Leggi tutte le notizie su:


Banca-centrale-europea

Moody’s: “italia a rischio di declassamento del rating”

Il Governatore della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet (Credits: LaPresse)

Il Governatore della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet (Credits: LaPresse)

Pur avendo riconosciuto sia l’impegno del governo italiano per portare a termine un solido programma di consolidamento del debito pubblico sia il fatto che l’economia del Bel Paese sia oggi in condizioni decisamente migliori rispetto a Grecia e Spagna, qualche giorno fa l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha fatto sapere che nel caso in cui non verranno raggiunti gli obiettivi che il paese si è posto il declassamento diventerebbe inevitabile. Continua

Fmi e debito: anche Italia e Belgio rischiano il contagio

Sciopero generale ad Atene contro le misure di austerity (Gerasimos Koilakos)

Sciopero generale ad Atene contro le misure di austerity (Gerasimos Koilakos)

Nel suo rapporto regionale sull’Europa, il Fondo monetario internazionale ha messo in guardia il Vecchio Continente sul fatto che il rischio contagio sul piano del debito resti elevato non solo per Irlanda, Grecia e Portogallo, ma anche per Spagna e, apparentemente, Italia e Belgio. Per la Banca centrale europea, invece, va assolutamente tenuta sotto controllo l’inflazione, che anche nei prossimi mesi rimarrà al di sopra della soglia del 2%. Continua

Trichet, liquidità illimitata anche nel 2011

La ripresa c'è, ma non è uniforme (Credits: AP/Luca Bruno)

Jean Claude Trichet (Credits: AP/Luca Bruno)

«I tassi di interesse rimangono a livello appropriato e li manterremo fermi per prossimi mesi, per ottenere la stabilità dei prezzi». Così Jean Claude Trichet, presidente della Bce, al termine della riunione del Consiglio direttivo di questa mattina a Francoforte, convocato per trovare soluzioni adatte a difendere la stabilità dell’Europa e dell’area euro in un momento di grave turbolenza sui mercati. La Bce, ha continuato Trichet, continuerà il programma di acquisto dei titoli di Stato europei almeno per i primi mesi del 2011. È la conferma che la Banca centrale continuerà a pompare ancora per qualche mese fondi illimitati al sistema per evitare altri crac. Ma è anche la conferma che, viste le gravi tensioni su alcuni Paesi quali Spagna e Italia, l’emergenza appare tutt’altro che superata.   Continua

Tassi di sconto in ordine sparso. Ma mutui italiani sempre in salita

la banca centrale statunitense annuncia il taglio del tasso di sconto dello 0.50 per cento per affrontare la crisi innescata dai mutui subprime.
Che cosa sta accadendo nel circuito mondiale del denaro, e quindi dei prezzi? Le notizie sembrano una grandinata autunnale, speriamo non si trasformino in un ciclone.
La Federal reserve, la banca centrale Usa, taglia il tasso di sconto (l’interesse praticato alla banche) dello 0,50%, una sforbiciata maggiore del previsto, e lascia intendere che da qui a fine anno ci potrebbe essere un altro ribasso dello 0,25. Oggi il tasso di sconto americano è al 4,75%, potrebbe dunque scendere al 4,50.
In Europa la Bce stava andando in direzione contraria: un semi-annuncio di rialzo a settembre per giungere dal 4% attuale fino al 4,50-4,75 entro l’anno. La condotta della Fed l’ha spiazzata e gli aumenti europei sono, per ora, congelati.
Tanta diversità di decisioni, ma soprattutto di opinioni, si deve a due circostanze: la crisi dei mutui a rischio americani e il conseguente rischio di una recessione di tutta l’economia Usa; ma soprattutto al fatto che la Fed privilegia principalmente il sostegno alla crescita economica, e il soccorso all’economia quando scatta qualche allarme. L’obiettivo prioritario della Bce resta invece il controllo dei prezzi, e solo in seconda battuta l’aiuto all’economia.
Ma queste belle teorie sono contraddette dalla pratica. In Europa l’inflazione è ai minimi termini, tra l’uno e due per cento. Al contrario la ripresa, se c’è stata, è passata inosservata. Soprattutto, però, sia la Fed sia la Bce si sono prodigate nel fornire alle banche, esposte sui mutui a rischio e sui derivati finanziari prodotti dalla speculazione su questi prestiti allegri, massicce dosi di liquidità. Cioè di denaro a tasso più basso di quello ufficiale. L’ha fatto più l’austera Bce che non l’allegra Fed. La cosa ha scatenato polemiche tra i due istituti, e fin qui poco interessa al comune cittadino.
Attuale per tutti è la domanda: è giusto che le autorità monetarie si preoccupino di soccorrere le banche, più dei loro clienti? Già, perché il risultato è che le banche hanno comunque un paracadute, mentre un cittadino che ha in corso un mutuo o un’azienda che chiede un finanziamento vede aumentare vertiginosamente gli interessi da pagare.
L’Italia è al solito maglia nera. Il tasso medio dei mutui italiani, quelli variabili, ha raggiunto quota 5,63%, quasi un punto in più della media europea. Eppure il tasso della Bce è uguale per tutta l’area dell’euro. A che cosa si deve la differenza? Al famoso o famigerato “spread”, quel margine in più che le banche italiane applicano alla loro clientela, e poi all’Euribor, un termine oscuro che indica comunque l’interesse sul denaro nel circuito bancario europeo. L’Euribor può scontare le attese di rialzi dei tassi, ed è eguale per noi, tedeschi e francesi. Lo spread è invece affare italiano. Ricapitolando: tasso di sconto ufficiale della Bce, più Euribor, più spread stanno producendo, da noi, i mutui più salati d’Europa.
Certo, qui probabilmente non c’è il pericolo dei muti allegri americani. Ma quelli in corso rischiano di venutare terribilmente tristi o meglio insostenibili per chi li deve pagare. Basta ricordare che dall’estate 2006 ad oggi gli interessi sono aumentati del 50%. Non una bazzecola.
Non solo. Il petrolio schizza a 82 dollari al barile, lasciando presagire un inverno non solo al freddo e al buio, come dice l’Eni, ma soprattutto molto caro. Ancora: l’euro è sempre più sopravvalutato rispetto al dollaro - che ormai vale sei decimi della moneta europea - comlplicando le cose per le nostre esportazione. Unica consolazione, una vacanzina e un po’ di shopping negli Usa divengono decisamente a buon mercato.
Conclusione: le autorità di controllo mondiali sul denaro stanno procedendo ognuna per proprio conto. Non c’è un prezzo, non esiste un metro di giudizio che vada d’accordo con l’altro. È noto da tempo che è impossibile governare la massa di capitali speculativi in giro per il mondo. Ma almeno qualche telefonata in più tra Francoforte e Washington si potrebbe tentare.
Guarda il VIDEO servizio sulla decisione della Federal Reserve

e il VIDEO servizio sui mutui italiani

Mutui: l’Fmi taglia le stime di crescita. E Almunia lancia l’allarme per l’Europa

Il commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia | Ansa
La crisi dei mutui ipotecari Usa, “è seria” e potrebbe avere un impatto di deciso rallentamento sulla crescita Usa, del mondo ma anche dell’Europa. Il doppio allarme è stato ribadito oggi dalla Commissione europea e dal Fondo monetario internazionale che potrebbero limare verso il basso le stime di crescita.
Il commissario europeo, Joaquin Almunia, da Bruxelles ha nuovamente levato il suo grido sui rischi che ora “sono effettivamente aumentati”. E’ comunque troppo presto per valutare le conseguenze sull’economia reale, dal momento che non si sa ancora quanto durerà l’impatto dei “subprime”, ma, come ha anche detto,da Lisbona, il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Rodrigo De Rato, le economie degli Stati Uniti, dell’Europa e del Giappone di sicuro cresceranno più lentamente e non si esclude anche una revisione al ribasso delle stime di crescita, con conseguenze però più limitate per Europa e Giappone.
“Anche se la stabilità tornerà presto - ha sottolineato Rato - è probabile che il processo di correzione e le implicazioni delle turbolenze sui mercati finanziari si protraggano e che non siano uniformemente distribuite”.
Se già domani si conosceranno gli orientamenti della Commissione Ue che pubblicherà le sue stime “interinali” sulla crescita, arrivano oggi le prime indiscrezioni sulle stime del Fmi che verranno diffuse a Washington a metà ottobre. Secondo il Financial Times Deutscheland il Fondo potrebbe effettivamente tagliare le previsioni degli Usa per quest’anno all’1,9% dal 2% previsto a luglio ma confermare quelle dell’Europa al 2,6%.
Un rialzo invece potrebbe riguardare invece la crescita globale al 5,4%, forse per via del forte traino delle economie emergenti: la Cina infatti dovrebbe crescere al ritmo dell’11,5% quest’anno dalla previsione dell’11,2% di luglio.

Il VIDEO servizio:

Borse in subbuglio? No panic. Ma diffidate dalle agenzie di rating

Operatori di Borsa
Quando arrivano le tempeste di borsa come quella di questi giorni tutti si chiedono che diavolo stia combinando il guardiano del faro. In realtà bisognerebbe domandarsi se esiste, e come funziona, il servizio meteo.
I fari delle borse sono costituiti dalla banche centrali: vedono la burrasca quando è già sugli scogli, inondano i mercati di denaro a basso interesse per evitare naufragi peggiori. È quanto stanno facendo la Fed americana e la Banca centrale europea. Ma agiscono a cose fatte.
Il servizio meteo, che dovrebbe individuare le perturbazioni in anticipo, è composto da due sistemi: di nuovo le banche centrali e le agenzie di rating. Queste ultime sono quelle che danno le pagelle ad aziende, fondi e governi, attestandone il grado di affidabilità, invitando i consumatori a comprare o vendere.
Nel ruolo di meteorologi le banche centrali continuano ad essere di gran lunga meno efficaci che in quello di guardiani dei fari. Per cambiare metafora, sono forti negli interventi da pronto soccorso ma non sulla prevenzione. Da mesi ci dicono, la Fed e soprattutto la Bce, che il vero rischio è l’inflazione: eppure ora il timore è di una frenata generale dell’economia mondiale, a sua volta collegata soprattutto alla preoccupazione crescente dei consumatori e delle loro famiglie.
La guerra anti-inflazione di Fed e Bce si è svolta a colpi di rialzo dei tassi d’interesse, e altri ne sono annunciati per autunno. Forse ora ci sarà un ripensamento (e infatti la Federal reserve americana ha deciso di tagliare il tasso di sconto di 50 punti base, portandolo al 5,75%), ma non si direbbe che fosse quello il primo problema. Né è facile capire come si concilia il denaro a basso prezzo iniettato sui mercati a disposizione delle banche, per fronteggiare la crisi di borsa, e quello sempre più salato fatto pagare ai consumatori. Un esempio: è vero che i tassi sono un terzo di 15 anni fa, ma gli interessi su un mutuo, da noi, sono aumentati del 50 per cento in dodici mesi. Su un muto normale, garantito da ipoteca, non su un mutuo ad alto rischio.
E veniamo alle agenzie di rating. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha interrotto le vacanze negli Usa per rientrare a Parigi, scrivendo al cancelliere tedesco Angela Merkel una lettera in cui, appunto, chiede di vigilare sul ruolo di queste agenzie (e infatti la commissione europea ha aperto un’inchiesta).
Nessuna di loro, da Standard & Poor’s a Moody’s a Ficht, si era accorta del meccanismo perverso dei mutui immobiliari americani, né del rischio dei fondi ed essi collegati. In passato questi stessi giudici dei mercati avevano chiuso gli occhi di fronte a scandali come quelli di Enron negli Usa o della Parmalat in Italia.
In Italia siamo abituati a dare un grande risalto alle agenzie di rating, soprattutto quando valutano il governo in carica (non importa di quale colore): una “a” o un “più” in meno nelle loro pagelle fa più sconquassi che una bocciatura alla maturità. A loro volta i piccoli investitori si affidano spesso ciecamente (e colpevolmente) ai perentori consigli a vendere, comprare, tenere.
Tutti sanno che spesso le agenzie di rating agiscono in conflitto d’interessi, cioè sono parte in causa con le aziende – e perfino con i governi – che giudicano.
Ecco, perché questa crisi sia davvero salutare, come molti si augurano, bisognerebbe ridimensionare il ruolo di queste agenzie a quello di aziende private e non di arbitri super partes (l’istituzione di un’autorità di controllo mondiale sui rating appare francamente velleitaria): insomma, prenderle con le molle. E se si ravvisa qualche dolo, perseguirle.
Quanto alle banche centrali, si mettano un po’ daccordo: la priorità non può essere contemporaneamente l’inflazione o un’imminente recessione, il denaro troppo caro o troppo a buon mercato.

Il VIDEO servizio:

Bufera mutui: se i ninja aggrediscono i nostri fondi pensione


Può la crisi dei mutui-casa americani colpire anche l’Italia, al di là di tempeste di borsa come quelle di questi giorni? Le rassicurazioni, doverose, si moltiplicano: ma qualche rischio in realtà c’è.

Negli Usa tutto è partito dai mutui “subprime”, dati cioè a clienti che stanno peggio di quelli a cui viene applicato uno dei tassi più cari (”prime”). Si tratta dei cosiddetti “ninja”, ma le tartarughe non c’entrano: è gente “No Income, No Job or Assets” (in italiano: uno che non ha un lavoro, né un reddito né un patrimonio). Ci si può chiedere perché le banche prestino soldi a persone tanto poco affidabili, e la risposta sta appunto negli interessi salatissimi che i ninja accettano di pagare.

Quanto al rischio, alle prime insolvenze gli istituti di credito si disfano dei mutui rivendendoli a fondi specializzati nell’alto rischio. Questi o recuperano i prestiti o si rifanno sulle proprietà degli immobili. In Italia esistono meccanismi simili, si chiamano “pro-soluto”, ma riguardano in genere una clientela professionale.

I fondi che acquistano i mutui subprime sono come gli hedge fund aziendali: si quotano sul mercato ripartendo a loro volta il rischio. È naturalmente un meccanismo estremo, che prima o poi scoppia quando il business di partenza raggiunge il limite: è accaduto all’inizio della new economy, sta accadendo adesso con gli immobili.

E l’Europa, e in particolare l’Italia? Le banche sono molto più rigorose nel concedere mutui – non esiste per esempio la “caccia al povero” – e normalmente si caricano in proprio il rischio di insolvenza. Ma un po’ di esposizione c’è, anche se marginale. Il pericolo è però indiretto. Che cioè i fondi ad alto rischio – hedge fund e simili – entrino in settori promettenti quali, per esempio, il recentissimo fronte della previdenza integrativa. Ma soprattutto nel credito al consumo: il moltiplicarsi di offerte speciali, mini-rate, finanziamenti posticipati e formalmente a tasso zero, è sotto gli occhi di tutti. Anche in questo caso il guadagno per le finanziarie comincia non tanto quando i clienti pagano, ma quando ritardano una rata o due, e allora scattano interessi a due cifre spesso legate a carte di credito di tipo “revolving”, cioè a pagamento rateale. Nulla ancora a che fare con i mutui americani, ma sarebbe il caso che le autorità di vigilanza e i consumatori prestassero attenzione.

Ultimo punto: la Banca centrale europea ha già previsto per autunno un nuovo aumento dei tassi dello 0,25 per cento. In questa situazione sarebbe forse meglio cambiare strategia, spostando l’ottica dal rischio di inflazione al pericolo di mancanza di liquidità. Già ieri la Bce ha erogato al sistema bancario 95 miliardi di euro, quasi quanto (109 miliardi in due giorni) fece dopo l’11 settembre 2001. Tra alzare i tassi e poi aprire i cordoni c’è una contraddizione evidente: sarebbe meglio ridurre prima e non essere costretti in corsa a misure di emergenza.

Il VIDEO servizio:


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!