Leggi tutte le notizie su:


Berlusconi

Miliardari di Forbes, sempre più “Bric”. Ecco i giovani Paperoni

La famiglia Hariri - Epa

La famiglia Hariri - Epa

Il mondo dei super-ricchi parla ancora inglese, ma le facce non sono più quelle da “Wasp” (white-anglo-saxon, protestant) che dominavano un tempo. Nella classifica che ogni anno pubblica la rivista statunitense Forbes degli uomini più ricchi del mondo ci sono sempre più tratti somatici asiatici e sudamericani. A cominciare dalla cima: Continua

Governo - Fiat, balletto sugli incentivi. Marchionne li vuole davvero?

Operai Fiat di Pomigliano D'Arco portano la statua di un santo in processione - Ansa/Ciro Fusco

Operai Fiat di Pomigliano D'Arco portano la statua di un santo in processione - Ansa/Ciro Fusco

Non poteva non fare rumore la lunga intervista concessa da Sergio Marchionne al direttore del quotidiano più amico, La Stampa. Sotto attacco da più parti per un suo presunto disimpegno dall’Italia e per la chiusura di Termini Imerese, l’AD di Fiat ha reagito alle parole di ieri di Claudio Scajola (”Valutiamo uno stop agli incentivi. Non si può andare avanti in maniera disarmonica con l’Europa”), con un atteggiamento spiazzante. Continua

Libia, un “cantiere” da 150 miliardi di euro. Tornano gli italiani con le pmi e la sanità

Berlusconi e Gheddafi posano la prima pietra di un cantiere - (AP Photo/Ben Curtis)

Berlusconi e Gheddafi posano la prima pietra di un cantiere - (AP Photo/Ben Curtis)

“Una miniera d’oro a un passo dall’Italia altro che la Cina”.

L’avvocato Antonio de Capoa, bolognese, presidente della Camera di commercio Italo Libica, ne è più che convinto. Ha partecipato all’inaugurazione a Tripoli della seconda edizione della “Fiera italo-libica per le infrastrutture, la meccanica e le tecnologie“, durata fino al 5 novembre e che ha visto oltre 50 imprese partecipanti. Gli obiettivi sono ambiziosi. “Siamo vicini alla conclusione di commesse per le aziende italiane per almeno 1,5 miliardi di euro“, dichiara de Capoa a Panorama.it. Continua

Incontro Berlusconi-Putin: l’energia è il tema centrale

Un gasdotto

Oggi Silvio Berlusconi va a Sochi per incontrare il premier russo Vladimir Putin e discutere con lui di diversi temi, ma soprattutto di energia. Alla presenza dei due premier Paolo Scaroni, Ad di Eni e Alexej Miller, alla guida di Gazprom, dovrebbero firmare l’accordo finale su South Stream.
In realtà l’accordo avrebbe dovuto essere già firmato il 7 aprile, al Forum economico italo-russo a Mosca, ma è slittato per l’assenza di Berlusconi che era in Abruzzo sui luoghi del terremoto. Nonostante sia passato del tempo, ci sono ancora divergenze tra due partner del progetto. Eni vorrebbe avere più poteri sul territorio di passaggio, sul marketing e la distribuzione, e vorrebbe dividere i profitti di 10 miliardi di metri cubi di gas al anno. Gazprom ha disposto condividere una fetta di soli 6 miliardi e di limitare la comune distribuzione solo all’Italia.
Le trattative andranno avanti fino all’ultim’ora, le parti vogliano arrivare ad un accordo non facile. Che, in ogni caso, ci sarà, e si potrebbe iniziare subito la realizzazione del progetto, faccendo un passo avanti rispetto ad un altro gasdotto, Nabucco, che evita il territorio della Russia.
Il Summit energetico “South corridor - new silk way” tenutosi a Praga il 8 maggio ha rianimato il progetto Nabucco. L’accordo è stato firmato da Egitto, Azerbaijan e Georgia, con si formale della Turchia e la firma probabilmente il 25 giugno da Ankara. Ma non hanno siglato l’accordo i principali produttori di gas, Kazakistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, ha minimizzato, spiegando che - pur senza firma - l’interesse a negoziare da parte dei paesi in questione esiste. Ma dietro le parole c’é la preoccupazione, visto che Turkmenistan e Kazakistan da tempo stanno negoziando con la Russia, che mira ad acquisire tutto il gas della regione del Caspio per poi esportarlo a sua volta in Europa. Infatti per gli osservatori e la stampa russa, i risultati di questo summit mostrano che “Nabucco è ancora sensa gas, con i tubi vuoti”.
Come scrive il quotidiano economico russo Kommersant, una fonte di Gazprom sottolinea che l’Eni “non ha apprezzato”come doveva che Gazprom senza grandi discussioni ha comprato il 20 per cento di GazpromNeft per 4,1 miliardi di dollari (quasi il doppio del prezzo di mercato) e “chiede ancora di più”. Infatti, come cita Kommersant, in Gazprom stanno “seriamente pensando, se comprare la quota di maggioranza in Severenergia da Enel pel 1,2 miliardi di dollari o lasciare questo business agli italiani e vedere come loro riusciranno farele estrazioni in Siberia” (con meno 60 gradi sotto zero). Anche questo accordo doveva essere firmato il 7 aprile scorso ma è slittato in data da definirsi.
Eni e Gazprom hanno firmato l’accordo per la realizzazione del South Stream, un sistema di gasdotti che collegheranno Russia ed Europa attraverso il Mar Nero il 23 giugno del 2007. Il 18 gennaio 2008 hanno costituito la società South Stream AG (50% Eni, 50% Gazprom), operatore del progetto. Adesso Gazprom ha firmato accordi con Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia per la realizzazione sul loro territori i gasdotti, per partire da 2015 con capacità 30 miliardi di metri cubi di gas al anno. Ma per Mikhail Korchemkin, presidente di East European Gas Analysis, “adesso il progetto South Stream economicamente non conviene a Gazprom”.

Berlusconi: “Nazionalizzare le banche? Ipotesi allo studio”

Inghilterra

“Nazionalizzare le banche? E’ una delle ipotesi che si stanno studiando” la frase di Silvio Berlusconi, detta durante l’incontro con il premier britannico Gordon Brown, fa discutere. “Per ora è solo un’ipotesi avanzata da qualcuno, qualcosa su cui ci stiamo esercitando”, ha precisato Berlusconi. Che poi, di fronte alle dichiarazioni dell’opposizione, ha precisato “non riguarda le banche italiane”, ma si tratta di una delle “tante proposte sul tavolo del G8″. Riguarda invece il governo britannico, che è già ricorso a questo tipo di interventi. Linda Lanzillotta, ministro della Funzione Pubblica nel governo ombra del Pd, ha duramente criticato l’accenno di Berlusconi: “Le sue dichiarazioni sono irresponsabili. Il premier annuncia e poi smentisce nel giro di poche ore che il governo ha allo studio misure per nazionalizzare le nostre banche determinando un terremoto sull`andamento dei titoli in Borsa. Nazionalizzare perché? Non ci hanno detto instancabilmente il ministro dell`economia e il governatore della Banca d’Italia che il sistema bancario italiano è solido e non ha bisogno di interventi di ricapitalizzazione? E con quali soldi?”
Ma Berlusconi spiega durante il suo intervento, nel quale, d’accordo con Brown, ha evidenziato i pericoli del protezionismo. “L’ingresso nel capitale” ha detto il premier, potrebbe “impegnare le banche a fornire credito alle imprese”. Ma poi Berlusconi ha precisato che “il sistema italiano è solido”. “Come dimostra” ha aggiunto “il fatto che nonostante siano state messe a disposizioni risorse rilevanti per affrontare la crisi, nessuna banca italiana per ora ha fatto richiesta di aiuto e questo ”tranquillizza”.
“Il 2/3 marzo stiamo organizzando il ‘Credit and liquidity day’ per analizzare la situazione del credito dalle banche all’economia” annuncia intanto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. “Faremo una fotografia - ha spiegato il ministro - sui dati dell’andamento del credito dagli istituti bancari all’industria all’economia. Poi chiederemo cosa fare per garantire il credito”. Ma la nazionalizzazione delle banche, per Tremonti, resta “un’ipotesi di cui si discute in campo internazionale”. Così come si discute di un ritorno del protezionismo, tema che mette d’accordo Brown e Berlusconi: “Certi comportamenti degli Usa, come il “Buy American”, o l’intervento della Francia per aiutare le aziende del settore auto, sono azioni che sanno un po’ di protezionismo, ma non sono quelle misure protezionistiche che possono far male. In ogni caso noi non dobbiamo cadere in questa trappola, perchè protezionismo non risolve nulla” ha poi detto Berlusconi.

La crisi è globale e va affrontata in modo ”globale, coordinato”, rilanciano i due primi ministri dettando la ricetta, per ora metodologica: riscrivere le regole rafforzando e riformando il sistema finanziario affinché non si ripetano crisi come quella attuale, sostenere la fiducia di famiglie e delle imprese, riportare l’economia verso la crescita sostenibile. E, in quest’ultima direzione Brown annuncia un fondo da 5 miliardi di euro per una crescita economica all’insegna del ‘low carbon’. Sul fronte delle misure concrete da adottare il cammino è comunque ancora lungo. ”Non è facile. Si stanno discutendo i contenuti della finanza internazionale. Ma non ci sono ancora interventi da tutti condivisi e che appaiano ‘ictu oculi’ efficaci” dice Berlusconi. E per farlo il cammino, condiviso con Brown, è quello che passerà per il prossimo G20 di Londra del 2 aprile dove, spiega Brown, ”cercheremo di preparare per una sorta di accordo per la ripresa, con il contributo di ogni continente” trovando un’accordo ‘’sulle risorse da iniettare nel sistema, sulla definizione dei margini di responsabilità delle istituzioni finanziarie internazionali” con l’obiettivo di ”una la ripresa economica mondiale duratura”.

Alitalia, i soldi ci sono. Berlusconi: “Cinquemila esuberi”

Una hostess Alitalia

Novanta nuovi aerei, nuove rotte internazionali (verso Cina e India) e cinquemila lavoratori in meno. Queste le previsioni del nuovo scenario Alitalia, secondo quanto avrebbe rivelato il premier Berlusconi in una cena coi deputati Pdl.

Un piano, secondo il presidente del consiglio, senza alternative. “I sindacati non mettano il bastone fra le ruote o salta tutto”. “I cinquemila esuberi” ha rivelato il premier secondo quanto viene riferito all’ Agi da alcuni partecipanti “verranno attutiti da alcune misure. Ci saranno degli scivoli, dei prepensionamenti, degli ammortizzatori sociali”. Il piano di Air France prevedeva duemila esuberi e un ridimensionamento della compagnia specialmente a Malpensa. Berlusocni si è mostrato ottimista sul futuro della compagnia di bandiera: “Ci sono i soldi, c’è il piano, c’è la soluzione” ha detto “non si potranno tenere tutti i dipendenti, ma è l’unica operazione che si può fare”.

Secondo quanto scrive Dario Di Vico sul Corriere della Sera,”Corrado Passera e Gaetano Miccichè (gli advisor per conto del governo) hanno pressoché ultimato il loro lavoro e nei prossimi giorni lo consegneranno ai ministri”. Gli azionisti, oltre ai nomi che già circolano da tempo (Benetton, Riva, Ligresti, Marcegaglia, Aponte, Fossati) sarebbero banche d’affari come Morgan Stanley e Nomura e la stessa Banca Intesa che si sta occupando della questione. Possibile anche un coinvolgimento del patron di Air One Carlo Toto.
LEGGI ANCHE: Uno studio della Bocconi per il rilancio di Alitalia

Dal rosso al Tesoretto, come sta davvero l’Italia?

La sede del ministero del Tesoro
Alla fine il buco nei conti pubblici italiani c’è oppure no? Il Sole 24 ore dice di sì, il ministro uscente dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa nega. Ma la vera novità è che potrebbero avere ragione entrambi. Questione di angolatura, si potrebbe commentare.

“Le spese da affrontare ci sono come sostiene il Sole - spiega Alberto Quadrio Curzio, preside della facoltà di Scienze Politiche dell’Università Cattolica di Milano - ma allo stesso tempo potrebbe esserci anche la copertura come asserisce Padoa-Schioppa. La verità si potrà sapere solo nel momento in cui lo Stato dovrà saldare i conti. Di certo la crescita italiana sta rallentando e oggi è ben al di sotto delle aspettative. E poi si deve fare a meno del Tesoretto”. Sicuramente, spiega Quadrio Curzio, il governo Prodi non ha avuto il tempo di fare spese “elettoralistiche”, tuttavia “la politica di compressione della spesa nel 2007 non è stata adeguata alle esigenze del Paese a causa, molto probabilmente, della necessità di tenere coesa una maggioranza spesso in disaccordo”.

Più cauto sul tema recessione, Quadrio Curzio, mette in guardia il prossimo esecutivo: “Se non si fanno accordi sulle riforme strutturali e se la congiuntura economica internazionale dovesse peggiorare, il rischio è molto concreto”.

Poco ottimismo anche nelle parole di Pietro Garibaldi, professore di Economia politica all’università di Torino, che sulle colonne del quotidiano La Stampa puntualizza: “Anche se non si parla ancora di recessione, il rallentamento della nostra economia inizia a preoccupare”. Di certo, aggiunge Garibaldi, “il peggioramento del quadro economico avrà conseguenze sullo stato dei nostri conti pubblici. In un Paese responsabile dovrebbe però avere conseguenze anche sulla campagna elettorale”. Il bilancio, aggiunge, è “chiaramente migliorato” ma anche “dal lato della spesa c’è poco da stare tranquilli”. E alla fine Berlusconi, Veltroni e gli altri aspiranti premier devono stare attenti: “In Italia - conclude Garibaldi - con un rallentamento economico e con un debito pubblico superiore al prodotto interno lordo, non si può e non si deve promettere la luna quando il cielo è nuvoloso”.

LEGGI ANCHE: E Padoa-Schioppa non sa più dove ha messo il tesoretto - Si chiude la lagislatura, riappare il buco nei conti pubblici


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!