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Recessione: ecco come ci è venuto il mal di banca

Genesi di una recessione. Come ci è venuto il mal di banca

«Idioti» li ha definiti il presidente di un’importante banca europea parlando con il Financial Times. Più elegantemente, un funzionario dell’associazione bancaria italiana (Abi) parla di persone di grande esperienza che però hanno commesso un errore «gravissimo». A prendersi queste accuse sono i membri dell’Eba, European banking authority, con sede in Old Broad street, Londra. Sono loro, secondo i critici, ad avere alimentato la crisi del sistema bancario con i loro annunci, gli stress test, l’insistenza sui requisiti patrimoniali degli istituti. Continua

Banche a rischio crack? Stop a finanza estrema e regole severe

Lehman Brothers fallita nel settembre 2008. Sede di New York (ansa)

Lehman Brothers fallita nel settembre 2008. Sede di New York (ansa)

La crisi finanziaria, che nel settembre 2008 ha sconquassato i colossi del credito americani, preoccupa ancora i banchieri, anche se ormai sembra destinata a diventare oggetto di studio per molti dottorati in economia. Il dibattito sulle regole nel mercato finanziario, tuttavia, non è stato abbandonato, all’estero come nel nostro paese. Quali consigli, dunque, per evitare disastri simili? Dalla rete, potremmo sintetizzarne tre.

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Riforma del credito, occhi puntati sulle banche italiane

Il governatore della Banca d'Italia
Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi

Tango bond, default obbligazioni Parmalat e Cirio e, da ultimo, lo scandalo derivati. Le banche italiane sono ormai sorvegliate speciali. E per fortuna che la crisi dei mutui subprime americani che ha travolto colossi del calibro di Citigroup e Merrill Lynch ha solo sfiorato l’Italia. Secondo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia, gli istituti di credito nazionali hanno finora risentito in misura limitata delle turbolenze scatenatesi a partire dalla scorsa estate e di conseguenza la redditività nei primi nove mesi del 2007 è rimasta elevata. Il Roe (l’indice di redditività del capitale proprio) su base annua è sceso di appena un punto rispetto al 2006, attestandosi intorno al 12% . Altrimenti sarebbe stata la fine.

Il livello di attenzione di Via Nazionale è comunque massimo mentre il mercato ha già iniziato a fare “scontare la pena” alle banche. I titoli finanziari rappresentano ben il 45% dei titoli quotati a Piazza Affari. E se lo scorso anno il listino principale milanese (l’S&P-Mib) ha chiuso con un calo del 7%, forse è soprattutto colpa delle banche. Anche perché i due nuovi big del credito Intesa Sanpaolo e Unicredit faticano a farsi apprezzare dai risparmiatori e dagli operatori finanziari, mentre hanno perso terreno quasi tutti gli altri istituti di credito con perdite più marcate nel corso del 2007 per Bpm (-30%) e Mps (-25%). La verità verrà a galla solo nelle prossime settimane quando tutte le banche inizieranno a sfornare i dati di bilancio relativi all’esercizio appena chiuso e, molto probabilmente, le voci su sofferenze e svalutazioni diranno qualcosa di più sullo stato di salute del sistema bancario italiano. Una cosa però è certa. La fiducia dei risparmiatori verso le banche è a livelli minimi. E la crisi dei subprime, che ha messo in dubbio anche l’affidabilità delle agenzie di rating, non aiuta. Almeno per l’Europa però ci ha pensato Bruxelles a mettere insieme una serie di misure per dare alle banche la possibilità di riabilitarsi. Mifid, Basilea2 e Sepa sono gli strumenti destinati a cambiare l’operatività delle banche, con l’obiettivo di arrivare a un mercato unico europeo. Sul fronte dei prodotti finanziari, i risparmiatori dovrebbero, almeno sulla carta, avere più tutele grazie alla direttiva Mifid che impedirà, tra l’altro, la vendita la vendita di bond rischiosi, tipo Parmalat e Cirio, ai clienti meno esperti.

Grazie a Basilea2 sarà possibile migliorare le modalità di erogazione del credito soprattutto alle piccole imprese che finora hanno faticato non poco a ottenere finanziamenti dalle banche. Infine l’area unica dei pagamenti (Sepa) dovrebbe portare al contenimento dei costi di gestione delle banche. Forse questo è l’aspetto che più di tutti interessa i clienti visto che il nuovo sistema di pagamenti dovrebbe garantire il tanto atteso allineamento delle aziende di credito italiane alla media Ue. I conti correnti italiani sono, pur sempre, ancora i più cari in Europa. Gli strumenti ci sono. Ora tocca alle banche dimostare la buona volontà.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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