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Barcellona

Il Real Madrid vince il campionato dei soldi, Italia fuori dalla “zona Uefa”

Il Real Madrid di Cristiano Ronaldo è la squadra di calcio più ricca del pianeta - Epa

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Tutto ciò che ruota intorno al Real Madrid di Florentino Perez è sempre esagerato, “galactico”, tanto in campo come fuori. Un club capace di spendere nello scorso mercato quasi 250 milioni (96 per il solo Cristiano Ronaldo), di indebitarsi parecchio con le banche ma anche di vincere la Champions league dei ricavi. Continua

Il ristorante ai tempi della crisi: a Barcellona il prezzo del menù lo decide il cliente

Eledino

“Ha mangiato bene, signore? Quanto vuole pagare?” La frase del cameriere ha del surreale. Eppure, a vederlo da fuori il bar ristorante “Mireya” non ha molto di speciale. A parte il menù. E non per i piatti, cucina spagnola “de toda la vida“, ossia tradizionale (oggi ad esempio stufato di lenticchie e torta di patate e zucchine come primo, carne alla griglia o anelli di calamari come secondo), ma per la frase scritta in fondo, al posto del prezzo: “Medida economica, el precio lo pone el cliente“, cioè “misura economica: il prezzo lo decide il cliente”. Ecco la singolare idea con cui Eledino Garcìa, proprietario di questo piccolo ristorante di Barcellona, (16 tavoli) cerca di fronteggiare una crisi economica che, nella Spagna di Zapatero e del miracolo economico sbandierato fino a un anno fa, ha lasciato i disoccupati a quota 3 milioni e mezzo, il 14%, dato tra i peggiori dell’Unione Europea.
Al posto del consueto menù turistico da pranzo a prezzo fisso, il locale fa scegliere ai clienti quanto vogliono pagare. “E per garantire la privacy” ci tiene a precisare Eledino, quarantacinquenne calvo e divertito dall’interesse sorto intorno alla sua idea, “mettono i soldi in una busta senza nome e poi io metto tutto insieme a fine giornata”. Fino ad ora, nelle tre settimane di “menù crisi”, assicura “nessuna busta è stata lasciata vuota”. Menu
Il “Mireya” si trova nel quartiere dell’Eixample della città catalana, palazzi ottocenteschi e grandi viali lontani dalle folle turistiche delle Ramblas e poco distanti dalla Sagrada Familia (”ma i turisti qui non arrivano” dice Eledino, “siamo in salita rispetto al monumento”). Non si tratta neanche di un tempio della tanto celebrata cucina sperimentale del rinomato compatriota Ferran Adrià. Fino ad ora l’attrattiva principale del locale erano i bellissimi disegni e le copertine di fumetti (”tutto originale, sono un vero appassionato” assicura Eledino mostrando un Corto Maltese firmato Hugo Pratt) esposte sulle pareti. La clientela è formata perlopiù da abitanti del quartiere e lavoratori delle imprese edili, quelle che più di tutti hanno sentito il tracollo del settore.
“Da un anno abbiamo notato che le cose andavano male” spiega Eledino, “piccole cose: non chiedevano più il dolce, risparmiavano sulla colazione chiedendo il caffé invece che il cappuccino, poi un vero e proprio calo delle presenze”. Che si ripercuote sui conti del “Mireya”: “e se io perdo clienti i miei fornitori perdono il loro e la catena si ripercuote su tutti”. Ecco perché gli è venuta l’idea di questa specie di “microcredito del pranzo”: “Ho pensato che dobbiamo darci da fare noi, sostenerci, perché siamo tutti collegati e se aspettiamo quelli di arriba…”. Quelli di “arriba” sono i politici, i banchieri “ho provato a chiedere un prestito e indovina un po’ com’è andata? Da questa crisi ci tireremo fuori da soli, come sempre” dice. “La gente è migliore di quello che uno crede, se io ti aiuto oggi ne avrò un beneficio domani”. Per ora, almeno, ha risollevato le sorti del suo ristorante. “Se tu vieni qua e ti senti bene, mangi bene, in un ambiente familiare, poi perché non dovresti pagare un prezzo giusto, magari pure maggiore di quello che avrei messo io?”, si chiede il titolare, “e se poi una volta sei messo male a soldi e lasci poco, stai sicuro che tornerai e spargerai la voce”.

Per dovere di cronaca (culinaria), il fricandò con salsa di peperoni era eccellente.

La strana storia di Robin Bank, il truffatore idolo degli studenti spagnoli

Enric_Duran

Per ora è finita così, con lui che viene trasportato fuori dall’ Università di Barcellona in mezzo alla polizia, tra le imprecazioni degli studenti. Ma c’è da giurarlo, di Enric Duran, alias “Robin Bank”, si sentirà ancora parlare. Il nomignolo l’hanno affibbiato i giornalisti a questo ex studente di sociologia ed ex promessa del ping-pong catalano di 32 anni, diventato un simbolo delle proteste studentesche contro il “Plan Bologna” (la riforma europea del sistema universitario) e le banche, indicate come le principali responsabili della crisi economica. Crisi che in Spagna sta raggiungendo dimensioni macroscopiche per la crescita record della disoccupazione (va verso il 14%).
Fino a poco tempo fa, Duran viveva in Sudamerica, solo, con un computer portatile e uno zainetto pieno di soldi (o almeno così aveva raccontato lui). Si nascondeva per il motivo per cui è stato arrestato: aver truffato 39 tra entità bancarie e finanziarie spagnole, per un totale di 500mila euro. E averli spesi (in parte) per raccontare come: con l’appoggio di collettivi antiglobalizzazione aveva fatto stampare 200mila copie di “Crisi“, un giornale gratuito distribuito per strada, nel quale spiegava i metodi delle sue truffe (prestiti richiesti con documenti falsi, società immaginarie registrate in paradisi fiscali con pochi euro, scatole cinesi e finte proprietà per ottenere crediti, sempre a banche diverse). Non solo: nel giornale, diffuso in un unico numero il 17 settembre 2008 a Barcellona e Madrid da volontari, sosteneva che i suoi metodi ricalcassero esattamente quelli di molte multinazionali, che il credito venisse concesso senza validi controlli e che questo, come si sarebbe verificato di lì a poco, avrebbe provocato il crollo del sistema su cui si reggevano le banche d’affari, partendo dai mutui “subprime”.
Il giornale, abbinato a un sito web (al momento oscurato), aveva riscosso una grossa eco sui media ed era scattata la caccia a Duran, denunciato dalle banche. Ma lui era già scappato. E giurava che avrebbe continuato la sua azione di “guerriglia bancaria” e sostenuto associazioni benefiche. Ma poi deve aver cambiato i propri piani: il 17 marzo è riapparso a Barcellona. E non in incognito, ma in un’affollata conferenza stampa nel rettorato dell’Università. Dove ha annunciato una nuova pubblicazione, distribuita in 350mila copie (200mila in catalano e 150mila in spagnolo) in 200 città, intitolata “Podemos” (ovvero “Possiamo”, che era anche lo slogan dei sostenitori della Spagna durante l’Europeo di calcio): una specie di manuale anti-crisi e antiprecariato, che in 19 pagine sostiene di essere la “ricetta per il post-capitalismo”. Poco dopo, la polizia locale (i Mossos d’Esquadra) sono entrati nell’aula e hanno arrestato Duran con l’accusa di truffa continuata. L’azione è stata ordinata dalla magistratura per le denunce delle entità bancarie, ma è stata fortemente criticata perché l’accesso della polizia nelle università in Spagna è stato fortemente limitato nell’epoca post-franchista. Duran si è comunque mostrato tranquillo e ha dichiarato che le accuse contro di lui si riducono a quattro denunce penali e che saranno archiviate dal giudice.
Intanto nei forum studenteschi è stata convocata una manifestazione davanti al commissariato della polizia a Barcellona e la foto di “Robin Bank” arrestato inizia a fare il giro della rete. Per Duran sono già previste numerose interviste televisive, in attesa di un eventuale processo. Ma lui si mostra incurante: “Non torno né per fuggire dalla giustizia né per affrontarla, torno per partecipare a un movimento che ogni giorno è più grande”. Post-ideologico, pragmatico e probabilmente furbo. Sui muri virtuali dei “mileuristas”, i giovani con contratti atipici che arrivano ai mille euro e sono le prime vittime della crisi economica, la sua foto potrebbe presto prendere il posto dei vecchi miti dei loro padri.

Combattere la crisi a colpi di Smartphone

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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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