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Bari

Non aprite quel negozio: è boom degli affitti per i locali commerciali

Galleria Milano

Piccoli negozi, minimarket, macellai, ma anche panetterie e sartorie. Aprire un piccolo esercizio nei centri storici delle maggiori città italiane è diventato ormai un lusso: per affittare un negozio negli ultimi cinque anni i canoni di locazione hanno vissuto un vero e proprio boom, con punte di oltre il 60%. È quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre che segnala, inoltre, come il valore delle loro vendite sia diminuito del 6,5%, mentre l’inflazione sia cresciuta del 12%.

E, a sorpresa, la città dove si spende di più per affittare un negozio è Bari: nel capoluogo pugliese un piccolo esercizio di 60 metri quadri ha visto aumentare il costo dell’affitto di 708 euro (+62,9%) attestandosi, l’anno scorso, su un valore medio mensile pari a 1.833 euro. A seguire un altro porto del Sud, Palermo dove l’incremento è stato di 463 euro (+44,5%) e dove per affittare un piccolo punto vendita sempre di 60 metri quadri si possono spendere in media 1.503 euro mensili. E al terzo posto, di nuovo una città portuale, ma del Nord Ovest: Genova, dove tra il 2003 e il 2008 l’aumento è stato di 545 euro (+44,4%) e il valore medio dell’affitto di una bottega di 60 metri quadri costa 1.773 euro al mese. In coda troviamo Firenze e Venezia. Nel capoluogo toscano l’aumento medio del canone di locazione in questi ultimi 5 anni è stato di appena il 3,8%, mentre nel centro storico della città lagunare si è registrata l’unica contrazione tra le 13 città prese in esame (-3,2%), anche se l’affitto di un negozietto di 60 metri supera i 6.200 euro al mese, vale a dire oltre il doppio del centro di Milano e più del triplo di quanto spenderebbe un collega fiorentino. “Negli ultimi anni gran parte dell’opinione pubblica ha dato la colpa del caro prezzi a chi ha speculato nella fase di passaggio dalla lira all’euro”, spiega Giuseppe Bortolussi, direttore dell’Ufficio studi della Cgia. “Purtroppo, però, nessuno ricorda gli aumenti esponenziali registrati dagli affitti, dalle tasse locali, dalle tariffe dell’asporto rifiuti e dalle bollette della luce o del gas che hanno fatto esplodere i costi fissi delle attività commerciali”.

L’imprenditoria è matura: boom dei manager con i capelli bianchi

In ufficio

Imprenditori a tutte le età? Sì. Soprattutto quando i capelli diventano bianchi e il binomio saggezza più esperienza permette di intraprendere un’attività individuale senza troppi rischi. È infatti un mondo di imprenditori over settanta quello che emerge dai dati del registro delle imprese relativi al secondo trimestre 2008 e 2003, elaborati dalla Camera di commercio di Milano in occasione della festa dei nonni (5 ottobre).
Sono oltre 294 mila in Italia (26 per cento donne, pari a 76.554 ditte individuali) gli imprenditori ultrasettantenni e in cinque anni crescono del 3,2 per cento. Il boom si registra nel settore dell’intermediazione economica e finanziaria (113,2 per cento), delle costruzioni (43,5 per cento) e dell’istruzione (37,4 per cento). Ma è nel settore agricolo (68,8 per cento), del commercio (15,5 per cento) e nelle attività manifatturiere (4,6 per cento) che gli imprenditori sono presenti in quantità maggiore. Negli ultimi cinque anni sono poi le ditte individuali al femminile a segnare un risultato positivo: quelle con titolare donna di età superiore ai 70 anni sono cresciute del 7,9 per cento.
Nella classifica delle province italiane è il Centro-Sud ad avere la meglio: Roma è al primo posto con 10.671 imprese individuali con al comando un ultrasettantenne, seguita da Bari (9.274) e Napoli (8.717). Negli ultimi cinque anni sono invece le province del Nord a essere cresciute di più, con le città di Lecco, Como e Varese ai primi tre posti sul podio.
La provincia di Milano cresce e oltre a contare 5.460 imprenditori over settanta, di cui il 22,5 per cento donne (pari a 1.231 ditte individuali), in cinque anni ha visto aumentare l’attività imprenditoriale del 18,6 per cento, contro una crescita nazionale del 3,2 per cento. I titolari milanesi anziani rappresentano circa il 3,6 per cento del totale delle ditte individuali milanesi e le crescite maggiori sono state nelle attività di intermediazione economica e finanziaria (+92,6 per cento), immobiliari, noleggio e ricerca (+39,6 per cento) e nelle costruzioni (+37,3 per cento). Nella capitale economica italiana gli imprenditori ultrasettantenni operano soprattutto nel settore del commercio (40,1 per cento contro il 15,5 per cento del dato italiano) e nelle attività manifatturiere (15,7 per cento contro il 4,6 per cento nazionale). Uno su otto (12 per cento) è attivo nel settore agricolo, che prevale invece a livello italiano (68,8 per cento degli imprenditori).
Una nota rosa sotto la Madonnina: in cinque anni le ditte individuali con titolare donna di età superiore ai 70 anni crescono nella provincia di Milano del 12,5 per cento, più del dato italiano che si ferma al 7,9 per cento.
Tra i più anziani attivi, la Camera di commercio segnala l’imprenditrice di oltre 90 anni che ha un negozio di occhiali “su misura” in centro a Milano; l’imprenditore di 97 anni che ha aperto alla fine degli anni Trenta un’impresa di commercio al minuto di articoli casalinghi e l’imprenditrice di oltre 80 anni che si occupa della fabbricazione e della vendita al minuto di scarpette da ballo.
“Gli anziani sono una ricchezza nella nostra società, a partire dalla famiglia, col sempre più indispensabile ruolo svolto dai nonni”, sottolinea Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano, “Ma sempre più spesso il loro ruolo sociale si mostra anche attraverso la loro capacità di continuare a portare avanti un’impresa radicata, in molti casi l’attività di una vita, e di trasmetterla ai più giovani”.

Saldi estivi, lo shopping inizia il 2 luglio

Saldi estivi

La corsa ai saldi inizia all’ombra del Maschio Angioino mercoledi prossimo, 2 luglio: sarà Napoli la prima grande città a dare il via allo shopping estivo. A Genova gli acquisti scontati partono il 4 luglio, e il giorno successivo cominceranno a Roma, Milano, Torino, Venezia, Bologna, Bari, Ancona e Trieste. Secondo Confcommercio ogni famiglia spenderà in media poco più di 280 euro per l’acquisto di articoli in saldo. Il valore complessivo dei saldi estivi si aggirerà intorno ai 4 miliardi, con un’incidenza dell’11,2% sul fatturato annuo del settore. “Le vendite estive” dichiara Renato Borghi, vicepresidente di Confcommercio “non stanno andando bene sia per una generalizzata crisi dei consumi trasversale a tutti i settori e che sta investendo in maniera pesante il comparto abbigliamento, accessori e calzature, sia per fattori legati a condizioni climatiche poco favorevoli”.

Consigli utili. Per il corretto acquisto degli articoli in saldo Confcommercio ricorda alcuni principi di base: la possibilità di cambiare il capo dopo averlo acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso cio’ risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto. Per quanto riguarda la prova dei capi non c’è obbligo: è rimesso alla discrezionalità del negoziante. Sui prodotti in vendita, inoltre, Confcommercio ricorda che i capi proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Tuttavia nulla vieta di porre in vendita anche capi non appartenenti alla stagione in corso. Per il prezzo, infine, è previsto l’obbligo per il negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.

Altroconsumo: la colazione al bar a Roma è un piatto salato

Greencolander by Flickr

Colazione agiata con cappuccino e brioche al tavolo? Meglio consumarla a Bologna e Bari. Qualcosa di veloce come un espresso al banco “bevi e fuggi”? Allora via dalla città felsinea, e meglio ributtarsi su Palermo, Roma, Napoli e ancora Bari. Queste, infatti, secondo un’indagine Altroconsumo, sono le città italiane più convenienti sui rispettivi fronti. L’associazione indipendente di consumatori ha rilevato i prezzi di caffè, cappuccino e cornetto nei bar di dieci città italiane, considerando sia locali storici e centrali sia bar della periferia di Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Torino e Venezia.
E sul fronte cappuccino e brioche al tavolo Roma è risultata, mediamente, la città più cara (si spende 4,92 euro), seguita da Venezia (4,69 euro) e Firenze (4,12 euro). Le più economiche Bari (2,66 euro) e Bologna (2,72 euro).
Stessi componenti, ma serviti al banco, e allora è Venezia la più costosa (2,23 euro), quindi Torino (2,20) e Bologna (2,19). Bari (1,83), Roma (1,84), Napoli (2) e Palermo (2,05) sono le città per risparmiare.
Per un bel caffè al tavolo è ancora Roma la più cara: l’agio va pagato! Costo: 2,35 euro. Seguono i bar fiorentini (1,82 euro) e quelli veneziani (1,79) e torinesi (1,66). La tazzina mediamente meno costosa è a Bari (1,15 euro), Bologna (1,24) e Palermo (1,29).
L’espresso al banco più “salato” lo si beve a Bologna (93 centesimi) e Venezia (88). Partendo dal basso, invece, troviamo Bari (71 centesimi), Palermo (73), Roma (78) e Napoli (79).

A Roma morire costa meno che a Milano

Un cimitero romano | Foto di Iessi, tratta da Flickr
Fatti i debiti scongiuri, qual è la città in Italia dove “conviene” morire? Roma, città eterna (appunto): qui i costi del funerale sono più accessibili: 2155 euro “all-inclusive”. Milano (e non è una novità), invece, con 3575 euro, è la più cara. Questo emerge da un’indagine sui costi del ‘caro estinto’ effettuata in otto grandi città (Roma, Milano, Torino, Palermo, Bari, Lecce, Napoli e Genova, qui, il pdf) di Help Consumatori, la prima agenzia on line dedicata ai consumi.
A indagare sui servizi funebri è stata, in questi giorni, anche l’Antitrust. Che, in una segnalazione inviata ai Presidenti di Camera e Senato, a Governo, Regioni e Comuni, sottolinea come molte amministrazioni ospedaliere, affidano a società di onoranze funebri la gestione delle camere mortuarie. Il dato più significativo dello studio riguarda la sproporzione tra le tariffe “comunali” e quelle applicate dai privati.
Nei comuni che la prevedono (tutti tranne Bari e Lecce), infatti, il costo di una sepoltura municipale non supera i 1000 euro. Le tariffe si riferiscono al costo medio di un funerale: i costi possono lievitare fino a raggiungere i 10mila euro. Help Consumatori, si legge in una nota, “non dà consigli particolari perché l’organizzazione di un funerale è legata ad uno stato emozionale difficile da prevedere, ma invita a diffidare dalle agenzie che, direttamente in ospedale sfruttando la debolezza del momento, propongono di provvedere all’organizzazione completa del funerale tralasciando opportunamente di specificarne i costi che alla fine potrebbero risultare molto salati”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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