cosiddetto “ownership unbundling”, ovvero lo spacchettamento proprietario della distribuzione dalla produzione di gas o, in alternativa l’istituzione di un gestore di trasmissione indipendente (Ito); la costituzione di un’Agenzia europea per la cooperazione dei regolatori; il rafforzamento dell’indipendenza e dei poteri delle autorità nazionali. Sette paesi hanno già avviato lo spacchettamento proprietario della rete di trasporto: Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Spagna, Portogallo, Svezia e Romani. Di questi, Olanda e Danimarca possiedono una rete pubblica al 100 per cento, la Romania al 75 per cento, il Portogallo può contare su un’unica rete , che accorpa gas ed energia, di proprietà dello stato per il 70 per cento, mentre la Spagna è dotata di un’ampia capacità di rigassificazione acquisita negli ultimi vent’anni.
Lo scorso 9 luglio, secondo quanto riferito da Romano La Russa, relatore della materia, il Parlamento europeo ha dato il via libera alle nuove regole per la separazione delle reti e ha considerato interessante l’ipotesi di istituire un unico gestore europeo di trasmissione che faccia perno sull’italiana Snam Rete Gas, la tedesca E.On, la francese Gdf, la belga Suez e l’austriaca Omv. Anche in funzione di questa ipotesi, è stato chiesto che in alternativa alla separazione proprietaria della produzione di gas dalla distribuzione, la rete sia affidata a un gestore di trasmissione indipendente, interno all’impresa, ma separato a livello contabile. Un’idea che non piace molto a Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni.

“Abbiamo sempre pensato che, ammesso si voglia fare una separazione della rete, per noi né utile, né necessaria, l’unica ipotesi che porterebbe vantaggi è quella di creare una rete europea del gas a cui tutte le società possano dare il loro contributo” dice Scaroni. “Ci sarebbero almeno tre vantaggi: si creerebbero interconnessioni europee che rendono fruibili le infrastrutture in tutto il continente, inoltre sarebbe una grande società delle reti con grandi finanziamenti per fare investimenti e infine sarebbe inattaccabile da compratori indesiderati”.

E per rafforzare l’Italia dal punto di vista degli approvvigionamenti del gas, Eni ha lanciato “un piano di investimenti colossale”. “Nel 2005 ho archiviato la parola bolla del gas che imperava allora e che lasciava presagire che vi fosse un eccesso di gas. Abbiamo sbottigliato il Tag, il gasdotto che ci lega alla Russia e il Ttpc, quello con l’Algeria” prosegue l’ad del cane a sei zampe. “Inoltre abbiamo investito 4 miliardi per aumentare la capacità della rete di trasporto e altri 2 miliardi per potenziare gli stoccaggi. Il consiglio di amministrazione comincerà a parlare della donazione da 200 milioni per il fondo di solidarietà previsto nella manovra nella riunione del 30 luglio”.
Dal convegno, partono, quindi tre sfide per il futuro: sostenibilità, con politiche di controllo e riduzione delle emissioni che incidono sui cambiamenti climatici, competitività, incentivando gli investimenti di lungo periodo per una maggiore “indipendenza energetica dell’Europa, e sicurezza degli approvvigionamenti. Su questo ultimo punto, in particolare, è noto che l’Europa dipende sempre di più dalle importazioni di idrocarburi. Se si manterranno le tendenza attuali la sua dipendenza dalle importazioni di energia passerà dal 50 per cento del consumo energetico totale attuale dell’Ue al 65 per cento nel 2030. La dipendenza dalle importazioni di gas potrebbe aumentare dal 57 all’84 per cento entro il 2030″, sottolinea Attilio Celant, preside della facoltà di Economia dell’Università “La Sapienza” di Roma. “La solidarietà tra gli stati membri qualora si verifichi una crisi energetica deve essere in ogni caso garantita da meccanismi efficaci, anche in considerazione del fatto che molti stati membri dipendono, in larga misura o completamente, da un unico fornitore di gas”. Tre sfide che l’Italia deve raccogliere, sfruttando a pieno una parte dei 600 miliardi che l’Unione europea metterà a disposizione fino al 2026 per l’ammodernamento della rete, “ottimizzando, da un lato, l’intero ciclo della mobilità con l’eliminazione della congestione stradale, il potenziamento dell’alta velocità ferroviaria e il potenziamento del trasporto marittimo e rilanciando, da altra parte, nuove forme di energia, come il nucleare, o l’avvento dei rigassificatori, pronti da tempo sulla carta, ma ancora bloccati. Diventare, insomma, un vero e proprio hub per tutto il gas europeo: da importatori, farsi produttori per paesi terzi”, come è nelle intenzioni di Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il VIDEO servizio:

Quattro banche nel mirino dell’Antitrust per la commissione di massimo scoperto

Un impiegato allo sportello
Sotto la lente dell’Antitrust sono finiti quattro big del credito: Bnl, Intesa Sanpaolo, Mps e Unicredit Banca di Roma. Nei loro confronti l’Autorità garante per la concorrenza ha reso noto oggi di aver avviato il 4 luglio scorso quattro distinti procedimenti “per verificare le modalità di applicazione della commissione di massimo scoperto nei confronti della clientela”. Le istruttorie hanno l’obiettivo di “accertare se i consumatori siano stati informati, in maniera chiara ed esaustiva, sulle modalità di calcolo e sulla natura della commissione di massimo scoperto”. I procedimenti sono stati avviati in base alle competenze sulle pratiche commerciali scorrette, affidate all’Antitrust dal Codice del Consumo (leggi la norma in pdf). La commissione di massimo scoperto scatta quando il cliente va in “rosso”: è quella percentuale che la banca applica sul massimo saldo negativo registrato durante il trimestre e viene applicata per tutti e tre i mesi, anche se in tale periodo il cliente è finito in passivo solo per un giorno. Per gli istituti di credito è dovuta al che il fido ha natura onerosa per la banca, obbligata a tenere a disposizione del cliente una determinata somma liquida: l’obbligo è remunerato indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma.

Era stato il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, a invocare l’abolizione della commissione di massimo scoperto nelle ultime considerazioni finali. Un mese prima il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, aveva richiamato l’attenzione su una “prassi iniqua” e “da abolire” in quanto “penalizzante per le famiglie e le imprese”. Proprio di fronte alla platea dei banchieri riuniti in assemblea ad inizio luglio Draghi, dopo aver nuovamente sollecitato le banche ad “agire prontamente” contro il massimo scoperto, aveva annunciato di aver raccolto la disponibilità dei due maggiori istituti di credito italiani, Unicredit e Intesa Sanpaolo, a rivedere il massimo scoperto, che ora sono già al lavoro per introdurre soluzioni diverse.

Il secondo senso - Robin Hood

“Per l’ormai acquisita conoscenza dei mercati e per l’organizzazione specifica, l’Antitrust è l’ente più adatto a inibire su scala nazionale l’utilizzazione di clausole vessatorie nei contratti di massa”
(Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust).
Voleva dire:
“Robin Hood sono io”

L’Antitrust: “Avanti con le liberalizzazioni e lotta ai cartelli”

 Antonio CatricalÃ

“L’Italia ha bisogno di liberalizzazione e apertura dei mercati, sarebbe un errore imperdonabile rinunciarvi”. L’ Autorità garante della concorrenza dei mercati si rivolge così al Parlamento per bocca del suo presidente Antonio Catricalà.

Il garante ha presentato la relazione annuale (leggi gli atti qui) dell’ Antitrust alla Camera: ”I cartelli non sono peccati veniali; sono gravi misfatti contro la società perché corrompono la libera competizione delle forze economiche sul mercato: negli Stati Uniti sono considerati fatti criminosi, puniti con la prigione” così Catricalà ha ricordato l’importanza della vigilanza sui mercati. Vigilanza che, nella relazione del garante, ha come obiettivo in Italia soprattutto banche e assicurazioni: riferendosi ai dati di un’indagine conoscitiva, l’Antitrust ha rilevato che “l’ 80% delle banche e assicurazioni quotate presenta problemi di conflitti di ruolo, legati alla presenza nei propri organi di amministrazione di persone che siedono contemporaneamente nei board dei concorrenti”. Le stesse persone, insomma, si spartiscono le poltrone dei Cda dei principali istituti bancari e assicurativi italiani. Non proprio un modello di concorrenza. Ma per gli istituti di credito ci sono altri appunti da parte di Catricalà: “la commissione di massimo scoperto applicata dalle banche” ha detto “è una prassi iniqua e penalizzante per i risparmiatori e per le imprese: deve essere abolita. Sui tempi e sulle modalità di cessazione si dovrà innescare concorrenza tra gli istituti, in piena libertà di mercato”.
Giudizio negativo anche su una delle misure del governo, il rinvio della legge sulle Class action al gennaio 2009: ”Rischia di disattendere le speranze di migliaia di persone che chiedono tutela in tempi brevi. Tuttavia” concede il garante “il nuovo semestre che ci separa dall’entrata in vigore può essere utile a individuare le soluzioni tecniche che meglio corrispondono agli obiettivi di celerità dei processi e di allargamento dell’intervento al settore pubblico”.

Il presidente dell’Antitrust chiede poi al Parlamento “una veloce e definitiva approvazione” delle misure varate dal governo sulle liberalizzazioni. “Un’ apertura fondamentale soprattutto per l’Italia, che non gode di materie prime e di autonome risorse energetiche”, per la quale ”una politica di chiusura sarebbe disastrosa”.
La seconda parte dell’intervento è servita a esporre il lavoro dell’Autorità. In un anno l’Antitrust ha imposto sanzioni complessivamente per 86 milioni di euro, di cui 62 milioni per i casi di violazione delle normative comunitaria e nazionale che vietano le intese restrittive e 24 milioni per abusi di posizione dominante. La rivista Global Competition Review colloca l’Antitrust italiana al primo posto nella lotta ai cartelli tra tutte le autorità nazionali dell’Unione europea. L’Antitrust ricorda inoltre nella relazione che tiene ‘’sotto osservazione il comportamento nei mercati dei nostri ex monopolisti: purtroppo talvolta cedono a tentazioni di ripristino delle originarie esclusive”.
Dal 2006 a oggi, ricorda ancora Catricalà, il numero dei provvedimenti decisi, esclusi quelli relativi a questioni solo amministrative, delle archiviazioni e delle segnalazioni fa registrare un incremento del 39%. Le concentrazioni esaminate quest’anno sono state 864, ben 147 in più del 2006: il massimo storico dalla nascita dell’istituzione. Anche sulla pubblicità ingannevole l’Autorità chiede più possibilità di azione: “Il livello massimo delle sanzioni è di 500.000 euro, e non appare tale da scoraggiare chi stia allestendo campagne del valore di alcuni milioni di euro”. Catricalà suggerisce quindi che “il legislatore potrebbe parametrare le sanzioni pecuniarie al valore della campagna pubblicitaria se si tratta di ingannevolezza, ai fatturati delle imprese negli altri casi di scorrettezza”. L’Antitrust chiede, poi, la possibilità di sanzionare direttamente le singole imprese anche “quando l’intesa collusiva sia frutto di una delibera dell’associazione” di categoria. Quest’ultima, infatti, è “un soggetto spesso inconsistente dal punto di vista economico-patrimoniale” e quindi impossibilitato a pagare.
Un riconoscimento arriva anche dalla Camera, per mezzo del presidente Gianfranco Fini: ”La circostanza che l’Italia sia uscita dall’emergenza politica di quegli anni (in cui si istituirono le Authority, ndr) non significa affatto che l’esperienza delle Autorità amministrative indipendenti sia da ritenersi superata o che, necessariamente debba essere ridimensionata”.

Parmalat, arriva una multa di 2,2 milioni dall’Antirust

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Una multa da 2,2 milioni di euro a Parmalat per non aver ceduto Newlat nei tempi prescritti: l’Antitrust punisce il gruppo di Collecchio, sottolineando che la vendita della società alla Tmt, realizzata con sei mesi di ritardo, è comunque “idonea a garantire un significativo livello di concorrenza nel mercato del latte fresco in Campania e Lazio”, come spiega in un comunicato il Garante, evidenziando che la sanzione comminata “rappresenta il minimo edittale”. “Abbiamo sbloccato finalmente la vendita di Newlat che Parmalat si ostinava a non fare e che riguarda in particolare il territorio campano” ha dichiarato il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, ricordando che “abbiamo sanzionato Parmalat perché ci ha messo troppo tempo a vendere, non ottemperando alla precedente delibera dell’Autorità”. Anzi la chiusura del procedimento e la sanzione inflitta, aggiunge il Garante, rappresentano “la prima, immediata risposta alla segnalazione del ministro Scajola” sugli aumenti anomali del prezzo del latte rilevati nella provincia di Napoli.

È la fine di una lunga storia giudiziaria. “Con la sanzione a Parmalat si conclude il procedimento di inottemperanza avviato dall’Antitrust il 15 novembre 2007, dopo che la società, pur avendo ottenuto alcune proroghe, non aveva attuato le misure prescritte dall’Autorità”, spiega la nota dell’Autorità garante per la concorrenza, osservando che “per eliminare gli effetti distorsivi legati alla concentrazione Parmalat/Eurolat e ripristinare condizioni di concorrenza effettiva, l’Autorità, a giugno 2005, aveva imposto la cessione dei marchi Matese e Torre in Pietra e di due stabilimenti produttivi di Frosinone e di Paestum-Capaccio Scalo, appartenenti alla società Newlat”. A dicembre 2006 il gruppo di Collecchio aveva proposto, in alternativa, la cessione dell’intera società Newlat, da realizzarsi entro il 30 ottobre 2007. “Tale misura era stata giudicata dall’Autorità idonea a garantire un significativo livello di concorrenza nel mercato del latte fresco in Campania e nel Lazio”, conclude il comunicato dell’Antitrust.

Per Coldiretti si tratta di una conferma delle distorsioni presenti nel mercato del latte, dove il prezzo aumenta di quasi quattro volte dalla stalla alla tavola, passando dai 0,42 euro al litro riconosciuti agli allevatori ai 1,6 euro al litro pagati dai consumatori. Oggi la maggiore organizzazione agricola europea ha avviato presidi delle principali industrie di trasformazione che intendono ridurre i compensi riconosciuti agli allevatori, nonostante in Italia nel primo trimestre del 2008 si sia verificato un aumento dei consumi in quantità e in valore dei prodotti lattiero caseari, con record di incrementi in valore del 19,1% per il grana padano e del 9,6% per il latte fresco (con una forte crescita dei prezzi al dettaglio).

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