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Inflazione al livello più alto dal 1996: +3,8 per cento

Frutta al supermercato

L’inflazione a giugno è salita al 3,8% dal 3,6% di maggio portandosi così ai massimi da luglio 1996. Lo comunica l’Istat, confermando la stima provvisoria e aggiungendo che su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,4%. A giugno l’indice armonizzato dei prezzi al consumo ha registrato una variazione del +0,5% rispetto a maggio e del +4% su giugno 2007, la variazione più alta dal gennaio 2001. L’inflazione di fondo, cioé escludendo i beni volatili, si porta al 2,7% (dal 2,6% di maggio), mentre il tasso di inflazione acquisito per il 2008, cioé quello che si registrerebbe se l’indice dei prezzi al consumo rimanesse allo stesso livello misurato a giugno nella restante parte dell’anno, è al 3,2%.
Al netto degli energetici l’indice registra una variazione positiva del 2,9%.
Sulla base dei dati finora pervenuti, precisa l’Istat, gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+7,2%), trasporti (+6,9%) e prodotti alimentari e bevande analcoliche (+6,1%). Una variazione nulla si registra per i servizi sanitari e spese per la salute, mentre calano i prezzi per le comunicazioni (-2,3%). Su base mensile gli aumenti più forti si sono verificati nei trasporti (+1,4%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,6%) e prodotti alimentari e bevande analcoliche (+0,4%). Sono ancora alimentari e carburanti le voci che fanno accelerare l’inflazione a giugno, secondo una tendenza che si registra ormai da mesi. Ma i dati resi noti oggi dall’Istat, segnalano aumenti anche per voci come stabilimenti balneari (+9% sull’anno) e servizi camping (+6,2%), che in questo momento dell’anno pesano particolarmente sulle tasche dei cittadini. In rialzo anche trasporti aerei (+13,4% tendenziale) e marittimi (+9,3%). E se il tasso di inflazione è al 3,8%, per i beni a più alta frequenza di acquisto - in cui rientrano cibo, tabacchi, affitto, trasporti urbani, beni per la casa - il carovita è al 5,8%: si tratta del livello piu’ alto dal 1997.
Per quanto riguarda i soli prodotti alimentari e bevande analcoliche, si registra un aumento congiunturale dello 0,4% che porta il tasso tendenziale al 6,1% dal 5,7% di maggio. Forte l’incremento soprattutto per la pasta i cui prezzi salgono in un anno del 22,3% (dal 20,7% di maggio). Per il pane l’aumento è del 13%.
In forte tensione anche il comparto energetico, dove si registra un aumento dei prezzi del 14,7% tendenziale (dal 13,1% di maggio) e del 2,8% su base mensile. L’aumento congiunturale è dovuto soprattutto ai carburanti, in particolare al gasolio, i cui prezzi in un mese sono cresciuti del 5,4%, portando l’aumento tendenziale a sfondare il +31,1% (dal 26,3%); la benzina in un mese è aumentata del 4,5% e in un anno del 12,5% (dall’11,1%).

Il VIDEO servizio:

Istat, crollano i consumi delle famiglie: ai minimi dal 2002

Carrello semi-vuoto

Le famiglie italiane stringono sempre di più la cinghia: nel 2007, per la prima volta negli ultimi sei anni, la spesa media mensile per consumi è calata in termini reali. È quanto emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat. L’anno scorso, la spesa media mensile per famiglia è stata pari, in valori correnti, a 2.480 euro, 19 euro in più rispetto al 2006 (+0,8%) in termini nominali. Per la prima volta, in sostanza, l’Istat riscontra nell’andamento delle spese delle famiglie italiane un calo nei consumi che, negli anni precedenti erano invece risultati fermi. Secondo i tecnici dell’Istituto di Statistica “le famiglie si sono attrezzate con una strategia generalizzata di contenimento della spesa attraverso diminuzioni nelle quantità e razionalizzazione negli acquisti”.

Là dove si assiste a una stabilità degli acquisti corrisponde un calo della qualità, con un aumento, ad esempio delle spese realizzate negli hard discount o comunque di prodotti di qualità inferiore. Questa situazione attraversa il Paese e sarebbe stata maggiore se non fossero diminuite a causa del clima le spese energetiche e per combustibili. “Ciò” sostengono i ricercatori dell’Istituto “ha messo a riparo le famiglie. Con un clima tradizionalmente più freddo la situazione sarebbe stata peggiore”. Le spese per combustibili hanno, infatti, subito una riduzione della quota rispetto alla spesa totale dal 5,0% al 4,7%.

La spesa per alimentari e bevande è rimasta nel 2007 sullo stesso livello dell’anno precedente a livello nominale, con 466 euro di media contro i 467 euro precedenti: a fronte dell’aumento dei prezzi dimostra che questo è uno dei comparti in cui si è verificata “la strategia di risparmio messa in atto dalle famiglie”.

Dalla rilevazione sui consumi emerge anche il calo delle spese per abbigliamento, mentre l’unica quota di spesa totale che risulta stabile è quella per i trasporti. La quota di famiglie che ha dichiarato di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto all’anno precedente è sempre superiore al 30%. In particolare, spiega l’Istat, si attesta al 33,2% per il pane, al 38,5% per la pasta, al 45,3% per la carne, al 47,4% per il pesce e al 43,2% per la frutta. Nel Mezzogiorno la percentuale delle famiglie che dichiarano di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore è prossima addirittura al 50%, e raggiunge il 55% per la carne e il 59% per il pesce. Nel 2007 le spese familiari per generi non alimentari sono passate da 1.994 euro a 2.014, con un aumento delle spese per abitazione e sanita’, soprattutto nelle regioni dove c’è stato l’aumento del ticket.

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Governo in campo per il caro benzina. Luce e gas: la stangata di luglio

“Nel provvedimento metterò qualcosa per aiutare la riduzione del costo del carburante”, ha detto il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, riferendosi al pacchetto energia che sarà all’esame del Consiglio dei ministri mercoledì prossimo. Scajola ha poi sottolineato che “la nostra azione è fatta comunque in un contesto internazionale. Il caro petrolio è la fonte principale dell’aumento dei prezzi. È preoccupante la visione che abbiamo”.
Preoccupante per i cittadini, meno per le casse dello Stato. Che quest’anno potrebbe incassare circa 1,8 miliardi in più di gettito Iva dai carburanti: dai 9,5 miliardi del 2007 a circa 11,3 miliardi nel 2008, di cui circa 600 milioni di euro solo nei primi 5 mesi. A tanto ammonta infatti - secondo le prime stime di settore proiettando i prezzi attuali per il resto dell’anno - l’impatto del caro-pieno di benzina e diesel sulle entrate statali in base all’attuale meccanismo sull’Iva.
Il prezzo del petrolio si avvicina intanto a quota 140 dollari al barile, toccando un altro record, e sembra non essere influenzato dalle dichiarazioni sull’aumento della produzione da parte dell’Arabia Saudita. A New York i futures sul greggio con scadenza a luglio si attestano a quota 139,89 dollari al barile, in rialzo di 4 dollari rispetto all’ultima rilevazione.
Il caro-petrolio continua a spingere anche le bollette della luce e del gas: dal primo luglio le tariffe sono infatti a rischio di una nuova impennata, con aumenti del 4,6% per il gas e del 2,2% per la luce. Se la stima, messa a punto da Nomisma Energia per il prossimo trimestre luglio-settembre, trovasse conferma nell’aggiornamento atteso entro fine giugno dall’Authority per l’energia, per le famiglie sarebbe in arrivo una nuova stangata da quasi 57 euro su base annua: le bollette della luce salirebbero infatti di 10,2 euro l’anno mentre quelle del gas subirebbero un rincaro di 46,5 euro. Secondo un’indagine del Centro Studi Promotor, nei primi cinque mesi del 2008, rispetto allo stesso periodo del 2007, nonostante un calo dei consumi dell’1,3 per cento la spesa per gli acquisti di benzina e gasolio è aumentata di 3,5 miliardi di euro. Questo incremento è dovuto per 3 miliardi di euro alla crescita del prezzo industriale e per 0,5 miliardi alla crescita del prelievo fiscale.

Auto e consumi: come salvarsi dal caro petrolio

Benzinai
di Saverio Villa
Gli analisti della Goldman Sachs hanno già lanciato l’allarme: nel giro di un paio d’anni il barile di petrolio, spinto anche dalla speculazione finanziaria, potrebbe arrivare a 200 dollari. E visto che siamo già sui 137 dollari (valore del 9 giugno), l’ipotesi appare nient’affatto azzardata. Il che equivarrebbe a dire che il prezzo di benzina e gasolio, che ormai viaggiano appaiati, è destinato a proseguire la sua corsa fino oltre la soglia dei 2 euro al litro. In assenza di provvedimenti governativi per la riduzione di accise, s’intende.
I costruttori d’auto europei, americani e giapponesi, spinti anche dalla necessità di tener caldo un mercato a costante rischio di recessione, stanno investendo da tempo risorse nella corsa al contenimento del consumo e, parallelamente, alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, responsabile dell’effetto serra. Qualcuno ha anche iniziato a disinvestire nel settore delle auto più assetate di carburante: Ford e General Motors hanno ridotto l’attività dei loro stabilimenti americani per la produzione di suv e pick-up.
In attesa della rivoluzione annunciata e continuamente posticipata dell’idrogeno (nessuno azzarda più ipotesi sull’anno zero, a causa degli enormi problemi infrastrutturali legati alla produzione e alla distribuzione), l’orientamento generale è di procedere nella direzione di un progressivo affinamento delle tecnologie esistenti, per aumentarne l’efficienza, e nella diffusione di vetture ibride a partire dal 2010, specialmente nei segmenti alti di gamma. Ecco una breve guida.
La rivincita della benzina. Indicato da molti come a rischio di estinzione, a causa del boom del diesel, il motore a benzina sta per vivere una nuova giovinezza, non solo per l’aumento del prezzo del gasolio fino al livello della verde. Questo genere di motore, grazie all’iniezione diretta del carburante e a un uso opportuno dei turbocompressori, sta andando verso una riduzione media della cilindrata a parità di potenza («downsizing» in linguaggio tecnico) a vantaggio dei consumi.
Un esempio di questa tendenza è il 1.400 Tsi della Volkswagen da 140 o 170 cv, ma tutti procedono in questa direzione. La Mercedes ha presentato il prototipo di una limousine di oltre 5 metri di lunghezza con un propulsore di 1.800 cc da 238 cv.
I motori a benzina verosimilmente non arriveranno mai a consumare poco quanto i diesel, che hanno un maggiore rendimento termodinamico. Tuttavia le differenze si ridurranno sempre più e, soprattutto, i motori a benzina verranno colpiti meno dall’aggravio dei costi per l’adeguamento alle normative antinquinamento (Euro 5 dal 2009 ed Euro 6 dal 2014).
Diesel d’élite. L’immagine del buon vecchio motore «a nafta» è stata stravolta. Si è affermato come motore sportivo (con l’Audi ha già vinto le ultime due 24 Ore di Le Mans e probabilmente non gli sfuggirà l’edizione 2008) ed è una scelta obbligata sulle berline di lusso e sui suv, perché unisce cilindrate alte e potenze elevate con consumi accettabili.
Però il suo adeguamento alle norme antinquinamento è oneroso e il costo dei vari filtri antiparticolato (Fap e Dpf) e dei catalizzatori antiossidi d’azoto lo renderà progressivamente antieconomico sulle auto di media e piccola dimensione. Non è un caso che, soprattutto in Europa, le ammiraglie Audi, Bmw, Jaguar e Mercedes siano già oggi vendute solo nelle versioni diesel e che perfino Rolls-Royce e Bentley siano in procinto di sposare questa causa.
Ottimizzare. Molte case automobilistiche stanno introducendo nei loro listini modelli modificati per consumare meno. Generalmente hanno leggere varianti aerodinamiche, marce allungate, pneumatici più scorrevoli e altre differenze di dettaglio. I prezzi aumentano di poco e i consumi scendono del 10-12 per cento circa, a fronte di prestazioni più pacate, specie in accelerazione.
Esempi di questa tendenza sono le Ford Focus Econetic, le Opel Corsa, Meriva, Astra ecoflex, le Seat Ibiza e Leon Ecomotive, le Skoda Fabia Greenline, le Volkswagen Polo, Golf e Passat Blue motion. La Mercedes vuole estendere il complesso di modifiche Blueefficiency a tutta la gamma e qualcosa di simile stanno facendo Bmw e Mini con le serie Efficient Dynamics. In questa tendenza possiamo inserire i modelli classificati come microibridi, con sistemi che spengono automaticamente il motore al semaforo e lo riaccendono non appena si preme l’acceleratore o la frizione per inserire la marcia. È il caso delle Bmw e Citroën Stop&Start, delle Mercedes Classe A e B eco start/stop e della Smart Mhd. Verso fine anno questo sistema sarà disponibile anche per la Fiat 500. In città consentono riduzioni del consumo intorno al 5 per cento.
Gpl, un buon compromesso. Trattandosi di una miscela di propano e butano, è un combustibile di origine fossile (gpl sta per gas di petrolio liquefatti) ed è soggetto alle oscillazioni del petrolio, ma la raffinazione meno costosa e la tassazione meno pesante fanno sì che costi circa 0,6 euro al litro, quindi meno della metà di benzina e gasolio. Il potere calorifico è inferiore a quello della benzina e il consumo di un’auto a gpl aumenta del 20-30 per cento, ma il bilancio tra prezzo e resa è comunque positivo. Molte case automobilistiche (Chevrolet, Citroën, Kia, Renault, Seat, Skoda, Subaru e Volkswagen) hanno in listino modelli in grado di funzionare a gpl, per i quali, se la trasformazione è omologata dalla casa madre (attenzione, non dal concessionario), c’è un contributo statale di 1.500 o 2 mila euro che premia il ridotto impatto ambientale in termini di ossidi di azoto e particolati.
Le auto catalizzate a gpl possono muoversi anche in caso di restrizioni della circolazione. La disponibilità di punti di rifornimento è buona: 2.377 stazioni in tutta Italia, delle quali 53 per cento al Nord, 27 al Centro, 20 al Sud e Isole.
È possibile predisporre a gpl anche vetture a benzina già immatricolate a prezzi compresi tra 1.000 e 2 mila euro, ma in questo caso il monte contributi statali previsto per il 2008 è già stato esaurito.
Un tesoro di metano. Il metano è un gas naturale che non deriva dal petrolio ed è disponibile in grandi quantità. Costa 0,85 euro al kg e con 1 chilogrammo di metano si percorre circa il 50 per cento di strada in più che con 1 litro di benzina, quindi sulla convenienza non si discute. Però è difficile da trasportare, pertanto i distributori vengono collocati solo in corrispondenza dei metanodotti e sono pochi, seppure in aumento (circa 600 punti in Italia, più 70 in costruzione, 50 per cento al Nord, il 34 al Centro e il 16 al Sud e Isole).
È ancora più pulito del gpl (20 per cento in meno di CO2 rispetto alla benzina) e gode delle stesse facilitazioni quanto a contribuzione e possibilità di circolazione. Citroën, Fiat, Mercedes, Opel e Vw commercializzano auto funzionanti a metano, mentre il costo di una trasformazione va da 1.500 a 2.500 euro.
Ibrido per le grandi. Le auto ibride hanno un normale motore a pistoni e, in aggiunta, uno elettrico che lo aiuta nei suoi momenti di minore efficienza, vale a dire ai regimi bassissimi e nelle accelerazioni repentine. La Toyota, che più di ogni altro crede in questa soluzione, vende in Italia la Prius e le lussuose Lexus: tutte hanno la possibilità di viaggiare per brevissimi tratti anche con la sola propulsione elettrica. C’è anche la Honda Civic hybrid.
I consumi sono più bassi del 25 per cento rispetto a quelli di un’auto a benzina di pari prestazioni, ma l’aggravio di prezzo per l’«ibridazione» può arrivare a 6 mila euro e questo rende conveniente la soluzione soprattutto sulle auto costose, tanto è vero che la Porsche lo adotterà nel 2009 sulla Cayenne e poi sulla futura berlina Panamera, mentre la Mercedes sta preparando per l’anno prossimo le Ml450 e S400 Bluehybrid. La Peugeot studia l’abbinamento tra motore elettrico e diesel, col quale scenderà in campo nel 2010.
Biocarburanti, un problema etico. Bioetanolo e biodiesel, adatti rispettivamente ai motori a benzina e a gasolio, sono già ampiamente collaudati, comportano poche modifiche motoristiche e permetterebbero di affrancarsi dalla dipendenza dal petrolio. La loro produzione, per quanto costosa, diventa interessante se il barile di greggio oltrepassa 85 dollari, quindi siamo già ben oltre la soglia di convenienza. Ma i biocombustibili attuali derivano da frumento, barbabietole, canna da zucchero, mais e patate nel caso del bioetanolo e da olio di colza, soia o girasole per il biodiesel. La diffusione su vasta scala, pertanto, richiederebbe il dirottamento di enormi risorse alimentari a questo scopo, con ripercussioni inaffrontabili a livello mondiale soprattutto per i paesi poveri.
Meglio attendere la seconda generazione di biocarburanti, derivata da biomasse (residui agricoli e dell’allevamento, scarti dell’industria agroalimentare), rifiuti vegetali, legno, carbone e metano.
In Italia, a differenza di quanto accade in alcuni paesi nordeuropei come la Svezia, i biocarburanti non vengono ancora venduti, ma Ford-Volvo e Saab hanno già in listino alcuni modelli denominati rispettivamente FlexyFuel e BioPower capaci di funzionare anche con l’E85, un carburante composto per l’85 per cento da bioetanolo e per il 15 per cento da benzina.
Tutti i motori diesel di ultima generazione potrebbero già funzionare con una miscela composta dal 30 per cento di biodiesel e dal 70 per cento di gasolio.
Futuro elettrico. È certo che il futuro remoto della mobilità individuale sarà delle auto elettriche, grazie ai grandi passi avanti nel campo delle batterie, che stanno passando dalla vecchia tecnologia con piombo e nichel cadmio (Ni-Cd) a quella a ioni di litio (Li-Ion) o del sodio-nichel cloruro (Na Ni CL2), che permettono una vita utile superiore anche di 20 volte e un’autonomia cinque volte maggiore, a fronte di una riduzione dei costi dell’80 per cento.
Non si sa invece se la loro ricarica avverrà tramite fuel cell, alimentate a idrogeno e installate a bordo dell’auto stessa, oppure attraverso il collegamento alla rete elettrica. Ma questo è uno scenario che si delineerà progressivamente dal 2010 al 2050.
LEGGI ANCHE: Guida intelligente al risparmio garantito

Il secondo senso - Aumenti

“Con voi perderò poco tempo”
(Renato Brunetta, ministro della Funzione
Pubblica ai sindacati
)

voleva dire

“Tanto non ci sono soldi per gli aumenti che chiedete”.

Caro carburanti: camionisti italiani pronti allo sciopero

la protesta va avanti

Il caro-carburanti e le sue immediate ripercussioni sugli automobilisti e sulle categorie professionali interessate (trasportatori e pescatori) al centro delle decisioni del Governo. “Stiamo predisponendo un piano da proporre a Tremonti che preveda un blocco delle accise per tutto il 2008. E’ importante soprattutto per l’inflazione”.
Così il sottosegretario allo sviluppo economico Ugo Martinat, ha anticipato i contenuti della proposta, che sarà avanzata questo pomeriggio agli autotrasportatori durante il previsto con il Governo. “Il piano finanziario 2008 prevede di incassare un ‘tot’ di accise, le tasse sui carburanti, nel momento in cui il petrolio continua a salire anche le accise aumentano. Quindi si fa cassa per lo Stato ma si penalizza il cittadino. Dato che le accise sono i tre quarti del costo alla pompa, qualora continuasse a salire il petrolio, se si congelano le imposte si riduce fortemente l’impatto dell’aumento”. Martinat non ha escluso che gli altri ministeri presenti all’incontro tra cui quello alle Infrastrutture e Trasporti possano anche loro avanzare delle proposte di sconti sul prezzo dei carburanti per determinate categorie quali appunto gli autotrasportatori.
Da parte loro le categorie non staranno ad aspettare: senza provvedimenti immediati l’autotrasporto si ferma. Questa è la decisione del comitato esecutivo della Conftrasporto. Per i presidenti di Conftrasporto Fabrizio Palenzona e della Fai Paolo Uggè, di particolare rilevanza la messa a disposizione delle risorse promesse e a tutt’oggi non rese disponibili, la clausola per il recupero, attraverso l’introduzione di norme antidumping, delle continue variazioni alle quali la voce gasolio è sottoposta, il ripristino delle risorse per lo sviluppo delle autostrade del mare e l’avvio concreto e certo dei controlli per combattere l’abusivismo.
Anche i camionisti francesi, spagnoli e portoghesi si sono mobilitati conto il rialzo di prezzi del carburante.
I più “duri” sono gli autotrasportatori spagnoli, la cui protesta non ha una data di termine fissata in anticipo. L’obiettivo è stroncare le forniture di carburanti ma anche l’approvvigionamento dei beni destinati ai supermercati. Anche i francesi protestano dall’altro lato del confine: duecento camion si sono diretti con insostenibile lentezza verso Bordeaux, con la conseguenza di aver creato code lunghe 30 chilometri.

Meno tempo e soldi, come cambia la spesa degli italiani

Spesa alla Coop
Il rapporto della Coop 2007 (qui il. pdf) non lascia dubbi: con buona pace del ministro Pierluigi Bersani e delle sue liberalizzazioni sui farmaci, alla voce sanità, e in particolare per medicinali, articoli sanitari e materiale terapeutico, le spese degli italiani sono destinate ad aumentare nel prossimo biennio a una media del 3,8 per cento all’anno. Le vendite di computer e apparecchi tv, audio e foto segneranno un più 4 per cento, mentre per i generi alimentari da qui al 2009 si prevede un risicato più 1 per cento.
Mentre i consumatori fanno i conti con gli aumenti dei prezzi che hanno trovato al rientro, anche dall’altra parte della barricata, sul fronte della grande distribuzione, si studia. Per capire se, quando e cosa i clienti saranno disposti a mettere nel loro carrello nei prossimi mesi. Così alla Coop, che si è mossa in questi giorni decidendo il blocco dei prezzi per i prodotti a marchio, hanno messo al lavoro l’ufficio studi coordinato da Albino Russo e, con l’ausilio dell’istituto di ricerca economico Ref, hanno messo a punto un malloppo di 150 pagine. Tema: la spesa che verrà.
“La crescità complessiva dei consumi nel 2006 è stata dell’1,5 per cento e solo del- l’uno nell’alimentare, ed era prevista del 2 nel 2007, ma ora il quadro rischia di peggiorare” sostiene Vincenzo Tassinari, presidente della Coop Italia. Senza dimenticare che dietro questi numeri, come evidenzia il rapporto, ci sono importanti spostamenti di spesa, con tipologie di prodotti che diventano marginali e new entry impensabili. Chi avrebbe mai detto, per esempio, che gli sbiancanti per il bucato dal 2003 a oggi avrebbero registrato una crescita di vendita dell’85 per cento, e addirittura del 360 i coloranti per i tessuti?
“Al di là di quelle che possono sembrare curiosità, è importante leggere dietro le cifre i veri indicatori di tendenza che, se trascurati, possono incidere negativamente sui conti di fine anno” sostiene Tassinari.
Insomma, in una torta dalla lievitazione incerta è indispensabile sapere per esempio che nell’alimentare superstar (più 130 per cento di volumi di vendita) sono i piatti pronti freschi da cucinare. “Il consumatore è sempre più disposto a pagare il valore aggiunto del servizio fornito dall’industria in termini di risparmio di tempo per cibi che una volta si facevano in casa” dice Russo.
Cosa entra e cosa esce dal carrello dei consumatori italiani. Fonte: elaborazione Ref su dati Iri-Infoscan
Per capire lo spostamento delle abitudini, e adeguare gli scaffali, alla Coop hanno studiato l’andamento di quattro carrelli virtuali che riassumono le tendenze forti emerse dallo studio. Ovvero: risparmiare tempo e fatica (carrello denominato pronto), aprirsi a nuovi mondi-abitudini (carrello etnico), avere cura di sé (carrello salute), coccolarsi (carrello lusso). Il risultato? Confrontando i volumi di vendita, il carrello etnico (dal cuscus al riso basmati) ha registrato la maggiore crescita percentuale (36 per cento) nell’ultimo triennio, seguito con breve distacco (30) da quello salute, pieno di prodotti dietetici, a base di soia, fibre, lieviti, integratori.
Tiene bene il lusso, che a colpi di leccornie e champagne registra un più 25 per cento, a riprova che nella difficoltà generale dei ceti medi si salvano i benestanti. Ma in assoluto il carrello vincente è quello pronto: cresce del 30 per cento ed è il più pesante in termini di articoli e fatturato.
La sorpresa? A rimanere fermo è il carrello base: pieno di pasta, pelati, tonno e verdure in scatola. Ma, visti gli aumenti previsti proprio per quei prodotti, è probabile che, più che star fermo, crolli.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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