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“Il calcio italiano sta attraversando un momento difficile, ma nell’immediato stiamo assistendo ad un allarmismo eccessivo perché i contratti di sponsorizzazione stipulati sono quasi tutti pluriennali e non si può rescindere da un giorno all’altro, a meno che le società non dichiarino fallimento”. Lo sottolinea a Panorama.it, Giovanni Palazzi, presidente di Stage Up sport & leisure business, la prima società italiana di consulenza in business dello sport. Che aggiunge: “Chiaro che un rallentamento si avrà se gli effetti della crisi saranno a lunga scadenza, ma sono certo che il sistema di banche in Italia sia garantito, anche per il mondo dello sport”.
Che succederà dunque alle squadre italiane? Ieri la Roma ha dovuto affrontare una giornata molto pesante in borsa a seguito dei “rumors”, poi smentiti in un comunicato congiunto della società e di Italpetroli, secondo cui Unicredit avrebbe negato alla stessa società della famiglia Sensi che controlla il club giallorosso e che è esposta per 365 milioni con l’istituto bancario, una deroga al pagamento entro il 31 dicembre della prima tranche del debito, da 130 milioni di euro, prevista dal piano di rientro concordato la scorsa estate.
Secondo La Gazzetta dello Sport, il finanziere egiziano, di origine libica, Roger Tamraz, è l’uomo che intende comprare la Italpetroli. Interpellata da Panorama.it, la società giallorosa dice che la situazione è “sotto controllo e che non sono in corso trattative per la cessione della società”. Lo dice, di fatto, anche il comunicato stampa ufficiale. Ma sussurri raccontano una verità univoca: la trattativa va avanti spedita. Il magnate del petrolio, fondatore della Tamoil, ha già avuto due incontri per la Italpetroli, l’ultimo a metà della scorsa settimana con tutte le sorelle Sensi. In attesa di offerte ufficiali, l’unica cosa certa è che per arrivare a quota 130 milioni nei prossimi tre mesi potrebbe non essere sufficiente liberarsi di tutte le attività di Italpetroli. Sono già in vendita i terreni di Torrevecchia il cui valore si attesta intorno ai 100 milioni. Ma l’edificabilità di quegli spazi, condizionata alla costruzione della cittadella dello sport, potrebbe arrivare solo a fine anno. Fino ad allora i potenziali acquirenti temporeggeranno. Anzi, l’advisor Banca Finnat teme che in questa situazione i candidati all’acquisto, come il gruppo Caltagirone (creditore nei confronti della Roma in qualità di socio Mps che detiene la Antonveneta con cui la Roma è esposta per 50 milioni), rallentino i tempi per abbassare il prezzo.
Lo stato di salute della banca guidata da Alessandro Profumo viene però seguito con attenzione anche dal lato biancazzurro della Capitale. Colpa di 13,6 milioni di fidejussioni rilasciate per conto della Lazio Events di Claudio Lotito da Unicredit in favore della Figc per l’iscrizione al campionato della Lazio. In Borsa, il titolo della Lazio negli ultimi tre mesi è rimasto stabile intorno a 0,35 euro per azione, ma dal 29 settembre, quando era arrivata a 0,50, ha subito una forte caduta, ritornando a 0,37 euro.
Stessa sorte per il titolo della Juventus in forte calo da gennaio, quando era a 1,4 euro, mentre oggi ogni azione vale 0,7695 (in rialzo dopo una settimana di forti ribassi). La crisi potrebbe colpire anche la Fiorentina: le quotazioni della Tod’s, l’azienda di famiglia dei Della Valle, hanno perso quasi la metà del valore, scivolando dai 64 euro di inizio anno ai 32,09 di oggi pomeriggio. “La Borsa sconta in anticipo la previsione di minori utili, ma il patrimonio dei Della valle e solido e non credo avranno particolari ripercussioni”, spiega Palazzi. Tifosi tranquilli che Mutu e compagni resteranno in maglia viola? L’esperto non si sbilancia. Altro esempio, la Erg di Garrone, patron della Sampdoria. Anche in questo caso, malgrado i prezzi del petrolio restino alti, il titolo è sceso da 16,9 euro a 10,03 euro in un anno. I conti del primo semestre però vanno bene: 56 milioni di utile al 30 giugno, contro i 40 dei primi sei mesi dello scorso anno.
Il presidente del Torino, Urbano Cairo, qualche grattacapo in più ce l’ha. Il titolo della sua Cairo Communication ha perso il 50 per cento nell’ultimo anno, ma in questo caso si sono ristretti anche gli utili, scesi a 4,6 milioni dai 7,2 dello scorso anno.
E la serie B non sta meglio. Ieri l’assemblea di Lega calcio ha deliberato che i club di seconda serie riceveranno una “mutualità” di 65 milioni di euro dalla serie A, molto meno rispetto ai 90 milioni richiesti. “Questo costringerà molte società a rivedere i propri costi e per qualcuna di essa forse ci sarà difficoltà ad arrivare a Natale per pagare stipendi e spese di gestione”, dicono a Panorama.it fonti vicine ad alcuni presidenti di serie B. L’imprenditore marchigiano Roberto Benigni, ad esempio, ha dovuto fare i conti con un “credit crunch” (cioè calo significativo - o inasprimento improvviso delle condizioni - dell’offerta di credito). La finanziaria alla quale si era rivolto per avere un prestito e pagare gli stipendi dell’Ascoli Calcio, di cui è presidente, ha avuto problemi di liquidità con i crac bancari americani e così niente prestito e niente stipendi ai calciatori.
Ma la crisi finanziaria rischia di abbattersi anche sull’organizzazione delle olimpiadi londinesi, rallentando i lavori per la costruzione di stadi ed infrastrutture. Il Daily Telegraph teme che possano verificarsi gravi ritardi sulla scadenza di consegna (luglio 2012), oltre che un aumento incontrollato dei costi.
Finora l’organo pubblico responsabile per la costruzione degli impianti, è riuscito a limitare i contraccolpi economici, riorganizzando l’agenda dei lavori. Ma restano grossi interrogativi circa il finanziamento complessivo dei Giochi, un investimento da oltre 13 miliardi di euro che dovrà essere coperto dalla vendita dei diritti tv, sponsorizzazioni private e contributi statali. E anche la ricca Premier League inglese, sponsorizzata dalla Barclays, comincia a fare i conti con i problemi economici. Il presidente della Football Association, Lord Triesman, lancia un attacco frontale nei confronti dei magnati stranieri che hanno invaso la Premier negli ultimi anni accusandoli di contribuire alla crescita dei costi e delle esposizioni debitorie. “L’indebitamento della Premier League è sicuramente forte, ma ancora non drammatico. Le squadre investono e hanno in piedi molti contratti di sponsorizzazione, gestiscono gli impianti direttamente e la composizione dei ricavi è molto variegata” sostiene Palazzi. “In Italia la situazione potrebbe essere più difficile perché i ricavi sono meno diversificati, il business è meno ricco e le tv pagano meno”.
E in casa spagnola, come sono messe le talentuose squadre della Liga? Racing di Santander, Almeria, Betis, Deportivo La Coruna, Malaga e Maiorca (quest’ultima anche a rischio di amministrazione controllata) hanno le magliette senza sponsor, mentre il Valencia un mese fa ha denunciato pubblicamente il suo patrocinatore “Valencia Expirience”, perché non gli aveva pagato i 6 milioni di euro previsti nel contratto sottoscritto a maggio. Real Madrid, Siviglia e Espanyol hanno optato per firmare contratti con agenzie di scommesse, che non saranno certo gli sponsor più ortodossi per una squadra di calcio, ma almeno sono i più solventi. Al di là delle sponsorizzazioni, è stata la crisi immobiliare - che in Spagna ha anticipato di alcuni mesi la tempesta sui mercati finanziari internazionali - a produrre pesanti ripercussioni, visto che fino a poco tempo fa gli immobiliaristi erano i padroni di molte squadre della Liga.
Ora la domanda che più si sente fare negli stadi della Spagna è: quando arriveranno gli stranieri a prendersi i club? Ai vertici della Liga assicurano però che il “modello inglese” non è importabile. La ragione? “La vicinanza e l’identificazione con il club, che sono valori pretesi dalla gran parte dei presidenti delle società”. Non si immagina un presidente del Bilbao che non parli basco o uno del Barça che non sappia difendere la catalanità della frase: “mes que un club” (più di un club).
La parola magica è tabelle. Niente salsiccioni con migliaia di norme, commi, rinvii ad altre leggi. Mentre nel ministero dell’Economia, al Cnel e in diversi centri studi si lavora sulla riforma delle future procedure per il bilancio dello Stato, quest’anno il governo sfrutta il vantaggio ottenuto con i decreti varati a luglio e già approvati dalla Camera e dal Senato. Grazie ai provvedimenti estivi, il ministro Giulio Tremonti ha impostato nel modo più scarno possibile la redazione dei due disegni di legge sui conti pubblici da presentare entro settembre, e cioè il bilancio dello Stato e la Legge finanziaria. L’obiettivo è blindare i risultati già conseguiti ed evitare così il solito assalto alla spesa durante la discussione in Parlamento.
Riuscirà a vincere la battaglia? Il contenuto della Finanziaria lascia davvero pochi spazi agli agguati: solo tabelle e alcune, inevitabili cifre. Come il saldo netto da finanziare nel 2009, ovvero la differenza tra entrate e uscite sommata al risultato delle attività finanziarie pubbliche. O come il dato del ricorso massimo al mercato (di quanto può indebitarsi lo Stato per coprire il deficit) o la somma destinata ai contratti del pubblico impiego.
Anche per le tabelle nessun cambiamento: saranno quelle di sempre, contraddistinte dalle prime lettere dell’alfabeto. La A, che sarà quasi vuota, indica tradizionalmente quanti soldi si stanziano per le nuove leggi previste dai ministeri. La B gli investimenti. La C gli stanziamenti per alcune attività necessarie (i fondi per la presidenza del Consiglio, per esempio). La D e la E le variazioni in aumento e in diminuzione delle leggi pluriennali di spesa. La F fotografa le leggi in vigore. Tutto il resto ridotto al minimo.
Quanto al bilancio, il lavoro è impostato per missioni, programmi, macroaggregati, secondo la riforma fatta nell’ultima legislatura.
La novità è grossa. Ma le condizioni di quest’anno difficilmente potranno ripresentarsi in futuro. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo ha detto quando ha firmato i decreti con i quali a luglio, innovando di fatto le procedure, il ministro dell’Economia ha anticipato l’intervento del governo sui conti pubblici fino al 2011. “Non da ora” disse Napolitano “la presidenza ha pubblicamente rilevato l’assoluta necessità di una riforma organica della legge di contabilità generale dello Stato e delle procedure della decisione di bilancio, in modo da superare definitivamente una prassi legislativa che sfugge alle possibilità di comprensione dell’opinione pubblica; una prassi da cui sono derivati esiti che hanno mortificato il Parlamento e distorto la formazione delle decisioni in un campo essenziale”.
Insomma, nel 2009 e nel 2010 non si potrà seguire lo stesso schema, tanto più che il federalismo, riforma contenuta in un disegno di legge collegato alla Finanziaria, affiderà ancor più alle regioni e agli enti locali le responsabilità di spesa e di entrata.
Un punto, questo, richiamato anche da Mario Canzio, ragioniere generale dello Stato, nel corso di un’audizione alla Camera, giovedì 11 settembre, e sul quale concordano tutti gli studi. Dice Giorgio Macciotta, che è stato relatore su un documento del Cnel: “Con il federalismo bisognerà passare dal bilancio dello Stato al bilancio della Repubblica”.
Quest’anno, però, la partita è cominciata in un altro modo. E il ministro dell’Economia è intenzionato a sfruttare il vantaggio conquistato con il blitz di luglio. Finora ci è riuscito, gli altri ministri hanno ubbidito: ciascuno ha presentato la rimodulazione delle spese del proprio dicastero secondo i tagli indicati nei decreti per il 2009, il 2010 e il 2011.
Alcuni indizi segnalano però che la battaglia non è finita. Pochi ministri hanno rinunciato a presentare, “fuori sacco” e senza squilli di tromba, alcune esigenze aggiuntive: dal costo delle missioni di pace al fondo di solidarietà dell’agricoltura. Il cambiamento del quadro macroeconomico non è stato considerato. E soprattutto, come un fiume carsico, si stanno gonfiando le aspettative dei parlamentari della maggioranza e dell’opposizione.
Come dire: nonostante i provvedimenti asciutti, le decisioni prese e l’occasione creata da Tremonti con la propria determinazione, il percorso parlamentare del bilancio potrebbe rivelarsi, ancora una volta, un duro banco di prova.
Tenere a mente questi due numeri: 2 e 36,3.
Il primo si riferisce al livello del tasso di interesse di riferimento deciso dalla Federal Reserve, la banca centrale degli Usa. Il tasso di riferimento indica il costo di base del denaro negli Usa e quindi è una misura alla quale si collegano il costo finale dei crediti in dollari alla clientela, i rendimenti dei titoli pubblici Usa (che sono prestiti allo Stato) e il tasso di interesse con il quale deve fare i conti il mondo della finanza. Pur di dare una spinta alla crescita dell’economia americana e di evitare che la crisi dei mutui negli States possa aggravarsi a causa di una scarsità di denaro in circolazione, la Federal reserve ha mantenuto fermo al 2 per cento il tasso di riferimento sul dollaro. Molti esperti temevano una decisione inversa, cioè un ritocco al rialzo dei tassi di interesse per frenare l’inflazione (se i prestiti sono più cari si riduce il denaro disponibile, si spende di meno e dunque si mette un freno alla crescita dei prezzi). Le borse di tutto il mondo hanno brindato con guadagni consistenti. Ora si attende la decisione della Banca centrale europea sui tassi relativi all’euro.
Il secondo numero si riferisce al decreto del governo che ha anticipato la manovra economica per la correzione dei conti pubblici in Italia (è stato convertito in legge martedì 5 agosto con il voto definitivo della Camera dei deputati): in tre anni - 2009, 2010 e 2011 - produrrà secondo i calcoli del governo un effetto complessivo di 36,3 miliardi di euro (riduzioni di spesa per 14,9 miliardi nei ministeri, 9,2 miliardi nelle Regioni e negli enti locali, 3 miliardi nella sanità). Obiettivo finale: il pareggio nel bilancio dello Stato promesso anche all’Unione europea.
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Presentare una manovra triennale prima dell’estate è stato “oltre che strategico nella logica europea, anche saggio per il nostro Paese” vista “la difficile congiuntura internazionale” e “il deterioramento nel primo semestre dell’anno”.
Non nasconde tutta la sua soddisfazione il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per aver conseguito il risultato di anticipare a prima dell’estate la manovra economica triennale ed aver avviato l’esame del ddl Finanziaria.
La manovra, spiega Tremonti durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, si compone di tre linee fondamentali: “La prima riguarda la stabilizzazione triennale dei conti pubblici e con il voto di ieri è stata chiusa. La seconda linea riguarda l’attuazione dell’agenda di Lisbona, completata per due terzi, mentre la terza linea riguarda il federalismo fiscale che completeremo a settembre e che è stato anticipato nel Dpef”.
A settembre infatti, ribadisce il ministro, la Finanziaria sarà approvata in via definitiva: “La sostanza della legge finanziaria è legge dello Stato, la forma” dice “sarà legge quando sarà presentata a metà settembre. I contenuti sostanziali sono nel decreto legge, ma - ribadisce - il provvedimento di legge finanziaria e legge di Bilancio saranno formalizzati entro settembre, come prevede la legge, quando saranno stati acquisiti tutti i dati dei bilanci dei ministeri”.
Tremonti ha quindi spiegato: “È a portata di mano l’obiettivo dei 20mila alloggi entro il prossimo anno” previsto dal piano casa contenuto nel decreto legge appena convertito dal parlamento. In ogni caso, i soldi derivati dalla Robin Tax sono già serviti a “evitare ulteriori riduzioni della spesa sociale”. “I quattro miliardi di maggiori imposte da quel settore saranno utilizzati per risparmiare tagli in settori sociali per noi meritevoli”, ha detto Tremonti precisando che la carta sociale “sarà finanziata oltre che da fondi pubblici anche da contributi dal settore privato, e in più con sconti che verranno dal settore del commercio”. E poi: “Nessuno ha il diritto d’autore” ma “sulla stampa di ieri c’è scritto che Obama vuole tassare i petrolieri per dare 1000 dollari a famiglia”, aggiunge il ministro, facendo riferimento all’annuncio del candidato democratico alla Casa Bianca.
I punti su cui lavorerà ora il ministro Tremonti saranno le grandi opere infrastrutturale e la riforma del processo civile. “Per fare regia sulle infrastrutture” ha spiegato il ministro “abbiamo due strumenti: uno è il Cipe, che canalizzerà i fondi, e l’altro è la Cassa Depositi e Prestiti che sarà utilizzata in questa strategia”. Il numero uno di via XX settembre ha, poi, detto che “l’unica cosa che non poteva entrare nel decreto ma che sarà nel disegno di legge è la riforma del processo civile, su cui molto ha lavorato il ministro della Giustizia Alfano, che è una delle cose su cui ora dobbiamo puntare, su cui dobbiamo investire di più”.
Tremonti ha poi portato l’analisi sul fronte della famiglie italiane. “Le famiglie italiane sono molto meno indebitate e anzi hanno più risparmio e meno debito rispetto ad altre popolazioni in altri Paesi. E per inciso i provvedimenti dei mutui crediamo che più passa il tempo e più sarà considerato come fondamentale in questa strategia. Più passa il tempo e più si modificano le strutture dei tassi e sarà evidente la struttura a rata fissa del provvedimento”. Tremonti ha poi sottolineato anche che “il sistema industriale italiano si è ristrutturato ed è passato verso una fase di criticità per l’ ingresso nell’euro. Ma per una buona parte si è ristrutturato”.
In conferenza stampa è intervenuto anche il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, per assicurare che nella manovra ci sono risorse sufficienti per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego: “Ci sono le risorse per il fare un rinnovo onesto dei contratti dei dipendenti pubblici e per fare una contrattazione di secondo livello”, ha detto Brunetta riferendosi all’articolo 2 del ddl Finanziaria esaminato ieri dal consiglio dei ministri in via preliminare per essere varato in settembre. Il ministro ha precisato che “dal 2009 cambieremo il modo di pagare i dipendenti pubblici, premiando il merito”. La dote per gli statali, già stanziata nel dl alla manovra, ammonta a circa 2,8 miliardi.
Contrariamente al solito, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta, decide di scendere in conferenza stampa a palazzo Chigi per dare atto al governo e al ministro dell’Economia Giulio Tremonti del “grande risultato” raggiunto con la messa a punto della Finanziaria 2009 già prima della pausa estiva. “È una vera rivoluzione” sottolinea Letta “una grande novità che rappresenta il primo passo verso la riforma della Finanziaria. Quest’anno, un passo deciso e forte è stato fatto e lo si deve al ministro Tremonti che ha saputo portare nel giro di pochissimi giorni, prima della rituale sessione di settembre, una riforma che ha rappresentato una grande novità, una rivoluzione”.
Tenete a mente questi due numeri: 36,3 e 10,1.
Il primo si riferisce al decreto del governo che ha anticipato la manovra economica per la correzione dei conti pubblici in Italia (martedì 5 agosto voto definitivo della Camera dei deputati): in tre anni - 2009, 2010 e 2011 - produrrà secondo i calcoli del governo un effetto complessivo di 36,3 miliardi di euro (riduzioni di spesa per 14,9 miliardi nei ministeri, 9,2 miliardi nelle Regioni e negli enti locali, 3 miliardi nella sanità). Obiettivo finale: il pareggio nel bilancio dello Stato promesso anche all’Unione europea.
Il secondo numero si riferisce alla crescita dei prezzi alla produzione in Europa: un dato importante, perché i prezzi alla produzione si muovono con mesi di anticipo rispetto ai prezzi al consumo. Secondo l’Eurostat, l’istituto di statistica dell’Ue, nei 27 paesi che compongono l’Unione, i prezzi alla produzione sono cresciuti del 10,1 per cento per cento a giugno rispetto ad un anno fa. Determinante è stata l’impennata dei listini relativi ai prodotti energetici.
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Dalla Robin Tax ai tagli a scuola e sicurezza, dal piano casa agli interventi per Roma: sono molte le novità introdotte dal decreto legge che anticipa la finanziaria e che è stato approvato dalla Camera. Il pacchetto vale circa 13 miliardi di euro, più di un terzo del valore del Piano triennale di finanza pubblica che è pari a 35 miliardi. Ecco alcune delle principali novità.
Robin Tax. Per le società energetiche viene innalzata dal 27,5% al 33% l’aliquota Ires. Per banche e assicurazioni il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile.
Social card. Per i meno abbienti 400 euro in buoni sconti sui prodotti alimentari e sulle bollette: la misura riguarda 1,2 milioni di cittadini, ma bisognerà avere la cittadinanza italiana. Ad alimentare il fondo saranno i conti bancari dormienti.
Contratti statali. Secondo le stime iniziali del governo le risorse a disposizioni per questo capitolo sono 2.240 milioni. I soldi arrivano dal Fondo per interventi strutturali di politica economica, che pero è più corposo e finanzia diverse voci. L’Esecutivo assicura che nonostante gli spostamenti effettuati su questo ‘gruzzolo’ (con tagli di 400 milioni per finanziare altre misure) per gli statali non c’è alcuna sforbiciata.
Nuovi tagli ai ministeri. Otto miliardi di ‘risparmi’ nel 2008, ai quali si aggiunge in extremis un nuovo pacchetto di tagli di 300 milioni con cui si finanzia lo stop ai ticket. I tagli alla spesa della P.A sono del 30%; le Autorità indipendenti sono escluse. Stretta anche sulle consulenze (-30% rispetto al 2004). I tagli più criticati riguardano la scuola, con una sforbiciata di 87.000 docenti, e la Sanità, con proteste dei governatori, a partire da Formigoni.
Via ticket per tre anni. Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009. Costo 834 milioni: il governo ne metterà la metà ma lo stanziamento diventa triennale. L’altrà metà è a carico delle Regioni.
Freno a falsi esenti sanità. Più rigore sulle richieste di esenzione dai ticket: via libera a controlli incrociati e, se l’autodichiarazione risulterà falsa, le Usl recupereranno le somme non pagate. Taglio ai posti letto negli ospedali e del 20% sugli stipendi dei dirigenti sanitari.
Roma capitale. Ok ai 500 milioni di euro per il 2008 per superare il deficit di liquidità del comune. Alemanno è il nuovo commissario straordinario del governo.
Impronte digitali. Impronte digitali per tutti dal primo gennaio 2010. Saranno sulla carta d’identità.
Sicurezza. I tagli alle forze dell’ordine, che hanno suscitato le proteste degli operatori (3,2 Miliardi), sono in parte compensati con 300 milioni ai quali verranno aggiunte le risorse che arrivano dai beni confiscati alla mafia (valutato in circa 1 miliardo).
Università. Le università pubbliche (statali e non) potranno trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
Casa, fondo giovani coppie. Viene istituito un “fondo speciale di garanzia” per l’acquisto della prima casa da parte di single con figli piccoli. Aiuti anche agli studenti fuori sede e gli immigrati regolari a basso reddito residenti da almeno 10 anni nel territorio nazionale.
Limitazioni uso contante. Si torna indietro: si eleva da 5mila a 12500 euro la soglia massima per l’uso di contante. Stop al bollo di 1,50 euro per gli assegni non trasferibili.
5XMille anche a sport; arriva tax cinema. Sì al 5xmille per le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni. Ok al credito d’imposta per investimenti nella “filiera del cinema”.
Class action. Proroga di sei mesi (quindi al 1/0 gennaio 2009) dell’entrata in vigore dell’azione collettiva risarcitoria introdotta dalla finanziaria 2008.
Giustizia civile, notifica via web. Nell’ambito del processo civile le notificazioni devono essere effettuate esclusivamente per via telematica.
Stretta turn over p.a. Avanzamenti di carriera ‘congelati’ per un anno. La manovra prevede anche una riduzione del turn-over.
Assunzioni, tornano i paletti. Obbligo per le imprese di comunicare l’assunzione il giorno prima dell’inizio del lavoro.
Servizi pubblici locali. Arriva la tanto attesa riforma, che introduce il sistema delle gare. Ma su richiesta della Lega la gara potrà essere evitata se la società è pubblica oppure mista e partecipata dall’ente locale.
Patto stabilità interno. Sanzioni per chi sfora e meccanismi premiali per gli enti ‘virtuosi’. Stretta sull’uso dei derivati da parte degli enti locali e stop ai prestiti senza rimborso contestuale di interessi e capitale. Pesante il giro di vite su Regioni e Enti locali: le Autonomie dovranno rinunciare a 3 miliardi quest’anno, oltre cinque nel 2009 e nove nel 2010.
Sindaci virtuosi e comunità montane. La sforbiciata colpirà solo i sindaci dei comuni con i conti in rosso, e saràperò del 30%. Taglio invece di 30 milioni all’anno per le comunità montane, ma a pagare di più saranno quelle in ‘pianura’.
Taglia-leggi, taglia-enti e taglia carta. Saltano 3.500 leggi “inutili”; stop agli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti. Dal 2009 la Gazzetta Ufficiale sarà on-line.
Fas va a Mzzogiorno, nasce la banca sud. Il fondo per le aree sotto utilizzate, guarda soprattutto al Sud: gli stanziamenti del quadro strategico nazionale dovranno essere indirizzati per l’85% al Mezzogiorno. Nasce la Banca per il Sud.
La Camera dei deputati
Uno “spicchio” di Camera
Via i ticket sanitari sulla diagnostica dal prossimo anno, ma senza l’aiuto economico (400 milioni) previsto dal governo. Tutte le carte d’identità, poi, dal 2010 dovranno contenere, le impronte digitali dei cittadini. Sono alcune delle novità approvate durante la seduta notturna con la quale le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato il via libera al disegno di legge della manovra finanziaria, inviando all’aula il provvedimento sul quale viene dato per scontato l’arrivo della fiducia. Ecco, in sintesi, alcune delle principali novità approvate.
- Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009, ma senza i 400 milioni che il governo ha annunciato di essere disposto a mettere sul tavolo per coprire la metà delle copertura necessaria. Tutto resta, per ora, sulle spalle delle regioni. Il governo aveva però annunciato ieri di essere pronto a mettere sul tavolo la metà delle risorse necessarie (400 milioni). E il giudizio delle regioni è stato categorico: “Il governo non ha fatto nuove proposte ed ha confermato i tagli annunciati, che non rispettano il patto per la salute 2007-2009 di 834 milioni di euro”, ha commentato il presidente delle regioni, Vasco Errani. “Per noi” ha detto Vasco Errani “l’incontro è stato molto negativo valuteremo nei prossimi giorni le iniziative da prendere”.
- È stato approvato l’emendamento che rimpolpa i fondi per la sicurezza con 300 milioni.
- Vita dura per i furbi che dichiarano un basso reddito per ottenere l’esenzione sanitaria dalle prestazioni diagnostiche. Saranno ora fatti veloci controlli incrociati e, se l’autodichiarazione risulterà falsa, le Usl recupereranno le somme non versate.
- Stretta per le strutture private in convenzione. Le Usl non pagheranno più “piè di lista” ma potranno decidere di introdurre autorizzazioni preventive in alcuni casi e bloccare i pagamenti se questi superano una certa soglia. Poi dovranno controllare almeno il 10% (e non più il 2%) delle cartelle cliniche e delle corrispondenti schede di dimissioni. Per alcune patologie i controlli potranno essere a tappeto.
- Salta, come preannunciato ieri, la norma azzera-vertici per l’Authority per l’Energia. La norma originaria prevedeva la decadenza del board dell’autorità entro trenta giorni dalla conversione del decreto. Un emendamento del governo ha cancellato l’intero articolo.
- Cambia la stretta sui sindaci. Un emendamento del relatore fa saltare il taglio del 20% delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza dei sindaci e dei consiglieri comunali degli enti locali virtuosi. Per contro quelli con i conti in rosso dovranno stringere la cinghia di più: per loro il taglio passa al 30%. In pratica il 90% dei comuni rimarrà fu ori dal taglio.
- Diventano più rigorosi i finanziamenti per le comunità montane: in totale riceveranno 30 milioni in meno all’anno dal 2009 al 2011, con un’ulteriore aggiunta. Il taglio sarà graduato su base altimetrica: più la comunità montana è “marina” e più la sforbiciata sarà pesante.
- Sono state approvate alcune norme volute dalla maggioranza, con alcuni paletti richiesti dall’opposizione. Il Fas, il fondo per le aree sotto utilizzate, guarderà così soprattutto al Sud. In particolare gli stanziamenti del quadro strategico nazionale dovranno essere indirizzati per l’85% al Mezzogiorno. Nasce poi la Banca per il Sud.
- Resta “parcheggiato” l’emendamento del governo - potrebbe essere recuperato nel maxi emendamento sul quale il governo porrà la fiducia - che, tra le altre modifiche, cancella la norma che imponeva il rispetto della copertura non solo per il saldo netto da finanziare ma anche per il fabbisogno del settore statale e per l’indebitamento netto della pubblica amministrazione (il deficit). L’emendamento del governo serviva soprattutto a superare l’impasse che si è creato al Senato che sta esaminando il decreto fiscale con il taglio dell’Ici che non è coperto per quasi un miliardo per il fabbisogno.