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Supereuro, a chi conviene?

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photo_zoom.gne?id=22489680&size=o]Christian Fleschhut[/url] by Flickr)[/i]
Avete un figlio, volete mandarlo all’estero per un corso estivo di inglese? Se scegliete l’Inghilterra, anche tenendovi alla larga dalla costosissima Londra, spenderete molto di più rispetto a qualsiasi destinazione negli Usa: e dunque i costi di Birmingham o del Galles battono nettamente quelli di New York e Boston. Per non parlare del Canada, dove Toronto appare decisamente la meta più a buon mercato.
Colpa della sterlina proibitiva, cosa che da anni angustia la shopping-mania da Harrods e dintorni? No: merito (o demerito) del dollaro sempre più debole rispetto all’euro. Siamo al record storico: sfondato il muro di 1,3680 dollari per un euro.
Il limite precedente era di 1,366, fissato il 29 dicembre 2004, anche se nel corso di un paio di sedute si è toccato 1,370 . Ormai un dollaro vale stabilmente due terzi di un euro, con grande beneficio non solo dei corsi d’inglese ma anche di chi può fare un salto oltre Atlantico per dare un’occhiata agli ultimi modelli di iPod da 80 giga: scontati, costano l’equivalente di alcune decine di euro che da noi. Per non parlare di pc, software, cellulari.
Ma a che cosa si devono il super-euro, o il mini-dollaro? La prima spiegazione è tecnica: mentre la Federal reserve, la banca centrale americana, lascia da tempo il tasso di sconto del dollaro al 5,25 per cento, la Banca centrale europea lascia intendere in maniera più che ufficiosa che gli interessi, oggi al 3,75, saliranno entro l’estate al 4, e che questa soglia non rappresenta affatto un tabù. Insomma, si potrà andare oltre. Gli interessi sono la prima molla a rafforzare una moneta, ed anche se quelli sul dollaro sono più alti, i mercati scontano le attese: tassi in calo in America, tassi in salita in Europa.Causa di tutto ciò è in primo luogo l’andamento dell’economia. E quello Usa, sia pure da livelli molto alti, è previsto in calo. Aumentano le richieste di sussidi per disoccupazione, calano le richieste di nuove case e si riducono i consumi interni. In Europa c’è invece un mini-boom: economie stagnanti da anni, come in Germania o in Italia, segnano progressi intorno al 2%. In cifra assoluta, siamo ancora lontani dagli americani: ma appunto quello che conta è la tendenza.
Terzo motivo, dopo i tassi d’interesse e l’economia, è l’incertezza politica: l’anno prossimo ci saranno le presidenziali americane, la Casa Bianca con il Congresso ostile non ha più il controllo del Tesoro, insomma non si sa che direzione prenderanno gli Stati Uniti.
Ma oltre a chi pianifica un soggiorno di studio, o l’acquisto di uniPod, chi guadagna dal dollaro debole? In teoria questa situazione dovrebbe favorire i prodotti made in Usa, che costano al consumatore americano molto meno. In realtà non è sempre così. Le auto americane sono in crisi, in patria e nel resto del mondo. Per la prima volta la Toyota ha sorpassato la General Motors: ma questo è un altro discorso, che riguarda la qualità, la sicurezza e l’ecologia.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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