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Pensiero globale

L’industria dell’aviazione sta affrontando una sfida entusiasmante per usare meno energia, facendo affidamento su fonti rinnovabili e minimizzando o eliminando i prodotti di scarto dannosi. Occorre trovare un’alternativa commercialmente sostenibile al combustibile per aerei perché, che decolli dall’aeroporto di Heathrow, Jfk o Narita, un aereo è sempre alimentato con kerosene.

Non si può scegliere tra elettrico o ibrido, come per altri mezzi di trasporto, ma questo sistema è destinato a cambiare. Il prossimo anno le compagnie aeree saranno incluse nel Sistema comunitario di scambio delle quote di emissione, una sorta di cap-and-trade che consente alle aziende di acquistare e vendere le quote di emissione di gas a effetto serra, aumentando i costi delle imprese site in Europa. Continua

Biodiesel, scontro Europa-Usa sui sussidi

Biodiesel

Ormai è scontro sui biocarburanti tra Europa e Stati Uniti: Bruxelles ha lanciato oggi l’offensiva ufficiale contro le importazioni del prodotto statunitense, conosciuto come ‘B99′, aprendo un’indagine antidumping che potrebbe portare, entro il prossimo marzo, all’imposizione di dazi sulle importazioni. La reazione dell’industria statunitense non si è fatta attendere: gli europei sono accusati di protezionismo e minacciati con misure di ritorsione. La Commissione è stata chiamata in causa lo scorso 29 aprile dall’European Biodiesel Board (Ebb) che ha chiesto a Bruxelles di intervenire contro i sussidi erogati dalle autorità Usa per favorire lo sviluppo di un’industria locale. Finanziamenti che stanno facilitando la nascita di imprese attive nella ricerca e nello sviluppo di nuove soluzioni: dalle alghe per il biodisel a batteri e funghi per la produzione di etanolo. L’Italia è tra i primi produttori europei di biodiesel.

La Commissione ha ritenuto fondate le argomentazioni fornite dall’industria europea ed ha quindi deciso di avviare l’indagine. “Pensiamo che sia un buon passo nella giusta direzione , ma ciò di cui ha bisogno l’industria è che l’indagine sia il più rapida possibile perché l’industria soffre” ha affermato Raffaello Garofalo, segretario generale dell’Ebb. Il portavoce del Commissario per il commercio, Peter Mandelson , ha osservato oggi: “Abbiamo sempre detto che l’Unione europea non tollererà pratiche di concorrenza sleale e farà seguito a tutti i ricorsi ben fondati”. L’azione avviata oggi potrebbe sfociare nell’applicazione di dazi sulle importazioni di ‘B99′. Ma gli Stati Uniti hanno già fatto sapere di non accettare questo approccio. Il National Biodiesel Board’s (Nbb) ha dichiarato che le lamentele europee sono senza fondamento. Tra l’altro, si sottolinea dall’altra parte dell’Atlantico, è ipocrita da parte di molte compagnie europee schierarsi contro le importazioni americane quando esse stesse sono attivamente coinvolte nel commercio di biodiesel americano. Il ‘B99′ è, nella maggior parte dei casi, biodiesel puro prodotto partendo da piante cui viene aggiunta una goccia di diesel minerale, miscela che usufruisce dei sussidi forniti dal governo americano.

Oltre il petrolio: multinazionali e pmi spingono sull’energia pulita

Un impianto a ciclo combinato.
Le grandi compagnie petrolifere stanno partecipando allo sforzo globale per alleviare l’effetto serra intensificando la ricerca sulle fonti di energia a emissioni zero. Fino a pochi anni fa, per esempio, la multinazionale Bp era la British Petroleum, cioè “Petrolio britannico”. Dal 2000 ha cambiato il nome in Beyond Petroleum, “Oltre il petrolio”, e in seguito ha creato un logo verde e giallo, sottolineando così il nuovo impegno ambientalista. Dall’immagine agli impegni concreti: nel 2005 è stata creata la divisione “energie alternative” che conduce ricerche sulle fonti alternative agli idrocarburi, come solare, eolico, idrogeno e i biocarburanti, un settore sviluppato insieme alla Dupont, attiva nella chimica e nelle biotecnologie. In Spagna e in America Latina Gasnatural finanzia la ricerca di nuove fonti di energia. Il gruppo, nato nel 1992 dalla fusione di diverse società iberiche, è impegnato nella ricerca di biogas in Colombia, e produce energia elettrica dal vento (insieme a Dersa), dalle biomasse e dal solare termico.

Le piccole e medie imprese italiane non sono rimaste a guardare. La Ies italiana è una società nata nel 1994 e recentemente acquisita dal gruppo ungherese Mol. “Ies è stata la prima compagnia in Italia – dice l’amministratore delegato, Adolfo Vanucci – ad utilizzare miscele di idrocarburi e prodotti provenienti da sorgenti rinnovabili (biodiesel) per la preparazione di gasolio destinato all’autotrazione”. E aggiunge: “Stiamo studiando la possibilità di integrare nel ciclo produttivo di raffineria una sezione di trattamento ‘olio vegetale grezzo’ per produrre biodiesel di seconda generazione con qualità superiore a quella attuale”. Un settore su cui scommette anche l’Unione europea: lo scorso marzo il Consiglio europeo ha posto come obiettivo il raggiungimento del 10% di biocarburanti nel totale dei consumi di benzina e diesel, raggiungibili grazie ai carburanti biologici di seconda generazione.

Petrolio verde, il grande flop

Una pompa di benzina
Solo 40 mila tonnellate: goccia più, goccia meno, è la quantità di biodiesel che, in Italia, è finita miscelata al diesel nei primi sette mesi dell’anno. Zero la quota di bioetanolo nella benzina. I numeri li forniscono, allarmate, le associazioni dei produttori di biocarburante, Assocostieri-Unione dei produttori biodiesel e Assodistil, per il bioetanolo.
Anche se, a detta dell’Unione petrolifera, che lo acquista anche dall’estero, il totale è più alto, una cosa è certa: non è stato raggiunto l’1 per cento, circa 400 mila tonnellate, che per legge sarebbe dovuto essere obbligatoriamente miscelato a diesel e benzina da quest’anno. Primo passo di avvicinamento, con il 2 per cento già nel 2008, a quota 5,75 per cento, l’obiettivo previsto da una direttiva Ue, entro il 2010, in rispetto al protocollo di Kyoto.
Almeno per il 2007, insomma, ci si avvia al flop del cosiddetto petrolio verde. “Siamo il secondo paese per capacità produttiva dopo la Germania” puntualizza Maria Rosaria Di Somma, direttore generale dell’Assocostieri, “eppure le compagnie petrolifere ne hanno acquistato meno dell’anno scorso. Non posso immaginare che ciò sia dovuto all’assenza di sanzioni”.
L’Unione petrolifera sottolinea che gli acquisti sono fatti dove è conveniente e che, comunque, mancano i decreti attuativi previsti dall’ultima Finanziaria. Adesso sono pronti, ma devono ancora passare dal Consiglio di Stato.
“Scontiamo ritardi, non abbiamo ancora ottenuto dalla Ue l’ok alle misure di defiscalizzazione” lamenta Marco Bertagni, direttore dell’Assodistil. Risultato? “Rischiamo 100 milioni di euro in fideiussioni, attendendo il via libera, e il business è in stallo” dice Paola Brancaccio, amministratore delegato di Oilb, fra i principali produttori di biodiesel.


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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