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anziani

Over 60 in crescita sul web. La rete scopre il mercato dei nonni digitali

Internet è sempre più diffuso tra gli anziani - Ansa

Internet è sempre più diffuso tra gli anziani - Ansa

Che l’Italia sia un paese sempre più anziano, non significa che la tecnologia sia confinata ai teen-ager. Anzi, secondo dati Istat recenti, tra gli over 60 è in atto un vero e proprio innamoramento per la rete. L’uso del web in questa classe d’età, infatti, ha fatto registrare, dal 2005 al 2009, un aumento dell’80%. Continua

Un Paese per vecchi: nel 2040 un italiano su tre sarà anziano

Una coppia di anziani

Una coppia di anziani

L’ultimo allarme sugli effetti dell’invecchiamento della popolazione, l’Unione Europea l’ha lanciato invitando tutti i paesi a innalzare l’età del pensionamento. Ritirarsi più tardi, ha spiegato il commissario agli Affari economici, Joaquin Almunia, “contribuisce ad aumentare la popolazione attiva e aiuta la crescita”. Il giorno prima un analogo invito era arrivato dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi.
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Guida alla pensione integrativa: Per un assegno in più

Persona anziana al bar (foto flickr/luiginter)

Persona anziana al bar (foto flickr/luiginter)

Una rendita pensionistica in più, oltre a quella di base, e non per vivere meglio, solo per vivere bene. Il problema riguarda migliaia di persone tra i 50 e i 65 anni: ci si ritrova prepensionati, spesso ancora giovani e con la necessità di ridurre le spese con una rendita Inps che, mediamente, fa calare di oltre un quarto le entrate mensili rispetto allo stipendio.
Ma il problema in futuro sarà ancora più forte. Dopo il 2015 chi andrà in pensione subirà infatti un doppio effetto negativo.
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Pensioni decurtate. L’allarme parte dai blog

Una coda all'Inpdap

A gennaio pensioni ridotte all’improvviso in molte città italiane: l’allarme si è diffuso rapidamente su internet. Tra i primi a pubblicare la notizia è stato il gruppo di scrittori Kai Zen. Il passaparola in rete ha alimentato preoccupazioni subito rimbalzate tra blog e siti d’informazione. Che cosa è successo? È una lunga storia burocratica degna di un romanzo di Leonardo Sciascia. Un articolo della finanziaria per il 2008 (varata dal precedente governo nel 2007) prevede che i pensionati dichiarino ogni anno le detrazioni d’imposta per i familiari a carico. In questo modo è possibile aggiornare le banche dati dell’Inpdap, l’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti pubblici, con le variazioni nel nucleo familiare. Per esempio, un figlio a carico al 50 per cento può permettere una detrazione di 600 euro l’anno: un vantaggio che non spetta più se, invece, il genitore vive ormai da solo. L’Inpdap ha inviato una comunicazione lo scorso febbraio con la richiesta di aggiornare la propria posizione. Un’altra è stata spedita a novembre. E su 700mila persone interessate hanno risposto 440mila. Questo mese, alla fine, è scattato il conguaglio. E per molti è stato una sorpresa. Perché?

A chi non ha inviato nessuna comunicazione sono state eliminate automaticamente le detrazioni. Inoltre, altri che avevano regolarizzato la propria posizione fiscale hanno comunque subìto una riduzione della pensione per errori nella gestione delle banche dati informatiche. Non si tratta di cifre irrisorie: la somma complessiva da restituire per una persona con moglie e due figli può arrivare a 1800 euro. Recuperati a rate, ma senza superare la soglia del minimo Inps.

In una parola, è dilagato il caos agli sportelli dell’Inpdap dove si sono riversati centinaia di pensionati infuriati. “Alcuni dirigenti hanno chiamato le forze dell’ordine per riportare la calma: la campagna di attacco contro i fannulloni ha determinato reazioni violente” dice Massimo Briguori dell’RdB-Cub Inpdap (rappresentanza sindacale del pubblico impiego Inpdap). E aggiunge: “Pensare che proprio a quei lavoratori che hanno preso sputi e botte è stata tolta una fetta rilevante del trattamento accessorio”.
E ora che succederà? “Noi siamo obbligati al conguaglio fiscale, altrimenti non possiamo emettere il Cud (certificazione unica dei redditi, ndr)” sottolinea Costanzo Gala, dirigente centrale della previdenza Inpdap. E chiarisce: “Forse si è trattato di cattiva comunicazione tra gli organi istituzionali”. Ma nel frattempo sono state prese misure per facilitare l’adeguamento. A marzo saranno sospese ulteriori trattenute: i pensionati potranno regolarizzare la loro posizione per il 2008 entro il 13 del prossimo mese. Oppure, eventualmente, nel successivo 730. “La norma” osserva Gala “è ancora vigente: ogni anno i pensionati dovranno inviare una dichiarazione”.

Lavoro: l’Italia si è giocata gli ultra50enni

I giovani anziani in Italia, secondo Eurostat, sono il 18,3 per cento della popolazione

di Raffaella Galvani

Sono in buona salute, con capacità lavorativa, discreti risparmi. Sono i “giovani anziani”, persone tra i 50 e i 65 anni: un esercito in Europa, potenzialmente in grado di dare un contributo allo sviluppo economico, diventando il perno di quella che viene definita la terza economia, ma che vede gli italiani in posizione di netta retroguardia.
Lo indica una ricerca denominata Share, che tra il 2006 e il 2007 ha esaminato le risposte (metodo Capi) di un campione di 34.700 individui ultracinquantenni in 13 paesi d’Europa. “Chi prospetta per il 2030 o il 2050 scenari apocalittici per l’economia del continente a causa dell’evoluzione demografica non tiene conto che i giovani anziani sono una risorsa importante” avverte Marco Trabucchi, presidente del comitato scientifico della Fondazione Socialità & ricerche, che con The European House-Ambrosetti riunirà a Stresa, il 23 e 24 novembre, un gruppo di studiosi per discutere su questa nuova figura sociale.
Peccato che l’Italia sia lontana dall’averlo capito: come evidenzia la ricerca, che Panorama pubblica in anteprima. Spiega Guglielmo Weber, economista all’Università di Padova e responsabile dell’indagine Share per l’Italia: “Mentre in alcuni paesi del Nord e Centro Europa i sistemi pensionistici e di welfare sono stati riformati per determinare una maggiore partecipazione dei giovani anziani alla vita economica, nel Sud Europa, Italia in testa, c’è una forte capacità lavorativa inutilizzata”. Questo nonostante le varie riforme della previdenza, da Amato a Dini, a Maroni e Tremonti.
In Italia solo il 24 per cento circa degli ultracinquantenni risulta ufficialmente occupato, record negativo del campione, con la sola esclusione della Polonia. Se poi si considerano i livelli di occupazione divisi per gruppi di età, emerge che nel Nord Europa sono il 70-80 per cento gli uomini tra i 55 e i 59 anni che hanno un impiego, mentre in Italia il gruppetto dei lavoratori è sotto il 50 per cento. Così come bassissima, neppure il 4 per cento contro una media generale del 30, è la percentuale di diffusione di piani pensionistici individuali. “Nonostante gli sforzi degli ultimi anni per far decollare la previdenza integrativa, peggio di noi ci sono solo la Grecia e la Polonia” sottolinea Weber.
Allo spreco di capacità lavorativa si unisce una capacità finanziaria male utilizzata. Nei paesi del Sud Europa, e in particolare in Italia, gli anziani sono spesso proprietari di casa (l’80 per cento, contro una media del 73,5), con un grande immobilizzo di risorse, e fanno scarso uso di strumenti finanziari sia per gestire i risparmi sia per sostenere il consumo. “E questo sebbene far quadrare i conti a fine mese, a parte Grecia e Polonia, sia in Italia più arduo che altrove, visto che si dichiara in difficoltà il 61 per cento degli intervistati” aggiunge Weber.
Abitudine a tirare la cinghia o atteggiamento prudente? Di certo, mentre quasi tutti i giovani anziani del Nord e Centro Europa hanno un conto corrente, in Italia ne fa a meno il 18 per cento dei 50-64 enni e il 24 degli ultrasessantacinquenni.
Illuminante il motivo. Spiega Weber: “Un quinto di quanti non hanno conto corrente sceglie così non per mancanza di soldi o perché lo ritiene inutile, ma perché non vuole avere a che fare con le banche. La percentuale sale al 22 tra gli over 65″. Da notare che la media del campione europeo è del 9 per cento. Che i banchieri debbano meditare?

Niente pensione, siamo ultrasettantenni. E ci piace fare gli imprenditori

Un coltivatore di fragole
Chi l’ha detto che gli anziani sono solo un peso per la società? Chiunque sia stato, non ha letto la relazione fatta dalla Camera di commercio di Milano che traccia la mappa degli imprenditori ultrasettantenni presenti nel nostro Paese.

Una mappa dai contorni ben definiti, che vanno da nord a sud senza soluzione di continuità, e con all’interno numeri impressionanti: sono quasi 284 mila i “nonni” che hanno un’attività imprenditoriale e di questi oltre il 25 per cento è un’arzilla signora. Per fare un raffronto, basti pensare che negli ultimi quattro anni il numero di chi lavora nonostante abbia superato i 70 anni è cresciuto del 4,8 per cento, passando da 270.757 unità del 2002 alle 283.783 di oggi.
La maggior parte di questi vitali imprenditori lavora nel comparto agricolo, che raccoglie il 70 per cento dei “nonni” che ancora non vogliono rassegnarsi alla pensione. Ma non va male nemmeno il commercio: è qui che le donne la fanno da padrona ed è qui, ancora, che alla fine del 2006 era occupato il 15,2 per cento degli ultrasettantenni. Anziani che lavorano di gran lena nelle regioni del Nord Italia come in quelle del Meridione.

In testa alla classifica nazionale delle città con il maggior numero di imprenditori che hanno superato i 70 anni c’è Roma, che conta 9.823 ditte individuali con un titolare “nonno”. Seguono a ruota Bari, Napoli, Padova e Foggia, che si attestano intorno alle 7mila unità. Nella top ten dei capoluoghi di provincia anche Catania, Salerno, Treviso, Palermo e Milano. Ed è proprio la Lombardia, poi, che guida la lista delle città con il trend di crescita maggiore: tra quelle che hanno visto negli ultimi anni aumentare il numero di ultrasettantenni imprenditori la prima piazza la conquista Como, dove tra il 2002 e il 2006 sono aumentati del 28 per cento. Nella provincia che si affaccia sul lago sono 804 le ditte intestate a persone nate prima del 1936, mentre quattro anni fa erano 628. Crescita record anche a Vibo Valentia, dove l’aumento rispetto al lustro precedente ha raggiunto il 25,7 per cento e a Catazaro, con il 25,6 per cento. Chiude l’elenco delle dieci città dalla maggior crescita Bergamo: sotto le Orobie gli anziani imprenditori sono aumentati del 16,1 per cento.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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