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Grecia sempre più in crisi: a rischio i precari

Manifestazione contro le misure di austerity (Credits: AP Photo/Lefteris Pitarakis)

Manifestazione contro le misure di austerity (Credits: AP Photo/Lefteris Pitarakis)

La sesta tranche di aiuti per la Grecia è rimasta in sospeso. E mentre i ministri delle Finanze dell’Eurogruppo restano indecisi sul da farsi, per Atene si fa ogni giorno più concreta l’ipotesi del fallimento. Il rappresentante ellenico Evangelos Venizelos è stufo che il suo paese sia identificato come “il capro espiatorio dell’Europa”, perché la Grecia è “soltanto” una nazione che, nonostante le attuali difficoltà strutturali, “resta orgogliosa e dimostrerà di avere le possibilità di andare avanti e uscire dalla crisi“. Il ministro, però, non si rende conto che i governi del Vecchio Continente sembrano non sapere come reagire in generale, visto che non hanno trovato l’accordo neppure sull’aumento della capacità del fondo salva Stati. Continua

Per salvare il Portogallo, interviene la Banca Centrale

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Tornano i timori sulla stabilità del Portogallo. I questi giorni è infatti circolata la voce secondo cui Francia, Germania e alcuni altri paesi dell’Eurozona avrebbero chiesto a Lisbona di cercare il sostegno dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale per evitare che i problemi del paese possano contagiare anche la Spagna, rinnovando il timore che altre economie del Vecchio Continente possano ritrovarsi nelle condizioni di Grecia e Irlanda. Continua

Il Giappone frena lo yen: è la prima volta in sei anni - L’ANALISI

Valuta giapponese (Credits: LaPresse)

Valuta giapponese (Credits: LaPresse)

La terza potenza economica mondiale è in crisi. Il Giappone sta attraversando un periodo difficilissimo da cui non tutti sono convinti che riuscirà a riprendersi. O meglio, anche se lo spettro della bancarotta resta lontano, è probabile che il peso economico del Sol Levante uscirà da questa crisi significativamente ridimensionato. A meno che il Governo non mostri di essere in grado di sfruttarla a proprio vantaggio.

Oggi, per la prima volta dal 2004, la banca centrale di Tokyo è stata costretta a intervenire per frenare la corsa della valuta nazionale, il cui apprezzamento ha significativamente peggiorato gli equilibri della bilancia commerciale di un Paese la cui economia dipende principalmente dall esportazioni. Continua

Economia indiana: la crisi diventa reale. E i poveri aumentano

Ahmadabad, pulizia dei peperoni

Ahmadabad, pulizia dei peperoni

La Banca centrale indiana ha alzato oggi, per la seconda volta in un mese, i tassi d’interesse di 25 punti base, portando il tasso del pronti/termine di riacquisto al 3,75% e quello di finanziamento al 5,25% dal precedente 5%. L’obiettivo del governo è quello di contenere un tasso di inflazione che si sta pericolosamente avvicinando alla doppia cifra Continua

Banche a rischio crack? Stop a finanza estrema e regole severe

Lehman Brothers fallita nel settembre 2008. Sede di New York (ansa)

Lehman Brothers fallita nel settembre 2008. Sede di New York (ansa)

La crisi finanziaria, che nel settembre 2008 ha sconquassato i colossi del credito americani, preoccupa ancora i banchieri, anche se ormai sembra destinata a diventare oggetto di studio per molti dottorati in economia. Il dibattito sulle regole nel mercato finanziario, tuttavia, non è stato abbandonato, all’estero come nel nostro paese. Quali consigli, dunque, per evitare disastri simili? Dalla rete, potremmo sintetizzarne tre.

Continua

I dati Istat: nel 2008 il Pil è sceso dell’1 per cento

Il Pil, nel quarto trimestre del 2008, ha registrato una flessione del 2,9% annuo: si tratta di un record negativo, non si registrava un calo così consistente sul trimestre da quando è iniziata, nel 1980, la serie statistica dell’Istat. Su base congiunturale, la flessione è dell’1,9%: l’istituto di statistica ha rivisto così al ribasso i dati preliminari, che facevano registrare un calo dell’1,8% rispetto al trimestre precedente del 2,6% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Per quanto riguarda il Pil 2008, al -1%, si tratta del peggior dato annuale dal 1975.
E stamane, è intervenuta anche la Bce per registrare come la situazione delle finanze pubbliche “dovrebbe peggiorare ulteriormente nel 2009″. Nel suo bollettino mensile, gli esperti di Francoforte sottolineano come le prospettive per i conti pubblici nell’area euro “mostrino un forte deterioramento”. “I fattori principali alla base di tale evoluzione “spiega l’Eurotower “sono il peggioramento del contesto macroeconomico, le entrate inferiori alle attese e le misure di stimolo fiscale adottate nella maggior parte dei paesi dell’area dell’euro in risposta al marcato rallentamento economico”.
In particolare per l’Italia, il nostro è tra i paesi che “supereranno quest’anno il valore di riferimento del 3% del Pil rimanendone al di sopra nel 2010″. Nelle stime dell’Eurotower, infatti, il Belpaese, insieme a Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Portogallo e Slovenia sforerà sia quest’anno che nel 2010 (ad eccezione della Slovenia) il tetto del rapporto deficit-Pil richiesto dal Patto di stabilità. Belgio, Germania, Austria e Slovacchia dovrebbero unirsi alla lista nel 2010. “Questo scenario” spiega la Bce “implica che probabilmente, entra tale anno, il disavanzo sia superiore al valore di riferimento in dieci dei sedici paesi membri dell’area dell’euro”.

Industria in rosso, crolla l’auto: -46%. Ocse: “Conti pubblici molto esposti”

Toyota Motor Corporation

Crolla la produzione industriale. A novembre 2008, in base ai dati resi noti dall’Istat, l’indice ha registrato una contrazione del 12,3% rispetto a novembre 2007. Anche al netto degli effetti di calendario (novembre scorso ha avuto un giorno lavorativo in meno rispetto allo stesso mese dell’anno prima) si registra una diminuzione su base annua del 9,7%: si tratta della diminuzione più ampia dal gennaio 1991. Su base mensile, rispetto a ottobre 2008, il calo è stato del 2,3%.
Scende vertiginosamente la produzione di autoveicoli in Italia. In base ai dati comunicati dall’Istat a novembre si è registrato un calo del 46,4% su base annua (dato grezzo) e del 42,8% considerando gli effetti di calendario. Nei primi 11 mesi la diminuzione è stata del 16,8% in termini grezzi e del 16,3% considerando la correzione per giorni lavorativi.

Anche l’Ocse lancia l’allarme sulla crescita economica dell’Eurozona e non vede possibilità di ripresa fino a metà del 2010. Nella sua Economic Surveys sull’area euro per il 2009 l’organizzazione che rappresenta i paesi più avanzati parla di “seri rischi per gli scenari di crescita” e, causa della crisi finanziaria, prevede “una contrazione nella seconda metà del 2008 e nella prima metà del 2009 e una crescita al di sotto del trend fino a metà 2010″. Sul fronte del credito l’Ocse nota che la situazione nel settore provato si è “irrigidita”, anche se “una forte contrazione nel credito bancario non si è ancora verificata”. Inoltre, i “rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi non sono scomparsi, anche se c’è una bassa evidenza di ampi effetti di secondo livello” e le “aspettative sui prezzi sembrano essere restate ben ancorate”. Serve comunque un’”adeguata regolamentazione dell’attività finanziaria”.
Ciò significa che le autorità europee e nazionali devono essere in grado di far fronte alle difficoltà nel “breve termine”, mentre “vanno evitate azioni politiche che potrebbero minare gli obiettivi di lungo periodo”. Lo sforzo deve essere perciò quello di “rafforzare le riforme strutturali”, puntando alla sostenibilità di bilancio, al miglioramento della ripresa macroeconomica e ad un aumento dei livelli di vita. L’Ocse invita le autorità europee a “muoversi verso una più integrata e centralizzata supervisione” bancaria. Sul fronte dei bilanci pubblici l’Ocse invita a “migliorare ulteriormente la disciplina di bilancio”, ricordando che in “alcuni paesi membri dell’area euro restano alti deficit”.
Per quanto riguarda l’inflazione l’Ocse prevede che l’andamento “fiacco” dell’economia, “aiuterà ad abbassare ulteriormente” i prezzi, e quindi “in base a queste previsioni potrebbe emergere lo spazio per un ulteriore allentamento della politica monetaria”, anche se “resta una grande incertezza per quanto riguarda lo scenario economico”. “Se le pressioni inflazionistiche - è scritto nel rapporto - dovessero dimostrarsi più forti delle attese, lo spazio di manovra si restringerà” e “la politica monetaria deve essere in grado di reagire, se le aspettative di inflazione a lungo termine dovessero disancorarsi”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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