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aumento

Imposte sulla benzina: un pieno da 3 miliardi di tasse

(Credits:GIULIO NAPOLITANO/LAPRESSE)

(Credits:GIULIO NAPOLITANO/LAPRESSE)

Circa 3 miliardi di euro è costata agli italiani la stangata fiscale sui carburanti nel 2011. Cinque rialzi in un anno delle accise (che trascinano nella loro corsa verso l’alto anche l’iva) hanno comportato un maggiore carico fiscale di oltre 80 euro per ciascuno dei 36,8 milioni di automobilisti italiani. Il prezzo della benzina, infatti, è composto per il 41,6 per cento dalla componente strettamente industriale (materia prima, raffinazione, distribuzione) e per il 58,4 per cento da imposte. Sul prezzo del gasolio, invece, accise e Iva incidono per il 52,1 per cento. Continua

Redditi delle famiglie: più bassi e sempre più a Nord

Moduli per la dichiarazione dei redditi / Ansa

Moduli per la dichiarazione dei redditi / Ansa

Il 53% del reddito delle famiglie in Italia è concentrato nelle Regioni del Nord. Il restante 47% è diviso tra il Centro (21%) e il Meridione (26%). Sono i risultati di un monitoraggio dell’Istat sul periodo 2005-07. Continua

Over 60 in crescita sul web. La rete scopre il mercato dei nonni digitali

Internet è sempre più diffuso tra gli anziani - Ansa

Internet è sempre più diffuso tra gli anziani - Ansa

Che l’Italia sia un paese sempre più anziano, non significa che la tecnologia sia confinata ai teen-ager. Anzi, secondo dati Istat recenti, tra gli over 60 è in atto un vero e proprio innamoramento per la rete. L’uso del web in questa classe d’età, infatti, ha fatto registrare, dal 2005 al 2009, un aumento dell’80%. Continua

Istat: aumentano gli stipendi ma 3 lavoratori su 10 senza contratto collettivo

 Un operaio Fincantieri

Le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate a settembre del 4,1% rispetto allo scorso anno e dello 0,1% rispetto ad agosto. Lo comunica l’Istat, sottolineando che il mese scorso l’inflazione è risultata in crescita del 3,8% su base annua. Alla fine di settembre i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore relativamente alla sola parte economica, riguardano il 70,5% degli occupati dipendenti cui corrisponde una quota del 67,7% del monte retributivo osservato. L’aumento delle retribuzioni registrato tra gennaio e settembre, in confronto al corrispondente periodo dell’anno precedente, è del 3,4%.
Nel dettaglio, settembre ha visto i salari crescere del 2,7% sia su base mensile che annua nell’agricoltura. Invariate rispetto ad agosto sono rimaste le retribuzioni di industria e servizi, che hanno segnato però un incremento tendenziale rispettivamente pari al 4% e al 3,4%. Fermi su base mensile anche gli stipendi di edilizia e Pubblica amministrazione, per aumenti su base annua rispettivamente del 5,5% e del 5,4%.
L’indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l’intera economia, proiettato per il 2008 in base alle sole applicazioni previste dai contratti in vigore alla fine di settembre, registrerebbe un incremento del 3,4%.
A settembre, relativamente all’intera economia, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è del 29,5%, lievemente in crescita rispetto al mese precedente (27,5%), ma in forte calo rispetto a un anno prima (62,7%). I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto a settembre sono in media 10,2: erano 9,9 ad agosto 2008 e 13 un anno prima. L’attesa media distribuita sul totale dei dipendenti è di 3 mesi, a fronte di 2,7 ad agosto 2008 e 8,1 a settembre 2007.
Nel periodo compreso tra gennaio e luglio il numero di ore non lavorate per conflitti originati dal rapporto di lavoro è’ stato di 2,4 milioni (il 65,3% in piu’ rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente). Il 76,4% è da imputare alla motivazione rinnovo del contratto di lavoro.

9,8

Ricordate questo numero: 9,8. È la percentuale di aumento dei prezzi all’ingrosso rispetto ad un anno fa registrata a luglio negli Stati Uniti. Questa è la cattiva notizia. Quella buona è la convinzione degli esperti che questo sia il picco massimo. Dopo ci dovrebbero essere solo discese. Ma sarà così? Anche in Europa i prezzi all’ingrosso fanno registrare aumenti record. Nei prossimi mesi si tradurranno in crescita dei prezzi al consumo. Poi, forse, arriverà anche da noi una fase di minori tensioni sul fronte dell’inflazione.

Luglio ad alta tensione: sulle bollette aumento dell’8%

Tralicci dell'alta tensione

Luglio ad alta tensione per le bollette elettriche: in agguato c’è una nuova stangata che potrebbe fare registrare alle tariffe un rincaro fino all’8% al lordo della tasse. Vale a dire un altro aumento, che si va ad aggiungere a quelli messi a segno negli scorsi trimestri, che peserebbe con un impatto di 35 euro per la sola voce ‘lucè sul bilancio annuale delle famiglie italiane.
Le nuove stime, a pochi giorni dall’atteso aggiornamento dell’Authority per l’energia cui spetta l’ultima parola, arriva dal Ref (Ricerche e Consulenze per l’economia e la finanza) che spiega come l’organismo di vigilanza, questa volta, abbia pochi margini di manovra. L’Autorità difficilmente potrà cioè compensare l’impatto del caro-greggio, causa principale dei rincari, modulando le altre voci tariffarie come ha fatto nell’ultimo trimestre che si concluderà questa settimana.
“È corretto immaginare che aumentino, perchè il prezzo del petrolio non tende a diminuire, anzi tende ad aumentare”, aveva spiegato anche l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, ricordando che “dipendiamo fortemente dal costo delle materie prime, che continuano a salire. Siamo gas-dipendenti ed il gas è legato al petrolio: se sale il petrolio sale anche il gas e, purtroppo, salgono anche le bollette”. Le tariffe, ha comunque tenuto a precisare Conti, “salgono molto meno di quello che dovrebbero: nell’ultimo anno il costo della materia prima è salito del 70% mentre le bollette soltanto del 10%”.
E mentre i consumatori del Codacons tornano a chiedere di “eliminare i cosiddetti extra-costi che pesano sugli importi delle bollette per oltre il 6%”, il Ref precisa che con i consistenti aumenti del greggio “un rialzo dei costi di produzione dell’energia elettrica è inevitabile”. E, le previsioni da qui a fine anno, “non lasciano ampi spazi di manovra per evitare un forte aumento per famiglie e Pmi”.
Entro il week end prossimo l’Autorità dovrà rendere noto l’aggiornamento per il trimestre luglio-ottobre ma il Ref stima che in base “alle previsioni pubblicate dall’Acquirente Unico, il soggetto chiamato ad acquistare l’energia elettrica per famiglie e piccole imprese, la componente a copertura della spesa per l’approvvigionamento di energia (PED) andrà aumentata del 10,5%, ipotizzando prezzi del barile e tasso di cambio euro/dollaro in media per il 2008 sui 120 dollari al barile e 1,53 dollari per la moneta americana”.
“L’Autorità non ha molti margini di manovra”, spiega ancora il Ref ricordando che “in occasione dell’aggiornamento per il trimestre aprile-giugno ha potuto contenere l’aumento atteso grazie ad un intervento di riduzione delle componenti a copertura degli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate e dei costi già sostenuti dalle imprese elettriche e non recuperabili in seguito alla liberalizzazione del mercato”.

Metalmeccanici: quei 17 euro che hanno fatto saltare il banco

Manifestazione dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto, scaduto nel giugno del 2007 | Ansa
E adesso tocca al governo mobilitarsi per sbloccare le trattativa sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici, scaduto nel giugno del 2007. Più precisamente al ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Che ha già convocato le parti: “Ascolteremo le posizione delle parti (i sindacati dei metalmeccanici e Federmeccanica, ndr). Il governo auspica che la trattativa si concluda nella sede naturale, ma ci rendiamo disponibili ad un tavolo di mediazione”.
Nel frattempo, dopo il fallimento del tavolo, gli operai tornano a mobilitarsi. E lo fanno a macchia di leopardo un po’ in tutta Italia. Alla Fiat di Mirafiori, da sempre uno degli stabilimenti simbolo delle lotte operaie, i lavoratori hanno organizzato scioperi spontanei nei reparti Carrozzerie e Presse (ma sono state annunciate iniziative anche alle Meccaniche). Più sostenuta, invece, la mobilitazione dei metalmeccanici delle aziende portuali di Ancona che da questa mattina stanno bloccando il casello di Ancona sud dell’A14, impedendo il transito di tir e auto.

A tenere lontane le parti sono quei 117 euro d’aumento mensili che Fiom, Fim e Uilm chiedono a gran voce e che Federmeccanica non vuole concedere. In risposta, gli industriali hanno buttato sul tavolo una proposta pressoché ultimativa: centoventi euro al mese per 30 mesi, più una tantum da 250 euro e una perequazione da 230 euro l’anno. Si tratta di una “proposta finale con pochissimi margini di trattativa”, ha spiegato Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica. Ma la risposta dei sindacati non si è fatta attendere: un un “no” secco che ha sancito la rottura. Il segretario Fiom Gianni Rinaldini, preannunciando nuovi scioperi, ha allora sollecitato un intervento del governo. “Ogni accordo è impossibile. L’offerta resta quella di prima” spiega “120 euro al mese spalmati su 30 mesi corrispondono, di fatto, a 100 euro per due anni. E siccome è stata presentata come ultimativa” aggiunge “la proposta degli industriali non è accettabile”.
L’offerta di Federmeccanica è in effetti superiore all’ultima proposta (100 euro + 5) fatta dagli industriali, e a quella dei sindacati (117 euro), che tuttavia avevano chiesto altri 30 euro a favore dei dipendenti privi della contrattazione di secondo livello. La durata della parte economica del contratto dovrebbe però essere, secondo gli imprenditori, di due anni e mezzo contro i due proposti da Cgil-Cisl-Uil. Ma le divergenze non si limitano alla parte salariale: riguardano anche la parte normativa, in particolare la flessibilità (periodo massimo dei contratti a termine e interinali, ferie, due sabati lavorativi obbligatori, due permessi annui retribuiti a disposizione delle aziende).


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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