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Via libera al decreto anticrisi: arriva il bonus per i redditi bassi

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti

“Abbiamo fatto una cosa buona” senza toccare la finanziaria. Il premier Silvio Berlusconi presenta così, con una punta d’orgoglio, il pacchetto di misure anti crisi varato dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento contiene le misure per rafforzare il patrimonio delle banche, un bonus fiscale per famiglie e pensionati, la riduzione di 3 punti degli acconti di novembre Ires e Irpef e la proroga della detassazione dei premi di produzione. Consiglio dei ministri ha approvato le misure anticrisi economica. E ancora: “Non intendiamo” aggiunge il premier “usufruire dell’allentamento dei parametri di Maastricht approvato in sede Ue“. Attraverso il federalismo fiscale “daremo un grande colto all’evasione fiscale”, puntualizza il presidente del Consiglio, che ricorda inoltre che l’imponibile evaso in Italia ammonta a circa 100 miliardi di euro.
In tutto, nel decreto, sono 35 gli articoli (36 dei quali uno stralciato, il 33) della bozza del decreto anticrisi che è stata discussa durante il preconsiglio dei ministri. Secondo quanto l’agenzia Ansa è in grado di anticipare, dopo il primo esame, il testo verrà modificato tenendo conto dei rilievi tecnici emersi.
Dopo una gestazione durata circa due settimane prende quindi corpo il piano del governo per contrastare la grave crisi economica. Quattro i capitoli principali del provvedimento: sostegno alle famiglie, sostegno all’economia, ridisegno in funzione anticrisi del quadro strategico nazionale, protezione del capitale umano e domanda pubblica accelerata per grandi e piccole infrastrutture con priorità per l’edilizia scolastica, servizi pubblici. Chiude un quinto titolo con le disposizioni finanziarie.

Per i mutui sulla prima casa in essere “il tasso variabile non potrà superare per il privato il 4%. Se supera il 4% il governo interviene e si accolla il debito differenziale” ha spiegato il ministro dell’Economia Tremonti. Per quanto riguarda i mutui futuri, “da qui in avanti il tasso base di riferimento è il tasso di sconto della Bce”. Quindi “ci sarà una base trasparente e sicura”: “Introduciamo due diritti che non sono delle convenzioni graziose. Non passare sopra al 4% per vecchi mutui e il diritto a trattare i nuovi sulla base dei tassi ufficiali di sconto”. “Noi” ha aggiunto “diamo per scontato che il tasso di interesse debba scendere”.
Da 200 a mille euro per famiglie (comprese quelle con portatori di handicap), pensionati e lavoratori dipendenti disagiati. E questo riguarda il capitolo del “Bonus familiare”. Per il 2009 il bonus sarà alimentato con un fondo di 2,4 miliardi e riguarderà poco meno di 8 milioni di soggetti. Si tratta di un bonus di 200 euro a componente del nucleo familiare con tetti differenziati a seconda dei redditi, fino a un massimo di 22mila euro. Esclusi dal beneficio i lavoratori autonomi, i titolari di partita iva e chi ha redditi fondiari superiori a 2.500 euro. La richiesta va presentata entro il 31 gennaio con autocertificazione mediante modulo dell’agenzia delle entrate e il beneficio sarà erogato da sostituti d’imposta e enti pensionistici.

Nel primo semestre del 2009 resteranno ferme le tariffe autostradali. Entro giugno, inoltre, sarà approvato un dpcm che crei “le condizioni per accelerare i piani di investimento dell’intero comparto autostradale”.
Dal 2009, prevede inoltre il testo, sarà tagliata del 15% la tariffa agevolata per le forniture di energia elettrica che sarà estesa anche alla fornitura di gas.
Deduzione dall’Ires della quota Irap che insiste sul costo del lavoro e degli interessi. Il pacchetto fiscale dedicato alle imprese contiene anche la riduzione dell’acconto di Ires e Irap del 3% per il periodo di imposta 2008. Inoltre, per il periodo 2009-2011, in via sperimentale, il pagamento dell’Iva avverrà al momento dell’effettiva riscossione del corrispettivo.
Il decreto legge introduce una deroga per gli studi di settore. “Prevediamo una revisione congiunturale degli studi di settore. Hanno funzionato fino a ora, ma il presupposto era che l’economia cresceva. Data la situazione eccezionale, per particolari settori, e sempre con una contrattazione con le categorie, si può pensare a un adattamento degli studi di settori alla congiuntura economica” ha spiegato il ministro dell’Economia.
Arrivano fondi per la messa in sicurezza delle scuole ma anche per l’edilizia carceraria, le opere di risanamento ambientale, museali e archeologiche ed interventi di innovazione tecnologica. Lo prevede l’articolo 18 della bozza di decreto esaminata stamane in Cdm. Il Cipe, presieduto “in maniera non delegabile” dal premier, entro un mese dall’entrata in vigore del decreto assegnerà per questo “una quota delle risorse disponibili del Fas”.

Autostrade in coda per le tariffe

Auto in colonna
di Gianni Pintus

È una lotta tra titani. Da una parte i signori delle autostrade italiane, dall’altra il governo. In mezzo le richieste di aumenti tariffari per il 2009. Richieste che, appunto, il governo deve autorizzare, dato che le società per azioni che gestiscono le autostrade lo fanno in regime di concessione governativa. Uno scontro complicato da diversi fattori: il primo e, forse, più importante, è che il sistema di calcolo degli aumenti che possono essere concessi non solo è diverso da autostrada ad autostrada, ma è anche particolarmente complesso. Il secondo fattore è che il governo da una parte ha bisogno dei 30 miliardi che l’Aiscat ha promesso di investire e dall’altra non può permettere di far aumentare troppo le tariffe per non intaccare i già provati portafogli degli italiani. L’Aiscat è l’associazione che raggruppa le 24 società che gestiscono la rete autostradale italiana (con la sola eccezione della Salerno-Reggio Calabria totalmente controllata dall’Anas) e secondo i suoi dati gli ivestimenti stradali previsti potrebbero addirittura far rifiatare l’economia italiana di 1,5 punti del Pil. Ma, e qui sta il punto, questi investimenti sono, secondo le spa, subordinati alla concessione dei rincari.

Già: ma rincari di quanto? Panorama, sulla base di documenti ufficiali, è in grado di pubblicare le richieste che la maggior parte delle società concessionarie hanno presentato all’Anas. Tra l’altro alcune non hanno ancora avanzato alcuna richiesta. Che cosa si ricava dai dati? Innanzitutto che, anche se non sono ancora totalmente disponibili, le richieste di aumento si collocano tra il 2 e il 3 per cento. Autostrade per l’Italia, ad esempio, ha chiesto aumenti sulla sua rete del 2,62 per cento. L’Autostrada dei Fiori 2,5, le Venete l’1,5, Sitaf 2,3, Cisa 1,2 mentre il record degli aumenti in questo parziale elenco tocca all’Ativa, la società che gestisce il sistema tangenziale torinese e la Torino-Ivrea: reclama il 6,4.

Complessivamente il gruppo Gavio, secondo gestore autostradale italiano, avrebbe proposto un rialzo dei pedaggi più sostenuto rispetto ad Autostrade perché può vantare un trend di investimenti superiore rispetto alla società dei Benetton, che alla fine del 2007 aveva speso solo poco più del 43 per cento della cifra che si era impegnato a sborsare per aprire nuovi cantieri. Insomma l’accusa di essere tempestivi nel richiedere aumenti dei pedaggi, ma lentissimi nel mettere mano al portafogli non è infondata. E la richiesta di questi aumenti, insieme alla crisi economica, potrebbe dare la possibilità di rivedere i meccanismi delle tariffe e degli investimenti.

Questo è il tema scottante in questi giorni sul tavolo del governo. Oggi, infatti, il calcolo dei pedaggi si basa su due parametri: il piano degli investimenti e l’indice d’inflazione. A questa regola generale è stata successivamente apportata un’importante eccezione che riguarda solo le Autostrade per l’Italia. La società, infatti, può contare su revisioni tariffarie certe, e legate esclusivamente al tasso dell’inflazione reale che viene riconosciuta per il 70 per cento nel calcolo per stabilire gli aumenti del pedaggio. Per tutte le altre società, invece, è in vigore il sistema misto e questo ha creato malumori che anche Fabrizio Palenzona, presidente dell’Aiscat, spesso non riesce a nascondere. Una strada nuova per l’intero comparto potrebbe essere nascosta nella frase “si deve introdurre la meritocrazia anche nel calcolo dei pedaggi autostradali” che Beppe Menardi, senatore cuneese del Pdl ha pronunciato a margine dell’ultima audizione a Palazzo Madama dei vertici Anas nelle cui mani è la patata bollente dei rincari.

Tutto lascia presagire che il ministero dell’Economia Giulio Tremonti insieme al suo collega delle Infrastrutture Altero Matteoli intendano uscire il prima possibile dalle sabbie mobili di richieste di aumenti solo parzialmente giustificate o di investimenti faraonici a suo tempo sventolati per ottenere il rinnovo delle concessioni, ma poi rimasti sulla carta. Ovviamente nel trovare nuove regole si dovrà conto che a volte la volontà di aprire nuovi cantieri o di rendere più veloci e moderne le carreggiate viene contrastata dagli enti locali o dai farraginosi meccanismi delle burocrazia nostrana. Queste difficoltà sono state ripetutamente denunciate dai vertici delle Austostrade che secondo calcoli aggiornati al 2007 sono riusciti a spendere solo 3.910 milioni di euro contro gli oltre 9mila che si erano impegnati ad investire in base al loro piano finanziario. Si tratta di poco più del 43 per cento delle gigantesche somme che avrebbero dovuto contribuire a far marciare gli ingranaggi dell’economia italiana.

Una cosa è certa: il sistema usato fino ad oggi per regolamentare la vita delle società autostradali ha dimostrato moltissimi limiti. A poco sono serviti i correttivi apportati dai vari governi fino all’ultima mini-riforma firmata dall’ex ministro Antonio Di Pietro che oggi l’intero comparto chiede a gran voce di cancellare per pronunciare la parola fine ad una stagione che l’Aiscat non esita nel definire di forte penalizzazione del settore. Ma trovare un nuovo equilibrio nei rapporti tra il governo e i signori delle autostrade non sarà facile. Il tempo a disposizione è poco. Le nuove tariffe dei pedaggi dovrebbero entrare in vigore all’inizio del prossimo anno e c’è il rischio di nuove incomprensioni senza tener conto che solo la metà delle società ha ottenuto l’approvazione del piano finanziario che contiene l’importo degli investimenti previsti. Ma forse anche intorno alle autostrade è venuto il tempo della pace.

Sono molte le società che pur avendo presentato domanda per ottenere ritocchi sostanziosi ai pedaggi sono disponibili al dialogo e a limare le pretese. Ma una soluzione “di sistema” e definitiva arriverà solo dalla revisione delle modalità di calcolo degli investimenti. Lo scorporo di alcune spese e l’introduzione di regole più rigorose per calcolare gli investimenti e le spese veramente sostenute potrebbero indicare la strada per pacificare una volta per tutte il mondo delle autostrade.

Soccorso stradale, si risparmierà il 20 per cento

Tariffe più leggere con tagli del 20 per cento per il soccorso stradale. A renderlo possibile è una misura dell’Antitrust che ha chiuso l’istruttoria avviata il 20 settembre 2007 nei confronti delle società di gestione autostradale e degli operatori Aci e Europe Assistance, con la decisione di accettare e rendere vincolanti gli impegni presi dalle società. Le misure adottate, secondo l’Autorità garante per la concorrenza, “renderanno possibile una riduzione delle tariffe grazie all’aumento della concorrenza. Per il soccorso ai veicoli leggeri le selezioni per l’affidamento del servizio avranno una base massima inferiore del 20% al prezzo massimo oggi praticato”.

L’organismo di controllo, infatti, ha infatti deciso di accettare, rendendoli vincolanti, gli impegni presentati da Autostrade per l’Italia, Strada dei Parchi, Società Autostrada Tirrenica, Anas, Aci Global, Europ Assistance Vai e l’associazione Aiscat, nell’ambito dell’istruttoria avviata per accertare un presunto abuso di posizione dominante da parte delle concessionarie autostradali e l’esistenza di un insieme di intese tra le concessionarie, l’associazione di categoria e gli operatori di soccorso autostradale.
In particolare, in base agli impegni relativi alle ipotesi di intese restrittive, Anas, Aspi e le altre società concessionarie del gruppo affideranno i servizi di soccorso meccanico attraverso gare pubbliche che avranno ad oggetto micro-tratte di dimensioni limitate e saranno distinte per il soccorso ai veicoli pesanti ed ai veicoli leggeri: per questi ultimi la tariffa massima a base della selezione sarà pari alla tariffa massima oggi applicata ridotta del 20 per cento e a parità di altre condizioni verranno selezionati gli operatori che offriranno la tariffa più bassa. Inoltre verrà introdotta una tecnologia satellitare che dovrebbe portare a un intervento più rapido: permetterà infatti di localizzare il carro attrezzi piu’ vicino al luogo dove si trova il mezzo da soccorrere.
Per gli interventi di soccorso effettuati in condizioni di assoluta sicurezza (come aree di servizio e aree di parcheggio), le società concessionarie lasceranno inoltre agli utenti la possibilità di selezionare l’operatore di soccorso autorizzato a fornire servizi di soccorso meccanico, sulla base delle condizioni offerte. Per facilitare la scelta degli automobilisti verranno predisposti appositi pannelli informativi.

Cari sms. Anzi, i più cari d’Europa. Nonostante i “virtuali”…

Persone con i cellulari
Sms mi costi: ma quanto mi costi? Si sperava in una competizione al ribasso per i prezzi dei messaggini con l’arrivo degli operatori mobili virtuali: sono gestori che, non avendo una rete di proprietà, acquistano traffico telefonico all’ingrosso e lo rivendono ai loro clienti. Sarà vero? L’ultima a entrare nel mercato è stata Autostrade con Telepass Mobile: un sms costa dieci centesimi, come per A-Mobile di Auchan. Gli altri quattro (CoopVoce, Insim, PosteMobile, Unomobile) offrono il servizio a due centesimi in più. Tra gli operatori “tradizionali” troviamo, invece, un’ampia gamma di offerte: considerando piani tariffari comparabili con quelli dei “virtuali”, dai 7 centesimi per ogni messaggino di 3 Italia (Super sette) ai 15 centesimi di Tim (Easy tim new) e Vodafone (Vodafone tutti).

Gli sms, comunque, sono rimasti in media tra i più cari d’Europa: secondo una recente indagine dell’Arcep, l’authority francese delle telecomunicazioni, il prezzo medio sostenuto da un italiano per inviare un messaggino (con scheda prepagata) è tra i 12 e i 13 centesimi: quasi il doppio della media nell’Unione europea e quattro volte la cifra pagata da un danese, 3 centesimi (qui il report in pdf). E pensare che l’anno scorso, dice il Codacons, sono stati scambiati 28,6 miliardi di sms in Italia. Così le authority che vigilano sulla concorrenza (Antitrust) e sulle telecomunicazioni (Agcom) hanno deciso di vederci chiaro, in un mercato che vale 2,49 miliardi euro l’anno (a cui si aggiungono altri 1,61 miliardi per mms e dati in mobilità).

Perché pagare per mandare un sms? L’idea di Skebby: VIDEO da YouTube


Per gli “internettiani”, poi, è nota da tempo una soluzione in grado di evitare qualsiasi grattacapo: chi ha una connessione alla rete con il telefonino di tipo “flat” (pagando, cioè, una quota fissa mensile per navigare sul web) può inviare gratuitamente messaggini ai cellulari di altri utenti con alcuni software scaricabili liberamente, come l’italiano Skebby.

Costo medio degli sms in Europa

Prezzi degli sms in Europa

Infrastrutture: la maglia nera dell’Italia, ultima in Europa

Una linea ferroviaria

È uno dei motivi per i quali gli investitori stranieri non vengono in Italia: il preoccupante deficit infrastrutturale che caratterizza il nostro Paese. A denunciarlo è la CGIA di Mestre che ha messo a confronto i chilometri di ferrovie, di autostrade, di strade statali e provinciali e di fiumi navigabili in rapporto alla popolazione dei principali Paesi dell’Europa dei 15.
Ebbene, il risultato che emerge da questa comparazione è desolante: l’Italia è quasi sempre in coda alla classifica. Analizzando i dati, per quanto riguarda le ferrovie, il Belpaese ha 28 km di strada ferrata ogni 100.000 abitanti. I nostri principali “competitors” ci surclassano: la Germania ne registra 43,4 km, la Francia addirittura 51,1. Ma a guidare la classifica l’Austria con 70 km di ferrovie ogni 100.000 abitanti.
Quando il confronto prende in esame come parametro di riferimento il numero di Km di autostrade ogni 100.000 abitanti le cose peggiorano. Nel nostro Paese se ne registrano 11,4 km, in Germania 14,6 e in Francia 16,7, la Spagna addirittura più del doppio di noi con 23,8 km ogni 100.000 abitanti. La situazione precipita quando la comparazione si basa sul numero di chilometri di fiumi e canali navigabili. Mentre la Francia ne registra 13,9 ogni 100.000 abitanti, la Germania 9,1, il Belpaese solo 1,5. Solo con la viabilità cosiddetta “locale” riusciamo a salvare la faccia: 278,2 i nostri chilometri di strade statali e provinciali contro i 266,3 della Germania. La Francia, invece, ci surclassa ancora una volta con ben 629 chilometri ogni 100.000 abitanti.
“È bene ricordare” commenta Giuseppe Bortolussi segretario CGIA “che a preoccuparci non è solo il dato quantitativo messo in evidenza da questa analisi ma, anche, il livello qualitativo delle nostre infrastrutture che purtroppo penalizza oltre misura non solo i cittadini ma soprattutto l’economia”. Anche perché, continua Bertolussi “paghiamo più tasse degli altri, ma abbiamo una spesa pubblica tra le più elevate d’Europa. Spesso si accusa il sistema delle imprese che dovrebbe fare più ricerca e più innovazione per competere con i mercati internazionali. Giustissimo. Ma, se riuscissimo a fare con grande sforzo, anche questo salto di qualita’, le nostre merci dove le faremmo transitare?”.

Capodanno con la stangata: da gennaio pedaggi più cari

Una lunga coda di automobili sull'autostrada A1 | Ansa
Le brutte notizie per gli automobilisti non riguardano solo i carburanti: a Capodanno del 2008 anche i pedaggi autostradali saranno più salati, fino a un massimo del 3,61%. Non si tratterà però di aumenti indifferenziati: gli incrementi scatteranno sono per le concessionarie “virtuose”, quelle cioè che hanno rispettato gli impegni su investimenti, manutenzioni e altri standard. Niente rincari invece, per le concessionarie inadempienti: in questi casi, gli automobilisti potrebbero trovare una bella sorpresa al casello, con pedaggi decurtati.
Ad assicurarlo è il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro il quale ha annunciato di aver firmato in questi giorni il decreto interministeriale (di concerto con il ministero dell’Economia) che dà il via libera agli adeguamenti, la cui entità al momento non è stata resa nota.
Questi gli aumenti dei pedaggi autostradali autorizzati dall’Anas, a partire dal prossimo primo gennaio, per ognuna delle diverse società concessionarie. Anche per quest’anno, come per glia aumenti previsti da gennaio 2007, in alcuni casi sono stati sospesi, ed in altri sono stati riconosciuti solo parzialmente, considerando il raggiungimento degli obiettivi previsti in termini di investimenti. Tra parentesi la percentuale di aumento che era stata richiesta dalle società:
Autostrade per l’Italia +3,61%
Ativa (Torino-Ivrea-Valle d’Aosta) +8,5%
Milano Serravalle +1,23%
Centropadane +1,29%
Autovie Venete +1,48%
Brescia Padova +0,68%
Cisa +0,68%
Satap A4 Novara Est-Milano +0,74%
Satap a4 Torino-Novara Est +0,76%
Satap A21 +0,80%
Venezia Padova +1,00%
Autobrennero +2,75%
Rav (Aosta-Monte Bianco) +0,58%
Torino Savona +2,46%
Sitaf (Torino-Bardonecchia) +2,55%
Fiori +0,98%
Tangenziale di Napoli +3,22%

Tir sempre fermi: Italia a secco. Quanto ci costa il blocco

Omissione di soccorso<br /> Gli autotrasportatori in sciopero rifiutano l'ordinanza di precettazione emanata dal Ministero dei Trasporti.<br /> [i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]
“Alimentari, carburanti, giornali… tutto quello che voi usate lo portiamo noi. Ma se noi non ci muoviamo…” Così parla un autotrasportatore, per nulla intimorito (come gli altri, del resto) della precettazione annunciata dal governo.
In effetti, è abbbastanza vero: mancano la benzina e il gasolio (ormai l’80% dei distributori italiani non ne ha) e nei supermercati cominciano a mancare il latte, il pane, la frutta, la carne. Come potranno mancare i giornali, i regali per Natale, addirittura le scene per gli spettacoli teatrali. Terzo giorno di blocco dei tir, e l’Italia sembra sul punto di fermarsi completamente, con preoccupazioni e allarmi che di ora in ora stanno crescendo, soprattutto dopo la rottura delle trattative. Un danno economico intorno ai 300 milioni di euro e le stime sono di Confetra, la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica.
E la situazione è destinata a peggiorare: i tir rimangono fermi su strade e autostrade e i camionisti dichiarano di non voler mollare, sostenendo che la precettazione del ministro dei Trasporti Bianchi non ha validità giuridica: insomma, il blocco andrà avanti fino a venerdì.
E allora la Figisc, che rappresenta i gestori della Confcommercio, dice nel giro delle prossime 24 ore in Italia sarà paralisi totale: il sistema distributivo resterà, infatti, a secco su tutto il territorio nazionale. Ci vorranno 48 ore dalla fine del blocco per tornare alla normalità. Ed è allarme anche per le ambulanze e mezzi di soccorso, tanto che la Figisc - che proprio ieri aveva annunciato un servizio sms (a pagamento: numero unico 48472 a 16 centesimi per ogni messaggio ricevuto) con le informazioni dei servizi offerti dagli impianti di distribuzione in qualsiasi zona d’Italia - oggi invita i benzinai che ancora non hanno esaurito le scorte a conservarla per i servizi di pubblica utilità.
Benzinai a secco a causa del mancato rifornimento delle cisterne a Genova | Ansa
Anche il comparto alimentare comincia a dare i primi segni di crisi: da ieri si è registrata in molti supermercati una sorta di corsa all’acquisto per la paura di successive mancanze. Non è ancora accaparramento, ma tali episodi non fanno altro che accelerare la mancanza di forniture. Gravi anche i danni stimati per le aziende agricole, che rischiano di vedere marcire le merci deperibili nei magazzini. Il blocco dell’autotrasporto costa oltre 200 milioni di euro al giorno per l’agroalimentare, secondo i dati forniti dalla Cia che parla di “conseguenze gravissime”, visto che circa l’85% dei trasporti di derrate viaggia su gomma. In Sicilia il blocco dello stretto di Messina impedisce il ritiro dell’ortofrutta e di effettuare le consegne programmate. In Liguria il fermo alla frontiera di Ventimiglia sta mettendo in seria difficoltà le imprese che esportano frutta, verdura e fiori. In Sardegna sono praticamente ferme nei porti le merci dirette al continente: pomodori, agrumi. In Lombardia, in Veneto e nelle altre zone a vocazione zootecnica gli allevamenti sono in estrema difficoltà. E si guarda con forte preoccupazione ai prossimi giorni quando gli italiani andranno a fare incetta di prodotti per le feste Natalizie.
Va un po’ meglio, per ora, la situazione dei farmaci: il blocco dei bisonti della strada non sta ancora intaccando la distribuzione dei farmaci, perché le farmacie non si riforniscono dalle aziende ma dai centri di raccolta cittadini.
Infine, il dramma di chi deve viaggiare in auto: se non ha problemi di rifornimento di carburante, deve fare i conti con rallentamenti e blocchi su strade e autostrade. Vista la situazione, la società Autostrade per l’Italia consiglia di informarsi prima di partire attraverso il call center (840-04.21.21) e di seguire gli aggiornamenti relativi alla viabilità diramati da Isoradio 103.3.
Mezzi pesanti e Tir lungo una strada di Genova, fermi per lo sciopero degli autotrasportatori | Ansa


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