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Più rigore in fabbrica. Aziende contagiate dalla Marchionnite


Più rigore in fabbrica. Aziende contagiate dalla Marchionnite

di Gianni Pintus

Rigore torna a far rima con lavoro? In Fiat ci ha pensato l’amministratore delegato Sergio Marchionne a riaprire l’antica e poco amata equivalenza. Continua

Candy gira a pieno ritmo, basta cassa

Candy (foto Carino Carlo)

Candy (foto Carino Carlo)

di Raffaella Galvani
Se qualcuno si sorprende perché lo stabilimento da 13 milioni di euro che ha appena inaugurato a Eskisehir, in Turchia, è l’unico a essere stato aperto in tutta Europa nel 2009 nel settore degli elettrodomestici, Aldo Fumagalli, 50 anni, presidente operativo del Candy Group, risponde che «essere ottimisti fa parte dello spirito dei brianzoli». E, da bravo imprenditore brianzolo, Fumagalli guarda ai numeri. Numeri che, dopo mesi di segni meno, confermano piccoli miglioramenti.
Continua

La crisi brucia altri 204mila posti: occupazione in calo dopo 14 anni

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La crisi economica brucia altri 204 mila posti di lavoro nel primo trimestre del 2009. Secondo l’Istat (qui il documento integrale in .pdf) il primo trimestre c’è stata una diminuzione di 0,9 in percentuale rispetto allo stesso periodo del 2008. Il dato risente della diminuzione dei posti di lavoro degli italiani di 426 mila unità e del complessivo aumento dell’occupazione degli stranieri che raggiunge quota 222 mila.

Si riduce al 57,4% il tasso di occupazione
Il risultato, spiega ancora l’istituto di statistica, trova ragione nella caduta dell’occupazione autonoma delle piccole imprese. Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni scende di nove decimi di punto rispetto al primo trimestre 2008, portandosi al 57,4%. Il numero delle persone in cerca di occupazione registra il quinto aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.982.000 unità, con un incremento del 12,5 per cento nei confronti del primo trimestre 2008.

Il tasso dei disoccupati è il più alto dal 2005
Il tasso di disoccupazione passa dal 7,1% del primo trimestre 2008 all’attuale 7,9%. Rispetto al quarto trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione aumenta di tre decimi di punto, dal 7% al 7,3%. Il tasso di senza lavoro e’ il più alto dal 2005.

Dinamismo al Nord e al Centro, arretra il Mezzogiorno
L’indicatore si posiziona al 30,7 per cento nel Nord e al 33,1 per cento nel Centro, in entrambi i casi sostanzialmente stabile rispetto a un anno prima. Nel Mezzogiorno
invece il tasso di inattività registra un significativo incremento (dal 47,9 per cento del primo trimestre 2008 al 48,8 per cento) al quale contribuiscono entrambe le componenti di genere.Il tasso di inattivita’ femminile nelle regioni meridionali rimane pertanto particolarmente elevato e pari al 63,7 per cento.

Sacconi: meno peggio del temuto
Attenzione, ma nessun allarme da parte del governo. Secondo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, “Il dato indica quello che sappiamo: una contrazione del lavoro ma in misura minore di quanto potevamo temere”.
“Il 7,9% dell’Italia” ha aggiunto Sacconi “ci deve preoccupare ma va anche paragonato ad una crisi globale che vede negli altri Paesi cifre più alte. Solo pochi anni fa la disoccupazione da noi era al 12,5%. Ovviamente questo costituisce un motivo di preoccupazione, per questo siamo impegnati a rafforzare la ’cassetta degli attrezzì per affrontare questa situazione”. La strada da percorrere, ha aggiunto, “È valorizzare i contratti di apprendistato da parte delle Regioni e le imprese devono utilizzarle. Per questo il Governo quanto prima rafforzerà la propria ‘cassetta degli attrezzi’ a ridare ad un ‘patto Stato-Regioni’ sulla formazione”. Sacconi ha aggiunto che “bisogna incentivare a rimanere nell’ambiente lavorativo, per questo stiamo pensando ad un premio di occupabilità”.

Damiano: in autunno brutte sorprese
Di tutt’altro avviso l’opposizione: “Un nuovo allarme viene dall’Istat: per la prima volta, dopo 14 anni, l’occupazione è in calo in Italia” ha evidenziato il responsabile lavoro del Pd, Cesare Damiano. “Tutte le associazioni del lavoro e dell’impresa, oltre che gli osservatori più attendibili, sono concordi nel ritenere che l’autunno ci riserverà purtroppo brutte sorprese. Il tempo per agire prima dell’estate è breve e il governo continua a barcamenarsi tra false illusioni e silenzi imbarazzanti”. Sul fronte sindacale c’è preoccupazione ma non allarmismo. Per la leader dell’Ugl, Renata Polverini, è necessario un confronto con il Governo per fermare questa emorragia, mentre per Giorgio Santini della Cisl, non c’è il temuto crollo anche se preoccupa il dato sui giovani.

La tabella Istat sulle forze di lavoro

Crisi: lavorare meno, lavorare tutti. Ecco il piano dell’Ue

Josè Manuel Barroso

Diciannove miliardi di euro provenienti dal Fondo sociale europeo per sostenere l’occupazione nel biennio 2009-2010 e almeno 500 milioni di euro (100 milioni prelevati dal bilancio Ue esistente più i fondi di altre istituzioni finanziarie internazionali come la Bei) per la creazione di un nuove strutture di microcredito necessarie a favorire la nascita di nuove imprese. Sono due delle misure principali del cosiddetto “Piano europeo di ripresa sociale” prospettato oggi dal presidente della commissione Ue Josè Manuel Barroso, che andrà il 18 e 19 giugno sul tavolo del Consiglio europeo (qui il .pdf in inglese).

L’obiettivo, ha spiegato Barroso, è “affrontare l’emergenza occupazione con la stessa determinazione con cui si è affrontata la crisi finanziaria ed economica”. Ma accanto a queste due misure, Bruxelles ha chiesto anche un impegno di imprese e governi a creare 5 milioni di contratti di apprendistato in tutta l’Ue per i giovani, aiuti immediati ai senza lavoro per evitare rischi di lunga disoccupazione, incentivi di assunzione e promozione di opportunità per chi ha bassa qualifica.
“L’impatto della crisi sul lavoro è la nostra principale preoccupazione” ha sottolineato Barroso “e sarebbe un grave errore per l’Europa voltare le spalle a questa emergenza. Perché non ci potrà essere alcuna ripresa dell’economia in un quadro di collasso sociale”.
Anche se “questa crisi è nata nel settore finanziario” ha continuato il presidente della commissione Ue “le sue ripercussioni riguardano oggi ognuno di noi” e di fronte alla crescita della disoccupazione “l’Europa non può limitarsi a fare da osservatore”.

Ecco perché Bruxelles ha esortato gli Stati membri sia a “favorire l’occupazione attraverso la formazione e il lavoro a tempo parziale” che “garantire un aiuto immediato ai disoccupati”, per esempio “con proposte finalizzate a offrire tempestive opportunità di formazione o lavoro a ciascun disoccupato: entro un mese per i giovani di età inferiore ai 20 anni, entro due mesi per quelli sotto i 25 anni, entro tre mesi per quelli sopra i 25 anni”. Quanto ai 19 miliardi destinati dal Fondo sociale europeo, Barroso ha osservato come “sia per il lavoratore che per le imprese, sia più utile ridurre l’orario di lavoro mantenendo i posti di lavoro e facendo ricorso, se possibile, alla formazione professionale. Anche perché il costo del licenziamento è molto maggiore”.

L’India resa instabile dalla crisi. E Hyundai delocalizza: in Europa

La nuova Hyundai I20

Da quando Cina e India hanno iniziato ad aprire i loro mercati e ad offrire costi estremamente vantaggiosi per le produzioni in ogni settore, giapponesi, coreani, ma anche europei e americani hanno cominciato a delocalizzare stabilimenti industriali in questi Paesi per massimizzare i profitti delle singole aziende.

Negli ultimi tempi, però, questa strategia ha iniziato a non rivelarsi sempre vincente. Meno di un anno fa gli indiani di Tata Motors sono stati costretti a trasferire un impianto già attivo nel Bengala Occidentale a causa delle violente proteste di contadini e attivisti politici contro una presunta appropriazione indebita dei terreni dello stabilimento. A settembre Lalit Kishore Chaudhary, responsabile della ditta di componentistica auto Graziano Trasmissioni, è stato assassinato nel corso di una protesta violenta organizzata dagli operai della fabbrica di Noida, vicino a Nuova Delhi, che gli italiani hanno successivamente deciso di non chiudere.
Ma i coreani di Hyundai Motors, rimasti particolarmente colpiti da uno sciopero di massa che negli ultimi giorni ha coinvolto lo stabilimento di Sriperumbudur, nel Tamil Nadu, dove la Hyundai impiega circa 10.000 operai, conclusosi con l’arresto di 750 dimostranti, vogliono prendere una strada diversa e delocalizzare in Europa, dove il lavoro, anche se più costoso, è sicuro e garantito.

Secondo Rajiv Mitra, responsabile della casa coreana in India, l’instabilità del Paese è aumentata significativamente con la crisi economica, e nel timore di non riuscire a mantenere le consegne e, di conseguenza, a rispettare gli obiettivi di produzione del 2009, l’azienda preferisce far costruire la i20 in Europa, evitando di perdere vendite importanti in momento in cui anche il settore dell’auto è in crisi. L’impianto di Sriperumbudur avrebbe dovuto mettere sul mercato 120.000 vetture quest’anno, 80.000 delle quali destinate all’Europa, quindi l’aumento del costo del lavoro dovrebbe essere almeno parzialmente ammortizzato dalla riduzione dei costi di trasporto.

Lo sciopero dei lavoratori della Hyundai è iniziato circa un mese fa, quando la casa coreana si è rifiutata di riconoscere un nuovo sindacato, ritenendo ancora valida la rappresentanza di un gruppo di lavoratori interno all’azienda. Ma anche nel caso in cui la diatriba sindacale venisse risolta, i dirigenti di Seoul considerano l’impianto di Sriperumbudur troppo poco affidabile per continuare ad essere sfruttato.

Grandi aziende, giù occupazione e salari. Peggior dato dal 2001

Un'operaia al lavoro

A febbraio l’occupazione nelle grandi imprese ha registrato il peggior calo dal 2001 segnando un -1% al lordo della cassa integrazione mentre la cig segna un’impennata (+320%) portando il calo dei posti di lavoro al netto della cassa al -3,2%.
Così dicono i dati dell’Istat diffusi oggi secondo i quali è l’industria a registrare il calo più consistente con un calo dell’8% tendenziale al netto della cig e un calo del 2% al lordo della cassa. Anche per i servizi si registra una variazione tendenziale negativa (-0,7% al netto della cig e -0,5% al lordo) segnando il quinto risultato mensile negativo dopo anni di variazioni positive. Nei primi due mesi del 2009 il dell’occupazione nelle grandi imprese rispetto allo stesso periodo del 2008 è stato dell’1,8% al lordo della cig e del 7,4% al netto della cassa.
I dati si riferiscono alle imprese con più di 500 addetti (aziende che coprono il 20,4% del totale dei dipendenti).
Rispetto a gennaio il calo dei posti di lavoro è stato dello 0,6% al netto della cig e dello 0,2% al lordo della cassa. Alle notizie negative sul fronte dell’occupazione in Italia si sono aggiunte quelle diffuse oggi sull’Europa a 16 da Eurostat. A marzo, secondo l’Istituto, la disoccupazione in Eurolandia si è attestata all’8,9% contro l’8,7% di febbraio con 419.000 senza lavoro in più. Nell’Ue-27 si è registrato un tasso di disoccupazione all’8,3% rispetto all’8,1% del mese precedente con 626.000 disoccupati in più.
Finché non si esce dal tunnel della crisi economica, ha commentato il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, i dati sul lavoro “saranno sempre negativi. Ne sono la logica conseguenza”. “I dati dell’Istat” sottolinea il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni “confermano i gravissimi effetti della crisi sull’occupazione. Di fronte a questi ennesimi dati negativi non è consentito dire come fa il governo che tutto il possibile è stato già fatto, che il peggio è passato. Non serve nascondere la gravità della crisi e occorre fare molto di più”. “I dati Istat sull’occupazione non sorprendono, sottolinea il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, la crisi c’è e si sente. I lavoratori stanno pagando un prezzo altissimo e ciò impone, come chiediamo da tempo, misure a tutela dell’occupazione”.

Allarme sulla disoccupazione: l’Ocse la vede a due cifre

lavoro

Mettere le persone al centro. È questo il senso del G8 del Lavoro, il Social Summit, che fino a martedì 31 marzo discuterà a Roma delle politiche sociali, di tutela e di sostegno, necessarie per tutelare i lavoratori colpiti in tutto il mondo dalle conseguenze della crisi economica internazionale. Conseguenze che, secondo un allarme lanciato dall’Ocse, potrebbero portare dall’anno prossimo tassi di disoccupazione “a due cifre”.
Dopo i mercati finanziari e le banche è quindi ora la volta del mondo del lavoro e della sostenibilità sociale, componente fondamentale, secondo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, della stabilità economica. “Occorre ricostruire il circolo della fiducia, partendo dalla protezione sociale, dalle persone. Siamo qui per affrontare insieme la dimensione umana della crisi” ha sottolineato il ministro inaugurando la tre giorni del vertice “contro la quale servono misure tempestive e mirate, anche temporanee per proteggere il reddito. Misure che salvaguardino la base produttiva e l’occupazione consentendo così di affrontare anche la formazione dei lavoratori”.
Le conseguenze della crisi sono del resto già evidenti nelle stime degli istituti internazionali. Secondo l’Ilo il numero di disoccupati potrebbe aumentare di 50 milioni di persone nel 2009, dopo gli 11 milioni in più registrati nel 2008, e la recessione del mercato del lavoro potrebbe essere “prolungata” per 4-5 anni dopo la ripresa economica.
E secondo l’Ocse le prospettive non sono rosee: la ripresa arriverà nel 2010, dopo un ulteriore rallentamento quest’anno, e sarà “sottotono”, comunque sotto il potenziale dell’area.
In più il tasso di disoccupazione entro l’anno prossimo si avvicinerà - in tutti i Paesi del G8 e anche in quelli membri dell’organizzazione - a tassi “a due cifre”, cioè almeno al 10%. I sindacati mondiali temono inoltre 200 milioni di lavoratori a rischio povertà.
Come già di fronte alle previsioni di Confindustria, che “realisticamente” secondo il vicepresidente Alberto Bombassei indicavano una perdita di 500.000 posti in Italia in 2 anni, Sacconi invita però ad andarci piano con le stime: “Andrei cauto con le diverse previsioni che continuano ad essere prodotte”, ha detto “perchè spesso le stesse organizzazioni che le fanno sono costrette a correggerle. Non aiuta il continuo prodursi di previsioni in sequenza l’una con l’altra”. Di fronte ai “deficit della politica” sulle tutele sociali, i sindacati mondiali, anche loro seduti al tavolo del summit, invocano un cambiamento di rotta già al G20 di Londra e poi al G8 della Maddalena, chiedendo, per bocca del segretario generale della Uil Luigi Angeletti, di parteciparvi con un proprio rappresentante. Risposta immediatamente positiva da parte del governo: “il governo incontrerà i sindacati alla vigilia del G8 alla Maddalena, così come fece a Genova”, ha assicurato Sacconi. “Questa è una testimonianza dell’importanza attribuita dal premier Silvio Berlusconi al dialogo sociale”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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