
Una donna colloca la cedola dell’assicurazione sul vetro posteriore della sua auto
Il mercato dell’auto è più in crisi che mai. Ma con gli incentivi stanziati ultimamente può essere l’occasione di fare buoni affari. E se si riesce a risparmiare sulla vettura, perché non sull’assicurazione? Scegliere la polizza RcAuto più conveniente a seconda della macchina e del tipo di guidatore può diventare un vero rebus: non esiste una compagnia più economica “in generale”, ma centinaia di offerte a seconda dei vari profili. Per fortuna, però, c’è internet. Con i siti specializzati che possono aiutare a confrontare le offerte delle varie assicurazioni. Un esempio è il portale assicurazione.it, online da giugno 2008 ma presentato stamattina ufficialmente alla stampa. “E’ un progetto utile all’utente” spiegano i creatori della società, “in tempo reale può costruirsi il proprio preventivo e la copertura su misura per le proprie necessità ottenendo vantaggi che da solo non avrebbe potuto ottenere”. Come? L’utilizzo è semplice: dal sito si clicca sul banner “fai un preventivo auto (o moto)”, dopodiché è necessario compilare un modulo con dati anagrafici, della vettura e assicurativi e dopo circa un minuto appare una scherminserire anche delle garanzie aggiuntive. Poi si può procedere direttamente all’acquisto online oppure tramite call center, con l’opportunità di avere uno sconto. Oppure contattare la compagnia. Si tratta, secondo gli ideatori “di uno strumento imparziale per orientarsi nel mercato delle Rca secondo le proprie esigenze”, ma può rivelarsi una risorsa anche per le aziende che riescono a mettere a confronto le proprie offerte. Secondo i dati del sito, ogni giorno vengono fatti circa mille preventivi, ma tutti i dati indicano una tendenza in crescita, come ha spiegato l’amministratore delegato Alberto Genovese.
Ma assicurazione.it non è l’unico indirizzo utile per chi è alle prese con l’assicurazione RcAuto. Sia nei punti vendita che attraverso i siti internet è possibile ottenere preventivi personalizzati gratuiti e vincolanti per le imprese che li forniscono per almeno 60 giorni e si può prendere visione della documentazione necessaria ad effettuare la valutazione complessiva del prodotto per confrontarlo con le altre proposte presenti sul mercato. il sito dell’Isvap offre una lista di tutte le principali compagnie per ottenere preventivi personalizzati (ma senza confronti e senza garanzie aggiuntive), mentre www.6sicuro.it consente di confrontare le tariffe delle cinque proposte più convenienti per tipo di auto. E per ogni polizza acquistata viene devoluto un euro a Emergency.
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Finanza malata, quella italiana. Almeno secondo l’Antitrust: troppi incarichi doppi o addirittura multipli in società concorrenti e un azionariato, anche in società quotate, spesso concentrato in pochi soggetti e legato da patti non dichiarati. Sulle poltrone dei Cda di banche, assicurazioni e Sgr, insomma, siedono quasi sempre le stesse persone.
Un’anomalia che differenzia il nostro paese dal resto d’Europa: circa l’80% degli istituti finanziari e assicurativi italiani presentano nei propri organismi di governo componenti che hanno incarichi anche in imprese concorrenti, quasi il doppio di quanto avviene in Germania e Gran Bretagna.
È il quadro che emerge dall’indagine, durata un anno, sui rapporti tra concorrenza e “corporate governance” nel settore bancario e assicurativo condotta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust). Allarme per le cabine di regia delle società, dove secondo l’Antitrust occorre esaminare i rischi del fenomeno dei legami azionari e di incroci personali, con maggiori controlli da parte di Consob, Banca d’Italia e Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo). Va pertanto rivista la governance, secondo l’Autorità, per aumentare la trasparenza e recuperare la fiducia attraverso interventi regolatori e autoregolatori.Secondo l’analisi, il fenomeno riguarda società quotate, ma anche quelle non quotate. Numerosi i casi di esponenti che “contano” a fare il doppio gioco: l’intreccio tra imprese concorrenti a volte può arrivare a coinvolgere anche 16 componenti di un Cda, tanto che 325 dei 2.876 incarichi svolti nella “governance” dei gruppi analizzati sono ricoperti da persone che hanno una poltrona di peso in imprese rivali (150 nelle società quotate e 175 in quelle non quotate). Una peculiarità tutta italiana e inesistente per le imprese quotate sulla borsa spagnola e su Euronext - Amsterdam, mentre interessa solo il 26,7% delle società quotate su Euronext - Parigi, il 43,8% di quelle su Deutsche Borse e il 47,1% di quelle su London Stock Exchange.
A preoccupare anche i legami attraverso le partecipazioni: la presenza di competitors nell’azionariato di un’impresa supera il 60% in quelle quotate e il 47% nelle banche.
di Carmelo Abbate e Sandro Mangiaterra
Compri un frigorifero nuovo, lo porti a casa, lo spacchetti, lo apri e dentro ci trovi anche un bel contrattino di assicurazione. È soltanto uno dei mille rivoli ambigui in cui rischia di restare incastrato il risparmiatore alle prese con il credito al consumo. Attraverso la polizza, la finanziaria si cautela contro il rischio che il cliente non riesca più a pagare. Il problema sta nella scarsa trasparenza. Poniamo il caso di un prestito di 10 mila euro: il prezzo dell’assicurazione può arrivare fino a 1.000 e sarà spalmato sulla quota mensile.
Il consumatore spesso ne è all’oscuro. Lui è convinto che il costo complessivo dell’operazione, che si materializza nella sigla Taeg (tasso annuo effettivo globale, che racchiude tutte le spese, da quelle di istruttoria fino agli interessi passivi), sia per esempio del 10 per cento. Invece capita che quando arriva il bollettino ci sia la sorpresa del costo ulteriore della polizza. Questo perché in Italia nessuna normativa, almeno fino a quando non verrà recepita una direttiva Ue del 2008, obbliga le finanziarie a inserire l’assicurazione nel recipiente generale del Taeg. Ovvio che su questa ambiguità qualcuno ci marci.
Renzo, pensionato di San Remo, aveva bisogno di un computer. Lo colpisce l’offerta a interessi zero di un centro commerciale. Chiede l’entità del Taeg, gli confermano lo zero e decide di prenderlo: 530 euro in 12 mesi senza spese aggiuntive, un affare. Va in cassa, dà tutti i documenti, gli stabiliscono la rata di 44 euro e attivano la procedura. Ci sarà da aspettare una mezz’oretta. Renzo fa un giro per il negozio. Squilla il suo telefonino, è la moglie. L’hanno appena chiamata dalla finanziaria per sapere se fosse al corrente dell’acquisto cui si apprestava il marito. «Ero incredulo» afferma. «Come un bambino, avvertono la mamma. Oltretutto per 500 euro, non per 1 milione». Ma tant’è. Torna in cassa, dove gli confermano il via libera all’operazione e gli rilasciano la documentazione.
Altra sorpresa: con il primo bollettino dovrà pagare 15 euro a titolo di spese di bollo. L’importo delle rate è inoltre maggiorato di 1,30 euro per alcune commissioni. «Ho capito che mi stavo impelagando e ho deciso di lasciare perdere». Renzo prende carta e penna e scrive alla finanziaria. La risposta non è ancora arrivata. In compenso il suo nome deve essere finito in numerose mailing list: la sua buca della posta è invasa da offerte di prestiti di ogni genere. «Pure una carta oro con una lettera in cui mi invitano ad attivarla». Il Taeg è del 16 per cento.
Altroconsumo ha condotto diverse inchieste sul mondo dell’acquisto a rate. In totale ha visitato 116 negozi distribuiti tra Bari, Bologna, Napoli, Milano, Roma e Torino per provare a comprare diversi prodotti sfruttando le possibilità di prestito offerte sul posto: dalla bicicletta alla tv al plasma, fino ai condizionatori. Obiettivo, verificare la correttezza delle informazioni sulle caratteristiche del finanziamento fornite al consumatore (durata, importo) e scoprire eventuali clausole vessatorie. Ebbene, solo 55 esercizi commerciali (meno della metà) hanno dichiarato il Taeg effettivo. In 27 negozi al Taeg non si faceva cenno: assente dai cartelloni né conosciuto dal personale incaricato alla stesura dei contratti. In 34, invece, quello dichiarato era inferiore, dunque ingannevole, rispetto a quello effettivo calcolato dagli esperti dell’associazione.
Alla luce dei risultati, un paio di consigli: conoscere bene il Taeg e non accontentarsi del Tan (tasso annuo nominale, che non comprende alcune voci di spesa), chiedere una copia del contratto da rivedere a casa prima di firmare.
Anche perché i contratti per ottenere un finanziamento non sono certo un esempio né per la purezza della prosa né per la trasparenza delle condizioni offerte. Altrimenti dovremmo pensare che un maligno virus si sia insinuato nelle teste dei consumatori al punto da farli rimbecillire e non capire mai che cosa stanno firmando. Di casi ce ne sono a bizzeffe.
Domenico ha comprato uno scooter in Veneto. Gli hanno parlato di tasso zero e puntualmente, quando ha iniziato a pagare i bollettini, si è accorto che la somma era maggiorata: commissioni, spese di incasso e imposte di bollo. Ha provato a estinguere il finanziamento ma gli hanno messo davanti una tale quantità di penali che ha preferito lasciare perdere. Le società finanziarie fanno quello che vogliono, tanto hanno il coltello dalla parte del manico.
Chi si fa male è la gente come Claudio, della provincia di Pistoia. Ha bisogno di 10 mila euro, e con una certa urgenza. Sceglie di rivolgersi a una società che pubblicizza proprio la rapidità dell’iter per affidare i soldi: una cosa del tipo «in 24 ore con noi hai risolto tutti i tuoi guai» Parte la pratica. Un giorno, due, tre. Trascorre una settimana. Finalmente lo chiamano: la sua richiesta è stata accettata. Claudio sale in macchina e corre in agenzia. Sorpresa: gli daranno, ma non quel giorno stesso, soltanto la metà, 5 mila euro. Con un Taeg del 18 per cento.
Conti alla mano, il rimborso finale sarà di 6.800 euro. Gli sembra un’esagerazione, ma è con l’acqua alla gola ed è costretto ad accettare. Firma e se ne va. Entro 48 ore avrà il denaro. Passa un’altra settimana prima di ricevere una telefonata in cui gli chiedono una copia del contratto d’impiego. Poi richiamano e vogliono una dichiarazione scritta del suo datore di lavoro. Claudio telefona. Gli dicono che è tutto ok e che presto avrà 4.500 euro, non più i 5 mila promessi. «Una cosa vergognosa» quasi urla nel suo accento toscano. «Viaggi a vuoto, interessi folli, ritardi pesantissimi, una specie di gioco al ribasso. Se vai a chiedere una piccola somma,
è perché di quella hai bisogno, per un progetto ben preciso. Ho detto basta, non li voglio più. Da quel giorno mi chiamano perché pretendono di darmi i soldi. Gli ho detto che se si azzardano a mandarmeli li denuncio».
Esattamente quello che intende fare Giuseppe, piemontese. Vuole sapere com’è possibile che al suocero, pensionato di 75 anni, siano stati rilasciati sette prestiti da sette finanziarie diverse, oltre a un paio di carte revolving. In famiglia sono allo stremo, hanno venduto di tutto per pagare i debiti. Giuseppe spera che qualcuno gli spieghi se il padre della moglie è un pazzo, un genio della truffa, oppure «semplicemente un povero scemo».
Alcune storie rasentano la comicità. Niente nomi, non vuole. È pugliese. Un giorno gli arriva a casa una comunicazione da parte di un ufficio legale che si occupa di recupero crediti. Lui casca dalle nuvole. È scritto che ha sottoscritto un finanziamento per l’acquisto di mobili a rate. Eppure non ha mai ricevuto nulla, neppure un bollettino da versare, un invito ad adempiere il suo dovere, prima che si scatenassero gli squali dell’ultima istanza. Alla fine porta a discolpa una prova inconfutabile: nel giorno in cui risulta essere stato sottoscritto il contratto lui non poteva essere lì. Non era neppure sulla terra. Stava sotto il mare, dentro un sommergibile. È un ufficiale della Marina militare italiana e gli ordini di servizio parlano chiaro. Forse qualcuno aveva usurpato la sua identità. Chissà.
Ce n’è abbastanza per far scattare dalla sedia Rosario Trefiletti, presidente nazionale della Federconsumatori. «Ci muoviamo su un territorio cosparso di trappole» dice senza mezzi termini. «Conviene scegliere le finanziarie in qualche modo legate alle banche o quanto meno certificate. Diffidare di quelle del tergicristallo dell’auto. Se trovi un volantino o qualcuno che si offre di prestarti dei soldi, scappa a gambe levate». L’altra raccomandazione di Trefiletti riguarda le carte revolving, che chiama «carte del demonio». Il suo consiglio è drastico: «Rimanerne alla larga, per carità».
Ecco il nuovo grande business: le carte di plastica. Ce ne sono in giro di tutti i tipi. A cominciare appunto dalle revolving. Già solo il nome incute timore: ricorda il revolver, la pistola. Invenzione straordinaria: ti mettono a disposizione una somma di denaro che spendi come e quando vuoi, e alla fine restituisci a rate. Peccato che vengano pagate a caro prezzo. Naturalmente rappresentano una specie di toccasana per chi si trova con l’acqua alla gola. Ma se non è come andare dagli usurai, poco ci manca. Di certo, una volta imboccato il tunnel, difficilmente si riesce a venirne fuori senza traumi. Ce ne sono per tutti i tipi e per tutte le esigenze.
L’ultima frontiera è quella dell’usa e getta e delle prepagate. Queste ultime crescono in modo impressionante: 36 per cento in più nel 2007. Sono una manna dal cielo, in particolare per i giovani: almeno la metà sono in mano a persone tra 18 e 34 anni, che le utilizzano tra acquisti su internet e viaggi all’estero. Sono molto pratiche: non devono essere legate a un conto corrente, garantiscono l’anonimato assoluto (particolare importante nell’universo online) e si ricaricano come le carte telefoniche. Molto simili alle prepagate sono le usa e getta: si prendono in una ricevitoria Sisal, con ricariche di minimo 25 euro, si consumano e quando si esauriscono si buttano.
Gli esperti di marketing finanziario ci hanno visto lungo. Ora tutte queste carte sono pure personalizzate e sono diventate oggetti da collezione. Ce ne sono in giro esemplari legati a importanti manifestazioni sportive, concerti, fino ai personaggi dei fumetti. Vanno per la maggiore le card con il commissario Ginko o Eva Kant: Diabolik è sempre un cult. E tutti vogliono quella con i Simpson, anche i grandi. E se proprio non riescono a trovarla è perché è andata a ruba. Qualcuno si accontenta della regina del circo, Moira Orfei: meglio che niente.
(La Trappola - Come banche e finanza mettono le mani sui nostri soldi è il librodi Carmelo Abbate, giornalista di Panorama, e Sandro Mangiaterra, per anni inviato della testata, da cui è stato estratto questo brano. Uno strumento di difesa e nello stesso tempo un atto di accusa contro le banche, le assicurazioni e la finanza, che ogni giorno mettono le mani sui nostri soldi. Editodalla Piemme (17,50 euro), La trappola mischia strumenti di analisi e inchiesta e lancia un urslo di riscossa).
FORUM con Carmelo Abbate, autore con Sandro Mangiaterra del libro La trappola - Come banche e finanza mettono le mani sui nostri soldi
Antonio CatricalÃ
Il presidente dell’Autorità Antitrust, Antonio Catricala’
“L’Italia ha bisogno di liberalizzazione e apertura dei mercati, sarebbe un errore imperdonabile rinunciarvi”. L’ Autorità garante della concorrenza dei mercati si rivolge così al Parlamento per bocca del suo presidente Antonio Catricalà.
Il garante ha presentato la relazione annuale (leggi gli atti qui) dell’ Antitrust alla Camera: ”I cartelli non sono peccati veniali; sono gravi misfatti contro la società perché corrompono la libera competizione delle forze economiche sul mercato: negli Stati Uniti sono considerati fatti criminosi, puniti con la prigione” così Catricalà ha ricordato l’importanza della vigilanza sui mercati. Vigilanza che, nella relazione del garante, ha come obiettivo in Italia soprattutto banche e assicurazioni: riferendosi ai dati di un’indagine conoscitiva, l’Antitrust ha rilevato che “l’ 80% delle banche e assicurazioni quotate presenta problemi di conflitti di ruolo, legati alla presenza nei propri organi di amministrazione di persone che siedono contemporaneamente nei board dei concorrenti”. Le stesse persone, insomma, si spartiscono le poltrone dei Cda dei principali istituti bancari e assicurativi italiani. Non proprio un modello di concorrenza. Ma per gli istituti di credito ci sono altri appunti da parte di Catricalà: “la commissione di massimo scoperto applicata dalle banche” ha detto “è una prassi iniqua e penalizzante per i risparmiatori e per le imprese: deve essere abolita. Sui tempi e sulle modalità di cessazione si dovrà innescare concorrenza tra gli istituti, in piena libertà di mercato”.
Giudizio negativo anche su una delle misure del governo, il rinvio della legge sulle Class action al gennaio 2009: ”Rischia di disattendere le speranze di migliaia di persone che chiedono tutela in tempi brevi. Tuttavia” concede il garante “il nuovo semestre che ci separa dall’entrata in vigore può essere utile a individuare le soluzioni tecniche che meglio corrispondono agli obiettivi di celerità dei processi e di allargamento dell’intervento al settore pubblico”.
Il presidente dell’Antitrust chiede poi al Parlamento “una veloce e definitiva approvazione” delle misure varate dal governo sulle liberalizzazioni. “Un’ apertura fondamentale soprattutto per l’Italia, che non gode di materie prime e di autonome risorse energetiche”, per la quale ”una politica di chiusura sarebbe disastrosa”.
La seconda parte dell’intervento è servita a esporre il lavoro dell’Autorità. In un anno l’Antitrust ha imposto sanzioni complessivamente per 86 milioni di euro, di cui 62 milioni per i casi di violazione delle normative comunitaria e nazionale che vietano le intese restrittive e 24 milioni per abusi di posizione dominante. La rivista Global Competition Review colloca l’Antitrust italiana al primo posto nella lotta ai cartelli tra tutte le autorità nazionali dell’Unione europea. L’Antitrust ricorda inoltre nella relazione che tiene ‘’sotto osservazione il comportamento nei mercati dei nostri ex monopolisti: purtroppo talvolta cedono a tentazioni di ripristino delle originarie esclusive”.
Dal 2006 a oggi, ricorda ancora Catricalà, il numero dei provvedimenti decisi, esclusi quelli relativi a questioni solo amministrative, delle archiviazioni e delle segnalazioni fa registrare un incremento del 39%. Le concentrazioni esaminate quest’anno sono state 864, ben 147 in più del 2006: il massimo storico dalla nascita dell’istituzione. Anche sulla pubblicità ingannevole l’Autorità chiede più possibilità di azione: “Il livello massimo delle sanzioni è di 500.000 euro, e non appare tale da scoraggiare chi stia allestendo campagne del valore di alcuni milioni di euro”. Catricalà suggerisce quindi che “il legislatore potrebbe parametrare le sanzioni pecuniarie al valore della campagna pubblicitaria se si tratta di ingannevolezza, ai fatturati delle imprese negli altri casi di scorrettezza”. L’Antitrust chiede, poi, la possibilità di sanzionare direttamente le singole imprese anche “quando l’intesa collusiva sia frutto di una delibera dell’associazione” di categoria. Quest’ultima, infatti, è “un soggetto spesso inconsistente dal punto di vista economico-patrimoniale” e quindi impossibilitato a pagare.
Un riconoscimento arriva anche dalla Camera, per mezzo del presidente Gianfranco Fini: ”La circostanza che l’Italia sia uscita dall’emergenza politica di quegli anni (in cui si istituirono le Authority, ndr) non significa affatto che l’esperienza delle Autorità amministrative indipendenti sia da ritenersi superata o che, necessariamente debba essere ridimensionata”.